Piantare Cannabis in casa – Prima parte

Piantare Cannabis in casa – Prima parte

Oggi parliamo di come muovere i primi passi per ottenere una buona resa piantando Marijuana in casa.

Nello specifico vedremo quali sono le giuste mosse per far crescere una bella e sana piantina, così che possa soddisfare le nostre aspettative. Far nascere una pianta non è una passeggiata, ma con i giusti accorgimenti vi appassionerete così tanto da non poterne più fare a meno. L’autoproduzione è semplice e può offrire ottimi raccolti anche a chi non ha esperienza. Le uniche cose di cui avrete bisogno sono un minimo di conoscenza e sufficiente forza di volontà per seguire tutto il piano di coltivazione.

Ciò che veramente conta più di ogni altra cosa è il seme, scegliete la varietà che più vi aggrada a seconda del grado di intensità, delle dimensioni della genetica, della resa finale, del tempo di crescita e soprattutto del gusto. Noi di Canapè abbiamo alcune varietà molto interessanti di ottima qualità, sia autofiorenti che femminizzate regolari.

Il primo passo è scegliere se coltivare al chiuso o all’aperto.  La coltivazione outdoor vale la pena se il clima è caldo e le piante ricevono almeno 8 ore di luce solare diretta al giorno. L’indoor, invece, consente di coltivare 365 giorni all’anno.

Se scegliete di coltivare outdoor dovrete prestare la massima attenzione al clima e alle ore di luce, poiché se seminate troppo tardi i primi freddi invernali potrebbero rovinare le piante ormai vicine al raccolto, se seminate troppo presto le varietà fotoperiodiche cresceranno in fase vegetativa per lunghi periodi di tempo, fino a quando il naturale ciclo giorno-notte si avvicinerà alle 12 ore di luce e 12 di buio, innescando la fioritura. I coltivatori indoor, invece, hanno il totale controllo sui cicli di luce.

Le piante di cannabis hanno bisogno di una forte luce solare. Se piantate in vaso potrete muovere più facilmente le piante in zone più soleggiate, in caso aumentassero le zone in ombra con l’avanzare della stagione. Inoltre, se il tempo dovesse peggiorare potrete riparare le piante al chiuso.

 

  • Lampade per coltivazione indoor:

Le tre parti principali che compongono un tradizionale sistema di illuminazione sono l’alimentatore, la lampada e il riflettore. È essenziale procurarsi un kit di illuminazione e un timer. Le lampade HID sono una fonte di illuminazione affidabile e dai costi ragionevoli. Gli alimentatori digitali dimmerabili da 400W e 600W sono un’ottima scelta se state progettando una coltivazione con un determinato budget, infatti, i micro-coltivatori che usano piccoli armadi o ripostigli dovrebbero accontentarsi di un sistema d’illuminazione da 250W, posizionando un estrattore all’altezza del riflettore per avvicinare la lampada alle piante e ridurre il calore in eccesso mantenendo sotto controllo le bollette della luce.

Le luci a LED sono la tecnologia di illuminazione per i coltivatori indoor del futuro, oggi già disponibili. Purtroppo, i migliori kit a LED sono costosi, ma quelli a spettro completo (Full Spectrum) possono essere usati per l’intero ciclo di vita delle piante di cannabis. Questo sistema di illuminazione di nuova generazione non richiede alimentatori, riflettori o lampade da sostituire tutti gli anni. Tra i loro principali vantaggi, le luci a LED non si surriscaldano e, rispetto alle lampade HID, emettono molta più luce che calore. I kit a LED di ultima generazione hanno un’aspettativa di vita di circa dieci anni e consumano il 50-75% in meno di energia rispetto alle lampade HID. Nel lungo periodo, le luci a LED vi faranno risparmiare sulla bolletta della luce.

Le lampadine CFL sono più indicate come luci supplementari durante la fioritura o come unica fonte d’illuminazione durante la fase vegetativa.  Non si surriscaldano, ma la loro luce non penetra come quella emessa dalle lampade HID o LED. Si possono mantenere molto vicine alle parti apicali per limitare il consumo energetico.

 

  • Substrato ottimale:

Una buona crescita viene definita dalla scelta del terriccio, poiché questo compromette l’iniziale espansione delle radici e la conseguente crescita della pianta. Le piante di cannabis possono crescere nei substrati più diversi. Acquistatene sempre di specifici per la cannabis nei grow shop. I terricci universali a lento rilascio dei centri di giardinaggio non sono adatti per la coltura della cannabis. I terreni sani non sono tutti uguali, ma ognuno ha delle caratteristiche comuni. Un terreno sano ha miliardi di batteri, enormi quantità di ife fungine, migliaia di protozoi e molti nematodi. Tutti questi organismi costituiscono il complesso ecosistema che caratterizza un terreno di alta qualità. La cannabis è come una spugna. Assorbe tutte le impurità nel terreno circostante e proprio per questo motivo, le tecniche di agricoltura biologica sono fondamentali nella produzione di piante consumabili dall’uomo. Noi consigliamo di acquistare un terreno ibrido tra terra, argilla e sabbia in modo da equilibrare l’idratazione e l’areazione del substrato.

Quando si coltiva cannabis, raggiungere il livello ottimale di pH nel terreno diventa essenziale. Le piante di cannabis tendono a dare il meglio di se stesse quando crescono in un terreno leggermente acido, con pH compreso tra 6 e 7. Il pH del vostro terreno può essere aumentato o diminuito aggiungendo materiali di origine organica direttamente nel suolo. Tuttavia, vi consigliamo di farlo al momento di preparare il terreno prima di piantare. Se il vostro terreno è troppo acido, potete usare le pietre calcaree (disponibili in polvere o granuli) o la cenere di legno per aumentare i livelli di pH del vostro terreno. Per diminuire il pH del terreno, provate ad usare lo zolfo. Anche in questo caso, dovrete aggiungerlo al suolo e avere un po’ di pazienza. Lo zolfo può richiedere mesi per abbassare il pH del terreno. Se volete risultati più immediati, usate il solfato di alluminio.

Ricordatevi che la qualità di una pianta di cannabis è sempre proporzionale alla qualità del terreno in cui cresce.

 

  • Germinazione dei semi:

– Esistono diverse tecniche per far germinare i semi di cannabis, come il popolare “metodo del tovagliolo di carta”. Si tratta di posizionare i semi tra un paio di fogli di carta assorbente e umida e chiudere il tutto tra due piatti o in un qualsiasi altro contenitore idoneo. In questo modo, eviterete di esporre i semi alla luce e potrete conservarli in un luogo caldo e buio. Controllate i pezzi di carta assorbente di tanto in tanto. Se si asciugano, inumiditeli con una spruzzata d’acqua. Nel giro di pochi giorni, i vostri semi dovrebbero germinare.

– La germinazione in torba (o dischetti jiffy) è un metodo estremamente valido per avviare lo sviluppo dei semi. Questi dischetti a forma di gettone vengono inumiditi e in pochi secondi si dilatano diventando più grandi e morbidi. La torba di cui sono fatti è tenuta insieme da una rete insolubile. Fate un piccolo buco in superficie e piantate i semi.

– Ma, il modo più semplice ed efficace per far germinare un seme è posizionarlo direttamente nel substrato di coltura. Basta posizionare il seme a circa 0,5cm di profondità nel terreno e coprirlo leggermente. Controllate l’ambiente e tenetelo caldo e umido, la temperatura ideale è a 20°C. Mantenete il terreno umido, ma non saturatelo, poiché il terreno saturo d’acqua può fare più male che bene. È possibile posizionare una lampada sopra il seme per fornire la temperatura adeguata per la germinazione. Non fate l’errore di aggiungere dei fertilizzanti pensando di nutrire meglio i vostri semi, perché il seme ha già in se tutti i valori nutrizionali ottimali per le prime due settimane. Nutrite la vostra piantina con acqua normale, ciò assicurerà lo sviluppo di forti radici e se proprio volete, potete utilizzare uno stimolatore di radici anche se non è assolutamente necessario.

 

Nel prossimo articolo continueremo a scoprire la successive fasi della pianta, dalla fase di crescita fino all’essicazione finale delle cime.

Autocoltivazione Cannabis

Autocoltivazione Cannabis – Continua la strada alla decriminalizzazione della coltivazione domestica.

 

Consentire ai consumatori di non rivolgersi alla criminalità, liberare forze dell’ordine e tribunali da inutili procedimenti,

separare il mercato della cannabis dalla altre sostanze stupefacenti e permettere anche a chi non riesce a ottenere la

terapeutica di potersi curare.

 

 

È passato ormai un anno da quando le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno dichiarato come non punibile penalmente l’auto coltivazione di cannabis quando questa è fatta con metodi rudimentali e per uso personale, ma una sentenza non basta per tutelare i nostri diritti, ancora rischiamo anni di processi. Alla camera dei deputati, tra gli esperti, è intervenuto anche il procuratore nazionale antimafia, Roberto Cafiero De Raho, il quale ha detto che:” Permettere l’auto coltivazione di cannabis toglierebbe un importante fetta del mercato delle organizzazioni criminali.”

Al contrario, tutti gli auditi hanno sollevato preoccupazioni rispetto al disegno di legge Molinari e alle prospettive di uno scenario in cui le sanzioni sarebbero inasprite. Si stima che oggi siamo in 100.000 a coltivare in Italia e lo facciamo per la nostra sicurezza e per la garanzia di consumare una cannabis di qualità.

Purtroppo, in questo lungo anno, il Parlamento non ha fatto nulla per recepire le indicazioni molto chiare che venivano dalla Corte di Cassazione ed è anche per questo che insieme a molte associazioni,  IOCOLTIVO.UE, una campagna di disobbedienza civile sull’autocoltivazione di cannabis, ha deciso di lanciare un appello al presidente della commissione giustizia, Mario Perantoni, e ai membri di quella commissione affinché facciano tutto il possibile per portare al voto, entro questa legislatura, un disegno di legge che è lì depositato ed è in discussione.

Il disegno di legge parla proprio di decriminalizzare la coltivazione di cannabis per uso personale. L’hanno depositato parlamentari di gruppi diversi, la prima firma è quella di Riccardo Magi, ed è un disegno di legge che potrebbe far cambiare subito alcune cose.

Prima di tutto che chi coltiva per il proprio uso personale non dovrà rispondere di accuse penali e amministrative, poi che il mercato delle droghe pesanti si separerebbe da quello delle droghe leggere, inoltre si alleggerirebbe le forze dell’ordine tribunale di moltissimi procedimenti inutili, ed infine, anche chi coltiva per alleviare i dolori delle proprie patologie, non dovrà rispondere come Walter de Benedetto, davanti ai tribunali, visto che il sistema sanitario nazionale non è ancora in grado di garantire a tutti la terapia di cui hanno bisogno.

È una grande occasione in questa legislatura per fare un passo avanti..

In Italia ci sono oltre 6 MILIONI DI COSNUMATORI di cannabis, di questi ben 100.00 decidono ogni anno di piantare un seme sul proprio balcone o all’interno del proprio giardino. Soltanto nel 2018 sono state sequestrate 532.176 piantine, il doppio dell’anno precedente. La regione con più sequestri è la Sicila, probabilemente per il clima particolarmente adatto alla coltivazione domestica di cannabis.

Cosa si intende per uso personale? 

Con la stessa decisione i giudici precisano che il reato di coltivazione di stupefacenti scatta a prescindere dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente. Tuttavia le Sezione unite fanno un distinguo proprio per la coltivazione domestica escludendo che questa rientri, alle condizioni ricordate, nell’ambito di applicazione della legge penale.

BioCarburante alla Canapa

. . .

“Perché esaurire le foreste che sono nate attraverso i secoli e le miniere che necessitano di molti anni per formarsi, se possiamo ottenere l’equivalente di una foresta e dei prodotti minerari attraverso la coltivazione annua dei campi di canapa?”

BioCarburante alla Canapa

. . .

 

 

 

. La nascita dei biocarburanti:

 Fino alla fine del 1800 in America il combustibile più utilizzato era un derivato dell’olio di canapa. Non produceva scorie e le famiglie potevano produrlo in autonomia per alimentare le proprie lampade. In funzione della sua alta resa in massa vegetale, la canapa è considerata ideale per la produzione di combustibili da biomasse come l’etanolo, considerato il carburante del futuro. Questo tipo di carburante alternativo al petrolio può essere prodotto su larga scala attraverso processi di pirolisi o fermentazione, in assenza di ossigeno.

. Sono passati più di 70 anni da quando Henry Ford creò la Hemp Body Car:

La Prima automobile realizzata con carrozzeria in fibra di canapa ed alimentata con etanolo derivato sempre dalla canapa. Era il 1941 e il proibizionismo imperante ha provato a nascondere per quasi un secolo le virtù di questa pianta che erano già sotto gli occhi di tutti.

Oggi un’altra hemp car è tornata a sfrecciare sulle strade americane: è stata creata da un’azienda con sede in Florida, la Renew sport car. Si tratta di un’auto sportiva con la scocca realizzata al 100% in fibre di canapa e che può essere alimentata da biodiesel o etanolo e che quindi unisce la sostenibilità ad ottime prestazioni per quanto riguarda il motore e la velocità.

 

. Come si ottiene il biocarburante:

Dalla canapa è possibile ottenere anche una sorta di biodiesel di origine naturale che può essere sostitutivo parziale e per intero agli odierni gasoli, nafte e derivati. Il biodiesel deriva dalla transesterificazione degli oli vegetali effettuata con alcol etilico e metilico: ne risulta un combustibile puro, rinnovabile a bassissimo impatto ambientale, come per l’ etanolo.

Il suo rendimento per ettaro è, infatti, il più elevato tra le varie colture (in Italia, intorno alle 20 tonnellate in quattro mesi) anche in caso di condizioni climatiche sfavorevoli, e con un alto rendimento di biomassa.

. Vantaggi dei Biocarburanti:

Grazie alla sua elasticità e la capacità di inserirsi nelle colture esistenti in rotazione, la canapa ha una resa superiore rispetto alle altre colture energetiche. Uno tra i vantaggi offerti dalla canapa – oltre alla sua grande versatilità e la sua capacità di dare origine ad alimenti, tessuti e tanti altri prodotti naturali – è la capacità di crescere in un terreno meno fertile e su quei terreni definiti marginali, ovvero considerati qualitativamente inferiori. Una caratteristica considerata estremamente importante e per questo molto apprezzata.

La canapa richiede una fertilità del suolo che corrisponde all’incirca a quella del mais per poter crescere bene. Tuttavia, sia durante che dopo sia il suo ciclo di crescita, il 70% del fabbisogno dei nutrienti sarà riconsegnato al suolo e questo comporta una drastica riduzione di fertilizzanti necessari sul lungo periodo.

. La bioenergia: 

è attualmente la fonte più rapida di approvvigionamento di energia rinnovabile. Può diminuire la dipendenza dalle risorse fossili e può mitigare il cambiamento climatico. Ma alcune colture di biocarburanti hanno effetti ambientali sfavorevoli: usano troppa acqua e possono creare più emissioni di quante ne riducano. Questo ha portato ad una domanda di colture ad alto rendimento energetico e basso impatto ambientale. La produzione di biodiesel da olio di semi di canapa ha dimostrato avere un impatto ambientale globale molto inferiore rispetto al gasolio fossile.

 

 

 

 

 

Gli appassionati hanno promosso l’uso della canapa industriale per la produzione di bioenergia da molto tempo ormai. Con il suo potenziale alto rendimento di biomassa e la sua idoneità a inserirsi in rotazione nelle colture esistenti, la canapa potrebbe non solo essere complementare, ma superare le altre colture energetiche attualmente disponibili.

La produzione di etanolo è possibile da tutta la pianta della canapa e il biodiesel può essere prodotto da olio spremuto dai semi di canapa. L’utilizzo dell’etanolo comporta anche una sensibile diminuzione delle patologie che si possono ricondurre all’inquinamento.

In questo modo le coltivazioni – ma soprattutto l’atmosfera – ne traggono un enorme beneficio.

. Il biodiesel di canapa è uno dei combustibili più ecologici:

che siano mai stati prodotti: è biodegradabile, non contiene zolfo e in caso di combustione non produce le sostanze tossiche tipiche invece dei combustibili fossili. Essendo di origine vegetale non contribuisce quindi all’emissione di CO2 nell’atmosfera: potrebbe essere preso seriamente in considerazione come sostituto del diesel attualmente in uso, confermando ancora una volta le doti della canapa nel combattere l’inquinamento.

Immaginiamo un mondo senza petrolio. Un mondo senza plastica, asfalto, gasolio, benzina e tutti gli altri prodotti ottenuti mediante la raffinazione del petrolio. Un mondo basato sulle soluzioni, ecologiche, basato su menti ed intelletti nuovi, basato sulla libertà di pensiero.

Oggi assistiamo ad una progressiva riabilitazione della  canapa. Sempre più persone riconoscono nella canapa una risorsa naturale e sostenibile sulla quale oggi il mondo potrebbe basare una nuova economia.

. Verso un futuro e un mondo più sano:

Grazie al continuo supporto per la legalizzazione della canapa, insieme a una cultura che sta sempre più accettando la pianta di cannabis, stiamo assistendo all’inizio della rivoluzione della canapa.

Mentre il biocarburante di canapa non può risolvere l’intera crisi energetica (riteniamo che la risposta a questo problema richiederà molteplici soluzioni), può fornirci una grande fonte di combustibile rinnovabile oltre alle sue già utili applicazioni. L’unico vero inconveniente della canapa come biocarburante è la sua mancanza di competitività economica, a causa della sua ridotta scala di produzione.

Ma questo aspetto negativo si sta superando, mano a mano che nel mondo si sta cercando di legalizzare la cannabis, si rende anche la canapa industriale molto più accessibile. È la più economicamente efficiente e preziosa coltura energetica di cui disponiamo. Abbiamo una ottima soluzione a portata di mano per fermare la distruzione del nostro pianeta!

 

Cannabis Light – Perché meglio legalizzare

L’Europa anche in queste ultime settimane ha dato segnali inequivocabili sulla utilizzazione dei derivati della canapa, ma nel nostro Paese tira ancora un vento contrario e gelido che blocca ogni speranza per tutti quelli del settore di lavorare liberi da pensieri e timori di incappare nella ragnatela che alcuni irresponsabili tutori della legge ha tessuto. Ma la positività che sta alla base dell’idea di Green Economy spinge in molti a resistere e continuare alla lotta per la chiarezza e la legalità.

 

 

Più cannabis shop, meno mercato nero: la canapa light nuoce alla criminalità organizzata

 

È questa, in sintesi, la conclusione di uno studio condotto da tre ricercatori italiani e pubblicato sulla rivista European Economic Review, dalla ricerca, la prima di questo tipo nel nostro Paese, emerge che la legalizzazione della  cannabis leggera in Italia ha ridotto nel giro di poco più di un anno la quantità di marijuana spacciata e i relativi ricavi delle organizzazioni criminali.

I ricercatori parlano di un “effetto di sostituzione” inatteso nella domanda tra cannabis light e cannabis illegale. 

Quali sono i motivi del successo della canapa leggera?

Possono essere diversi: dal voler evitare effetti stupefacenti eccessivi, al preferire un prodotto dall’origine controllata. E, molto probabilmente, un ruolo di tutto rispetto è giocato dal non doversi rivolgere al mercato illegale per effettuare l’acquisto.

“La ricerca – spiegano gli autori – ha dimostrato come nelle province con maggiore concentrazione di rivenditori di canapa legale ci sia stata, a parità di operazioni di polizia, una riduzione delle confische di prodotti stupefacenti e una riduzione del numero di arresti per reati di droga”, e ha messo in evidenza che, nel breve arco temporale considerato, la legalizzazione della cannabis light ha portato a una riduzione di circa l’11% dei sequestri di marijuana per ogni cannabis shop.

Una percentuale che, tradotta in chili di cannabis illegale confiscata, sta a significare un calo dei sequestri di marijuana pari a 6,5 chili per ogni negozio specializzato in prodotti a base di cannabis.

Dati statici per fare chiarezza:

I risultati statistici dello studio consentono di calcolare le entrate perdute per le organizzazioni criminali.

Considerando che il numero medio di cannabis shop a livello provinciale è di circa 2,76 e che il prezzo della marijuana è stimato in 7-11 euro al grammo, le nostre stime sulle 106 province considerate implicano che le entrate perdute a causa della liberalizzazione della cannabis light corrispondano – solo per quanto concerne la marijuana, escludendo l’hashish e le piante di cannabis illegali – a circa 200 milioni di euro all’anno”.

I risultati ottenuti in termini di ricavi perduti da parte della criminalità organizzata appaiono invece interessanti se si considera che la cannabis light è un “sostituto” della cannabis illegale, poiché caratterizzata da “effetti ricreativi molto più bassi, dovuti alla percentuale minima di Thc in essa contenuta”, mentre il Thc presente nella marijuana da strada può arrivare a superare il 20%, con il noto “effetto sballo” che ne consegue.

“Questi risultati – scrivono – supportano l’argomentazione secondo cui, anche in un breve periodo di tempo e con un ottimo sostituto, la fornitura di droghe illegali da parte del crimine organizzato viene rimpiazzata dalla presenza di rivenditori ufficiali e legali”.

 

 

 

“La cannabis light potrebbe portare quasi un miliardo di euro di entrate in Italia”: le stime del MEF (Ministero dell’Economia e della Finanza).

Ci vorrebbe forse più coraggio, visto che in ormai 3 anni di utilizzo massivo da parte di diverse fasce della popolazione come professionisti, anziani e anche pazienti, non è stato registrato nemmeno un singolo problema di salute pubblica, per cambiare il paradigma e mostrare ai cittadini tutti i vantaggi che deriverebbero da questa operazione, ponendoci tra i principali produttori europei.

Parliamo di quasi un miliardo di euro: soldi che, in questa situazione economica, sarebbero ossigeno puro per gli agricoltori italiani, gli esercizi commerciali, e, appunto, lo Stato. Eppure, nonostante questo, anche l’ennesimo tentativo di regolamentare la filiera della cannabis light, per la quale manca solo la definizione dell’uso umano è saltato, per essere nuovamente riproposto.

La conclusione è che in questa situazione drammatica di emergenza sanitaria, i produttori di canapa non devono solo tenersi ben alla larga dal virus e dalle conseguenze economiche di questa pandemia, ma devono inventarsi soluzioni impossibili per commercializzare i derivati della canapa industriale che una legge (242/2016) gli avrebbe in teoria consentito di poter fare.

FILM imperdibili sulla Cannabis

Il panorama cinematografico pullula di pellicole che vedono come protagonista proprio la cannabis: dalle commedie ai documentari, dai thriller ai film d’azione o biografici, la scena è straordinariamente ricca di storie in grado di illustrare il legame tra uomo e marijuana.

Abbiamo scelto per voi una selezione di film imperdibili sulla cannabis, da “assaporare” sul divano in totale relax, certi che dalla visione, avrete modo di scoprire piacevoli sorprese, vivendo colpi di scena assolutamente inaspettati.

 

 

 

. FILM :

CHEECH AND CHONG’S UP IN SMOKE – USA – 1978

Questo è un grande classico del “cinema cannabico”. Cheech and Chong’s Up in Smoke è una commedia che offre scene alquanto esilaranti, con una vena ribelle e anti-sistema, girata con grande maestria. Siamo sicuri che anche le nuove generazioni di stoner potrebbero affezionarsi a questi film. Up in Smoke è un film a carattere “on the road”, in cui viene consumata un sacco d’erba e si ride grazie al più sottile umorismo “stoner”. Cheech Marin carica sulla propria macchina Tommy Chong, sul ciglio di una qualsiasi strada californiana.

Ciò che avviene dopo è una delle scene più divertenti della cinematografia da “stoner” mai girate all’interno di un’autovettura. Dopo aver deciso di fumare una canna enorme, la macchina inizia a riempirsi di fumo e si perdono in fantasiose discussioni, attirando l’attenzione della polizia. Si ritrovano così in Messico, ma trovano un modo per passare il confine alla guida di un furgone piuttosto bizzarro. Rientrati in territorio statunitense, incontrano due autostoppiste che decidono di unirsi al loro viaggio.

Una costante fuga da situazioni piuttosto assurde, intervallate da incontri esilaranti con le forze dell’ordine locali.

 

IL GRANDE LEBOWSKI – USA – 1998

Questo è sicuramente il film più significativo della storia del cinema “stoner”. Il Grande Lebowski merita di essere classificato al primo posto di questa Top 10 come il miglior film “stoner” mai girato. La storia tratta del “Drugo” (Jeff Bridges) e del suo amico Walter Sobchak, un personaggio ossessionato dalle armi. Se esiste un film assolutamente da vedere, questo è Il Grande Lebowski.

Il drugo, o Jeff Lebowski, è l’uomo più rilassato del pianeta terra. il narratore si riferisce a questo personaggio come “l’uomo più pigro della contea di Los Angeles”. Il drugo ama l’erba, fumare canne nella vasca da bagno e bere il suo cocktail favorito, il White Russian. Il film inizia con due gangster, al servizio di un grande magnate del porno, che confondono “il drugo” per il “Grande Lebowski”.

Quest’ultimo, apparentemente, deve molti soldi al magnate. I due gangster dimostrano fin da subito di non essere molto furbi e, quando scoprono di aver preso la persona sbagliata, è ormai troppo tardi e decidono di pisciare sul tappeto del drugo. Jeff Lebowski, però, non si lascia intimidire e decide di andare fino in fondo alla questione! Secondo il drugo “il tappeto teneva insieme la stanza”. Si tratta di una storia geniale e un eccellente film da vero “stoner”.

 

HALF BAKED – USA – 1998

Tipica commedia americana Anni ’90, “Half Baked” vede protagonisti Thurgood, Brian e Scarface che, a seguito dell’arresto del loro amico e coinquilino Kenny, accusato di aver ucciso Ranuncolo, il cavallo della Polizia, si trovano costretti a spacciare marijuana per radunare i 100.000 dollari stabiliti per il riscatto.

Allestiscono così il “Bravo Ragazzo”, una società di spaccio grazie alla quale lo stesso Thurgood riesce a conquistare un ambito posto di lavoro nell’industria farmaceutica. Tuttavia, sebbene la loro attività diventi particolarmente popolare, permettendo loro di rimediare clienti particolarmente famosi, i problemi e le vicissitudini non tardano ad arrivare. Ironico e divertente, è sicuramente un film da assaporare tutto d’un fiato!

 

 

L’ERBA DI GRACE – INGHILTERRA – 2000

Come sopravvivere alla crisi finanziaria, quando questa è causata da incalcolabili debiti? Ad insegnarcelo è Grace, protagonista dell’omonima pellicola: una signora di mezz’età, benestante e appassionata di “giardinaggio”, che risiede nel paradisiaco villaggio di Port Isaac in Cornovaglia. Ritrovatasi vedova, la donna viene suo malgrado a conoscenza dell’ingente deficit finanziario in cui il marito l’ha abbandonata.

Abituata alla classica vita da anziana casalinga, si vede costretta a ricorrere alla coltivazione di marijuana e alla relativa vendita per sopravvivere. Un’atmosfera e un contesto a dir poco surreale ma al contempo ironico ed estremamente irriverente.

 

 

 

COCCO DI NONNA – USA – 2006

Esilarante, comico e piacevolissimo, il film “Cocco di nonna”, unisce un tema ancora oggi “scottante” come la cannabis al passatempo preferito dagli adolescenti: i videogiochi. Il protagonista Alex, si dedica anima e corpo alla programmazione di un nuovo videogames da lui ideato, ma innumerevoli vicissitudini lo costringono ad andare a vivere dalla nonna, insieme alle sue anziane amiche. Tale evento non farà altro che dare adito a situazioni e contesti ai limiti dell’assurdo. Non potrete fare altro che trascorrere 90 minuti all’insegna della risata!

 

 

 

STRAFUMATI – USA – 2008

Il pigro e strafatto Dale Denton ha come unica ragione di vita far visita all’amico Saul Silver, che gli procura la sua amata marijuana, specialmente un nuovo e raro tipo di cannabis chiamato Pineapple Express. Una notte, mentre consuma solitario il suo ennesimo spinello, diventa testimone involontario di un omicidio. Preso dal panico chiede aiuto all’amico Saul, ma ben presto per i due amici inizia un’avventurosa fuga dalla polizia e da alcuni spietati killer assoldati dal re della droga Ted Jones.

 

 

 

HUMBOLDT COUNTRY – USA – 2008

Uno studente di medicina si ritrova bloccato per un’estate in una remota comunità dove si coltiva marijuana, l’ultimo posto del mondo in cui avrebbe potuto scoprire se stesso.

 

 

 

 

 

FRATELLI IN ERBA – USA – 2009

Divertente commedia all’insegna della leggerezza, “Fratelli in erba” vede protagonista un insegnante di filosofia all’Università che, venendo a conoscenza della presunta morte del fratello, decide di recarsi in Oklahoma per rendergli omaggio.

Li avviene il clamoroso colpo di scena: scopre infatti che il fratello in realtà è vivo, ma coperto di debiti, ha scelto di dedicarsi alla coltivazione di marijuana seguendo la tecnica idroponica.

 

 

 

 

QUELL’IDIOTA DI NOSTRO FRATELLO – USA – 2011

L’atteggiamento con cui il protagonista, Ned, affronta la vita è positivo, ma le persone a lui vicine non riescono a condividere tale comportamento. Questo film, oltre ad essere molto divertente, offre anche momenti stimolanti e di riflessione.

Non si tratta di una commedia da scompisciarsi dalle risate, ma alcune scene sono realmente stupide e divertenti. Paul Rudd, insieme ad altri famosi attori come Zooey Deschanel, riesce a creare un’atmosfera calda ed affettuosa intorno ad una famiglia alle prese con un suo componente alquanto idealista e spensierato.

Ned vende ortaggi biologici di produzione propria in un mercato di contadini. Di tanto in tanto, però, vende anche un po’ d’erba sotto banco per arrotondare gli incassi. Un giorno, però, un poliziotto in uniforme si presenta al suo banco fingendo di aver passato una brutta giornata e chiede a Ned dove può comprare un po’ d’erba. Pronto ad aiutare una persona avvilita, Ned non dubita un istante e porge una busta di cime al poliziotto.

Questo è Ned. Dopo aver trascorso alcuni mesi in carcere ed essere stato eletto “prigioniero modello” per quattro mesi di fila, inizia a frequentare le sue tre sorelle, costrette a subire il suo atteggiamento positivo verso la propria vita spensierata e verso quella delle persone a lui vicine.

PAULETTE – FRANCIA – 2012

Ispirato ad un fatto autentico, “Paulette” è una pellicola che, sebbene divertente, porta inevitabilmente a riflettere. Il film tratta senza troppa delicatezza, tutte le problematiche legate alla convivenza nella multietnica periferia metropolitana, il tutto attraverso gli occhi di un’anziana signora che non sopporta nessuno, a cominciare dagli immigrati, peggio ancora se di colore.

E se inizialmente domina un’atmosfera a tratti razzista e un po’ xenofoba, la trama è pronta a sovvertire ogni regola: osservando infatti gli spacciatori che popolano il suo palazzo, l’anziana comprende quanto si possa guadagnare da tale attività finendo per proporsi a Vito, il boss locale, per spacciare hashish. Tutto e il contrario di tuttoinsomma, in una commedia divertente ma ragionata che porta sicuramente a porsi delle domande.

 

OLIVER, STONED – USA -2014

Una commedia adatta soprattutto ai teenager, “Oliver, Stoned” narra la storia di Oliver, ventenne che “finge“ di lavorare nell’autolavaggio del padre, lo stesso che pensa di essere ancora adolescente, poiché accompagnato a una “maggiorata”!

Oliver, abituato a fumare ogni tipo di droga, cannabis e hashish prime tra tutte, distratto dallo sballo, si fa rubare un’auto affidatagli da una cliente. Decide di mettersi dunque sulle tracce del ladro in compagnia di Megan, una giovane ragazza alla quale ha precedentemente distrutto lo scooter. Risate a non finire per una pellicola leggera e tutt’altro che impegnativa.

 

 

 

KID CANNABIS – USA – 2014

Fin dalle prime immagini, questo film inchioda lo spettatore allo schermo, creando un’avvincente velo di suspense intorno al tema del traffico di droga negli Stati Uniti. Il consumo d’erba esiste e fa parte della nostra società.

Purtroppo, questo film non mostra eccezionali qualità cinematografiche, soprattutto verso la fine. Il finale, infatti, per quanto realistico possa essere, non riesce a portare avanti l’entusiasmo che si respirava nella prima metà del film. La storia tratta di quello che potrebbe essere il sogno segreto della maggior parte degli “stoner” adolescenti. Un diciottenne preso dallo sconforto scolastico, decide di guadagnare grandi quantità di denaro grazie al traffico internazionale d’erba, importando Cannabis dal Canada agli Stati Uniti.

Il progetto viene avviato con successo e gli affari iniziano ad andare a gonfie vele, almeno all’inizio.

 

 

FAST CANVOY – FRANCIA – 2016

Un thriller mozzafiato dove non mancano le emozioni forti: “Fast Convoy” vede sette uomini e quattro auto, impegnate nel trasporto di 1300 chili di cannabis da Malaga, in Spagna, a Creil, nella periferia di Parigi. Per Alex, Yacine, Majid e gli altri protagonisti, sebbene rappresenti un’operazione di routine, si ritroveranno catapultati in un’esaltante avventura: al gruppo si aggiunge infatti Nadia, una giovane turista che sarà testimone di una realtà inaspettata quanto cruda, quella del traffico internazionale di stupefacenti.

 

 

 

L’INGREDIENTE SEGRETO – MACEDONIA – 2017

Una scorrevole commedia moderna dove non mancano i colpi di scena: “L’ingrediente segreto” è ambientato a Skopje, in Macedonia e racconta la storia di Vele, un meccanico impiegato in un deposito ferroviario che, a causa delle condizioni economiche del Paese e di uno stipendio in ritardo di mesi, lotta quotidianamente per poter fornire le medicine al padre colpito da cancro.

Casualmente, all’interno di un vagone, trova un panetto di marijuana di contrabbando. Decide di rubarla per preparare una torta a suo padre, nella speranza di alleviarne i dolori. Le voci riguardanti i miracolosi poteri curativi di Vele non tarando a diffondersi: si ritrova dunque messo alle strette da una strana coppia di gangster imbranati decisi a reclamare la “ricetta” della “panacea di tutti i mali”, la space cake!

 

 

 

BUONA VISIONE!

 

I diversi metodi per coltivare la Cannabis light

CANNABIS OUTDOOR, INDOOR E GREENHOUSE

 

Ecco le principali differenze tra le varie tecniche di coltivazione di canapa legale.

La migliore marijuana può essere coltivata ovunque con le più diverse tecniche colturali. Sono i coltivatori a decidere quale metodo usare e, con alcuni accorgimenti, si possono ottenere sempre cime di ottima qualità. Ad esempio, l’intensità luminosa del sole può essere raggiunta con le più moderne luci a LED, capaci di simulare il suo spettro e la sua energia.

In altri casi, si possono addirittura combinare tecniche indoor con altre outdoor, ad esempio mantenendo le piante in crescita vegetativa sotto una luce artificiale e passarle alla luce solare nel periodo di fioritura. Le possibilità sono quasi infinite!

Inoltre, la scelta è dettata anche dalla zona climatica in cui si coltiva, dagli spazi disponibili per montare un Grow Box e così via. Tutti i metodi colturali hanno i loro aspetti negativi e positivi. Sono i coltivatori a dover apprendere quale sistema è più conveniente per le proprie esigenze.

 

.  .  .

 

 

  • OUTDOOR

 

Coltivare all’aria aperta è il metodo più naturale per produrre marijuana, come avviene nelle più tradizionali pratiche agricole. La Cannabis è una delle più antiche colture agricole che l’uomo abbia mai portato avanti, ancora oggi ampiamente coltivata. In generale, si tratta di un metodo che richiede semplicemente qualche seme ed una location appropriata dove coltivare. A seconda del clima, le piante richiedono poche attenzioni, in quanto sarà la natura stessa ad occuparsi del loro sviluppo. Questo metodo consente di risparmiare tempo e denaro, se eseguito correttamente.

È il metodo più semplice per coltivare. Quando le condizioni ambientali sono buone, sono sufficienti alcuni semi di buona qualità. Infatti, chi si occupa realmente della coltivazione è Madre Natura.

All’aria aperta si possono ottenere enormi rese produttive, in quanto le piante sono libere di crescere e di ricevere tutto ciò di cui hanno bisogno, raggiungendo dimensioni imponenti come quelle di un piccolo albero (grazie alla potenza della luce solare).

È anche il modo più economico di coltivare, dato che è la natura ad offrire aria, luce e suolo. A volte può richiedere l‘apporto di qualche fertilizzante e di recinzioni protettive, ma le spese rimarranno significativamente inferiori rispetto alle coltivazioni indoor.

Molti coltivatori outdoor sostengono che il profilo dei cannabinoidi raggiunto dalle proprie piante di marijuana non è paragonabile a quello delle coltivazioni indoor, poiché i sapori delle cime tendono ad essere più intensi.

Una volta impostata correttamente, una coltivazione outdoor richiede poca manutenzione, il che permetterebbe di avere più tempo da dedicare ad altre attività.

 

 

  • INDOOR

 

L’indoor non si basa su principi colturali naturali, bensì su metodi più scientifici. Con il passare degli anni, questa alternativa è evoluta enormemente e il progresso sia tecnologico che colturale permette oggi di ottenere ottimi risultati. Se volete coltivare indoor la vostra Cannabis, dovrete inevitabilmente investire molto denaro, ma la ricompensa saranno deliziose cime compatte.

Questa pratica colturale è più discreta. Se nessuno viene a sapere della vostra piantagione e riuscite a nascondere i pungenti odori sprigionati dalle piante, avrete buone probabilità di poter coltivare indisturbati.

I tempi di sviluppo delle piante sono molto più ridotti, il che consente di ottenere più raccolti all’anno. Una coltivazione indoor si può avviare in qualsiasi periodo dell’anno, senza dover necessariamente aspettare la stagione primaverile.

Tutti i parametri colturali possono essere controllati direttamente dal coltivatore, il che si traduce in marijuana di alta qualità. In questo modo i risultati diventano ancora più prevedibili.

Molti coltivatori sostengono che la qualità complessiva delle cime è superiore a quella della Cannabis coltivata all’aperto. Le cime, normalmente, assumono un aspetto molto gradevole a livello estetico e la loro potenza è superiore, chi fa uso di Cannabis a fini terapeutici tende ad apprezzare maggiormente la marijuana coltivata indoor.

 

 

  • GREENHOUSE

 

La terza tecnica di coltivazione, cioè il metodo greenhouse, per ottenere raccolti di canapa sativa light è una sintesi tra le prime due. Utilizzarlo significa sfruttare i vantaggi sia della coltivazione outdoor, sia di quella indoor.

Attraverso le serre, i coltivatori hanno la possibilità di controllare l’ambiente circostante, l’illuminazione e il ricircolo dell’aria. Di solito si opta per la luce solare quando possibile poiché, naturalmente, significa ridurre i costi di manutenzione della serra stessa.

Inoltre le serre permettono ai coltivatori di monitorare le loro colture e riuscire ad ottenere prodotti di qualità durante tutto l’anno.

Tutto ciò dovrebbe chiarire i dubbi dei meno conoscitori: è possibile ricavare ottima erba light e di produzione propria se si pondera attentamente sulle opzioni più adatte a noi.

 

 

. POSSIBILI SVANTAGGI DELLE DIVERSE METODOLOGIE DI COLTURA:

. La Cannabis è in balia di diversi fattori ambientali e potrebbe essere distrutta in poche ore da tempeste, forti venti e piogge. Ciò può essere evitato coltivando outdoor con normali vasi, in modo da poter mettere le piante in un luogo sicuro nelle giornate più burrascose. Tuttavia, quest’ultima soluzione limiterebbe lo spazio di crescita delle piante, il che porterebbe svantaggi in un ambiente che, a priori, dovrebbe invece offrire superfici illimitate di sviluppo.

La coltivazione outdoor è una strada poco praticabile per chi vive in centro città o in zone residenziali molto frequentate.

Se la zona di coltivazione non viene minuziosamente studiata a priori, si correrà il rischio che passanti o ladri possano interessarsi alle vostre attività. E a proposito di rischi e pericoli, la Cannabis coltivata all’aperto è anche più incline ai danni da parassiti, animali e malattie.

Poiché non esiste alcun controllo sulle ore di luce fornite dal sole, i periodi di coltivazione tendono ad essere più lunghi, ma le rese sono più abbondanti. A seconda di dove si vive, le coltivazioni outdoor tendono a produrre un solo raccolto all’anno, a meno che non si utilizzino varietà autofiorenti.

. Gli investimenti iniziali per avviare una coltivazione indoor sono sempre maggiori, data la necessità di acquistare tutte le attrezzature necessarie per la sua corretta installazione. Comporta una spesa aggiuntiva sulla bolletta della luce. Attenzione al voltaggio delle lampade che si andranno a scegliere.

Nelle coltivazioni indoor sono necessarie molte più cure colturali e manutenzione rispetto alla coltivazione outdoor, dato che l’umidità e le sostanze nutrienti non sono presenti nell’ambiente circostante.

La ventilazione e il sistema di filtraggio devono essere sempre mantenuti perfettamente funzionali, per garantire la massima discrezione, salvaguardando il rischio di odori forti in luoghi chiusi.

LEGALIZZAZIONE DELLA CANNABIS IN ITALIA

Tutto quel che c’è da sapere sulla cannabis legale in Italia, e le ultime notizie sullo stato della legalizzazione di droghe leggere nel nostro Paese.

 

 

 

  • Al di là di quanto sarà più o meno veloce il percorso che condurrà a una rivisitazione della legge sulla coltivazione e sul consumo di cannabis in Italia, e nonostante un atteggiamento mediatico spesso “denigratorio”, cui fa seguito qualche uscita poco felice da parte di alcuni schieramenti politici sulla marijuana in Italia, una cosa è però già certa: la vendita di cannabis light in Italia non solo è un business completamente legale, ma si dimostra un settore in piena fase di espansione. Secondo l’Associazione italiana cannabis light infatti, il giro di fatturato è già pari a circa 80 milioni di euro e sta cavalcando ritmi di sviluppo in doppia cifra particolarmente confortanti, che dovrebbero portare a una piena maturazione del comparto. Ricordiamo anche che comprare marijuana italiana light è un’operazione consentita solo a maggiorenni, e che tutti i prodotti che hanno questa denominazione sono caratterizzati da una percentuale molto bassa di THC, inferiore al limite di legge dello 0,6%.
  • Produttori e negozianti che coltivano e commercializzano la canapa light erano finiti nella bufera politica per le parole di Matteo Salvini da ministro dell’Interno e hanno lavorato negli ultimi anni in un quadro normativo non chiaro che aveva finito per coinvolgere le sezioni unite della Cassazione che, lo scorso maggio, avevano spiegato che resta reato la vendita della cannabis, anche nella sua forma “light”, se “in concreto” ha un effetto drogante.“La coltivazione della cannabis e la commercializzazione dei prodotti da essa ottenuti, quali foglie, inflorescenze, olio e resina, in assenza di alcun valore soglia preventivamente individuato dal legislatore penale rispetto alla percentuale di Thc, precisava la Cassazione, rientrano nell’ambito di applicazione del testo unico sugli stupefacenti, con la sola “eccezione” riguardante la canapa coltivata esclusivamente per la produzione di fibre o per altri usi industriali”. Tutti problemi ora superati dall’emendamento emesso in Aprile 2020.

 

 

  • La cannabis light sarà legale grazie a un emendamento alla legge di Bilancio. Finisce il braccio di ferro – che era arrivato fino alle sezioni unite della Cassazione – sulla canapa con un basso contenuto di Thc, il principio attivo che procura effetti psicotropi. Il testo inserito nel pacchetto di emendamenti approvati in commissione Bilancio recita: “L’uso della canapa composta dall’intera pianta di canapa o di sue parti come biomassa è consentito in forma essiccata, fresca, trinciata o pellettizzata ai fini industriali, commerciali ed energetici”.

 

 

  • Commercializzazione della cannabis: le ultime sentenze

In tema di sostanze stupefacenti, è lecita la commercializzazione di inflorescenze di “cannabis sativa L.” proveniente da coltivazioni consentite dalla l. 2 dicembre 2016, n. 242, a condizione che i prodotti commercializzati presentino un principio attivo di THC non superiore allo 0.5%.

In motivazione, la Corte ha precisato che la legge n. 242 del 2016 si limita a disciplinare la coltivazione della canapa, senza menzionare la successiva commercializzazione dei prodotti ottenuti da tale attività, in quanto trova applicazione il principio generale che consente la commercializzazione di un bene che non presenti intrinseche caratteristiche di illiceità.

Cassazione penale sez. VI, 29/11/2018, n.4920 –

La legge 2 dicembre 2016, n. 242, stabilendo la liceità, a determinate condizioni, della coltivazione della cannabis sativa L., ha reso lecita anche la commercializzazione dei prodotti di tale coltivazione costituiti dalle infiorescenze (marijuana) e dalla resina (hashish), in quanto la cannabis sativa con THC inferiore a 0,5% non rientra più nell’ambito di applicazione del testo unico sulle sostanze stupefacenti e psicotrope di cui al d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309.

Cassazione penale sez. VI, 29/11/2018, n.4920 –

 La commercializzazione al pubblico di cannabis stativa c.d. « light » e, in particolare, di foglie, infiorescenze, olio e resina, ottenuti dalla coltivazione della predetta varietà di canapa, non rientra nell’ambito di applicabilità della legge che qualifica come lecita unicamente l’attività di coltivazione di canapa delle varietà ammesse e iscritte nel catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, ai sensi della direttiva n. 2002/53/CE e che elenca tassativamente i derivati dalla predetta coltivazione che possono essere commercializzati; pertanto, la cessione, la vendita e, in genere, la commercializzazione al pubblico dei derivati della coltivazione di cannabis sativa c.d. « light », quali foglie, inflorescenze, olio e resina, sono condotte che integrano un fatto di reato anche a fronte di un contenuto di THC inferiore ai valori indicati dalla legge, salvo solamente che tali derivati siano, in concreto, privi di ogni efficacia drogante o psicotropa, secondo il principio di offensività.

T.A.R. Bologna, (Emilia-Romagna) sez. I, 19/08/2019, n.661 –

 Per le Sezioni Unite: non è reato coltivare in casa qualche piantina ad uso personale. La Cassazione con la SU n. 12348/2020 annulla la sentenza limitatamente al reato di coltivazione, ritenendo il ricorso parzialmente fondato, alla luce della soluzione fornita alla questione di diritto sollevata dalla terza Sezione della Corte.

“Il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, essendo sufficienti la conformità del tipo botanico e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente; devono però ritenersi escluse, in quanto non riconducibili nell’ambito della norma penale: le attività di coltivazioni di minime dimensioni svolte in forma domestica, che per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore.”

La Cassazione tiene pertanto a precisare che :

  • sono lecite e non punibili per mancanza di tipicità, le coltivazioni domestiche minime effettuate con strumenti e modalità rudimentali, da cui si ricava una quantità minima di sostanza destinata ad un uso esclusivamente personale;
  • è invece soggetta al regime sanzionatorio di tipo amministrativo previsto dall’art. 75 del d.P.R n. 309/1990 la detenzione di sostanza stupefacente destinata in via esclusiva al consumo personale anche se ottenuta con una coltivazione domestica lecita;
  • alla coltivazione di piante penalmente illecita è possibile applicare l’art. 131 bis c.p., ed escludere quindi la punibilità per particolare tenuità del fatto;
  • alla coltivazione di piante penalmente illecita si può infine applicare l’art. 73 comma 5 del d.P.R, il quale dispone che: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque commette uno dei fatti previsti dal presente articolo che, per i mezzi, la modalità o le circostanze dell’azione ovvero per la qualità e quantità delle sostanze, e’ di lieve entità, è punito con le pene della reclusione da sei mesi a quattro anni e della multa da euro 1.032 a euro 10.329.”.

Per tale motivo, non costituisce reato l’attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica destinate ad uso personale. In questo modo viene superata l’equiparazione tra coltivazione in senso tecnico-agraria e domestica, effettuata in passato sempre dalla Cassazione con la sentenza n. 28605/2008, secondo la quale era da configurare come reato qualsiasi coltivazione non autorizzata di piante dalle quali si potessero estrarre sostanze stupefacenti, anche se desinate all’autoconsumo.

CASSAZIONE PENALE, SEZIONI UNITE, SENTENZA N. 12348/2020 –

 

Concludendo non è punibile chi coltiva cannabis in casa per uso personale qualora, l’esiguità del numero di piantine e prodotto e i mezzi usati, consentano di escludere lo spaccio. E’ quanto hanno deciso le Sezioni Unite Penali della Cassazione con la sentenza del 16 aprile 2020, n. 12348. Devono ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all’ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che, per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore.