I diversi metodi per coltivare la Cannabis light

CANNABIS OUTDOOR, INDOOR E GREENHOUSE

 

Ecco le principali differenze tra le varie tecniche di coltivazione di canapa legale.

La migliore marijuana può essere coltivata ovunque con le più diverse tecniche colturali. Sono i coltivatori a decidere quale metodo usare e, con alcuni accorgimenti, si possono ottenere sempre cime di ottima qualità. Ad esempio, l’intensità luminosa del sole può essere raggiunta con le più moderne luci a LED, capaci di simulare il suo spettro e la sua energia.

In altri casi, si possono addirittura combinare tecniche indoor con altre outdoor, ad esempio mantenendo le piante in crescita vegetativa sotto una luce artificiale e passarle alla luce solare nel periodo di fioritura. Le possibilità sono quasi infinite!

Inoltre, la scelta è dettata anche dalla zona climatica in cui si coltiva, dagli spazi disponibili per montare un Grow Box e così via. Tutti i metodi colturali hanno i loro aspetti negativi e positivi. Sono i coltivatori a dover apprendere quale sistema è più conveniente per le proprie esigenze.

 

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  • OUTDOOR

 

Coltivare all’aria aperta è il metodo più naturale per produrre marijuana, come avviene nelle più tradizionali pratiche agricole. La Cannabis è una delle più antiche colture agricole che l’uomo abbia mai portato avanti, ancora oggi ampiamente coltivata. In generale, si tratta di un metodo che richiede semplicemente qualche seme ed una location appropriata dove coltivare. A seconda del clima, le piante richiedono poche attenzioni, in quanto sarà la natura stessa ad occuparsi del loro sviluppo. Questo metodo consente di risparmiare tempo e denaro, se eseguito correttamente.

È il metodo più semplice per coltivare. Quando le condizioni ambientali sono buone, sono sufficienti alcuni semi di buona qualità. Infatti, chi si occupa realmente della coltivazione è Madre Natura.

All’aria aperta si possono ottenere enormi rese produttive, in quanto le piante sono libere di crescere e di ricevere tutto ciò di cui hanno bisogno, raggiungendo dimensioni imponenti come quelle di un piccolo albero (grazie alla potenza della luce solare).

È anche il modo più economico di coltivare, dato che è la natura ad offrire aria, luce e suolo. A volte può richiedere l‘apporto di qualche fertilizzante e di recinzioni protettive, ma le spese rimarranno significativamente inferiori rispetto alle coltivazioni indoor.

Molti coltivatori outdoor sostengono che il profilo dei cannabinoidi raggiunto dalle proprie piante di marijuana non è paragonabile a quello delle coltivazioni indoor, poiché i sapori delle cime tendono ad essere più intensi.

Una volta impostata correttamente, una coltivazione outdoor richiede poca manutenzione, il che permetterebbe di avere più tempo da dedicare ad altre attività.

 

 

  • INDOOR

 

L’indoor non si basa su principi colturali naturali, bensì su metodi più scientifici. Con il passare degli anni, questa alternativa è evoluta enormemente e il progresso sia tecnologico che colturale permette oggi di ottenere ottimi risultati. Se volete coltivare indoor la vostra Cannabis, dovrete inevitabilmente investire molto denaro, ma la ricompensa saranno deliziose cime compatte.

Questa pratica colturale è più discreta. Se nessuno viene a sapere della vostra piantagione e riuscite a nascondere i pungenti odori sprigionati dalle piante, avrete buone probabilità di poter coltivare indisturbati.

I tempi di sviluppo delle piante sono molto più ridotti, il che consente di ottenere più raccolti all’anno. Una coltivazione indoor si può avviare in qualsiasi periodo dell’anno, senza dover necessariamente aspettare la stagione primaverile.

Tutti i parametri colturali possono essere controllati direttamente dal coltivatore, il che si traduce in marijuana di alta qualità. In questo modo i risultati diventano ancora più prevedibili.

Molti coltivatori sostengono che la qualità complessiva delle cime è superiore a quella della Cannabis coltivata all’aperto. Le cime, normalmente, assumono un aspetto molto gradevole a livello estetico e la loro potenza è superiore, chi fa uso di Cannabis a fini terapeutici tende ad apprezzare maggiormente la marijuana coltivata indoor.

 

 

  • GREENHOUSE

 

La terza tecnica di coltivazione, cioè il metodo greenhouse, per ottenere raccolti di canapa sativa light è una sintesi tra le prime due. Utilizzarlo significa sfruttare i vantaggi sia della coltivazione outdoor, sia di quella indoor.

Attraverso le serre, i coltivatori hanno la possibilità di controllare l’ambiente circostante, l’illuminazione e il ricircolo dell’aria. Di solito si opta per la luce solare quando possibile poiché, naturalmente, significa ridurre i costi di manutenzione della serra stessa.

Inoltre le serre permettono ai coltivatori di monitorare le loro colture e riuscire ad ottenere prodotti di qualità durante tutto l’anno.

Tutto ciò dovrebbe chiarire i dubbi dei meno conoscitori: è possibile ricavare ottima erba light e di produzione propria se si pondera attentamente sulle opzioni più adatte a noi.

 

 

. POSSIBILI SVANTAGGI DELLE DIVERSE METODOLOGIE DI COLTURA:

. La Cannabis è in balia di diversi fattori ambientali e potrebbe essere distrutta in poche ore da tempeste, forti venti e piogge. Ciò può essere evitato coltivando outdoor con normali vasi, in modo da poter mettere le piante in un luogo sicuro nelle giornate più burrascose. Tuttavia, quest’ultima soluzione limiterebbe lo spazio di crescita delle piante, il che porterebbe svantaggi in un ambiente che, a priori, dovrebbe invece offrire superfici illimitate di sviluppo.

La coltivazione outdoor è una strada poco praticabile per chi vive in centro città o in zone residenziali molto frequentate.

Se la zona di coltivazione non viene minuziosamente studiata a priori, si correrà il rischio che passanti o ladri possano interessarsi alle vostre attività. E a proposito di rischi e pericoli, la Cannabis coltivata all’aperto è anche più incline ai danni da parassiti, animali e malattie.

Poiché non esiste alcun controllo sulle ore di luce fornite dal sole, i periodi di coltivazione tendono ad essere più lunghi, ma le rese sono più abbondanti. A seconda di dove si vive, le coltivazioni outdoor tendono a produrre un solo raccolto all’anno, a meno che non si utilizzino varietà autofiorenti.

. Gli investimenti iniziali per avviare una coltivazione indoor sono sempre maggiori, data la necessità di acquistare tutte le attrezzature necessarie per la sua corretta installazione. Comporta una spesa aggiuntiva sulla bolletta della luce. Attenzione al voltaggio delle lampade che si andranno a scegliere.

Nelle coltivazioni indoor sono necessarie molte più cure colturali e manutenzione rispetto alla coltivazione outdoor, dato che l’umidità e le sostanze nutrienti non sono presenti nell’ambiente circostante.

La ventilazione e il sistema di filtraggio devono essere sempre mantenuti perfettamente funzionali, per garantire la massima discrezione, salvaguardando il rischio di odori forti in luoghi chiusi.

LEGALIZZAZIONE DELLA CANNABIS IN ITALIA

Tutto quel che c’è da sapere sulla cannabis legale in Italia, e le ultime notizie sullo stato della legalizzazione di droghe leggere nel nostro Paese.

 

 

 

  • Al di là di quanto sarà più o meno veloce il percorso che condurrà a una rivisitazione della legge sulla coltivazione e sul consumo di cannabis in Italia, e nonostante un atteggiamento mediatico spesso “denigratorio”, cui fa seguito qualche uscita poco felice da parte di alcuni schieramenti politici sulla marijuana in Italia, una cosa è però già certa: la vendita di cannabis light in Italia non solo è un business completamente legale, ma si dimostra un settore in piena fase di espansione. Secondo l’Associazione italiana cannabis light infatti, il giro di fatturato è già pari a circa 80 milioni di euro e sta cavalcando ritmi di sviluppo in doppia cifra particolarmente confortanti, che dovrebbero portare a una piena maturazione del comparto. Ricordiamo anche che comprare marijuana italiana light è un’operazione consentita solo a maggiorenni, e che tutti i prodotti che hanno questa denominazione sono caratterizzati da una percentuale molto bassa di THC, inferiore al limite di legge dello 0,6%.
  • Produttori e negozianti che coltivano e commercializzano la canapa light erano finiti nella bufera politica per le parole di Matteo Salvini da ministro dell’Interno e hanno lavorato negli ultimi anni in un quadro normativo non chiaro che aveva finito per coinvolgere le sezioni unite della Cassazione che, lo scorso maggio, avevano spiegato che resta reato la vendita della cannabis, anche nella sua forma “light”, se “in concreto” ha un effetto drogante.“La coltivazione della cannabis e la commercializzazione dei prodotti da essa ottenuti, quali foglie, inflorescenze, olio e resina, in assenza di alcun valore soglia preventivamente individuato dal legislatore penale rispetto alla percentuale di Thc, precisava la Cassazione, rientrano nell’ambito di applicazione del testo unico sugli stupefacenti, con la sola “eccezione” riguardante la canapa coltivata esclusivamente per la produzione di fibre o per altri usi industriali”. Tutti problemi ora superati dall’emendamento emesso in Aprile 2020.

 

 

  • La cannabis light sarà legale grazie a un emendamento alla legge di Bilancio. Finisce il braccio di ferro – che era arrivato fino alle sezioni unite della Cassazione – sulla canapa con un basso contenuto di Thc, il principio attivo che procura effetti psicotropi. Il testo inserito nel pacchetto di emendamenti approvati in commissione Bilancio recita: “L’uso della canapa composta dall’intera pianta di canapa o di sue parti come biomassa è consentito in forma essiccata, fresca, trinciata o pellettizzata ai fini industriali, commerciali ed energetici”.

 

 

  • Commercializzazione della cannabis: le ultime sentenze

In tema di sostanze stupefacenti, è lecita la commercializzazione di inflorescenze di “cannabis sativa L.” proveniente da coltivazioni consentite dalla l. 2 dicembre 2016, n. 242, a condizione che i prodotti commercializzati presentino un principio attivo di THC non superiore allo 0.5%.

In motivazione, la Corte ha precisato che la legge n. 242 del 2016 si limita a disciplinare la coltivazione della canapa, senza menzionare la successiva commercializzazione dei prodotti ottenuti da tale attività, in quanto trova applicazione il principio generale che consente la commercializzazione di un bene che non presenti intrinseche caratteristiche di illiceità.

Cassazione penale sez. VI, 29/11/2018, n.4920 –

La legge 2 dicembre 2016, n. 242, stabilendo la liceità, a determinate condizioni, della coltivazione della cannabis sativa L., ha reso lecita anche la commercializzazione dei prodotti di tale coltivazione costituiti dalle infiorescenze (marijuana) e dalla resina (hashish), in quanto la cannabis sativa con THC inferiore a 0,5% non rientra più nell’ambito di applicazione del testo unico sulle sostanze stupefacenti e psicotrope di cui al d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309.

Cassazione penale sez. VI, 29/11/2018, n.4920 –

 La commercializzazione al pubblico di cannabis stativa c.d. « light » e, in particolare, di foglie, infiorescenze, olio e resina, ottenuti dalla coltivazione della predetta varietà di canapa, non rientra nell’ambito di applicabilità della legge che qualifica come lecita unicamente l’attività di coltivazione di canapa delle varietà ammesse e iscritte nel catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, ai sensi della direttiva n. 2002/53/CE e che elenca tassativamente i derivati dalla predetta coltivazione che possono essere commercializzati; pertanto, la cessione, la vendita e, in genere, la commercializzazione al pubblico dei derivati della coltivazione di cannabis sativa c.d. « light », quali foglie, inflorescenze, olio e resina, sono condotte che integrano un fatto di reato anche a fronte di un contenuto di THC inferiore ai valori indicati dalla legge, salvo solamente che tali derivati siano, in concreto, privi di ogni efficacia drogante o psicotropa, secondo il principio di offensività.

T.A.R. Bologna, (Emilia-Romagna) sez. I, 19/08/2019, n.661 –

 Per le Sezioni Unite: non è reato coltivare in casa qualche piantina ad uso personale. La Cassazione con la SU n. 12348/2020 annulla la sentenza limitatamente al reato di coltivazione, ritenendo il ricorso parzialmente fondato, alla luce della soluzione fornita alla questione di diritto sollevata dalla terza Sezione della Corte.

“Il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, essendo sufficienti la conformità del tipo botanico e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente; devono però ritenersi escluse, in quanto non riconducibili nell’ambito della norma penale: le attività di coltivazioni di minime dimensioni svolte in forma domestica, che per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore.”

La Cassazione tiene pertanto a precisare che :

  • sono lecite e non punibili per mancanza di tipicità, le coltivazioni domestiche minime effettuate con strumenti e modalità rudimentali, da cui si ricava una quantità minima di sostanza destinata ad un uso esclusivamente personale;
  • è invece soggetta al regime sanzionatorio di tipo amministrativo previsto dall’art. 75 del d.P.R n. 309/1990 la detenzione di sostanza stupefacente destinata in via esclusiva al consumo personale anche se ottenuta con una coltivazione domestica lecita;
  • alla coltivazione di piante penalmente illecita è possibile applicare l’art. 131 bis c.p., ed escludere quindi la punibilità per particolare tenuità del fatto;
  • alla coltivazione di piante penalmente illecita si può infine applicare l’art. 73 comma 5 del d.P.R, il quale dispone che: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque commette uno dei fatti previsti dal presente articolo che, per i mezzi, la modalità o le circostanze dell’azione ovvero per la qualità e quantità delle sostanze, e’ di lieve entità, è punito con le pene della reclusione da sei mesi a quattro anni e della multa da euro 1.032 a euro 10.329.”.

Per tale motivo, non costituisce reato l’attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica destinate ad uso personale. In questo modo viene superata l’equiparazione tra coltivazione in senso tecnico-agraria e domestica, effettuata in passato sempre dalla Cassazione con la sentenza n. 28605/2008, secondo la quale era da configurare come reato qualsiasi coltivazione non autorizzata di piante dalle quali si potessero estrarre sostanze stupefacenti, anche se desinate all’autoconsumo.

CASSAZIONE PENALE, SEZIONI UNITE, SENTENZA N. 12348/2020 –

 

Concludendo non è punibile chi coltiva cannabis in casa per uso personale qualora, l’esiguità del numero di piantine e prodotto e i mezzi usati, consentano di escludere lo spaccio. E’ quanto hanno deciso le Sezioni Unite Penali della Cassazione con la sentenza del 16 aprile 2020, n. 12348. Devono ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all’ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che, per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore.

Cucinare con il CBD

Aggiungere il CBD alla cucina è un ottimo modo per integrare le sue proprietà curative nella routine quotidiana.

Con l’aumentare della popolarità dei nuovi prodotti al CBD, probabilmente inizierai a vederli aggiunti a una varietà di cibi e bevande come caffè, cioccolatini, biscotti e caramelle, gelato e infusi.

Una recente sperimentazione clinica ha rivelato che quando il CBD viene assunto con un pasto ricco di grassi, la sua biodisponibilità aumenta di circa quattro o cinque volte, significa che la percentuale di CBD assorbita nei tessuti bersaglio aumenta considerevolmente se assunta con il cibo.

L’ECS, il nostro sistema endocannabinoide, svolge un ruolo essenziale nel mantenimento dell’omeostasi; in sostanza, il suo compito è quello di monitorare continuamente le condizioni interne del corpo, mantenendolo in uno stato di equilibrio. Questo sistema è costituito da recettori noti come CB1 e CB2 (presenti in tutto il corpo) negli organi, nel cervello, nel tessuto connettivo, nelle ghiandole e nelle cellule immunitarie.

Uno degli strumenti più potenti per combattere l’infiammazione è il cibo.

Una dieta antinfiammatoria composta da grassi sani come olio d’oliva, frutti di bosco, verdure a foglia verde e pesce grasso, può aiutare a combattere l’infiammazione e il dolore alle articolazioni.

Ad esempio, il semplice fatto di assumere il CBD insieme al tuo cibo preferito, un’ora dopo un evento stressante, può dare effetti calmanti a lunga durata, riducendo eventuali aumenti della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna, e migliorando la resistenza generale allo stress.

Naturalmente, se vuoi aggiungere il CBD al tuo cibo, devi assicurarti di utilizzare un prodotto di prima scelta e alta qualità.

 

 

 

IL CBD PUò ESSERE AGGIUNTO IN TUTTE LE RICETTE, DALLA COLAZIONE, ALLA CENA O ANCHE NEI COCKTAIL. 

 

Il CBD è liposolubile, perciò risulta estremamente semplice da aggiungere in una grande varietà di ricette in cui sono richiesti ingredienti grassi, come burro o olio di cocco. Il cannabinoide può essere aggiunto ai piatti salati sotto forma di condimento, salsa e marinature. Ma può essere anche usato per arricchire i dolci, come i brownie, le torte e persino le bevande, come affogati al caffè e cocktail.

Per i consumatori di cannabis, indipendentemente dall’uso che si decide di farne, ci sono alcune linee guida da seguire per evitare di sprecare parte di questo prezioso ingrediente.

Secondo un diffuso malinteso, la cannabis cruda è psicoattiva. I cannabinoidi della marijuana “fresca” non sono presenti nella loro forma attiva.

Sia il THC che il CBD contenuti nella cannabis sono presenti nella loro forma acida, ovvero come THCA e CBDA. Per convertire entrambe queste molecole in THC e CBD è necessario un processo chiamato decarbossilazione.

Questo processo consiste nel riscaldare la cannabis ad una certa temperatura al fine di rimuovere un gruppo carbossile dalla molecola. Pertanto, cospargere una cima di marijuana fresca sopra un’insalata o mescolarla in una bevanda non farà altro che apportare una quantità di CBDA al consumatore. Quando invece l’obiettivo è assumere il CBD.

Il problema non si pone per la maggior parte dei fumatori di cannabis, dal momento che la combustione attiva automaticamente il processo di decarbossilazione. La temperatura di alcuni piatti caldi può essere sufficiente per decarbossilare le infiorescenze crude.

Ma è sempre meglio eseguire la procedura in maniera corretta prima di utilizzare la cannabis in cucina, per essere sicuri di aver attivato correttamente tutti i cannabinoidi. Per farlo, è sufficiente macinare le infiorescenze crude, posizionarle su una teglia o su un foglio di carta da forno e cuocere in forno a 110–120° per un’ora.

 

. CBD e caffeina a colazione:

Di questi tempi mescolare CBD e caffè o tè, è una vera tendenza nel mondo CBD. Puoi anche comprare chicchi di caffè pre-miscelati con CBD.

Gli effetti rilassanti del CBD aiutano a ridurre gli effetti collaterali indesiderati come l’ansia e il nervosismo del consumo di caffeina. In aggiunta, si dice anche che il CBD aumenti la prontezza indotta dal caffè e prolunghi gli effetti di entrambe le sostanze: è un’unione galattica.

Ci sono moltissime ragioni per cui potresti voler iniziare a mescolare il CBD con il caffè mattutino o con qualsiasi caffè successivo.

La caffeina nel caffè (e in altre fonti di caffeina) risulta agire sinergicamente insieme al CBD. Se assunte insieme, entrambe le sostanze forniscono un livello di produttività maggiore aumentando l’attenzione e la concentrazione. Inoltre, rallentano la metabolizzazione l’uno dell’altro, il che permette a entrambi di circolare per tempi più lunghi.

Infine, il CBD neutralizza direttamente molti degli effetti collaterali più frustranti della caffeina, come episodi di ansia, agitazione, tremori e crampi muscolari.

 

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. CBD in olio e/o burro:

Esistono tantissime preparazioni di estratto di CBD in olio, ma è possibile prepararsi il propio olio al CBD, grazie al quale si possono condire tantissimi piatti.

Successiva alla decarbossilizzazione delle inflorescenze di Cannabis light, occorre far sobbollire, nell’olio che più vi piace, i fiori tritati per una mezzoretta, lasciare raffreddare, filtrare e il gioco è fatto. Si conserva in frigo in un vasetto di vetro e si deve mescolare bene ogni volta prima del suo utilizzo in modo da amalgamare bene le sostanze. Può essere usato per condire sia piatti caldi che piatti freddi.

Un modo semplice e funzionale per utilizzare l’estratto di CBD è adoperarlo per preparare il burro. Può anche essere preparato dalle inflorescenze nella stessa modalità precedentemente descritta per l’olio.

Il burro ha finalmente guadagnato la reputazione di alimento sano, dopo essere stato ritenuto il killer della linea per molti anni, e può essere usato per la preparazione di molte altre pietanze. Vero che l’alternativa vegetale è più leggera e facile da assumere, ma è giusto lasciare a tutti la libertà di scegliere ciò che più gli aggrada.

L’olio di CBD può essere aggiunto a questo grasso, ed è uno dei modi per aumentare i benefici.

Il procedimento è molto semplice. Bisogna spezzettare il burro in una casseruola, aggiungere l’olio di CBD e circa 1 litro di acqua. Dopo bisogna far cuocere a fuoco basso per circa un paio di ore. Mescolando di tanto in tanto. Quando l’acqua sarà evaporata bisogna trasferire il composto in un recipiente e lasciare raffreddare.

Il burro al CBD può essere conservato in frigorifero e utilizzato per la preparazione di dolci e biscotti. Per condire piatti di carne o verdura o per ungere una fetta di pane tostato come merenda.

 

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. Fiori di CBD come tisane o in infusi:

Possiamo assumere il CBD attraverso una tisana, un buon modo per rilassarci attraverso una bevanda calda e rilassante.

Abbiamo provato per voi una tisana 100% canapa, di origine biologica e con un livello di CBD che arriva al 7%.

È molto importante acquistare una canapa di origine 100% naturale e biologica, perchè questa pianta ha la caratteristica botanica di fitodepurare il terreno in cui cresce, assorbendo di fatto i metalli pesanti e gli agenti inquinanti presenti. Se la nostra canapa non viene coltivata su terreni puliti e biologici, rischiamo di assimilare attraverso l’uso delle sostanze chimiche anche pericolose.

Occorre saper preparare al meglio una tisana o un infuso cn CBD, poiché gli effetti saranno percepiti solo successivamente all’attivazione del principio attivo CBDA. Molte persone rimangono deluse dalla preparazione della tisana: gli effetti sono leggeri, su alcuni soggetti quasi nulli.

Questo accade perchè spesso non si prepara la tisana nella giusta maniera: i cannabinoidi presenti nella canapa hanno bisogno, per essere attivati, di essere sottoposti ad un processo chimico detto decarbossilazione.

Questo processo attiva di fatto i cannabinoidi rendendoli assimilabili dal nostro organismo. Senza questa fase, gli effetti sono pressochè nulli. Ci sono due modalità per decarbossilare la nostra canapa: arrivare a temperature superiori a quelle di ebollizione (130 gradi centigradi), oppure aggiungere un grasso (come il latte di mucca o latte di soia come alternativa vegana). I cannabinoidi sono infatti liposolubili, quindi si attivano in presenza di un grasso.

Essendo impossibile aumentare la temperatura nella preparazione della tisana, possiamo aumentare i tempi di ebollizione e aggiungere un elemento grasso.

 

 

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. CRISTALLI di CBD con tutto:

Usando i cristalli di CBD non dovrete più perdere tempo ad estrarre il cannabinoide dalla pianta. Infatti in questo caso il lavoro è già stato fatto, e i cristalli di CBD puri al 99% possono essere aggiunti facilmente a vari prodotti. I cristalli sono una forma purificata e cristallizzata di estratto di canapa con oltre il 99% di contenuto di cannabidiolo, con l’obiettivo di dare al prodotto il sapore caratteristico di un estratto di Cannabis.

I cristalli di CBD o isolati di CBD sono considerati la forma più pura del cannabidiolo naturale ottenuto utilizzando metodi di estrazione moderni.  Il CBD isolato è un’opzione ancora più semplice e precisa.

I cristalli di CBD possono essere facilmente aggiunti in qualsiasi piatto o bevanda. Essi trovano infatti impiego in cucina, nella preparazione di caramelle, brownie, torte e zuppe al CBD. I cristalli possono essere usati per realizzare e-liquid fatti in casa, combinandoli con una base di glicerina. Possono essere anche cosparsi in modo artistico su torte e brownie, come un velo di granella croccante, oppure in affogati al caffè da mescolare come zucchero, meglio se sciolti prima in ingredienti grassi, come olio, burro o latte.

Sono perfetti nella preparazione di frullati, concentrati, estratti o anche cocktail analcolici o alcolici. In America sono diffusissime bevande energizzanti con estartto di CBD puro e molti bar si sbizzarriscono nella creazione di cocktail particolari che possano combinare al meglio il sapore intenso della cannabis.

Inoltre, i cristalli di CBD sono assolutamente privi di THC. Molti prodotti contenenti CBD contengono una certa quantità di cannabinoide psicoattivo, seppur minima. I cristalli di CBD non contengono THC, pertanto sono particolarmente adatti a coloro che desiderano assumere il CBD, ma temono che le tracce di THC possano essere rilevate dai test antidroga.

Le possibilità sono infinite e sono limitate solo dalla tua immaginazione.

 

 

 

 

OLIO CBD – Terapia per il benessere

L’olio di CBD offre un approccio naturale al benessere psico-fisico lavorando insieme all’organismo, non contro di esso. È ben tollerato, non tossico e può essere adattato anche agli stili di vita più esigenti grazie all’abbondanza di prodotti disponibili.

Considerando che i recettori responsabili della promozione dell’equilibrio sono presenti nel nostro cervello, pelle, sistema immunitario, digestivo e nervoso—alcune gocce potrebbero avere un impatto significativo!

CHE COS’è L’OLIO di CBD?

L’olio di CBD è un liquido in flacone che viene generalmente consumato sopra o sotto la lingua. L’ingrediente principale è il CBD (cannabidiolo), un composto organico presente nella canapa, un tipo di Cannabis sativa L. con livelli di THC estremamente bassi, ma può presentare anche, in diverse percentuali, tutti i principi attivi della Canapa.

Una volta estratto il CBD dal materiale vegetale, viene miscelato ad un olio vettore, imbottigliato e venduto come olio di CBD. Il motivo per cui viene miscelato con oli come quello di oliva, canapa, olio di cocco, è quello di migliorare la sua capacità di assorbimento nel corpo, fornendo anche una varietà di benefici nutrizionali complementari.

DA DOVE PROVIENE?

L’estrazione del cannabidiolo dalla pianta di cannabis produce un’essenza oleosa. Questa contiene vari cannabinoidi in proporzioni diverse (a seconda del tipo di pianta, del metodo di estrazione, della conservazione e dell’origine).

Attualmente, la fonte più abbondante di CBD sono i fiori di canapa, una pianta selettivamente ibridata per raggiungere quantità elevate di questo cannabinoide. Esistono diversi modi per estrarre il CBD dalla canapa, con alcuni metodi molto più efficienti e sicuri di altri.

La canapa è un bioaccumulatore, un prodotto naturale che assorbe sostanze buone e cattive dall’aria, dall’acqua e dal suolo su cui viene coltivata. È quindi molto importante sapere che l’olio di CBD acquistato provenga da canapa coltivata biologicamente in culture biologiche della Germania, Austria o in altri paesi dell’UE.

COME VIENE PRODOTTO?

Per sfruttare al massimo la vostra esperienza con l’olio di CBD è fondamentale scegliere prodotti di alta qualità testati da laboratori indipendenti. Sapendo ciò che contiene e non contiene ogni flacone, identificherete rapidamente quale tipo d’olio di CBD è più giusto per voi, selezionando i vari ingredienti a seconda delle vostre esigenze e stili di vita.

L’estrazione con CO₂ presenta un grande vantaggio rispetto agli altri metodi di produzione di olio di CBD, ovvero estrazione basica con solvente, o estrazione con olio o a mano. A differenza delle altre tecniche, l’anidride carbonica nel suo stato supercritico si può iniettare attraverso la canapa per raccogliere selettivamente i cannabinoidi e tutti gli altri composti che si vogliono estrarre, lasciandosi dietro tutte le altre parti superflue. Grazie a questo maggiore controllo, l’estrazione con CO₂ è diventata la migliore tecnica per produrre CBD. L’uso della CO₂ come solvente consente di ottenere un prodotto finale privo di sostanze chimiche e contaminanti.

 

 

I test sull’olio di CBD migliorano il controllo qualità e aumentano la fiducia del consumatore

 

COME FUNZIONA?

La cosa più importante per il nostro corpo è quella di essere in equilibrio, in modo tale da essere più sani e felici. Solo quando siamo in equilibrio possiamo dare il meglio. Il sistema endocannabinoide, con i suoi recettori cannabinoidi nel cervello, nel sistema nervoso centrale e periferico, negli organi, nel tessuto connettivo, nelle cellule immunitarie, nelle ghiandole, nel tratto digestivo e anche nella pelle, è responsabile della stabilità all’interno del corpo. Il mantenimento del nostro stato di equilibrio nella medicina viene anche chiamato omeostasi.

I recettori dell’ECS (Endocannabinoid System) dispongono, si potrebbe dire, di una connessione “wireless” con tutto il corpo e cercano costantemente di regolarlo verso una maggiore stabilità, indipendentemente dalle influenze e dalle fluttuazioni a cui è esposto. Il sistema endogeno dei cannabinoidi sostiene così il corpo in una moltitudine di processi fisiologici interni e li aiuta a regolarli. I quattro compiti principali dell’ECS sono: la neuroprotezione (il tentativo di salvare le cellule nervose dalla morte), la rigenerazione da stress, l’equilibrio immunitario e la regolazione omeostatica. Esso aiuta il corpo, tra le altre cose:

  • a migliorare l’umore
  • a migliorare la memoria
  • a migliorare il controllo del corpo
  • a proteggere il sistema immunitario
  • per la riproduzione
  • per ridurre la percezione del dolore
  • a regolare l’appetito
  • a regolare il sonno
  • per lo sviluppo osseo

 

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto i benefici del CBD, uno dei principali principi attivi della canapa, per combattere i sintomi di:

  • ansia
  • stress
  • ipertensione
  • insonnia
  • dolori cronici
  • spasmi muscolari
  • m. di Parkinson
  • m. di Alzheimer

E’ inoltre un naturale miorilassante molto utile per gli sportivi, per rilassare i muscoli dopo o prima dell’attività, lo Yoga, il pilates e tantissime altre attività. Generalmente non interferisce con i farmaci, è un prodotto organico, naturale e senza particolari controindicazioni. Non è un farmaco, pertanto si consiglia di non interrompere alcuna cura prima di aver interpellato il tuo medico.

COME ASSUMERLO?

L’assunzione di CBD per via orale è l’opzione più popolare. Tuttavia, una volta che lo si è assunto, il composto deve affrontare diversi processi biologici prima di poter pervenire al nostro flusso sanguigno. Il sistema digestivo ed i suoi enzimi faranno del loro meglio per diluire la dose di CBD che avete assunto.

A causa del numero di variabili, è praticamente impossibile fornire un’aspettativa esatta della biodisponibilità orale, ma gli scienziati ritengono che sia di circa il 4–20%.

Benché sia molto simile all’assunzione di CBD per via orale, la somministrazione sublinguale si affida ai capillari situati sotto la lingua per far pervenire la sostanza al flusso sanguigno. Ciò si ottiene depositando alcune gocce sotto la lingua, e tenendovele per lasciar le assorbire dalla membrana mucosa.

Secondo resoconti aneddotici, il dosaggio sublinguale del CBD è un modo semplice ed efficace di intensificare la manifestazione degli effetti. Poiché non deve affrontare il passaggio attraverso il fegato ed il tratto gastrointestinale, si presume che il CBD raggiunga il flusso sanguigno con maggior rapidità.

 

QUANTO CBD ASSUMERE?

Il CBD sembra sicuro anche a dosi elevate, ma iniziate con cautela e procedete gradualmente

Il corretto dosaggio di CBD dipende da così tante variabili specifiche che il suo calcolo può creare confusione, specialmente per coloro che sono nuovi a questo tipo di composto terapeutico. Sul dosaggio di questo cannabinoide influiscono diversi fattori, a partire dalla salute fisica, dall’età e dal metabolismo, fino allo specifico disturbo da trattare e al prodotto con CBD che si andrà a somministrare.

La scelta di un marchio di CBD di cui vi potete fidare è fondamentale, non solo al momento di calcolare un dosaggio accurato, ma anche perché vi garantisce di ottenere un prodotto di qualità contenente tutto ciò che dovrebbe avere un articolo di questo genere, senza additivi o prodotti chimici indesiderati.

Canapè offre un prodotto al 10% di CBD Full Spectrum, ovvero indica che che durante l’estrazione si sono mantenuti tutti i principi attivi della canapa a differenza del semplice Olio di CBD in cui viene isolato solo il Cannabidiolo, mentre vanno persi tutti gli altri principi attivi. Olio di CBD di Canapè è estratto da varietà di canapa coltivata in Italia con elevata concentrazione di CBD, è un prodotto naturale di alta qualità, senza aggiunta di pesticidi o sostanze dannose per la salute, è ecofriendly e pet friendly.

Per aiutarvi a calcolare la quantità di CBD da assumere (in mg), potete usare il seguente esempio come guida:

Olio di CBD 2,5%: 1,15mg di CBD per goccia
Olio di CBD 5%: 2,3mg di CBD per goccia
Olio di CBD 10%: 4,6mg di CBD per goccia

Olio di CBD 15%: 6,9mg di CBD per goccia
Olio di CBD 20%: 9,2mg di CBD per goccia

Olio di CBD 30%: 13,8mg di CBD per goccia
Olio di CBD 40%: 18,4mg di CBD per goccia

Abbiamo affrontato numerose questioni e, sebbene il primo approccio con il dosaggio del CBD possa spaventare, il principale punto da tenere in considerazione dovrebbe sempre essere: ascoltate il vostro corpo. Usando le nostre raccomandazioni come punto di partenza, potrete decidere se aumentare o diminuire le concentrazioni di CBD in base a come vi sentirete. Per capire se l’olio di CBD fa per te, è importante discutere di eventuali dubbi con il tuo medico, in quanto bisogna prendere in considerazione che esistono alcuni effetti collaterali minori. Tuttavia, dovresti sapere che la vera entità dell’olio di CBD rimane oggetto di studio e che c’è ancora molto da imparare su come influenza il corpo umano.

COME TI FA SENTIRE?

Secondo i primi studi, il CBD avrebbe la capacità di aumentare i livelli di anandamide nel corpo. Conosciuta anche come la “molecola della beatitudine”, l’anandamide svolge un ruolo di neurotrasmettitore endocannabinoide. L’accattivante nome di questa sostanza chimica descrive fedelmente la sua capacità di influenzare l’umore.

Oltre ad influenzare il nostro sistema endocannabinoide, il CBD si lega anche ai recettori della serotonina. Ciò mostrerebbe un ulteriore meccanismo attraverso il quale il CBD potrebbe aiutare a sostenere il nostro rilassamento.

Ulteriori ricerche sugli animali suggeriscono che questo stesso meccanismo potrebbe aiutare a trattare lo stress latente associato al disturbo da stress post-traumatico (DPTS).

Una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature riporta un esempio di questi effetti. Lo studio osservò gli effetti del CBD su soggetti con disturbi d’ansia sociale. Tutti i soggetti furono sottoposti ad una prova simulata di conversazione in pubblico, ma solo ad un gruppo fu somministrato CBD (600mg). I ricercatori scoprirono che il gruppo trattato con CBD riportava minori livelli di ansia, deficit cognitivo, disagio e prontezza.

L’anandamide si lega ai recettori dei cannabinoidi del nostro sistema endocannabinoide. Questo neurotrasmettitore svolge un ruolo chiave in molti processi fisiologici, tra cui umore, sonno e appetito. E, non meno importante, aiuta a ristabilire gli equilibri quando si tratta di rilassamento e stress.

Tutti i prodotti di CBD avranno esiti, durata degli effetti ed intensità differenti. Il prodotto più efficace dipenderà dalle circostanze individuali e da ciò che si desidera ottenere con il CBD.

Tuttavia, è perfettamente lecito combinare diversi prodotti di CBD per sostenere il tuo benessere da diverse angolazioni. Il CBD ha il potenziale per influenzare i sistemi presenti lungo tutto il corpo, quindi potresti dover sperimentare un po’ per trovare ciò che funziona meglio per te.

 

 

 

I VARI USI DEI SEMI DI CANAPA

Semi di Canapa Sativa

Quando pensi alla canapa, pensi all’industria tessile, che dalla canapa ricava vestiti e borse, oltre alla celebre cannabis.Tuttavia esistono molte altre specie di canapa con un contenuto di THC molto ridotto, che permettono di usufruire dei superpoteri di questa pianta anche a livello alimentare.

Per molto tempo, i semi di canapa e i loro benefici nutrizionali sono stati ignorati a causa della relazione botanica della canapa con varietà medicinali di cannabis. Tuttavia, i semi di canapa, ovvero i semi della pianta di Cannabis Sativa, non provocano reazioni psicotrope e possono fornire notevoli benefici per la salute grazie al profilo nutrizionale unico della canapa.

I semi di canapa costituivano un ingrediente tradizionale di molte cucine orientali (ad esempio in Nepal) e di alcune zone della Russia, che li impiegavano in una sorta di farinata, tipicamente nei periodi di carestia. Il seme di canapa infatti fornisce all’uomo un altissimo nutrimento, tanto che poche fonti vegetali possono competere con il suo valore nutrizionale. La farina ricavata dalla macinazione del seme della canapa può essere usata anche per fare una pasta in tutto simile a quella di grano tenero, ma dal colore più scuro.

La composizione proteica del seme di canapa è a ogni modo unica nel regno vegetale, ed è tra le fonti vegetali più ricche di acidi grassi polinsaturi. Il 65% delle proteine sono globuline edestine; il contenuto di edestina, eccezionalmente alto, combinato con l’albumina, altra proteina globulare presente in tutti i semi, rende immediatamente disponibili tutti gli amminoacidi. Le proteine del seme di cannabis permettono poi di ottenere il massimo nutrimento per chi soffre di tubercolosi, e altre malattie che provocano un blocco del sistema digestivo.

Gli estratti di semi di canapa, come quelli di soia, possono essere insaporiti per avere il gusto di pollo, di carne di manzo, o di maiale, e possono essere usati per produrre una sorta di tofu, panna o margarina, a un costo inferiore di quello dei fagioli di soia. La germinazione di qualsiasi seme aumenta il suo valore nutrizionale, e anche il seme di canapa può essere maltato e usato come ogni altro nelle insalate o nelle ricette. Dai semi è possibile ricavarne il latte (con sapore simile alla nocciola) come i fagioli di soia. Possono infine essere macinati e usati come farina, oppure cotti, addolciti e mescolati con il latte per farne una nutriente colazione, simile alle creme di avena o di grano. Questo tipo di farinata è nota come gruel, cioè quasi una farinata d’avena.

 

I semi di canapa sono un superfood! 

 

Contengono:

  • grandi quantità di proteine nobili (ossia raccolgono tutti gli amminoacidi essenziali al corretto funzionamento del corpo umano),
  • numerose vitamine, tra cui A, E, B1, B2, PP, C;
  • sali minerali come ferro, calcio, magnesio, potassio, fosforo.

La maggior parte dei grassi è costituito da omega 3 ed omega 6 e sono presenti anche la lecitina, che aiuta il metabolismo dei grassi e numerosi fitonutrienti.

 

 

Le proprietà terapeutiche dei semi di canapa

 

I semi di canapa hanno incredibili proprietà terapeutiche:

  • posseggono proprietà antinfiammatorie ed antiossidanti,
  • rinforzano il sistema nervoso,
  • combattono diverse malattie respiratorie (asma, sinusite, tracheite), della pelle (eczemi, acne), cardiovascolari, colesterolo, artrosi e arteriosclerosi.

I semi di canapa possono essere consumati crudi e considerati come una sorta di integratore alimentare di origine completamente naturale. Il loro utilizzo più semplice ne prevede l’aggiunta come condimento o ingrediente vero e proprio a piatti come insalate, macedonie e muesli per la colazione o la merenda. Possono essere inoltre utilizzati nella decorazione dei dessert, nella preparazione del pane, dei grissini o di altre pietanze calde, tenendo conto però che il loro valore nutrizionale viene mantenuto intatto soltanto quando essi sono crudi. A crudo possono inoltre essere utilizzati come ingrediente aggiuntivo nella preparazione dei frullati.

Se temi la presenza di THC, considera che per sentirne gli effetti dovresti bere dai 5 ai 9 litri di olio al giorno! Infatti la marjuana contiene cannabinoidi in quantità elevate (intorno al 10-20%) mentre la canapa coltivata per uso alimentare ha un contenuto di THC inferiore allo 0,2%.

I semi di canapa vengono inoltre utilizzati nella preparazione dell’olio di canapa. Si tratta di una tipologia di olio da utilizzare a crudo nel condimento delle pietanze. L’olio di semi di canapa mantiene le proprietà dei semi stessi, risultando altrettanto ricco di acidi grassi essenziali. L’olio di semi di canapa viene spremuto a freddo affinché le sue proprietà non vadano perdute. Esso viene utilizzato in ambito alimentare e risulta molto gradevole grazie al suo sapore di nocciola, proprio dei semi di canapa stessi, ma può essere impiegato anche in ambito cosmetico, per il nutrimento della pelle e per effettuare dei massaggi.

 

Semi di Canapa Indica

                                        

Perché in Italia è possibile comprare semi di cannabis (e quali sono i limiti imposti dalla legge)?

I semi di marijuana sono semplicemente semi e non contengono quindi alcun principio attivo psicotropo. Non sono dunque compresi tra le sostanze stupefacenti proibite dalla legge n. 309/1990.

Ciò significa che possono essere commerciati e acquistati come altri prodotti, ma il loro utilizzo prevede delle grosse limitazioni.

Piantarli, infatti, può portare alla crescita di piantine di cannabis e allo sviluppo di infiorescenze ricche di cannabinoidi. E tra questi principi attivi troviamo ovviamente il THC (tetraidrocannabinolo), ovvero la sostanza che rende la marijuana un prodotto psicotropo.

Grazie alla legge 242/2016 è possibile piantare semi di canapa certificati capaci di generare piante di marijuana light; tali piante producono a loro volta fiori con THC inferiore allo 0,2%, la quantità massima tollerata dalla normativa.

Ma le piantine di cannabis non light producono fiori ad alto contenuto di THC, con percentuali che vanno ben oltre quelle consentite dalla legge.

A questo punto ti starai sicuramente chiedendo: “Ma quindi per quale motivo si vendono i semi di marijuana?”. Ebbene, devi sapere che l’unico utilizzo consentito è quello collezionistico. Puoi solo collezionare semi di cannabis, ma non puoi piantarli né farli germogliare.

Esistono diversi tipi di semi da piantare che si differenziano per la loro struttura genetica e le piante che sbocceranno  dovranno essere trattate in modi differente al fine di massimizzare la loro resa produttiva.

Semi di cannabis Regolari:

Quando su un sito che vende semi di cannabis trovi la scritta “Regolari” o “REG” significa che le piante generate da quei semi potranno essere sia maschio che femmina, con una percentuale non definita.
La sola dicitura “Regolari” o “REG” indica inoltre che le piante saranno stagionali, che vivono dunque di fotoperiodo.

Semi di cannabis Femminizzati:

Se su un Seeds Shop online trovi la scritta “Femminizzati“, “Femminilizzati” o “FEM” significa che stai per acquistare semi di marijuana che generano piante femmine. Per fare i semi femminizzati viene eseguito un pre-trattamento che garantisce al 99,9% che tali semi si svilupperanno in piante femmine. La sola dicitura “Femminizzati”, “Femminilizzati o “FEM” indica inoltre che le piante saranno stagionali, che vivono dunque di fotoperiodo.

Semi di cannabis Autofiorenti regolari:

Quando, su un sito di vendita di semi di canapa da collezione, trovi la scritta “Regolari” o “REG” accompagnata da “Autofiorenti” o sostituita da “AUTOREG” significa che quei semi che stai acquistando saranno regolari (maschi e femmine) ed Autofiorenti, ovvero che crescono e fioriscono indipendentemente dal fotoperiodo e generalmente in un tempo totale compreso tra 2 e 3 mesi.

Semi di cannabis Autofiorenti femminizzati:

Se, acquistando online semi di cannabis da collezione, vedi la scritta “Femminizzati”, “Femminilizzati o “FEM” accompagnata da “Autofiorenti” o sostituita da “AUTOFEM” allora quei semi si svilupperanno in piante femmine ed Autofiorenti, ovvero che crescono e fioriscono indipendentemente dal fotoperiodo e generalmente in un tempo totale compreso tra 2 e 3 mesi.

 

Potete Acquistare Semi di Canapa Sativa anche sul nostro sito web o Semi da collezione nel nostro negozio.

CBD e SPORT un’alleanza di successo

L’ ampio interesse generale per l’impatto dei cannabinoidi sulla salute non è passato inosservato negli sport professionistici.

Anche se i funzionari e gli atleti professionisti hanno guardato alla cannabis fino ad ora con sospetto, principalmente a causa del suo ingrediente psicoattivo THC, negli ultimi anni ha iniziato a cambiare. Ci sono sempre più segnalazioni di effetti benefici dei cannabinoidi, specialmente CBD, sugli organismi degli atleti. Allo stesso tempo, i componenti naturali della canapa sembrano così sicuri da usare, che alcune delle più grandi organizzazioni sportive, sollecitate dal pubblico, dagli scienziati e dagli stessi atleti, hanno cambiato il loro atteggiamento nei confronti dei cannabinoidi, cancellando il cannabidiolo dalle liste delle sostanze proibite.

Meglio ancora, il CBD sta guadagnando sempre più accettazione come un leggero supplemento dietetico naturale per gli atleti.

 

 

 

 

Il CBD può davvero essere utile per coloro che conducono uno stile di vita attivo, migliorando le loro prestazioni o proteggendoli dagli infortuni?

 

 

 

 

Tutti gli atleti e sportivi possono usufruire del CBD in maniera efficace e sicura, che si tratti dello sportivo che pratica attività intense nel quotidiano, così come dell’”atleta occasionale” che sceglie di fare sport semplicemente per mantenersi in forma. L’olio al CBD aiuta a migliorare le prestazioni sportive, poiché lo stesso CBD detiene la capacità di ridurre l’ansia senza modificare il pensiero e l’umore. Suggerito durante le competizioni, riduce il timore di fallire mantenendo la mente acuta e attiva nel caso occorra prendere decisioni strategiche in modo estremamente rapido e immediato. Tale  cannabinoide  favorisce altresì il recupero dall’allenamento: a differenza di altre preparazioni anti-infiammatorie, il CBD non incrementa la frequenza cardiaca e non provoca disturbi a carico dello stomaco ma al contrario controlla le cause di gonfiore, infiammazione e dolore muscolare preservando le cellule muscolari. Le spiccate proprietà dell’olio al CBD nel miglioramento del sonno, rendono il recupero rapido ed efficiente mentre l’ormai nota capacità del principio attivo di bilanciare la risposta immunitaria lo rendono adatto a prevenire malattie da raffreddamento che possono disturbare la sessione di allenamento. Assumere olio al CBD agevola il recupero sia dall’allenamento che da eventuali infortuni oltre a risultare un efficace antiemetico contro la sensazione di nausea che sovente può verificarsi, specie se l’attività sportiva appare particolarmente intensa.

 

Funzioni benefiche del CBD legato allo Sport

Lo sport è sicuramente il metodo più efficace per liberare il nostro corpo dalle tossine. Chi pratica sport ad alta intensità conosce appieno questi benefici e, dall’utilizzo del cannabidiolo, potrebbe trarre un effetto detox nel recupero post allenamento. Il concetto è valido anche per chi pratica sport in maniera più sedentaria, magari facendo jogging o lunghe passeggiate a passo svelto. Il CBD infatti agisce sui recettori cannabinoidi presenti nel nostro corpo, partecipando al processo di disintossicazione.

  • Proprietà energizzanti– noto per i suoi effetti calmanti, il CBD offre anche proprietà energizzanti, grazie alla sua azione detossinante e alla capacità di rafforzare le cellule del corpo umano, contribuendo alla loro corretta rigenerazione. È anche un ottimo antiossidante, secondo uno studio del 2008, addirittura migliore delle vitamine C e E.
  • Proprietà anticonvulsive– il CBD sarebbe molto efficace nella terapie per trattare alcune forme di epilessia infantile, tra cui la Sindrome di Dravet.
  • Proprietà antiemetichegli oli di CBD possono facilmente ridurre questo disturbo, trattando efficacemente i sintomi di rigetto. Gli oli di CBD sono facilmente digeribili, non contengono componenti chimici e non sprigionano i sapori sgradevoli dei normali farmaci antiemetici, ricchi di antiacidi e bismuto.
  • Proprietà antipsicotiche- alcune prove scientifiche suggeriscono che il cannabidiolo aiuta a trattare la schizofrenia ed altri problemi di salute mentale, come il disturbo bipolare.
  • Proprietà ansiolitiche- è stato dimostrato che mitiga i sintomi associati al Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS) e al Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC). Secondo diverse ricerche sono causati anche da una carenza di anandamide nel sistema endocannabinoide umano.
  • Proprietà analgesiche e anti-infiammatorie– riduce la percezione del dolore grazie alla sua azione sul sistema endocannabinoide presente nel corpo umano. I cannabinoidi si legano infatti ai recettori presenti nel cervello e stimolano risposte in diverse zone del corpo, favorendo meccanismi neurologici benefici.

 

 

Riequilibrio del corpo e della mente

 

 

È bene sapere che tra sonno e sport esiste un legame fortissimo. Lo sport aiuta a conciliare il sonno e dormire bene è necessario per gli sportivi professionisti. Durante il sonno vengono riparate le fibre muscolari dei muscoli lesionati e, proprio durante la fase REM, il corpo rallenta, ripristina gli organi, costruisce ossa e produce cellule immunitarie. E’ importante ricordare però, che un’intensa attività fisica prima di addormentarsi può ostacolare il nostro sonno. Svariati studi hanno dimostrato che l’utilizzo di CBD può calmare gli effetti di adrenalina e stress, regolarizzando quindi il sonno fisiologico anche in periodi in cui l’attività fisica è molto intensa, come ad esempio nei periodi di allenamento eccessivo o dopo le gare importanti.

La legalizzazione della cannabis – che si parli di quella “tradizionale” o di quella light – ha portato molte novità, piccoli o grandi cambiamenti nella nostra routine quotidiana e nel panorama delle strade dello shopping delle nostre città.

–     In America sta per aprire Power Plant, la prima palestra cannabis friendly al mondo. I fondatori Jim McAlpine e Ricky Williams hanno spiegato che lo scopo della palestra sarà quello di consumare cannabis come strumento utile all’aumento della concentrazione e al miglioramento della ripresa. Dimostrandone i molteplici utilizzi con l’obiettivo di sfatare il mito per cui i consumatori di Cannabis sarebbero pigri.    –

“Quando giocavo a football la cannabis mi aiutava a rilassarmi fisicamente, mentalmente e addirittura spiritualmente” ha detto Williams, ex stella della NFL dove ha militato per 11 stagioni nel ruolo di running back.  L’apertura della palestra avverrà il prossimo maggio e per potersi iscrivere c’è bisogno di un particolare certificato medico che autorizza il consumo di droga leggera, come è indicato dalla legge della California.

In definitiva, sono molte le persone che si sono fatte portavoce della buona combinazione di cannabis e esercizio fisico, come il wrestler Rob Van Dam o il bodybuilder Joe Rogan della UFC.  Bisogna comunque raccogliere informazioni precise sull’interazione tra cannabis e il tipo di sport praticato per capire quando è meglio assumerla, se prima dell’allenamento o dopo averlo concluso. Ci sono molti modi per assumere i cannabinoidi ed è importante scegliere quello che più si adegua alle vostre necessità.

 

         

 

SOSTITUIRE IL FUMARE CON IL VAPORIZZARE

PERCHE’ SAREBBE MEGLIO VAPORIZZARE INVECE CHE FUMARE?

 

 

Le persone che scelgono di utilizzare il vaporizzatore stanno aumentando sempre più in Italia. Questo significa che il vaporizzatore oltre che decisamente più salutare della sigaretta, può essere utilizzato anche da chi non fuma tabacco e lo utilizza per altri scopi(aromaterapia e fitoinalazione).

 

 

Perché in Italia, vaporizzare è una novità che solo adesso sta acquistando popolarità, e molte persone non gli danno fiducia. I sostenitori delle più tradizionali forme di consumo di erbe, ovvero i fumatori, sicuramente sosterranno che la vaporizzazione è senza senso perché “agisce più debolmente”. Questo non è vero! Inoltre, esistono svariati motivi , per cui la vaporizzazione è una metodo migliore rispetto al fumo per assimilarne le proprietà curative.

Questo è possibile perché i vaporizzatori permettono di massimizzare gli effetti degli olii essenziali e delle erbe sprigionando unicamente i principi attivi.

Se per consumare abitualmente le tue erbe usi il fumo, devi sapere che questo è un grande errore! Esistono svariati motivi, per cui la vaporizzazione è una soluzione decisamente migliore rispetto al fumare. 

Alcuni sostengono che non si può paragonare il vapore delle erbe al fumo di sigaretta, perché, solitamente, se ne fuma molte di più. Il fumo è dannoso – raccoglie infatti non solo catrame, ma anche tossine e sostanze cancerogene, che sono prodotte durante il processo di combustione. L’alta temperatura provoca il danneggiamento delle cellule,  le sostanze catramose che attaccano i polmoni peggiorando il loro funzionamento, inoltre inalare il fumo provoca una mancata ossigenazione del cervello, qualsiasi tipo di fumo è dannoso per il nostro organismo.

Invece il vapore, che inaliamo durante la vaporizzazione, è tutta un’ altra storia. La vaporizzazione implica, che le erbe siano solamente vaporizzate e non bruciate. Grazie a questo processo, quello che inaliamo è solo vapore acqueo oppure sostanza attiva contenuta nelle erbe evaporate. Questo vapore è libero da sostanze dannose cancerogene, inoltre se la temperatura della vaporizzazione non supera i 220 gradi, il vapore è completamente libero da sostanze catramose. Studi approfonditi dimostrano, che la vaporizzazione è la soluzione più salutare  – prendendo in esame un campione di persone si notano risultati  già dopo un solo un mese dal cambio di approccio nell’utilizzo delle erbe.

 

Vaporizzare erbe aromatiche oltre alla Cannabis light offre una deliziosa esperienza aromatica e, seppur in minima parte, alcune di queste hanno leggeri effetti psicoattivi. Sono tutte erbe completamente legali e  facilmente reperibili.

 

 

 

 

 

 

QUALI ERBE AROMATICHE SI POSSONO VAPORIZZARE?

Molte di queste vengono usate da molto tempo dai praticanti erboristi per le proprietà terapeutiche:

DAMIANA (vaporizzata a 190°C), viene spesso usata per rafforzare il sistema nervoso, aiutare a risolvere problemi di infezioni urinarie, ridurre i crampi da mestruazione ed agisce anche come antidepressivo; VALERIANA (a 235°C), è molto famosa per essere un’erba sedativa, aiuta chi ha problemi di insonnia; CAMOMILLA (a 190°C), pare agisca come rilassante, conciliante del sonno e stimolante per il sistema immunitario; TÈ VERDE (a 178°C), ha un effetto molto stimolante, simile a quello della caffeina; SALVIA (a 190°C), ha effetti antisettici e estrogeni; YERBA MATE (da 150 – 190°C), ha proprietà diuretiche, svolge un’azione antiossidante ed anche un ottimo anti-fame; CALEA ZACATECHICHI (a 190°C), viene usata tradizionalmente come aiuto per indurre ed aumentare i sogni lucidi; MENTA PIPERITA (a 166°C), allevia gli spasmi muscolari ed agisce come un antisettico; TIMO (a 190°C), potente digestivo e carminativo, è efficace contro le infezioni alle vie urinarie e le infiammazioni dell’apparato respiratorio ed è un ottimo rimedio contro la tosse, asma, bronchite e raffreddore per le sue proprietà balsamiche e fluidificanti.

Il vapore non puzza!

 

E’ decisamente un odore meno intenso, non emana odore di bruciato, ma tutt’al più un piacevole aroma di erbe riscaldate. Questo ci permette di uscire dalla situazione per cui i nostri vestiti, i capelli e l’ alito siano impregnati dall’odore di bruciato, percepito dalle altre persone. Lo stesso vale per i luoghi chiusi – l’odore del vapore sparisce dopo pochi minuti anche senza dover arieggiare, il solo aprire la finestra si traduce nel fatto che possiamo eliminare l’odore in meno di un minuto. Nel caso del fumo, invece, non solo rimane più a lungo, ma è anche molto più intenso, penetra nei mobili, nelle pareti…

Il fatto che il vapore non puzzi permette anche un notevole stato di discrezione  – il fumo delle erbe all’aria aperta è percepibile anche da una considerevole distanza, mentre l’odore del vapore sparisce immediatamente, nessuno nelle immediate vicinanze può percepirlo.

 

 

 

 

COME FUNZIONA UN VAPORIZZATORE?

Il vaporizzatore per erba è uno strumento per inalare il vapore creato dal riscaldamento dell’erba essiccata. In pratica la nostra erba viene portata alla temperatura che coincide con il punto di evaporazione del principio attivo, senza raggiungere la temperatura di combustione. Tutti i vaporizzatori sono dotati di una caldaia in grado di portare le sostanze al punto di riscaldamento richiesto per il rilascio delle sostanze attive, attraverso la produzione di vapore.

Godendo del vapore di erba essiccata totalmente pura. Niente più cartine, filtri, cenere, posa ceneri, sporcizia e quant’altro.

Le temperature non raggiungono mai il livello di combustione e non si forma mai fumo ma solo vapore. Il risultato è quello di una fumata fresca ma soprattutto una fumata pulita. Il vaporizzatore può essere utilizzato con il tabacco o molte tipologie di erbe secche.

I vaporizzatori hanno fatto esordio con la cannabis legale e CBD ma in realtà la maggior parte sono progettati con l’impostazione della temperatura e si adattano alle esigenze delle piante medicinali / “artigianali” e rendono più efficace, pratica ed economica la fitoterapia in generale e non solo i cannabinoidi.

E’ molto veloce da preparare basta munirsi di un grinder (macinino trita erbe) un piccolo dosatore con il quale riempirete la camera di una quantità limitatissima di prodotto. Naturalmente si presterà particolare attenzione alla qualità delle nostre erbe medicinali, preferendo quelle di origine controllata e bio e le conserveremo negli appositi barattoli con la massima cura.

L’erba vaporizza ad una temperatura che va dai 180° ai 220°, a seconda dell’umidità contenuta in essa. Dai 230°C in poi l’erba rischia la combustione. Ma qual’è la giusta temperatura? In media l’utilizzo del vaporizzatore va dai 185° ai 190°.

A questa temperatura l’erba da effetti a livello cerebrale. Sopra questa temperatura, gli effetti sono anche corporei e non solo cerebrali. Inoltre un vantaggio intrinseco del vaporizzatore rispetto ai metodi tradizionali, è la capacità di utilizzare al 100% l’erba che abbiamo caricato, rendendo possibile fare delle sessioni di vaporizzazione discretamente lunghe anche a dispetto delle piccole quantità che si utilizzano: infatti raramente la camera di riscaldamento di un vaporizzatore portatile arriva a contenere più 1 g di erba essiccata.

 

 

 

 

COME FUNZIONANO I VAPORIZATORI?

Non tutti i vaporizzatori sono uguali, infatti ci sono due tipi con funzionalità diverse:

A CONDUZIONE:

I vaporizzatori a conduzione utilizzano una fonte di calore per portare le molecole di cannabis allo stato di vaporizzazione.
Tuttavia c’è la possibilità che la nostra erba raggiunga quasi la temperatura di combustione, eliminando così alcuni degli effetti positivi del vero e proprio processo di vaporizzazione. Ovviamente sono i più economici, adatti a chi vuole affacciarsi al mondo della vaporizzazione.

 

 

A CONVEZIONE:

I vaporizzatori a convezione utilizzano un vapore caldo che, attraversando l’erba, la porta alla temperatura esatta da permettere alle molecole di cannabis di attivarsi. L’erba è posta su una grata direttamente sopra alla fonte di calore, in modo da non far entrare in contatto la nostra cara erba con la fonte di calore, poiché sarà il vapore stesso a salire verso di essa, rilasciando un vapore più corposo e di miglior sapore, rispetto alla controparte a conduzione.

 

CBD E LAVORO – RISULTA NEI TEST ANTIDROGA?

Le domande più frequenti degli utilizzatori di cannabis light riguardano i livelli di THC contenuti nella marijuana legale e la durata del THC nelle urine e nel sangue. C’è davvero da preoccuparsi o si tratta di timori privi di fondamento?

Va specificato come la sostanza incriminata sia il THC, l’unica rilevabile mediante i test antidroga e soggetta a penalizzazione.

Quali sono i tipi di lavoro soggetti ai test antidroga?

I controlli antidroga sul lavoro coinvolgono soprattutto gli addetti al trasporto e i lavoratori le cui mansioni comportano rischi particolari in tema di sicurezza. Ecco di seguito una lista dei tipi di lavoro soggetti ai test antidroga:

  • I conducenti di veicoli per i quali è richiesta la patente di guida
  • Gli addetti alle macchine impiegate per la movimentazione merci (muletti e simili)
  • Il personale addetto alla lavorazione e alla produzione di materiali o sostanze pericolose
  • Gli infermieri e il personale sanitario impiegato negli ambulatori privati.

Nel caso in cui i risultati fossero positivi, il lavoratore dovrà ritenersi temporaneamente inidoneo al servizio e quindi sospeso dalle sue mansioni. Tuttavia, l’esito positivo dei test antidroga non comporta la risoluzione del rapporto di lavoro: l’azienda, se lo ritiene opportuno, può scegliere di assegnare un incarico diverso al lavoratore.

Gli esami per la ricerca di THC

Purtroppo anche la cannabis legale può esporre a dei rischi perché, sebbene il livello di THC sia relativamente basso, il suo accumulo nel corpo varia moltissimo a causa di fattori personali, come per esempio il metabolismo e il sistema di escrezione.

Il test svolto con più frequenza sul luogo di lavoro per la ricerca di tracce di sostanze stupefacenti è l’esame delle urine, un esame di laboratorio che può rilevare nel campione raccolto la presenza di tracce di THC-COOH, ovvero un catabolita (sostanza di scarto) del THC che permane nel corpo anche diverse settimane dopo l’assunzione di cannabis. Questa sostanza non è psicoattiva e quindi la sua presenza dice solo che in un passato non ben definito la persona ha introdotto nel proprio corpo THC.

A un’eventuale positività la politica aziendale spesso suggerisce un secondo controllo, ovvero gli esami del sangue che sono quelli più attendibili nel rivelare un uso recente di cannabis con accumulo di THC.

Il CBD può essere rilevato? Ha conseguenze legali?

Il CBD non è una sostanza psicotropa (non altera le normali capacità psichiche e fisiche della persona) e, come indicato dalla legge sulla cannabis light, non è in alcun modo vietata. Come anticipato, la presenza di CBD si accompagna spesso con un contenuto minimo di THC, uno dei cannabinoidi più importanti della canapa sativa. Il tetraidrocannabinolo è l’unico protagonista dei test antidroga ed è anche il solo elemento sottoposto a regolamentazione dalla legge italiana.

Per effetto delle recenti disposizioni relative ai prodotti contenti CBD, il contenuto di THC non può superare la soglia dello 0,2% (con una tolleranza massima pari allo 0,6%). Ciò vuol dire che la presenza di valori simili negli esami delle urine o del sangue non sono perseguibili per legge. Tuttavia, un consumo particolarmente elevato e, soprattutto, costante nel tempo, oppure una marcata predisposizione all’accumulo di metaboliti da parte dell’utilizzatore, potrebbero variare l’esito dei controlli.

Per tale motivo, nonostante la cannabis light contenga livelli bassissimi di THC, il consiglio è di essere prudenti e valutare anzitempo l’uso di prodotti legali a base di CBD. In ogni caso, chi ne fa un uso sporadico non dovrà temere alcunché.

Come qualsiasi altra cosa, infatti, canapa legale e derivati andrebbero consumati con parsimonia.

Il CBD non ha alcun effetto psicotropo, ma vanta interessanti proprietà distensive e antinfiammatorie. Inoltre alcuni estratti di CBD puro non contengono alcuna percentuale di THC. Il consumatore può quindi stare tranquillo.

Se il soggetto consuma cannabinoidi non psicoattivi come la cannabis light i test delle urine e del sangue dovrebbero di norma avere esito negativo, ma un consumo molto sostenuto e continuo nel tempo o una predisposizione all’accumulo di cannabinoidi potrebbero variare l’esito in modo infausto per il lavoratore sottoposto a controlli.

Per questo motivo anche se la cannabis light contiene livelli bassi di THC vi consigliamo di essere prudenti e valutare il fatto che, ad un eventuale controllo antidroga, potreste risultare comunque positivi alla ricerca di THC sia negli esami delle urine che in quelli del sangue.

La scienza conduce studi sempre più approfonditi:

Dopo essere risultati positivi ad un primo test antidroga, il campione viene solitamente inviato ad un laboratorio per una seconda analisi di conferma, attraverso un processo chiamato gascromatografia-spettrometria di massa (con la sigla GC-MS). Una volta sottoposto il campione a questo tipo di processo, le analisi non avranno alcun problema a discernere il THC dal CBD.

Tuttavia, il principale problema nell’usare un prodotto a base di CBD prima di passare un test antidroga è che non si può mai essere sicuri dei risultati, a meno che non si abbia totale fiducia nella fonte d’approvvigionamento.

Usando un olio di CBD fatto in casa, puro al 100%, difficilmente riuscirete a superare un test antidroga. Il processo d’estrazione del CBD non può essere realizzato nella cucina di casa vostra. Per cui, se volete assicurarvi di consumare un CBD puro e non contaminato, dovrete procurarvelo da una fonte affidabile.

Di per sé, i test antidroga non sono il vero problema; ciò che invece dovrebbe preoccupare è la fonte da cui proviene il CBD.

In conclusione: scegli sempre prodotti certificati e di qualità!

A oggi, nel nostro paese, le leggi sono ancora poco definite, vista e considerata la “novità” della materia.

Per il momento si può affermare che, per i consumatori di prodotti con CBD, la semplice positività al test non è da considerarsi come indice di colpevolezza.

L’importante è consumare sempre e solo prodotti certificati nel corso di una filiera controllata in ogni sua fase e seguire l’evoluzione, sempre più interessante e promettente, della ricerca scientifica sui principi attivi della pianta di canapa.

 

Cannabis Italia: la situazione attuale

Aggiornamenti sulla regolamentazione del mercato della canapa

I senatori Matteo Mantero e Francesco Mollame del M5S, sono riusciti a veicolare i due emendamenti sfruttando la grande opportunità economica della canapa industriale, stabilendo dei limiti chiari e precisi incentivando così un mercato fermo senza una ragione ben chiara.

Francesco Mollame e Matteo Mantero del M5S
Francesco Mollame e Matteo Mantero del M5S

Una grande vittoria sia dal punto di vista economico che da quello sociale, ma nonostante fosse proprio la Corte di Cassazione a chiedere alla politica di intervenire e normare il settore, dopo l’approvazione dell’emendamento che era stato proposto da M5S, PD e LEU, è stato ritenuto inammissibile dalla presidente del Senato Casellati, rigettando l’intero settore nel panico.

Secondo l’art. 128 del regolamento del Senato, sono “inammissibili gli emendamenti d’iniziativa sia parlamentare che governativa, al disegno di legge di bilancio che rechino disposizioni contrastanti con le regole di copertura o estranee all’oggetto della legge di bilancio in base dalla legislazione vigente, ovvero volte a modificare le norme in vigore in materia di contabilità generale dello Stato”.

Questo emendamento era assolutamente compatibile con le esigenze produttive, industriali e quindi finanziarie tipiche di una legge di bilancio, e quindi la presidente Casellati ha fatto un’interpretazione sostanzialmente politica e non tecnica. É evidentemente che, per chi si è opposto a questo emendamento è più importante mantenere la situazione italiana in questo stallo di regresso culturale e sociale. Non sono stati pochi i politici in prima linea che si sono espressi su questo emendamento, Il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri per esempio afferma chiaramente il suo punto di vista:

 “I grillini, in totale malafede, continuano a difendere la loro fallita offensiva sulla droga. Il loro emendamento, sostenuto insieme al Pd, puntava a ripristinare la possibilità di vendere, per consumo umano, cannabis light con un Thc fino allo 0,5%. Quindi non dicano che si occupavano della produzione agricola o di attività industriale”. 

 

 

Non solo anche l’ex Ministro dell’Interno Matteo Salvini si è espresso sull’argomento: 

“Ci tengo a ringraziare tecnicamente il presidente del Senato a nome di tutte le comunità di recupero dalle dipendenze che lavorano in tutta Italia e a nome delle famiglie italiane per aver evitato la vergogna dello Stato spacciatore di droga prevista in una manovra economica di questo Paese”.

Dichiarazione smentita il giorno dopo dal Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) :

Salvini sulla cannabis light non ci rappresenta. Il leader della Lega non cerchi di farci passare per suoi complici in una guerra alla droga fallimentare e dannosa.”

E ancora : “Sono ben altri i problemi che il sistema dei servizi deve affrontare,” dichiara Riccardo De Facci, presidente del CNCA, “questioni che si sono aggravate durante il periodo in cui Salvini ha fatto parte del governo: l’aumento del consumo di eroina, delle morti per overdose e le decine di nuove sostanze che hanno inondato il mercato. Noi crediamo in una politica sulle droghe radicalmente diversa da quella espressa dal leader della Lega.”

Anche il ministro dell’istruzione Lorenzo Fioranvanti si è espresso tramite un post su Facebook riguardo la decisione della Presidente del Senato Casellati, ricordando che il settore della Cannabis  “occupa oltre 12 mila persone, 1500 imprese ed ha un fatturato di centinaia di milioni di euro”.

“Non è il mio stile quello di rivendicare crudi dati economici per giustificare o meno scelte politiche – aggiunge – ma siccome mi viene spesso rinfacciato di mettere a rischio posti di lavoro ed imprese con le mie proposte per uno sviluppo davvero sostenibile (che invece generebbero miliardi di nuove opportunità professionali), allora mi aspetto che almeno i miei detrattori siano coerenti: se sono così interessati a mantenere posti di lavoro e sostenere imprese, anche quando mettono a rischio la salute delle persone e l’ambiente come nel caso di Ilva e dei combustibili fossili, allora avrebbero dovuto votare compattamente a favore di questo emendamento”.

“I crudi dati economici devono valere sempre. Non solo quando conviene alle lobby”, conclude.

Senza contare i tanti personaggi noti dello spettacolo che hanno dimostrato il loro sostegno per l’emendamento Mollame-Montero. 

La persona che avrebbe potuto trovare qualche falla in questo emendamento è la Ministra delle Politiche Agricole Teresa Bellanova che non ha detto una parola in merito. Eppure gli agricoltori del settore si sarebbero aspettati che la “loro” ministra prendesse le difese dei 12.000 italiani che hanno investito in questo mercato aprendo una partita IVA agricola, pagando le tasse, messo in piedi aziende per la trasformazione, la distribuzione e la vendita dei prodotti (che principalmente riguardano la produzione di cosmetici, alimenti e bioedilizia) si sono ritrovati ancora una volta senza risposte o addirittura chiamati spacciatori.

Ad inizio ottobre la ministra Teresa Bellanova intervenendo a Futura, la scuola di formazione politica di Italia Viva – aveva dichiarato di aver dato mandato ai tecnici del Ministero di predisporre la redazione di un dossier perché voleva “avere chiaro il quadro” sulla canapa industriale. 

 

 

Nonostante le polemiche e i silenzi imbarazzanti di alcune forze politiche, per la produzione e la vendita di cannabis light di fatto non cambia nulla.

A tal proposito riportiamo quanto dichiarato dall’avv. Carlo Alberto Zaina: “Dobbiamo concentrarci sul fatto che la canapa light non è illecita come vogliono farci credere. La presunta inammissibilità dell’emendamento è concepita esclusivamente per indurre falsamente a credere che la cannabis light non sia commerciabile, mentre lo è ancora nei limiti sanciti dalla Corte di Cassazione”. 

Infatti l’associazione dei magistrati si è espressa favorevolmente rispetto alla legalizzazione e alla depenalizzazione della cannabis e lo ha reso noto attraverso un editoriale sul sito Questione Giustizia, l’organo ufficiale di Magistratura Democratica, che manifesta l’urgenza di un dibattito serio nel nostro Paese.

“Bisogna imporre nel dibattito pubblico il tema della legalizzazione delle droghe leggere e, più in genere, della depenalizzazione delle condotte di minore offensività in materia di stupefacenti” si legge infatti nel testo pubblicato su Questione Giustizia on line.

“È un lavoro difficile – continua l’editoriale – perché si muove in direzione contraria rispetto alle ragioni mondane del proibizionismo, dalla passione contemporanea per il punire alla perdurante egemonia di quell’approccio farmacologico – ormai smentito dai più approfonditi studi scientifici – per il quale vi sarebbe una connessione diretta tra assunzione delle sostanze e propensione al crimine, senza peraltro distinguere tra assunzione di droghe leggere e assunzione di quelle pesanti.”

“In tempi in cui si discute di diritto penale minimo, confinandolo però in una prospettiva utopica, il ripensamento della politica criminale in materia di stupefacenti ci appare una via da percorrere per innalzare il livello di tutela della salute pubblica, per restituire al diritto penale efficacia selettiva e capacità di orientamento e al processo ragionevole durata e, non ultimo, per togliere “fette di mercato” alla criminalità organizzata.

Questa vuole essere una sintesi di quello che è successo nelle ultime settimane, ora non ci resta che aspettare ( ancora! ) e sperare di poter avere delle risposte chiare al riguardo il prima possibile.

Come detto poche righe fa, per la produzione e la vendita di cannabis light di fatto non cambia, ma per molti produttori e commercianti non è possibile stare sempre sul filo del rasoio e troppo spesso i piccoli e medi imprenditori si trovano costretti a chiudere le proprie attività

Intanto possiamo continuare a sostenerci e a questo proposito vi invito a cliccare sulla pagina di CANNABIS FOR FUTURE 

https://www.cannabisforfuture.it

É un gruppo di attivisti sparsi per tutta l’Italia con l’obbiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e la classe politica sui grandi benefici che può portare la legalizzazione della Cannabis e l valorizzazione di tutti i suoi utilizzi. 

Questa pianta è una risorsa, non un nemico.