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L’ordine delle suore della cannabis

L’ordine delle suore della cannabis

 

Le chiamano “weed nouns”, ma il loro vero nome è “Sisters of the Valley”, le sorelle della valle. Non appartengono a un ordine religioso tradizionale, ma si sono riunite insieme con la missione di guarire il mondo.

Rispettano la Madre Terra e condividono i suoi doni con gli altri. Lavorano insieme, pregano insieme, indossano il velo e producono oli, balsami e unguenti a base di CBD.

Solo nel primo anno sono riuscite a fatturare $ 60.000. Nel 2017 hanno superato il milione. A oggi sono super seguite sui social e continuano imperterrite a fornire un servizio eccezionale!

 

 

Ecco le “Sisters of the valley”, le suore hippie che coltivano cannabis in California

 

Christine Meeusen non è la solita suora. Negli ultimi sei anni, ora si fa chiamare sorella Kate, ha coltivato cannabis su un appezzamento di terreno di un acro a Merced, in California.

La cannabis non è solo un raccolto per Suor Kate, ma un mezzo per fare del bene. Vuole stabilire una religione new age incentrata sulla guarigione con medicine a base vegetale prodotte in modo sostenibile e sollevare le donne dalla povertà.

La sorella ha fondato la sua sorellanza, Sisters of the Valley, nel 2015 dopo una serie di eventi che le cambiano la vita. In primo luogo, ha attraversato quello che dice sia stato un divorzio devastante nel 2008 che l’ha lasciata senza un soldo e per un breve periodo senza casa come madre single che ha cresciuto tre figli. Ha iniziato a coltivare cibo e cannabis nel suo cortile per diventare autosufficiente.

 

. Nel 2014, ha deciso di produrre tinture e unguenti a base di cannabis per mantenersi. Allo stesso tempo, ha iniziato a partecipare alle proteste del movimento Occupy, indossando un costume da suora.

. Poi, nel 2016, la sorella Kate ha iniziato a coltivare cannabis e a produrre prodotti usando il cannabidiolo, o CBD, come oli e tè nella sua fattoria, sottoscrivendo un codice di valori che, secondo lei, è vagamente basato sugli ordini religiosi delle Beghine del Medioevo. Le Beguine furono uno dei primi esempi di femminismo. Le beghine non rispettavano le regole del tempo che richiedevano alle donne di vivere sotto la tutela di un uomo. Non erano vincolate da voti permanenti come le suore cattoliche, in quanto non facevano parte della Chiesa cattolica. Le donne potevano entrare nel loro ordine con i bambini e andarsene se volevano sposarsi. Vivevano tutti insieme per l’autosufficienza economica e si dedicavano a Dio e ad atti di buon servizio.

 

L’ordine delle suore della cannabis è sinonimo di unione e amore incondizionato.

 

 

“Stiamo camminando e marciando in un mondo in cui avremo suore che diserbano l’erba in ogni provincia del pianeta e in ogni contea e provincia del mondo”, dice suor Kate. “Quando le persone ci vedranno nei nostri veli sapranno cosa rappresentiamo proprio come fanno [quando] un pompiere [è] nella sua uniforme.”

Attualmente, 25 sorelle e cinque fratelli fanno parte di Sisters of the Valley in tutto il mondo, vendendo i loro prodotti in luoghi come la Nuova Zelanda, il Messico, la Danimarca e il Brasile. Per far parte della sorellanza, sorelle e fratelli devono generare entrate dai prodotti. Sono previsti anche circa due anni di formazione, che prevede la partecipazione a un programma di borse di studio, la risposta a un sondaggio di approfondimento e la lettura di una copia del Libro delle Nuove Beghine. Diverse sorelle e fratelli sono coinvolti in vari sforzi di difesa dei diritti delle donne e della legalizzazione della cannabis nelle loro comunità, in modo che possano stabilire le proprie fattorie invece di importare dal raccolto di suor Kate.

. Mentre il COVID-19 ha intaccato le vendite della sorellanza, Sister Kate è fiduciosa che il suo esercito di suore new age possa affrontare la tempesta e uscire come un business migliore quando la pandemia sarà finita. Oltre ad espandere la sua sorellanza, dice che le piacerebbe iniziare a coltivare funghi medicinali e alcuni tipi di radici. Sogna anche di creare una hotline di soccorso per le donne che affrontano senzatetto, abusi o qualsiasi altro tipo di crisi. L’idea è che alla fine le Sisters of the Valley possano fornire anche una serie di servizi sociali.

“Siamo piccole in questo momento, ma abbiamo grandi sogni… Se qualcuno fosse venuto e si fosse preso cura di me, avrebbe fatto una grande differenza per me e per le molte donne che sperimentano l’essere buttate via «donne», dice suor Kate. “Quando dai a una donna una qualità di vita migliore, portano con sé gli uomini. Le donne non lasciano indietro gli uomini come una società patriarcale lascia indietro le donne. Semplicemente non accadrà”.

 

CBD in Gravidanza

Dubbi e vantaggi del CBD in Gravidanza

Uno dei periodi più belli ma anche più delicati della vita di una donna è sicuramente la gravidanza. Delicato perché durante i 9 mesi della gestazione, il feto, nell’utero della madre, attraversa tutti i passaggi di formazione e di sviluppo, che dipendono interamente dal corpo della madre per le sostanze nutrienti e difese immunitarie. Ed è per questo che insieme ai farmaci, sono sconsigliate anche sostanze come alcol, tabacco e droghe che possono causare problemi nel processo di sviluppo del bambino.

Dunque, fumare marjuana non legale in gravidanza può comportare danni irreversibili al sistema nervoso centrale del bambino, perché il principale ingrediente psicoattivo, il THC, può passare attraverso la placenta, raggiungendo il feto nel suo flusso sanguigno.

 

Cannabis light e gravidanza: quali sono i benefici

Durante i nove mesi della gravidanza, spesso non è facile trovare sollievo da alcuni disturbi fisici e psichiciquali acidità di stomaco, nausea, vomito, dolori articolari, ansia e stress. Tuttavia, nonostante molte future mamme soffrano di questi “inconvenienti” della gestazione, la somministrazione di farmaci (anche di uso comune) per curarli viene caldamente sconsigliata. Oggi, molti studi avvalorano la possibilità di ricorrere a un rimedio tutto naturale per risolvere tali problematiche: la cannabis light.

 

Disturbi del sistema digerente in gravidanza. Nausee e vomito

Molte donne, soprattutto nel primo trimestre dal concepimento, sono affette da un senso di disgusto continuo che spesso può portare ad acidità di stomaco, cattiva digestione, nausee mattutine e vomito. Si tratta di disturbi molto diffusi che possono presentarsi in maniera lieve e transitoria, oppure evolversi in forme gravi e persistenti, tali da portare addirittura a malnutrizione della madre e quindi anche del feto.

Ad esempio, nel caso dell’iperemesi gravidica, una forma acuta e incontrollabile di nausee e vomito, si possono presentare disidratazione progressiva, rapida perdita di peso, infossamento degli occhi, diminuzione della quantità di urine emesse, chetosi, anomalie del quadro elettrolitico e carenze nutritive. In Italia, questo disturbo colpisce ben tre donne incinte su quattro nel primo trimestre di gravidanza, ma attualmente il protocollo farmacologico per contrastarla non è privo di controindicazioni e a volte del tutto inefficace.

 

Come può aiutare la cannabis light in caso di vomito e nausea gravidica?

La cannabis light può diventare un valido aiuto in caso di acidità di stomaco, nausee e vomito in gravidanza, anche nelle forme più serie.

In alcuni Paesi dove le terapie a base di cannabis sono ampiamente validate e sfruttate, la cannabis terapeutica è attualmente prescritta dai ginecologi per il suo effetto di antiemetico naturale, stimolatore dell’appetito, rilassante e analgesico.

Agendo prevalentemente sul sistema endocannabinoide, composto da una rete di recettori distribuiti nelle cellule di tutto il corpo, la cannabis light stimola importantissimi processi fisiologici di tipo antinfiammatorio e miorilassante.

Se il sistema digerente non è più infiammato, lo stimolo della nausea cala in modo repentino e ritorna l’appetito per la madre che introduce nuovamente e senza più problemi tutti gli elementi essenziali per garantire la propria salute e quella del proprio bambino.

 

Dolori in gravidanza e cannabis light

Le donne in “stato interessante” possono ritrovarsi ad affrontare anche altri sintomi spiacevoli, come dolori cronici di tipo muscolare e/o osteoarticolare. È noto che la cannabis light sia in grado di alleviare, almeno parzialmente, queste condizioni: il cannabidiolo (CBD) è, infatti, in grado di rilassare l’apparto muscolare, tanto che alcuni studi sostengono che potrebbe essere utile anche in caso di contrazioni.

Ad esempio, chi soffre di dolori muscolari può cospargere un balsamo, una crema o una lozione cutanea a base di olio di CBD al 100% direttamente sull’area interessata, anche in caso di emicrania. In questo senso, è opportuno ricordare che tutti i prodotti realizzati con canapa biologica offrono la garanzia dell’assoluta assenza di THC.

 

Alleviare ansia e stress in gravidanza con la cannabis light

Il periodo dell’attesa per una futura mamma può essere fonte di preoccupazione e quindi di ansia e stress. In gravidanza, ridurre gli stati d’ansia o depressione, lo stress, l’insonnia è possibile, anche senza dover necessariamente ricorrere a terapie farmacologiche. Un valido aiuto può senza dubbio essere rappresentato da prodotti a base di cannabis light come l‘assunzione di capsule, gocce, olio o tè di CBD.

Ovviamente, la combustione è un metodo di assunzione della cannabis assolutamente sconsigliato, soprattutto alle donne incinte, ma da molteplici studi clinici emerge che può eventualmente essere sostituito da vaporizzazioni o ingestione tramite cibo o estratti. In ogni caso, prima di qualsiasi assunzione è necessario consultare uno specialista.

 

Le possibili controindicazioni all’uso di cannabis in gravidanza

La ricerca non si è espressa definitivamente su questo argomento così delicato, nonostante ci siano diversi studi all’attivo che ipotizzano un livello di controindicazioni per lo sviluppo del feto che parrebbe sfiorare lo 0%.

L’uso di CBD nelle donne in gravidanza, secondo gli studi scientifici più recenti, non è connesso all’insorgenza di patologie, malformazioni o deficit di crescita del feto: i bambini nati da madri che, sotto controllo medico hanno assunto cannabis, non sono risultati diversi dagli altri bambini nati da madri che non erano state sottoposte a trattamenti di questo tipo.

La cannabis light sembra dunque rappresentare un’alternativa sicura per le donne in gravidanza che necessitano di un aiuto contro tutti quei disturbi strettamente legati a questo periodo tanto importante della vita.

. Dubbi e vantaggi del CBD in Gravidanza .

Che cosa sono i Terpeni?

Che cosa sono i Terpeni?

 

 

Vengono prodotti da molte piante, soprattutto conifere e da alcuni insetti, sono i componenti principali delle resine e degli oli essenziali delle piante, miscele di sostanze che conferiscono a ogni fiore o pianta un caratteristico odore o aroma. Rappresentano anche i precursori biosintetici degli steroidi e dei carotenoidi. Molti aromi usati nei cibi o nei profumi sono derivati da terpeni o terpenoidi naturali.

 

Perché le piante producono composti aromatici come i terpeni?

Come spesso accade nel mondo vegetale, i terpeni sono utilizzati dalle piante per difendersi dai predatori.

Emettendo un aroma pungente, le piante possono respingere alcuni insetti, ma possono anche attirare gli insetti benefici di cui hanno bisogno per l’impollinazione.

Tali composti chimici contribuiscono dunque a svolgere funzioni di rilievo all’interno della pianta di cannabis, rappresentando le basi per costituire molecole più complesse e fondamentali per il corretto equilibrio metabolico della stessa, quali ad esempio ormoni stimolanti, vitamine, pigmenti, steroidi, resine e addirittura i cannabinoidi, rappresentando altresì una vera e propria barriera difensiva, data dal caratteristico odore pungente, contro eventuali parassiti, insetti e funghi.

Proprio l’eterogeneità della composizione dei terpeni all’interno della cannabis, rappresenta un valido parametro, per definire nel dettaglio quelli che possono essere i differenti biotipi della specie. Un esempio è dato dal ceppo Indica, dove prevale la presenza di β-mircene, α-pinene e limonene, comparato al ceppo Sativa che al contrario presenta un profilo terpenico notevolmente più complesso e variegato.

La quantità e il tipo di terpeni che una pianta di cannabis produce dipende da vari fattori. La stessa varietà non necessariamente produce sempre gli stessi composti aromatici. Ciò può dipendere da fattori come il clima, il suolo e i fertilizzanti utilizzati, l’età della pianta, e altri elementi.

Al giorno d’oggi, abbiamo scoperto circa 100 terpeni diversi nella marijuana. Ogni varietà ha i suoi particolari tipi e combinazioni di terpeni in varie concentrazioni.

 

 

Come Agiscono i Terpeni?

I terpeni agiscono in una miriade di modi. Oltre ad arricchire l’esperienza con sapori ed odori molto piacevoli, queste molecole svolgono anche un ruolo importante negli effetti di ciascuna varietà.

Gli scienziati che studiano la cannabis hanno identificato un’interazione tra terpeni e cannabinoidi. Le molecole di queste due famiglie sembrano lavorare insieme per produrre maggiori benefici, un fenomeno noto come effetto entourage.

Ad esempio, il limonene, il cariofillene ed il pinene lavorano fianco a fianco con il THC per produrre diversi benefici, mentre il CBD e il linalolo hanno una speciale relazione sinergica. Ma i terpeni possono anche produrre effetti da soli. Numerosi studi hanno infatti confermato che queste molecole possono generare affascinanti effetti a prescindere dalla presenza dei cannabinoidi.

 

Come Possono Essere Assunti i Terpeni?

I terpeni della cannabis vengono assunti principalmente fumando o vaporizzando. Ogni boccata di fumo o vapore di infiorescenze o estratti di cannabis trasporta una miriade di terpeni nei polmoni, da dove poi passano rapidamente nel flusso sanguigno.

I terpeni sono molecole volatili, il che significa che si degradano a temperature relativamente basse. Per questo motivo, la vaporizzazione è il migliore strumento per mantenere intatti tutti i terpeni. I vaporizzatori funzionano tramite riscaldamento a conduzione, a convezione o una miscela dei due. Inoltre, i vaporizzatori più moderni consentono di modificare le impostazioni di temperatura con incrementi di un solo grado. Poiché i vari terpeni hanno diversi punti di evaporazione, questi dispositivi consentono ai consumatori di puntare solo a specifici terpeni.

Inoltre, possono essere utilizzati secondo differenti modalità e dosaggi, preferibilmente in purezza: trovano ampio riscontro se addizionati a cibi e bevande, esattamente come aromatizzanti utilizzando 2 gocce per alimento. Diversamente possono essere diluiti anche in alcool, olio di oliva o di cocco ad esempio, nella proporzione di 3 -5 gocce ogni 100ml di liquido. Di norma ogni goccia contiene circa 50mg di terpene e trattandosi di un concentrato puro, necessita di essere maneggiato con cura per evitare irritazioni alla pelle o alle mucose.

 

 

Effetti terapeutici dei terpeni della Cannabis:

Associati alla cannabis, a prescindere se ci si trovi in presenza di infiorescenze o cristalli o oli, i terpeni tendono a definire il cosiddetto “effetto di entourage” in grado di descriverne perfettamente l’associazione con i cannabinoidi, elementi dominanti nella cannabis. Tale termine indica un aumento in termini di efficacia dell’erba e un significativo miglioramento di quelli che ne sono gli effetti terapeutici, derivati proprio dall’associazione terpeni-cannabinoidi. Tale azione complementare può quindi rafforzare in maniera significativa il livello terapeutico dei preparati ed ampliandone ovviamente il campo di utilizzo.

Terpeni differenti possono inoltre essere associati in modo tale da toccare simultaneamente molteplici problematiche: linalolo mircene se assunti in sinergia offrono una marcata azione sedativa e calmante, utile anche nel trattamento di patologie causa di convulsioni, azione resa ulteriormente più efficace se al tutto viene addizionato ad esempio il terpinolene. Se al contrario è necessario promuovere l’energia e la vitalità, favorendo comunque la concentrazione e la resa cerebrale, limonene pinene rappresentano la soluzione più indicata. Quest’ultimo tuttavia, complice la sua spiccata azione anti-infiammatoria, può essere assunto unitamente al beta-cariofillene mentre lo stesso limonene, spesso risulta risolutivo nel trattamento di problematiche e sintomatologie a carico dell’apparato gastro-intestinale.

“Carne di Canapa” – alternativa vegetale

“Carne di Canapa” – alternativa vegetale sul mercato

Esistono nel mondo contemporaneo le alternative vegetali alla carne animale, con proprietà da superfood che troviamo sempre più sugli scaffali dei supermercati.

 

 

Già da tempo in America la carne animale trova i suoi corrispondenti vegetali a base di canapa per far fronte alla folla sempre più ampia di persone vegane e vegetariane o persone che sostengono uno stile di vita rivolto alla natura e all’amore che hanno per essa.

Parliamo del fenomeno che prende il nome di carne vegetale, carne finta, alternativa vegetale alla carne, o carne coltivata, tutte perifrasi che stanno ad indicare prodotti di origine vegetale, trasformati per fare in modo che l’aspetto, e in alcuni casi anche il sapore, sia quello di una bistecca, di un hamburger, di salsiccia o carne macinata.

In Italia ancora non troviamo prodotti pronti così ricercati ma, da qualche anno a questa parte, sugli scaffali dei supermercati, sono sempre più numerosi i prodotti che utilizzano semi o farina di canapa: dalla pasta ai biscotti, dalle salse ai dessert.

Un prodotto interessante, per preparare “Carne di Canapa”, che si può trovare sul mercato è un Preparato per Burger Vegano con Canapa e Semi Misti Bio, prodotto dalla ditta Sapore di sole.

Qui parleremo invece di come la canapa può sostituire la carne animale, non solo per una questione di impatto ambientale, poiché la canapa ha costi e modalità di produzione ridotti rispetto ad altri alimenti, ma anche perché ha un apporto proteico molto simile a quello della carne animale.

Ad una prima occhiata potrebbe ingannare anche i carnivori più convinti, ma in realtà si tratta di canapa.

 

Un prodotto a base di canapa?

“Carne di Canapa” – alternativa vegetale sul mercato –

 Non si tratta solo di dare una risposta alle esigenze di una fetta di mercato specifica, intolleranti o vegetariani ma di sondare le protettive attuali e future dell’uso delle fibre di canapa a fini di alimentazione umana, poco impattante sull’Ambiente e di grande visione circa la lucrosità ottenibile nel futuro recente, forme di investimento importanti e redditizie, dunque.

La carne alternativa è la nuova frontiera dei cosiddetti nuovi alimenti.

 

Una realtà vegan sul mercato:

“Carne di Canapa” – alternativa vegetale sul mercato –

Un’azienda neozelandese ha lanciato quest’anno il primo di questi prodotti a base di canapa coltivata localmente.

Parliamo di Sustainable Foods, che già vende prodotti di questo tipo a base di soia, e che ha annunciato il lancio della linea a base di canapa che sarà commercializzata dal loro brand, Craft Meat Co, dopo un’accurata ricerca e dedito lavoro a fianco dei ricercatori del Riddet Institute della Massey University, per creare un prodotto buono, salutare e con a cuore il futuro ambientale.

 

 

Che gusto ha un burger alla canapa?

“Carne di Canapa” – alternativa vegetale sul mercato –

L’hamburger è simbolo del fast food per eccellenza. Cibo da mangiare rapidamente, cibo che appaga, ma anche cibo spazzatura in molti casi, soprattutto se la qualità della carne è scadente. Se vi dicessero che esistono alternative più salutari del classico hamburger del fast food, a base di canapa ma con un aspetto e un gusto del tutto simili… lo provereste?

Non intendiamo convincervi a diventare vegetariani o vegani ma soltanto a prestare attenzione a ciò che mangiate. In questo senso, la canapa si rivela un perfetto alleato nel mantenere il vostro organismo in buona salute.

Sono ormai molte le alternative vegetali alla carne e la canapa può essere un ingrediente gustoso che si presta bene a questo proposito… ad esempio sotto forma di “carne” macinata e, quindi, burger o polpette.

Sempre nell’ottica di mantenere uno stile di vita salutare, occorre nutrirsi di cibi che apportino un sufficiente quantitativo di proteine.

 

semi di canapa sono tra i cibi che contengono livelli di proteine simili alla carne di manzo e agnello: il 25% delle calorie deriva infatti dalle proteine. 30 grammi di semi di canapa o 2-3 cucchiai da tavola contengono 11 grammi di proteine.

Sono una fonte di proteine completa, una qualità molto rara nel mondo vegetale, inoltre contengono tutti gli amminoacidi essenziali, sono ricchi di “grassi buoni”minerali e vitamine. Sono una buona fonte di potassio, magnesio, sodio, calcio, zinco.

Contengono anche parecchie fibre, a differenza della carne, il che li rende più digeribili dei legumi e di altre proteine vegetali.

 

Legalizzazione e consumo giovanile

Legalizzazione e consumo giovanile

 

Sfatiamo un mito: la legalizzazione NON aumenta il consumo degli adolescenti

 

 

 

La legalizzazione della cannabis non fa aumentare il consumo tra gli adolescenti. A sfatare il falso mito i dati raccolti nei paesi e negli stati dove l’utilizzo per scopi ricreativi è legale e regolamentato.

Le ricerche che hanno sfatato il mito

Secondo uno studio pubblicato dalla rivista accademica JAMA Network, nei territori statunitensi dove l’uso ricreativo della sostanza è stata regolamentata, il consumo da parte degli adolescenti è diminuito quasi del 10%. In particolare, si è registrato un calo dell’8% nell’uso sporadico e del 9% in quello frequente. La variazione, invece, è risultata appena accennata negli stati che hanno legalizzato al solo uso medico e terapeutico.

L’analisi, condotta da un team di ricercatori provenienti da quattro diverse università americane (la Montana State University, la University of Oregon, la University of Colorado e la San Diego State University) ha dimostrato, dati alla mano, come la legalizzazione abbia avuto un effetto positivo sul consumo giovanile.

Complici, in questo contesto, i punti vendita autorizzati, come il Canapè, che possono effettuare maggiori controlli sull’identità richiedendo i documenti e la maggiore età dei propri clienti, e la scomparsa del cosiddetto “effetto tabù” e del suo fascino.

I dati analizzati non sono nuovi a Washington. I valori, infatti, sono stati raccolti attraverso gli Youth Risk Behaviour Surveys (YRBS), ossia le indagini biennali americane promosse dalle agenzie governative e dedicate ai rischi per la salute degli adolescenti. Per questa ricerca, in particolare, sono stati studiati i comportamenti degli studenti delle scuole superiori in un periodo che va dal 1993 al 2017.

Ora che gli Stati Uniti si avviano verso la legalizzazione federale della cannabis, allineandosi con i 14 stati a stelle e strisce dove il consumo è già legale, la situazione economica e sociale del paese potrebbe evolvere ulteriormente.

La legalizzazione e i problemi comportamentali dei giovanissimi

Tra i primi a subire gli effetti positivi della legalizzazione i giovanissimi. Dalle stesse ricerche, infatti, è emerso che l’utilizzo ricreativo della marijuana ha avuto un calo sopra la media tra i più piccoli, ossia tra gli studenti di età compresa tra i 13 e i 14 anni. La riduzione è pari al 25%.

In molti di questi casi, l’utilizzo ricreativo della marijuana è spesso legato alla ricerca di attenzioni e al mettere in atto comportamenti sociali considerati devianti o problematici per definire il proprio status. La legalizzazione, invece, elimina il “fascino del proibito” nonché l’opportunità di sfidare l’autorità, sia essa genitoriale o statale.

La legalizzazione e la criminalità

Non solo la diminuzione dei consumi, la legalizzazione favorisce, sul lungo periodo, anche la riduzione di altri rischi e problemi legati allo spaccio o ai disturbi comportamentali come risse e uso e detenzione illecita di armi.

Dagli Stati Uniti arrivano dati positivi anche in questo contesto. Nei territori dove sono stati legalizzati sia l’utilizzo ricreativo che quello medico si sono infatti registrate sensibili diminuzioni dei reati, in particolare di quelli violenti.

È il caso dello stato di Washington, primo tra i territori a stelle e strisce a legalizzare l’uso ricreativo della sostanza il 6 dicembre 2012. All’interno dei suoi confini, infatti, da quel giorno si è registrato un calo del 30% in termini di stupri e del 20% per quanto riguarda i furti, anche e soprattutto tra i giovani.

A questo si aggiunge l’aspetto economico. A un anno dalla legge, infatti, lo stato di Washington ha incassato oltre 70 milioni in più di tasse. Una crescita che conferma le prospettive di molte altre zone del mondo sempre più vicine alla legalizzazione come il Messico e l’Italia, che, secondo le ultime stime, con la legalizzazione guadagnerebbe almeno 8 miliardi di euro l’anno.

 

Cos’è il CBG o Cannabigerolo?

Cos’è il CBG o Cannabigerolo?

 

Cannabis Terapeutica – Il futuro è nel CBG

Chi conosce un minimo la cannabis sa che contiene oltre cento molecole, ognuna delle quali ha specifiche proprietà, molte ancora necessitano ancora di studi approfonditi.

I composti, però che sono ben conosciuti e studiati sono il Cannabidiolo (CBD) non psicoattivo, il Tetraidrocannabinolo (THC) e recentemente agli onori della ribalta proprio il Cannabigerolo (CBG). Quest’ultimo sembra poter avere un notevole potenziale terapeutico.

Il cannabigerolo o CBG è un fitocannabinoide non psicoattivo naturalmente presente in piccole quantità nella pianta di canapa.

 

Cos’è il CBG, il cannabinoide madre

Il CBG (scoperto per la prima volta nel 1964 dallo scienziato Y.Gaoni, deriva dall’acido cannabigerolico (CBGa) che è il primo cannabinoide prodotto nella pianta di canapa, da cui a loro volta attraverso un processo enzimatico si formano i tre principali acidi che si trovano nella pianta ovvero: THCA, CBDA e CBCA e da cui poi tramite decarbossilazione si ottengono THC e CBD e CBC.

Dunque, ecco perchè il CBG viene definito la madre di tutti i cannabinoidi. In ogni caso è stato rilevato che il CBG è presente in particolari concetrazioni in alcuni tipi di cannabis Sativa L., quelle più fibrose che solitamente sono povere di THC e hanno invece maggior concetrazioni di altri cannabinoidi non psicoattivi.

 

CBG e CBD differenze tra i due cannabinoidi

CBD e CBG sono due cannabinoidi presenti in quantità differenti nella pianta di canapa e sono due composti diversi tra loro, hanno caratteristiche simili quando si parla di alcuni effetti, infatti sembrano entrambi essere un valido aiuto contro il dolore e l’infiammazione.

Il CBG però, appare ancora più efficace del CBD per quanto riguarda il rilassamento dei muscoli, e sembra dare maggior sollievo alle contrazioni muscolari.

 

Come agisce il CBG nel nostro corpo?

Nel nostro corpo sono presenti degli endocannabinoidi (particolari lipidi bioattivi) che interagiscono attraverso il sistema endocannabinoide con i recettori CB1 e CB2, uno di questi edocannabinoidi è l’anandamide e, sembra che il CBG, in particolare, aumenti proprio la produzione di questo specifico lipide.

L’anandamide tra le altre cose svolge un’azione regolatrice del sonno, dell’appetito e della memoria, e agisce direttamente sui recettori CB1 e CB2, in particolare le ultime ricerche sembrano confermare che l’anandamide si lega ai recettori CB1, e agisca come blocco alla proliferazione delle cellule che si verifica nell’organismo quando vi è presente una patologia aggressiva.

Se quindi si riuscisse a far produrre al corpo una maggiore quantità di questo endocannabinoide, potrebbe essere un ottimo aiuto nel contrastare alcune malattie.

 

Potenzialià del CBG e i suoi effetti

Già in passato sono stati condotti alcuni studi che hanno portato a evidenziare come il CBG possa avere effetti miorilassanti ovvero, proprietà muscolo rilassanti, effetti analgesici e potenziali effetti antinfiammatori.

Sempre recentemente, uno studio realizzato dai ricercatori dell’Università di Napoli , ha evidenziato gli effetti positivi che il CBG potrebbe avere nel contrastare le patologie relative a infiammazioni dell’intestino, quindi sempre relativamente all’importanza di questo cannabinoide a livello antinfiammatorio.

Il Cannabigerolo sembra avere potenzialità benefiche nelle seguenti condizioni:

  • Malattie infiammatorie intestinali.
  • Glaucoma. A differenza del CBD che invece non sembra essere indicato per questo disturbo, il Cannabigerolo al contrario potrebbe essere efficacie per alleviare i sintomi di questa malattia.
  • Disfunzioni della vescica. Alcuni cannabinoidi sembrano influenzare le contrazioni della vescica.
  • Malattia di Huntington. Secondo uno studio del 2015 che il CBG sia un valido aiuto nel trattamento di altre condizioni neurodegenerative e in generale contribuire a un miglior funzionamento del sistema nervoso.
  • Infezioni batteriche.
  • Cancro.  il CBG potrebbe avere effetti positivi nella riduzione della crescita delle cellule cancerose e di altri tumori.
  • Perdita di appetito. Uno studio del 2016 ha suggerito che tra gli effetti positivi del CBG ci sia quello di stimolatore dell’appetito. Le sostanze chimiche che stimolano l’appetito potrebbero essere usate per aiutare coloro che hanno condizioni come l’HIV o il cancro.

Infine, possiamo aggiungere anche che un particolare molto importante è la combinazione di CBG con il CBD, infatti i due cannabinoidi insieme rafforzano l’effetto entourage, quindi se siete consumatori di CBD sicuramente un boost di CBG potrà sicuramente portare a una sinergia dei due composti.

Da Canapè potete trovare una varietà di Cannabis Light ricca di CBG, chiamata ACDC.

ERBA IN CUCINA – Cracker Cuor di Canapa

ERBA IN CUCINA – Cracker Cuor di Canapa

Facilissimi da realizzare. Buonissimi da gustare da soli come uno spuntino o condivisi in un aperitivo. Ho ideato questa ricetta per chi come me adora sgranocchiare e gustarsi un momento di sano benessere.

I cracker sono dei validi sostituti di prodotti da forno come il pane, per la colazione insieme a un poco di marmellata, per accompagnare secondo piatti, contorni, zuppe e salse. Solitamente vengono preferiti per la loro croccantezza, leggerezza e praticità. Sono più digeribili perché non contengono lieviti e si mantengono per molti giorni se posti in appositi contenitori ermetici a temperatura ambiente.

Le versioni industriali che si acquistano nei super mercati contengono una elevata quantità di sale e grassi idrogenati, perciò dopo alcune ricette trovate sul web ho deciso di farmene una propria con farine integrali, olio extravergine di oliva, semi di lino e la mia amatissima Farina di Canapa. 

Ovviamente, essendo vicini alla più romantica delle feste, ho deciso di dare la forma e chiamare questi cracker Cuor di Canapa, perfetti per un momento di amore e condivisione. Possono essere accompagnati da qualsiasi pietanza dolce o salata, proprio perché la quantità di sale si combina così bene in entrambi i casi esaltandone i sapori.

Inoltre per chi segue un regime alimentare vegano, vegetariano o proteico, deve saper che la farina di canapa (Cannabis Sativa) ottenuta dalla macinazione dei semi di canapa consente di apportare una notevole quantità di fibre (33%), proteine (28%) ed una minor quota di carboidrati (-44%) rispetto alle classiche farine integrali o di differenti cereali.

INGREDIENTI PER 10 PORZIONI:

  • 140 g di farina di farro
  • 140g di farina integrale
  • 70 g di farina di semi di canapa
  • 60g di olio extravergine di oliva (per un sapore meno inteso si può optare per l’olio di semi di girasole)
  • 20 g di semi di lino
  • 150 g di acqua
  • 2 cucchiaini di sale

PROCEDURA:

In una ciotola bella capiente unire tutte le farine, i semi e il sale. Mescolare bene fino ad ottenere una miscela omogenea.

Aggiungere l’olio e impastare aggiungendo un poco alla volta dell’acqua tiepida fino ad ottenere un impasto liscio, morbido ma non appiccicoso.

Lasciare riposare in una ciotola coperta con pellicola per almeno 30 min, a temperatura ambiente.

Stendere l’impasto a spessore di 3 mm circa con un matterello, su un piano di lavoro infarinato, o tra due fogli di carta forno per far si che non si attacchi al matterello.

A questo punto entra in gioco la vostra fantasia!

Date la forma che più vi piace e posizionate i vari tagli su delle teglie con carta forno cercando di mantenere una distanza tra un cracker e l’altro. Spennellare la superficie con un po di olio per far si che formino una crosticina ancora più croccante.

Cuocere a 170° C per 15-20 min a forno ventilato e far raffreddare bene prima di servire.

 

VALORI NUTRIZIONALI A PORZIONE:

  • 145 Kcal 
  • 21 g Carboidrati
  • 5 g Grassi
  • 3 g Proteine

 

 

Canaplastica – sostituto della plastica

E’ chiaro che il nostro uso eccessivo di plastica nella vita di tutti i giorni sta avendo un impatto devastante sul nostro pianeta. La maggior parte delle materie plastiche prodotte oggi sono prodotte utilizzando composti a base di petrolio che rilasciano gas nocivi nell’atmosfera. Le soluzioni per i rifiuti sono inefficienti e i sottoprodotti dannosi intossicano la nostra terra, l’acqua e la fauna selvatica. In un momento di cambiamenti climatici senza precedenti e di accelerazione del rischio di estinzione, dobbiamo stabilire approcci ecocompatibili alla plastica per contribuire a ridurre la nostra impronta negativa su questo pianeta.

 

 

 

Una normativa europea impone una drastica riduzione, in tempi brevi, dell’uso di plastica usa e getta. La canapa è già una valida alternativa per passare dalle parole ai fatti. Da tener ben presente che a partire dal primo gennaio 2021 nell’Unione europea entrerà in vigore il divieto all’utilizzo delle stoviglie in plastica monouso e di altri prodotti in plastica e quindi le stoviglie biodegradabili in canapa e la bioplastica più in generale, potrebbero diventare una valida alternativa.

 

Insomma, una soluzione pronta, pulita ed economica esiste già e risolverebbe non pochi problemi. Quando si parla di ambiente, inquinamento, clima, spesso si sentono pronunciare tante belle parole, ma si fatica a vedere i fatti. Forse sarebbe ora che qualcuno si svegliasse e desse seguito ai buoni propositi.

La canapa è lì, ansiosa di dare una mano al nostro pianeta. 

Le bioplastiche non richiedono né nuove infrastrutture né lo sviluppo di nuove tecnologie. La legalizzazione della canapa industriale renderebbe disponibile una gran quantità di materie prime per produrre le bioplastiche rinnovabili.

Queste, infatti, sono sviluppate per funzionare con le attrezzature esistenti per lo stampaggio in 3D ad iniezione. Possiedono la versatilità delle materie plastiche a base di petrolio. Possono formare praticamente qualsiasi tipo di imballaggio, pezzo di arredamento, prodotti usa e getta, attrezzatura medica, scocche, strumenti musicali e altro ancora. Si tratta di un composto di cellulosa, olio, fibre naturali completamente biodegradabile, riciclabile ed esente da tossine.

La bioplastica di canapa è quindi già una realtà, e non solo nei grandi Paesi industrializzati come Canada e Stati Uniti, ma anche qui in Italia. Nel 2015, in Sicilia, è stata fondata una piccola impresa, la Kanesis, creata da uno studente di Ingegneria, Giovanni Milazzo, che ha brevettato un materiale plastico simile al polipropilene, ricavato dagli scarti di lavorazione della canapa. Il risultato è un composto di fibre naturali biodegradabile, riciclabile ed esente da tossine, prodotto a prezzi concorrenziali rispetto alla comune plastica.

Per ora l’azienda ha sviluppato un filamento in HempBioPlastic (Hbp) ad hoc per le stampanti 3D con tecnologia Fdm (Fused deposition modeling). “Il filamento in Hbp presenta notevoli vantaggi se paragonato ai diretti concorrenti nel settore quali l’Abs (Acrilonitrile Butadiene Stirene) e il Pla (Acido polilattico). Oltre al favorevole rapporto peso/volume (peso specifico inferiore), il filamento si presta agli utilizzi con tecnologia Fdm: i microgranuli di origine vegetale annegati nella resina termoplastica permettono infatti una migliore fusione e l’aderenza dei singoli strati di stampa”. Il pezzo tridimensionale stampato risulterebbe così più resistente, leggero e forse anche economico. Sempre che l’Italia torni a credere in una cultura come la canapa definita “la pianta dai mille utilizzi, dotata di importanti caratteristiche a livello micro strutturale”.

 

BioPlastica di Canapa:

L’attenzione verso la sostenibilità e la canapa è sempre maggiore da qualche anno a questa parte, complice il boom del mercato della cannabis light e i cambiamenti climatici che rendono necessario un cambio di rotta verso uno stile di vita più sostenibile. Grazie a questo, seppur lento, cammino verso la tutela dell’ambiente e la riscoperta della canapa in Italia stanno crescendo molte aziende e iniziative che incentivano a percorrere questa strada.

La canapa bioplastica è un composito di fibre naturali a prezzi accessibili che può essere utilizzato per sostituire i materiali a base di petrolio. Biodegradabile, riciclabile ed esente da tossine – la bioplastica della canapa può aiutare ad affrontare molti problemi ambientali urgenti.

Le persone stanno sostenendo l’uso di questi additivi plastici ecologici per i suoi usi sostenibili, rinnovabili e in alcuni casi compostabili. Ci vogliono solo 3-6 mesi perché la plastica a base di canapa si decomponga rispetto ai 450 anni necessari per la plastica che troviamo nelle bottiglie d’acqua.

La plastica di canapa può essere cinque volte più rigida e 2,5 volte più resistente della plastica in polipropilene (PP). Inoltre, non pone i rischi per la salute e la sicurezza associati a determinate materie plastiche rinforzate con fibre di vetro.

Le materie plastiche della canapa sono ricavate dal gambo della pianta.

Il gambo fornisce un elevato numero di cellulosa che è necessario per la costruzione in plastica, fornendo sia la forza e la flessibilità. La cellulosa è il polimero organico più abbondante presente sulla Terra e svolge un ruolo fondamentale nelle pareti cellulari delle piante e in molte specie di alghe.

Aziende come Kanesis (Italia) e Zeoform (Australia) sottolineano alcune delle possibilità di utilizzo della canapa nella produzione di bioplastiche. Le loro tecniche innovative dimostrano la versatilità e le proprietà estetiche delle bioplastiche di canapa, sfruttando al contempo le proprietà ecologiche delle piante. Speriamo che continuino a spianare la strada a un maggior numero di aziende che vogliano costruire su questa visione.

 

BioCarburante alla Canapa

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“Perché esaurire le foreste che sono nate attraverso i secoli e le miniere che necessitano di molti anni per formarsi, se possiamo ottenere l’equivalente di una foresta e dei prodotti minerari attraverso la coltivazione annua dei campi di canapa?”

BioCarburante alla Canapa

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. La nascita dei biocarburanti:

 Fino alla fine del 1800 in America il combustibile più utilizzato era un derivato dell’olio di canapa. Non produceva scorie e le famiglie potevano produrlo in autonomia per alimentare le proprie lampade. In funzione della sua alta resa in massa vegetale, la canapa è considerata ideale per la produzione di combustibili da biomasse come l’etanolo, considerato il carburante del futuro. Questo tipo di carburante alternativo al petrolio può essere prodotto su larga scala attraverso processi di pirolisi o fermentazione, in assenza di ossigeno.

. Sono passati più di 70 anni da quando Henry Ford creò la Hemp Body Car:

La Prima automobile realizzata con carrozzeria in fibra di canapa ed alimentata con etanolo derivato sempre dalla canapa. Era il 1941 e il proibizionismo imperante ha provato a nascondere per quasi un secolo le virtù di questa pianta che erano già sotto gli occhi di tutti.

Oggi un’altra hemp car è tornata a sfrecciare sulle strade americane: è stata creata da un’azienda con sede in Florida, la Renew sport car. Si tratta di un’auto sportiva con la scocca realizzata al 100% in fibre di canapa e che può essere alimentata da biodiesel o etanolo e che quindi unisce la sostenibilità ad ottime prestazioni per quanto riguarda il motore e la velocità.

 

. Come si ottiene il biocarburante:

Dalla canapa è possibile ottenere anche una sorta di biodiesel di origine naturale che può essere sostitutivo parziale e per intero agli odierni gasoli, nafte e derivati. Il biodiesel deriva dalla transesterificazione degli oli vegetali effettuata con alcol etilico e metilico: ne risulta un combustibile puro, rinnovabile a bassissimo impatto ambientale, come per l’ etanolo.

Il suo rendimento per ettaro è, infatti, il più elevato tra le varie colture (in Italia, intorno alle 20 tonnellate in quattro mesi) anche in caso di condizioni climatiche sfavorevoli, e con un alto rendimento di biomassa.

. Vantaggi dei Biocarburanti:

Grazie alla sua elasticità e la capacità di inserirsi nelle colture esistenti in rotazione, la canapa ha una resa superiore rispetto alle altre colture energetiche. Uno tra i vantaggi offerti dalla canapa – oltre alla sua grande versatilità e la sua capacità di dare origine ad alimenti, tessuti e tanti altri prodotti naturali – è la capacità di crescere in un terreno meno fertile e su quei terreni definiti marginali, ovvero considerati qualitativamente inferiori. Una caratteristica considerata estremamente importante e per questo molto apprezzata.

La canapa richiede una fertilità del suolo che corrisponde all’incirca a quella del mais per poter crescere bene. Tuttavia, sia durante che dopo sia il suo ciclo di crescita, il 70% del fabbisogno dei nutrienti sarà riconsegnato al suolo e questo comporta una drastica riduzione di fertilizzanti necessari sul lungo periodo.

. La bioenergia: 

è attualmente la fonte più rapida di approvvigionamento di energia rinnovabile. Può diminuire la dipendenza dalle risorse fossili e può mitigare il cambiamento climatico. Ma alcune colture di biocarburanti hanno effetti ambientali sfavorevoli: usano troppa acqua e possono creare più emissioni di quante ne riducano. Questo ha portato ad una domanda di colture ad alto rendimento energetico e basso impatto ambientale. La produzione di biodiesel da olio di semi di canapa ha dimostrato avere un impatto ambientale globale molto inferiore rispetto al gasolio fossile.

 

 

 

 

 

Gli appassionati hanno promosso l’uso della canapa industriale per la produzione di bioenergia da molto tempo ormai. Con il suo potenziale alto rendimento di biomassa e la sua idoneità a inserirsi in rotazione nelle colture esistenti, la canapa potrebbe non solo essere complementare, ma superare le altre colture energetiche attualmente disponibili.

La produzione di etanolo è possibile da tutta la pianta della canapa e il biodiesel può essere prodotto da olio spremuto dai semi di canapa. L’utilizzo dell’etanolo comporta anche una sensibile diminuzione delle patologie che si possono ricondurre all’inquinamento.

In questo modo le coltivazioni – ma soprattutto l’atmosfera – ne traggono un enorme beneficio.

. Il biodiesel di canapa è uno dei combustibili più ecologici:

che siano mai stati prodotti: è biodegradabile, non contiene zolfo e in caso di combustione non produce le sostanze tossiche tipiche invece dei combustibili fossili. Essendo di origine vegetale non contribuisce quindi all’emissione di CO2 nell’atmosfera: potrebbe essere preso seriamente in considerazione come sostituto del diesel attualmente in uso, confermando ancora una volta le doti della canapa nel combattere l’inquinamento.

Immaginiamo un mondo senza petrolio. Un mondo senza plastica, asfalto, gasolio, benzina e tutti gli altri prodotti ottenuti mediante la raffinazione del petrolio. Un mondo basato sulle soluzioni, ecologiche, basato su menti ed intelletti nuovi, basato sulla libertà di pensiero.

Oggi assistiamo ad una progressiva riabilitazione della  canapa. Sempre più persone riconoscono nella canapa una risorsa naturale e sostenibile sulla quale oggi il mondo potrebbe basare una nuova economia.

. Verso un futuro e un mondo più sano:

Grazie al continuo supporto per la legalizzazione della canapa, insieme a una cultura che sta sempre più accettando la pianta di cannabis, stiamo assistendo all’inizio della rivoluzione della canapa.

Mentre il biocarburante di canapa non può risolvere l’intera crisi energetica (riteniamo che la risposta a questo problema richiederà molteplici soluzioni), può fornirci una grande fonte di combustibile rinnovabile oltre alle sue già utili applicazioni. L’unico vero inconveniente della canapa come biocarburante è la sua mancanza di competitività economica, a causa della sua ridotta scala di produzione.

Ma questo aspetto negativo si sta superando, mano a mano che nel mondo si sta cercando di legalizzare la cannabis, si rende anche la canapa industriale molto più accessibile. È la più economicamente efficiente e preziosa coltura energetica di cui disponiamo. Abbiamo una ottima soluzione a portata di mano per fermare la distruzione del nostro pianeta!

 

Cannabis Light – Perché meglio legalizzare

L’Europa anche in queste ultime settimane ha dato segnali inequivocabili sulla utilizzazione dei derivati della canapa, ma nel nostro Paese tira ancora un vento contrario e gelido che blocca ogni speranza per tutti quelli del settore di lavorare liberi da pensieri e timori di incappare nella ragnatela che alcuni irresponsabili tutori della legge ha tessuto. Ma la positività che sta alla base dell’idea di Green Economy spinge in molti a resistere e continuare alla lotta per la chiarezza e la legalità.

 

 

Più cannabis shop, meno mercato nero: la canapa light nuoce alla criminalità organizzata

 

È questa, in sintesi, la conclusione di uno studio condotto da tre ricercatori italiani e pubblicato sulla rivista European Economic Review, dalla ricerca, la prima di questo tipo nel nostro Paese, emerge che la legalizzazione della  cannabis leggera in Italia ha ridotto nel giro di poco più di un anno la quantità di marijuana spacciata e i relativi ricavi delle organizzazioni criminali.

I ricercatori parlano di un “effetto di sostituzione” inatteso nella domanda tra cannabis light e cannabis illegale. 

Quali sono i motivi del successo della canapa leggera?

Possono essere diversi: dal voler evitare effetti stupefacenti eccessivi, al preferire un prodotto dall’origine controllata. E, molto probabilmente, un ruolo di tutto rispetto è giocato dal non doversi rivolgere al mercato illegale per effettuare l’acquisto.

“La ricerca – spiegano gli autori – ha dimostrato come nelle province con maggiore concentrazione di rivenditori di canapa legale ci sia stata, a parità di operazioni di polizia, una riduzione delle confische di prodotti stupefacenti e una riduzione del numero di arresti per reati di droga”, e ha messo in evidenza che, nel breve arco temporale considerato, la legalizzazione della cannabis light ha portato a una riduzione di circa l’11% dei sequestri di marijuana per ogni cannabis shop.

Una percentuale che, tradotta in chili di cannabis illegale confiscata, sta a significare un calo dei sequestri di marijuana pari a 6,5 chili per ogni negozio specializzato in prodotti a base di cannabis.

Dati statici per fare chiarezza:

I risultati statistici dello studio consentono di calcolare le entrate perdute per le organizzazioni criminali.

Considerando che il numero medio di cannabis shop a livello provinciale è di circa 2,76 e che il prezzo della marijuana è stimato in 7-11 euro al grammo, le nostre stime sulle 106 province considerate implicano che le entrate perdute a causa della liberalizzazione della cannabis light corrispondano – solo per quanto concerne la marijuana, escludendo l’hashish e le piante di cannabis illegali – a circa 200 milioni di euro all’anno”.

I risultati ottenuti in termini di ricavi perduti da parte della criminalità organizzata appaiono invece interessanti se si considera che la cannabis light è un “sostituto” della cannabis illegale, poiché caratterizzata da “effetti ricreativi molto più bassi, dovuti alla percentuale minima di Thc in essa contenuta”, mentre il Thc presente nella marijuana da strada può arrivare a superare il 20%, con il noto “effetto sballo” che ne consegue.

“Questi risultati – scrivono – supportano l’argomentazione secondo cui, anche in un breve periodo di tempo e con un ottimo sostituto, la fornitura di droghe illegali da parte del crimine organizzato viene rimpiazzata dalla presenza di rivenditori ufficiali e legali”.

 

 

 

“La cannabis light potrebbe portare quasi un miliardo di euro di entrate in Italia”: le stime del MEF (Ministero dell’Economia e della Finanza).

Ci vorrebbe forse più coraggio, visto che in ormai 3 anni di utilizzo massivo da parte di diverse fasce della popolazione come professionisti, anziani e anche pazienti, non è stato registrato nemmeno un singolo problema di salute pubblica, per cambiare il paradigma e mostrare ai cittadini tutti i vantaggi che deriverebbero da questa operazione, ponendoci tra i principali produttori europei.

Parliamo di quasi un miliardo di euro: soldi che, in questa situazione economica, sarebbero ossigeno puro per gli agricoltori italiani, gli esercizi commerciali, e, appunto, lo Stato. Eppure, nonostante questo, anche l’ennesimo tentativo di regolamentare la filiera della cannabis light, per la quale manca solo la definizione dell’uso umano è saltato, per essere nuovamente riproposto.

La conclusione è che in questa situazione drammatica di emergenza sanitaria, i produttori di canapa non devono solo tenersi ben alla larga dal virus e dalle conseguenze economiche di questa pandemia, ma devono inventarsi soluzioni impossibili per commercializzare i derivati della canapa industriale che una legge (242/2016) gli avrebbe in teoria consentito di poter fare.