Piantare Cannabis in casa – Prima parte

Piantare Cannabis in casa – Prima parte

Oggi parliamo di come muovere i primi passi per ottenere una buona resa piantando Marijuana in casa.

Nello specifico vedremo quali sono le giuste mosse per far crescere una bella e sana piantina, così che possa soddisfare le nostre aspettative. Far nascere una pianta non è una passeggiata, ma con i giusti accorgimenti vi appassionerete così tanto da non poterne più fare a meno. L’autoproduzione è semplice e può offrire ottimi raccolti anche a chi non ha esperienza. Le uniche cose di cui avrete bisogno sono un minimo di conoscenza e sufficiente forza di volontà per seguire tutto il piano di coltivazione.

Ciò che veramente conta più di ogni altra cosa è il seme, scegliete la varietà che più vi aggrada a seconda del grado di intensità, delle dimensioni della genetica, della resa finale, del tempo di crescita e soprattutto del gusto. Noi di Canapè abbiamo alcune varietà molto interessanti di ottima qualità, sia autofiorenti che femminizzate regolari.

Il primo passo è scegliere se coltivare al chiuso o all’aperto.  La coltivazione outdoor vale la pena se il clima è caldo e le piante ricevono almeno 8 ore di luce solare diretta al giorno. L’indoor, invece, consente di coltivare 365 giorni all’anno.

Se scegliete di coltivare outdoor dovrete prestare la massima attenzione al clima e alle ore di luce, poiché se seminate troppo tardi i primi freddi invernali potrebbero rovinare le piante ormai vicine al raccolto, se seminate troppo presto le varietà fotoperiodiche cresceranno in fase vegetativa per lunghi periodi di tempo, fino a quando il naturale ciclo giorno-notte si avvicinerà alle 12 ore di luce e 12 di buio, innescando la fioritura. I coltivatori indoor, invece, hanno il totale controllo sui cicli di luce.

Le piante di cannabis hanno bisogno di una forte luce solare. Se piantate in vaso potrete muovere più facilmente le piante in zone più soleggiate, in caso aumentassero le zone in ombra con l’avanzare della stagione. Inoltre, se il tempo dovesse peggiorare potrete riparare le piante al chiuso.

 

  • Lampade per coltivazione indoor:

Le tre parti principali che compongono un tradizionale sistema di illuminazione sono l’alimentatore, la lampada e il riflettore. È essenziale procurarsi un kit di illuminazione e un timer. Le lampade HID sono una fonte di illuminazione affidabile e dai costi ragionevoli. Gli alimentatori digitali dimmerabili da 400W e 600W sono un’ottima scelta se state progettando una coltivazione con un determinato budget, infatti, i micro-coltivatori che usano piccoli armadi o ripostigli dovrebbero accontentarsi di un sistema d’illuminazione da 250W, posizionando un estrattore all’altezza del riflettore per avvicinare la lampada alle piante e ridurre il calore in eccesso mantenendo sotto controllo le bollette della luce.

Le luci a LED sono la tecnologia di illuminazione per i coltivatori indoor del futuro, oggi già disponibili. Purtroppo, i migliori kit a LED sono costosi, ma quelli a spettro completo (Full Spectrum) possono essere usati per l’intero ciclo di vita delle piante di cannabis. Questo sistema di illuminazione di nuova generazione non richiede alimentatori, riflettori o lampade da sostituire tutti gli anni. Tra i loro principali vantaggi, le luci a LED non si surriscaldano e, rispetto alle lampade HID, emettono molta più luce che calore. I kit a LED di ultima generazione hanno un’aspettativa di vita di circa dieci anni e consumano il 50-75% in meno di energia rispetto alle lampade HID. Nel lungo periodo, le luci a LED vi faranno risparmiare sulla bolletta della luce.

Le lampadine CFL sono più indicate come luci supplementari durante la fioritura o come unica fonte d’illuminazione durante la fase vegetativa.  Non si surriscaldano, ma la loro luce non penetra come quella emessa dalle lampade HID o LED. Si possono mantenere molto vicine alle parti apicali per limitare il consumo energetico.

 

  • Substrato ottimale:

Una buona crescita viene definita dalla scelta del terriccio, poiché questo compromette l’iniziale espansione delle radici e la conseguente crescita della pianta. Le piante di cannabis possono crescere nei substrati più diversi. Acquistatene sempre di specifici per la cannabis nei grow shop. I terricci universali a lento rilascio dei centri di giardinaggio non sono adatti per la coltura della cannabis. I terreni sani non sono tutti uguali, ma ognuno ha delle caratteristiche comuni. Un terreno sano ha miliardi di batteri, enormi quantità di ife fungine, migliaia di protozoi e molti nematodi. Tutti questi organismi costituiscono il complesso ecosistema che caratterizza un terreno di alta qualità. La cannabis è come una spugna. Assorbe tutte le impurità nel terreno circostante e proprio per questo motivo, le tecniche di agricoltura biologica sono fondamentali nella produzione di piante consumabili dall’uomo. Noi consigliamo di acquistare un terreno ibrido tra terra, argilla e sabbia in modo da equilibrare l’idratazione e l’areazione del substrato.

Quando si coltiva cannabis, raggiungere il livello ottimale di pH nel terreno diventa essenziale. Le piante di cannabis tendono a dare il meglio di se stesse quando crescono in un terreno leggermente acido, con pH compreso tra 6 e 7. Il pH del vostro terreno può essere aumentato o diminuito aggiungendo materiali di origine organica direttamente nel suolo. Tuttavia, vi consigliamo di farlo al momento di preparare il terreno prima di piantare. Se il vostro terreno è troppo acido, potete usare le pietre calcaree (disponibili in polvere o granuli) o la cenere di legno per aumentare i livelli di pH del vostro terreno. Per diminuire il pH del terreno, provate ad usare lo zolfo. Anche in questo caso, dovrete aggiungerlo al suolo e avere un po’ di pazienza. Lo zolfo può richiedere mesi per abbassare il pH del terreno. Se volete risultati più immediati, usate il solfato di alluminio.

Ricordatevi che la qualità di una pianta di cannabis è sempre proporzionale alla qualità del terreno in cui cresce.

 

  • Germinazione dei semi:

– Esistono diverse tecniche per far germinare i semi di cannabis, come il popolare “metodo del tovagliolo di carta”. Si tratta di posizionare i semi tra un paio di fogli di carta assorbente e umida e chiudere il tutto tra due piatti o in un qualsiasi altro contenitore idoneo. In questo modo, eviterete di esporre i semi alla luce e potrete conservarli in un luogo caldo e buio. Controllate i pezzi di carta assorbente di tanto in tanto. Se si asciugano, inumiditeli con una spruzzata d’acqua. Nel giro di pochi giorni, i vostri semi dovrebbero germinare.

– La germinazione in torba (o dischetti jiffy) è un metodo estremamente valido per avviare lo sviluppo dei semi. Questi dischetti a forma di gettone vengono inumiditi e in pochi secondi si dilatano diventando più grandi e morbidi. La torba di cui sono fatti è tenuta insieme da una rete insolubile. Fate un piccolo buco in superficie e piantate i semi.

– Ma, il modo più semplice ed efficace per far germinare un seme è posizionarlo direttamente nel substrato di coltura. Basta posizionare il seme a circa 0,5cm di profondità nel terreno e coprirlo leggermente. Controllate l’ambiente e tenetelo caldo e umido, la temperatura ideale è a 20°C. Mantenete il terreno umido, ma non saturatelo, poiché il terreno saturo d’acqua può fare più male che bene. È possibile posizionare una lampada sopra il seme per fornire la temperatura adeguata per la germinazione. Non fate l’errore di aggiungere dei fertilizzanti pensando di nutrire meglio i vostri semi, perché il seme ha già in se tutti i valori nutrizionali ottimali per le prime due settimane. Nutrite la vostra piantina con acqua normale, ciò assicurerà lo sviluppo di forti radici e se proprio volete, potete utilizzare uno stimolatore di radici anche se non è assolutamente necessario.

 

Nel prossimo articolo continueremo a scoprire la successive fasi della pianta, dalla fase di crescita fino all’essicazione finale delle cime.

Autocoltivazione Cannabis

Autocoltivazione Cannabis – Continua la strada alla decriminalizzazione della coltivazione domestica.

 

Consentire ai consumatori di non rivolgersi alla criminalità, liberare forze dell’ordine e tribunali da inutili procedimenti,

separare il mercato della cannabis dalla altre sostanze stupefacenti e permettere anche a chi non riesce a ottenere la

terapeutica di potersi curare.

 

 

È passato ormai un anno da quando le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno dichiarato come non punibile penalmente l’auto coltivazione di cannabis quando questa è fatta con metodi rudimentali e per uso personale, ma una sentenza non basta per tutelare i nostri diritti, ancora rischiamo anni di processi. Alla camera dei deputati, tra gli esperti, è intervenuto anche il procuratore nazionale antimafia, Roberto Cafiero De Raho, il quale ha detto che:” Permettere l’auto coltivazione di cannabis toglierebbe un importante fetta del mercato delle organizzazioni criminali.”

Al contrario, tutti gli auditi hanno sollevato preoccupazioni rispetto al disegno di legge Molinari e alle prospettive di uno scenario in cui le sanzioni sarebbero inasprite. Si stima che oggi siamo in 100.000 a coltivare in Italia e lo facciamo per la nostra sicurezza e per la garanzia di consumare una cannabis di qualità.

Purtroppo, in questo lungo anno, il Parlamento non ha fatto nulla per recepire le indicazioni molto chiare che venivano dalla Corte di Cassazione ed è anche per questo che insieme a molte associazioni,  IOCOLTIVO.UE, una campagna di disobbedienza civile sull’autocoltivazione di cannabis, ha deciso di lanciare un appello al presidente della commissione giustizia, Mario Perantoni, e ai membri di quella commissione affinché facciano tutto il possibile per portare al voto, entro questa legislatura, un disegno di legge che è lì depositato ed è in discussione.

Il disegno di legge parla proprio di decriminalizzare la coltivazione di cannabis per uso personale. L’hanno depositato parlamentari di gruppi diversi, la prima firma è quella di Riccardo Magi, ed è un disegno di legge che potrebbe far cambiare subito alcune cose.

Prima di tutto che chi coltiva per il proprio uso personale non dovrà rispondere di accuse penali e amministrative, poi che il mercato delle droghe pesanti si separerebbe da quello delle droghe leggere, inoltre si alleggerirebbe le forze dell’ordine tribunale di moltissimi procedimenti inutili, ed infine, anche chi coltiva per alleviare i dolori delle proprie patologie, non dovrà rispondere come Walter de Benedetto, davanti ai tribunali, visto che il sistema sanitario nazionale non è ancora in grado di garantire a tutti la terapia di cui hanno bisogno.

È una grande occasione in questa legislatura per fare un passo avanti..

In Italia ci sono oltre 6 MILIONI DI COSNUMATORI di cannabis, di questi ben 100.00 decidono ogni anno di piantare un seme sul proprio balcone o all’interno del proprio giardino. Soltanto nel 2018 sono state sequestrate 532.176 piantine, il doppio dell’anno precedente. La regione con più sequestri è la Sicila, probabilemente per il clima particolarmente adatto alla coltivazione domestica di cannabis.

Cosa si intende per uso personale? 

Con la stessa decisione i giudici precisano che il reato di coltivazione di stupefacenti scatta a prescindere dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente. Tuttavia le Sezione unite fanno un distinguo proprio per la coltivazione domestica escludendo che questa rientri, alle condizioni ricordate, nell’ambito di applicazione della legge penale.

Cannabis terapeutica – ridurre i danni del Coronavirus

 

Il CBD può migliorare la sindrome da

distress respiratorio acuto (ARDS)

 

 

Nel precedente articolo abbiamo parlato di come il CBD agisce sul nostro sistema immunitario, basandoci su ricerche e studi fatti in America è stato verificato anche che, grazie al Cannabidiolo in forma acida, si riesce a contenere lo sviluppo di ARSD e le sue terribili conseguenze.

La normale influenza stagionale e l’infezione da Sars-Cov-2 (il virus responsabile della pandemia da Covid-19) hanno sia aspetti in comune che differenze, come recentemente sottolineato da un documento stilato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Tra le varie differenze, la principale è forse rappresentata dalla mancanza di terapie e di vaccini efficaci nel caso del Covid-19. Infatti, le situazioni di maggior pericolo sembrano derivare dall’aumento dei ricoveri ospedalieri, con conseguente diminuzione dei posti letto disponibili, soprattuto in terapia intensiva.

Mentre la pandemia da Covid-19 continua ad imperversare dovunque, la ricerca di metodi di cura e prevenzione efficaci prosegue senza sosta. Sono stati svolti molti studi clinici, uno dei quali ha portato a risultati davvero promettenti sull’efficacia del tetraidrocannabinolo (THC) nella sindrome da stress respiratorio acuto (ARDS). Un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del Dental College of Georgia dell’Università di Augusta (Stati Uniti) ha dimostrato che il CBD o cannabidiolo è in grado di invertire le gravi conseguenze dell’ARDS, una complicanza della COVID-19 che provoca danni ai polmoni e morte.

I dati mostrano che il Cannabidiolo (CBD), il principale componente non psicoattivo della Cannabis Sativa, potrebbe migliorare l’infiammazione e i danni respiratori associati al Covid-19. Questo effetto del CBD sembrerebbe il risultato dell’interazione con una molecola presente nel nostro organismo, l’apelina, un peptide endogeno implicato, tra l’altro, nella regolazione dell’immunità centrale e periferica e nella regolazione della pressione sanguigna.

 

STUDI E RICERCHE DEGLI ESPERTI DI CANNABIS:

 

 

Gli scienziati, coordinati dal professor Babak Baban, docente presso il Dipartimento di Biologia Orale e Scienze Diagnostiche, nel precedente studio “Cannabidiol Modulates Cytokine Storm in Acute Respiratory Distress Syndrome Induced by Simulated Viral Infection Using Synthetic RNA” pubblicato sulla rivista scientifica Cannabis and Cannabinoid Research avevano dimostrato l’impatto positivo del CBD in modelli murini (topi) con una forma di ARDS indotta.

Sulla scia dei risultati promettenti, gli scienziati hanno proseguito nelle loro ricerche, nel tentativo di verificare ulteriormente e comprendere il meccanismo d’azione del CBD. In questo nuovo studio, i ricercatori hanno scoperto che l’effetto anti-infiammtorio del CBD potrebbe essere dovuto all’interazione con l’apelina, una molecola normalmente presente nel nostro organismo. L’apelina è un peptide endogeno espresso principalmente nei polmoni, cuore, fegato, intestino, reni e nel Sistema Nervoso Centrale, che sono anche i distretti dell’organismo dove maggiormente è localizzato il Sistema Endocannabinoide.

Questa molecola agisce principalmente attivando il recettore APJ, che induce una diminuzione del fattore di trascrizione Nf-kB, con conseguente diminuzione del rilascio dei mediatori dell’infiammazione e del reclutamento delle cellule immunitarie.

L’apelina induce anche un effetto ipotensivo e questa azione sembra dovuta anche all’interazione con l’enzima ACE-2, espresso sulla superficie di molte cellule, in particolare quelle polmonari. Infatti, l’apelina e l’ACE2 normalmente lavorano insieme per controllare la pressione sanguigna. Quando la pressione sale oltre certi livelli, un aumento di espressione di entrambi può essere utile nel ridurre la pressione sanguigna e l’attività caridaca.

L’ACE-2 è però anche la porta di ingresso del Sars-Cov-2 nel nostro organismo. Il virus, infatti, possiede una proteina glicosilata che si lega all’ACE-2 e consente l’ingresso all’interno delle cellule.

Arrivando a fare un passo in più per spiegare che: “Dato che l’apelina è anche un substrato per l’ACE2, questi risultati possono essere particolarmente rilevanti per la gestione di COVID-19”.

I ricercatori avevano già esplorato le potenzialità della cannabis nel trattamento dell’ARDS studiando però il THC. “Il Δ9-Tetraidrocannabinolo previene la mortalità da sindrome da distress respiratorio acuto attraverso l’induzione dell’apoptosi nelle cellule immunitarie, portando alla soppressione della tempesta di citochine”: è il titolo di una ricerca appena pubblicata sull’International Journal of Molecular Sciences che è stata effettuata dai ricercatori dell’Università del Sud Carolina in Columbia e da quelli del Baylor College of Medicine di Huston. Così i ricercatori hanno scoperto che : “Il trattamento dei topi affetti da ARDS mediato dal SEB con THC ha portato ad una sopravvivenza del 100%, ad una diminuzione dell’infiammazione polmonare e alla soppressione della tempesta di citochine”. Esistono dati sperimentati di uno studio che individua il CBD come un componente efficace nel contrastare la tempesta di citochine causata dal Covid-19. Lo studio dei ricercatori dell’Università di Augusta in Georgia pubblicato su Cannabis & Cannabinoids Research suggerisce che il CBD può avere un impatto positivo sull’ARDS o sulla sindrome da distress respiratorio acuto – un sintomo pericoloso nel COVID-19 causato da una risposta infiammatoria.

Una delle complicazioni più serie della COVID-19, l’infezione causata dal coronavirus SARS-CoV-2, è rappresentata da una risposta immunitaria dell’organismo sproporzionata all’invasione delle particelle virali. In parole semplici, viene prodotto un numero enorme di proteine infiammatorie che sono in grado di danneggiare gli organi in modo irreversibile, e determinare così la morte del paziente. Possono essere più letali del coronavirus stesso, quando si innesca questa tempesta di citochine i pazienti presentano un versamento di liquido infiammatorio nei polmoni a causa delle lesioni della parete capillare, che rende necessaria la somministrazione di ossigeno.

 

 

Il legame tra infezione virale, apelina e CBD è, per ora, solo associativo, non causativo: non si sa se il virus o il CBD agiscano direttamente sull’apelina, o se ciò sia la conseguenza di altri meccanismi, come sottolineato dagli stessi autori della ricerca. In ogni caso, i dati dimostrano che durante un’infezione virale i livelli plasmatici di apelina calano vertiginosamente. Il CBD contrasta questa azione, riportando l’apelina a livelli normali ed  esercitando un forte effetto anti-infiammatorio tale da ridurre i danni polmonari causati dall’infezione virale, come nel caso del Covid-19. L’apelina potrebbe quindi rappresentare un target molecolare del CBD mai considerato prima d’ora. Come indicato, non sono chiari i meccanismi che permettono all’apelina di contrastare l’ARDS nei modelli murini, e non è ancora provato che sia proprio l’infezione virale a determinare il crollo nei livelli di questo peptide o se ci siano altre condizioni di fondo, pertanto dovranno essere condotti studi più approfonditi e naturalmente si dovrà passare alla sperimentazione clinica, cioè ai test sull’uomo. Nel caso arrivassero tutte le conferme del caso, potrebbero essere sviluppati agonisti sintetici in grado di aumentare i livelli di apelina – come quelli basati sul CBD – che potrebbero offrire benefici ai pazienti con COVID-19.

DOCUFILM sulla Cannabis

Il panorama cinematografico pullula di pellicole che vedono come protagonista proprio la cannabis: dalle commedie ai documentari, dai thriller ai film d’azione o biografici, la scena è straordinariamente ricca di storie in grado di illustrare il legame tra uomo e marijuana.

Ecco a voi una selezione di DocuFilm imperdibili sulla cannabis, da “assaporare” sul divano, certi che dalla visione, avrete modo di scoprire piacevoli sorprese, vivendo colpi di scena assolutamente inaspettati.

 

 

. DOCUFILM :

L’ERBA PROIBITA – 2002 – ITA – 94 min

Con un documentario History esplora la controversa storia della cannabis, indagando i motivi della sua proibizione, le polemiche intorno alla legalizzazione e gli utilizzi terapeutici, approfondendo il vasto mercato che la circonda.

Al di là delle questioni sull’uso come sostanza stupefacente, va considerato prima di tutto che è stata una pianta medicinale con alle spalle una storia millenaria, fermata solo dall’avvento del proibizionismo. Le ricerche sulle attività farmacologiche e sulle possibili applicazioni hanno dato il via ad una riflessione più ampia sulla questione della regolarizzazione.

 

 

 

SUPER HIGH ME – 2007 – USA – 94 min

Determinato a scoprire i reali effetti della marijuana sul corpo e sulla mente umana, il comico (e consumatore dell’anno) Doug Benson, documenta la sua personale esperienza di privazione per 30 giorni, facendoli seguire a 30 di abuso.

Sulla falsariga del noto Super Size Me il documentario vuole anche offrire il suo contributo al dibattito, e relativi scandali, sull’uso dell’erba a scopo medico e curativo che da qualche anno infiamma in California.

 

 

 

 

 

 

MARLEY – 2012 – USA – 145 min

Icona della musica reggae, Bob Marley continua a vivere grazie all’amore e all’ammirazione sconfinata dei fan di tutto il mondo che, dalla Giamaica all’Africa passando per l’America e l’Europa, ne mantengono viva la leggenda.

La sua musica e il suo messaggio trascendono le barriere culturali, linguistiche e religiose, echeggiando ancora oggi in tutto il mondo, con la stessa forza di quando lui era ancora in vita. Solo pochissimi musicisti hanno avuto un impatto così forte sulla cultura. Attraverso una ricostruzione dettagliata, frutto di anni di lavoro, il regista Kevin Macdonald ne rilegge il mito, focalizzando l’attenzione sugli implicazioni filosofiche e religiose che la figura di Marley impone.

 

 

REINCARNATED – 2012 – USA – 96 min

Snoop Dogg è uno dei simboli del gangsta rap, nonché uno dei volti più amati della scena hip-hop americana. Il 2012 è l’anno della conversione: dopo un viaggio in Giamaica il rapper abbraccia la religione rastafariana e adotta un nuovo nome, Snoop Lion.

Un’esperienza che presto conduce a un album dal titolo esplicito e dalle pesanti influenze reggae, insieme a questo accurato documentario omonimo di Andy Capper. Si segue Snoop Lion tra gli studi di registrazione e le strade di Trenchtown (dove il reggae è iniziato) e sulle montagne circostanti a fumare la buona marijuana che la Giamaica produce. Sullo sfondo la radicale povertà dell’isola, conflitti politici, l’influenza degli USA. Il passato di Snoop Dogg riemerge con le morti di amici (come Tupac Shakur), lo spaccio, il carcere, la musica. Prima di voltar pagina conclude: “Ero il re di quella merda”.

 

 

THE LEGEND OF 420 – 2017 – USA – 87 min

Le persone che sono nuove al mondo della cannabis probabilmente apprezzeranno questo documentario per la sua tematica generale.

Il film è abbastanza facile da seguire e fa un ottimo lavoro nell’illustrare la situazione generale della cannabis, il suo uso ricreazionale, il suo potenziale medicinale e le politiche che circondano la sua riforma.

In più, The Legend of 420 esplora alcuni degli impatti della cannabis nell’arte e cultura, attraverso interviste sul suo uso e l’influenza che ha sull’arte insieme ad artisti come Daniel ‘Dunkees’ Militonian, Melissa Etheridge e Jason Mraz.

 

 

 

 

GRASS IS GREENER – 2019 – USA – 96 min

Nel film, una leggenda dell’hip hop e sostenitore della legalizzazione di lungo corso come Fab 5 Freddy racconta la storia della marijuana negli Stati Uniti dalle ansie paranoiche e terroristiche degli anni Cinquanta fino agli sviluppi attuali, con la legalizzazione della marijuana ricreazionale in vari stati dell’unione, passando per la nascita delle subculture legate al fumo e la criminalizzazione su base razziale nata a partire dal contrasto alla droga. A dare il loro contributo a questo racconto, artisti come Snoop Dogg, i Cypress Hil, DMC, Doug E. Fresh, Chuck D, Damian Marley e Killer Mike, che non hanno mai fatto mistero del loro abituale consumo di cannabis.

 

 

 

BUONA VISIONE!

FILM imperdibili sulla Cannabis

Il panorama cinematografico pullula di pellicole che vedono come protagonista proprio la cannabis: dalle commedie ai documentari, dai thriller ai film d’azione o biografici, la scena è straordinariamente ricca di storie in grado di illustrare il legame tra uomo e marijuana.

Abbiamo scelto per voi una selezione di film imperdibili sulla cannabis, da “assaporare” sul divano in totale relax, certi che dalla visione, avrete modo di scoprire piacevoli sorprese, vivendo colpi di scena assolutamente inaspettati.

 

 

 

. FILM :

CHEECH AND CHONG’S UP IN SMOKE – USA – 1978

Questo è un grande classico del “cinema cannabico”. Cheech and Chong’s Up in Smoke è una commedia che offre scene alquanto esilaranti, con una vena ribelle e anti-sistema, girata con grande maestria. Siamo sicuri che anche le nuove generazioni di stoner potrebbero affezionarsi a questi film. Up in Smoke è un film a carattere “on the road”, in cui viene consumata un sacco d’erba e si ride grazie al più sottile umorismo “stoner”. Cheech Marin carica sulla propria macchina Tommy Chong, sul ciglio di una qualsiasi strada californiana.

Ciò che avviene dopo è una delle scene più divertenti della cinematografia da “stoner” mai girate all’interno di un’autovettura. Dopo aver deciso di fumare una canna enorme, la macchina inizia a riempirsi di fumo e si perdono in fantasiose discussioni, attirando l’attenzione della polizia. Si ritrovano così in Messico, ma trovano un modo per passare il confine alla guida di un furgone piuttosto bizzarro. Rientrati in territorio statunitense, incontrano due autostoppiste che decidono di unirsi al loro viaggio.

Una costante fuga da situazioni piuttosto assurde, intervallate da incontri esilaranti con le forze dell’ordine locali.

 

IL GRANDE LEBOWSKI – USA – 1998

Questo è sicuramente il film più significativo della storia del cinema “stoner”. Il Grande Lebowski merita di essere classificato al primo posto di questa Top 10 come il miglior film “stoner” mai girato. La storia tratta del “Drugo” (Jeff Bridges) e del suo amico Walter Sobchak, un personaggio ossessionato dalle armi. Se esiste un film assolutamente da vedere, questo è Il Grande Lebowski.

Il drugo, o Jeff Lebowski, è l’uomo più rilassato del pianeta terra. il narratore si riferisce a questo personaggio come “l’uomo più pigro della contea di Los Angeles”. Il drugo ama l’erba, fumare canne nella vasca da bagno e bere il suo cocktail favorito, il White Russian. Il film inizia con due gangster, al servizio di un grande magnate del porno, che confondono “il drugo” per il “Grande Lebowski”.

Quest’ultimo, apparentemente, deve molti soldi al magnate. I due gangster dimostrano fin da subito di non essere molto furbi e, quando scoprono di aver preso la persona sbagliata, è ormai troppo tardi e decidono di pisciare sul tappeto del drugo. Jeff Lebowski, però, non si lascia intimidire e decide di andare fino in fondo alla questione! Secondo il drugo “il tappeto teneva insieme la stanza”. Si tratta di una storia geniale e un eccellente film da vero “stoner”.

 

HALF BAKED – USA – 1998

Tipica commedia americana Anni ’90, “Half Baked” vede protagonisti Thurgood, Brian e Scarface che, a seguito dell’arresto del loro amico e coinquilino Kenny, accusato di aver ucciso Ranuncolo, il cavallo della Polizia, si trovano costretti a spacciare marijuana per radunare i 100.000 dollari stabiliti per il riscatto.

Allestiscono così il “Bravo Ragazzo”, una società di spaccio grazie alla quale lo stesso Thurgood riesce a conquistare un ambito posto di lavoro nell’industria farmaceutica. Tuttavia, sebbene la loro attività diventi particolarmente popolare, permettendo loro di rimediare clienti particolarmente famosi, i problemi e le vicissitudini non tardano ad arrivare. Ironico e divertente, è sicuramente un film da assaporare tutto d’un fiato!

 

 

L’ERBA DI GRACE – INGHILTERRA – 2000

Come sopravvivere alla crisi finanziaria, quando questa è causata da incalcolabili debiti? Ad insegnarcelo è Grace, protagonista dell’omonima pellicola: una signora di mezz’età, benestante e appassionata di “giardinaggio”, che risiede nel paradisiaco villaggio di Port Isaac in Cornovaglia. Ritrovatasi vedova, la donna viene suo malgrado a conoscenza dell’ingente deficit finanziario in cui il marito l’ha abbandonata.

Abituata alla classica vita da anziana casalinga, si vede costretta a ricorrere alla coltivazione di marijuana e alla relativa vendita per sopravvivere. Un’atmosfera e un contesto a dir poco surreale ma al contempo ironico ed estremamente irriverente.

 

 

 

COCCO DI NONNA – USA – 2006

Esilarante, comico e piacevolissimo, il film “Cocco di nonna”, unisce un tema ancora oggi “scottante” come la cannabis al passatempo preferito dagli adolescenti: i videogiochi. Il protagonista Alex, si dedica anima e corpo alla programmazione di un nuovo videogames da lui ideato, ma innumerevoli vicissitudini lo costringono ad andare a vivere dalla nonna, insieme alle sue anziane amiche. Tale evento non farà altro che dare adito a situazioni e contesti ai limiti dell’assurdo. Non potrete fare altro che trascorrere 90 minuti all’insegna della risata!

 

 

 

STRAFUMATI – USA – 2008

Il pigro e strafatto Dale Denton ha come unica ragione di vita far visita all’amico Saul Silver, che gli procura la sua amata marijuana, specialmente un nuovo e raro tipo di cannabis chiamato Pineapple Express. Una notte, mentre consuma solitario il suo ennesimo spinello, diventa testimone involontario di un omicidio. Preso dal panico chiede aiuto all’amico Saul, ma ben presto per i due amici inizia un’avventurosa fuga dalla polizia e da alcuni spietati killer assoldati dal re della droga Ted Jones.

 

 

 

HUMBOLDT COUNTRY – USA – 2008

Uno studente di medicina si ritrova bloccato per un’estate in una remota comunità dove si coltiva marijuana, l’ultimo posto del mondo in cui avrebbe potuto scoprire se stesso.

 

 

 

 

 

FRATELLI IN ERBA – USA – 2009

Divertente commedia all’insegna della leggerezza, “Fratelli in erba” vede protagonista un insegnante di filosofia all’Università che, venendo a conoscenza della presunta morte del fratello, decide di recarsi in Oklahoma per rendergli omaggio.

Li avviene il clamoroso colpo di scena: scopre infatti che il fratello in realtà è vivo, ma coperto di debiti, ha scelto di dedicarsi alla coltivazione di marijuana seguendo la tecnica idroponica.

 

 

 

 

QUELL’IDIOTA DI NOSTRO FRATELLO – USA – 2011

L’atteggiamento con cui il protagonista, Ned, affronta la vita è positivo, ma le persone a lui vicine non riescono a condividere tale comportamento. Questo film, oltre ad essere molto divertente, offre anche momenti stimolanti e di riflessione.

Non si tratta di una commedia da scompisciarsi dalle risate, ma alcune scene sono realmente stupide e divertenti. Paul Rudd, insieme ad altri famosi attori come Zooey Deschanel, riesce a creare un’atmosfera calda ed affettuosa intorno ad una famiglia alle prese con un suo componente alquanto idealista e spensierato.

Ned vende ortaggi biologici di produzione propria in un mercato di contadini. Di tanto in tanto, però, vende anche un po’ d’erba sotto banco per arrotondare gli incassi. Un giorno, però, un poliziotto in uniforme si presenta al suo banco fingendo di aver passato una brutta giornata e chiede a Ned dove può comprare un po’ d’erba. Pronto ad aiutare una persona avvilita, Ned non dubita un istante e porge una busta di cime al poliziotto.

Questo è Ned. Dopo aver trascorso alcuni mesi in carcere ed essere stato eletto “prigioniero modello” per quattro mesi di fila, inizia a frequentare le sue tre sorelle, costrette a subire il suo atteggiamento positivo verso la propria vita spensierata e verso quella delle persone a lui vicine.

PAULETTE – FRANCIA – 2012

Ispirato ad un fatto autentico, “Paulette” è una pellicola che, sebbene divertente, porta inevitabilmente a riflettere. Il film tratta senza troppa delicatezza, tutte le problematiche legate alla convivenza nella multietnica periferia metropolitana, il tutto attraverso gli occhi di un’anziana signora che non sopporta nessuno, a cominciare dagli immigrati, peggio ancora se di colore.

E se inizialmente domina un’atmosfera a tratti razzista e un po’ xenofoba, la trama è pronta a sovvertire ogni regola: osservando infatti gli spacciatori che popolano il suo palazzo, l’anziana comprende quanto si possa guadagnare da tale attività finendo per proporsi a Vito, il boss locale, per spacciare hashish. Tutto e il contrario di tuttoinsomma, in una commedia divertente ma ragionata che porta sicuramente a porsi delle domande.

 

OLIVER, STONED – USA -2014

Una commedia adatta soprattutto ai teenager, “Oliver, Stoned” narra la storia di Oliver, ventenne che “finge“ di lavorare nell’autolavaggio del padre, lo stesso che pensa di essere ancora adolescente, poiché accompagnato a una “maggiorata”!

Oliver, abituato a fumare ogni tipo di droga, cannabis e hashish prime tra tutte, distratto dallo sballo, si fa rubare un’auto affidatagli da una cliente. Decide di mettersi dunque sulle tracce del ladro in compagnia di Megan, una giovane ragazza alla quale ha precedentemente distrutto lo scooter. Risate a non finire per una pellicola leggera e tutt’altro che impegnativa.

 

 

 

KID CANNABIS – USA – 2014

Fin dalle prime immagini, questo film inchioda lo spettatore allo schermo, creando un’avvincente velo di suspense intorno al tema del traffico di droga negli Stati Uniti. Il consumo d’erba esiste e fa parte della nostra società.

Purtroppo, questo film non mostra eccezionali qualità cinematografiche, soprattutto verso la fine. Il finale, infatti, per quanto realistico possa essere, non riesce a portare avanti l’entusiasmo che si respirava nella prima metà del film. La storia tratta di quello che potrebbe essere il sogno segreto della maggior parte degli “stoner” adolescenti. Un diciottenne preso dallo sconforto scolastico, decide di guadagnare grandi quantità di denaro grazie al traffico internazionale d’erba, importando Cannabis dal Canada agli Stati Uniti.

Il progetto viene avviato con successo e gli affari iniziano ad andare a gonfie vele, almeno all’inizio.

 

 

FAST CANVOY – FRANCIA – 2016

Un thriller mozzafiato dove non mancano le emozioni forti: “Fast Convoy” vede sette uomini e quattro auto, impegnate nel trasporto di 1300 chili di cannabis da Malaga, in Spagna, a Creil, nella periferia di Parigi. Per Alex, Yacine, Majid e gli altri protagonisti, sebbene rappresenti un’operazione di routine, si ritroveranno catapultati in un’esaltante avventura: al gruppo si aggiunge infatti Nadia, una giovane turista che sarà testimone di una realtà inaspettata quanto cruda, quella del traffico internazionale di stupefacenti.

 

 

 

L’INGREDIENTE SEGRETO – MACEDONIA – 2017

Una scorrevole commedia moderna dove non mancano i colpi di scena: “L’ingrediente segreto” è ambientato a Skopje, in Macedonia e racconta la storia di Vele, un meccanico impiegato in un deposito ferroviario che, a causa delle condizioni economiche del Paese e di uno stipendio in ritardo di mesi, lotta quotidianamente per poter fornire le medicine al padre colpito da cancro.

Casualmente, all’interno di un vagone, trova un panetto di marijuana di contrabbando. Decide di rubarla per preparare una torta a suo padre, nella speranza di alleviarne i dolori. Le voci riguardanti i miracolosi poteri curativi di Vele non tarando a diffondersi: si ritrova dunque messo alle strette da una strana coppia di gangster imbranati decisi a reclamare la “ricetta” della “panacea di tutti i mali”, la space cake!

 

 

 

BUONA VISIONE!

 

LEGALIZZAZIONE DELLA CANNABIS IN ITALIA

Tutto quel che c’è da sapere sulla cannabis legale in Italia, e le ultime notizie sullo stato della legalizzazione di droghe leggere nel nostro Paese.

 

 

 

  • Al di là di quanto sarà più o meno veloce il percorso che condurrà a una rivisitazione della legge sulla coltivazione e sul consumo di cannabis in Italia, e nonostante un atteggiamento mediatico spesso “denigratorio”, cui fa seguito qualche uscita poco felice da parte di alcuni schieramenti politici sulla marijuana in Italia, una cosa è però già certa: la vendita di cannabis light in Italia non solo è un business completamente legale, ma si dimostra un settore in piena fase di espansione. Secondo l’Associazione italiana cannabis light infatti, il giro di fatturato è già pari a circa 80 milioni di euro e sta cavalcando ritmi di sviluppo in doppia cifra particolarmente confortanti, che dovrebbero portare a una piena maturazione del comparto. Ricordiamo anche che comprare marijuana italiana light è un’operazione consentita solo a maggiorenni, e che tutti i prodotti che hanno questa denominazione sono caratterizzati da una percentuale molto bassa di THC, inferiore al limite di legge dello 0,6%.
  • Produttori e negozianti che coltivano e commercializzano la canapa light erano finiti nella bufera politica per le parole di Matteo Salvini da ministro dell’Interno e hanno lavorato negli ultimi anni in un quadro normativo non chiaro che aveva finito per coinvolgere le sezioni unite della Cassazione che, lo scorso maggio, avevano spiegato che resta reato la vendita della cannabis, anche nella sua forma “light”, se “in concreto” ha un effetto drogante.“La coltivazione della cannabis e la commercializzazione dei prodotti da essa ottenuti, quali foglie, inflorescenze, olio e resina, in assenza di alcun valore soglia preventivamente individuato dal legislatore penale rispetto alla percentuale di Thc, precisava la Cassazione, rientrano nell’ambito di applicazione del testo unico sugli stupefacenti, con la sola “eccezione” riguardante la canapa coltivata esclusivamente per la produzione di fibre o per altri usi industriali”. Tutti problemi ora superati dall’emendamento emesso in Aprile 2020.

 

 

  • La cannabis light sarà legale grazie a un emendamento alla legge di Bilancio. Finisce il braccio di ferro – che era arrivato fino alle sezioni unite della Cassazione – sulla canapa con un basso contenuto di Thc, il principio attivo che procura effetti psicotropi. Il testo inserito nel pacchetto di emendamenti approvati in commissione Bilancio recita: “L’uso della canapa composta dall’intera pianta di canapa o di sue parti come biomassa è consentito in forma essiccata, fresca, trinciata o pellettizzata ai fini industriali, commerciali ed energetici”.

 

 

  • Commercializzazione della cannabis: le ultime sentenze

In tema di sostanze stupefacenti, è lecita la commercializzazione di inflorescenze di “cannabis sativa L.” proveniente da coltivazioni consentite dalla l. 2 dicembre 2016, n. 242, a condizione che i prodotti commercializzati presentino un principio attivo di THC non superiore allo 0.5%.

In motivazione, la Corte ha precisato che la legge n. 242 del 2016 si limita a disciplinare la coltivazione della canapa, senza menzionare la successiva commercializzazione dei prodotti ottenuti da tale attività, in quanto trova applicazione il principio generale che consente la commercializzazione di un bene che non presenti intrinseche caratteristiche di illiceità.

Cassazione penale sez. VI, 29/11/2018, n.4920 –

La legge 2 dicembre 2016, n. 242, stabilendo la liceità, a determinate condizioni, della coltivazione della cannabis sativa L., ha reso lecita anche la commercializzazione dei prodotti di tale coltivazione costituiti dalle infiorescenze (marijuana) e dalla resina (hashish), in quanto la cannabis sativa con THC inferiore a 0,5% non rientra più nell’ambito di applicazione del testo unico sulle sostanze stupefacenti e psicotrope di cui al d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309.

Cassazione penale sez. VI, 29/11/2018, n.4920 –

 La commercializzazione al pubblico di cannabis stativa c.d. « light » e, in particolare, di foglie, infiorescenze, olio e resina, ottenuti dalla coltivazione della predetta varietà di canapa, non rientra nell’ambito di applicabilità della legge che qualifica come lecita unicamente l’attività di coltivazione di canapa delle varietà ammesse e iscritte nel catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, ai sensi della direttiva n. 2002/53/CE e che elenca tassativamente i derivati dalla predetta coltivazione che possono essere commercializzati; pertanto, la cessione, la vendita e, in genere, la commercializzazione al pubblico dei derivati della coltivazione di cannabis sativa c.d. « light », quali foglie, inflorescenze, olio e resina, sono condotte che integrano un fatto di reato anche a fronte di un contenuto di THC inferiore ai valori indicati dalla legge, salvo solamente che tali derivati siano, in concreto, privi di ogni efficacia drogante o psicotropa, secondo il principio di offensività.

T.A.R. Bologna, (Emilia-Romagna) sez. I, 19/08/2019, n.661 –

 Per le Sezioni Unite: non è reato coltivare in casa qualche piantina ad uso personale. La Cassazione con la SU n. 12348/2020 annulla la sentenza limitatamente al reato di coltivazione, ritenendo il ricorso parzialmente fondato, alla luce della soluzione fornita alla questione di diritto sollevata dalla terza Sezione della Corte.

“Il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, essendo sufficienti la conformità del tipo botanico e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente; devono però ritenersi escluse, in quanto non riconducibili nell’ambito della norma penale: le attività di coltivazioni di minime dimensioni svolte in forma domestica, che per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore.”

La Cassazione tiene pertanto a precisare che :

  • sono lecite e non punibili per mancanza di tipicità, le coltivazioni domestiche minime effettuate con strumenti e modalità rudimentali, da cui si ricava una quantità minima di sostanza destinata ad un uso esclusivamente personale;
  • è invece soggetta al regime sanzionatorio di tipo amministrativo previsto dall’art. 75 del d.P.R n. 309/1990 la detenzione di sostanza stupefacente destinata in via esclusiva al consumo personale anche se ottenuta con una coltivazione domestica lecita;
  • alla coltivazione di piante penalmente illecita è possibile applicare l’art. 131 bis c.p., ed escludere quindi la punibilità per particolare tenuità del fatto;
  • alla coltivazione di piante penalmente illecita si può infine applicare l’art. 73 comma 5 del d.P.R, il quale dispone che: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque commette uno dei fatti previsti dal presente articolo che, per i mezzi, la modalità o le circostanze dell’azione ovvero per la qualità e quantità delle sostanze, e’ di lieve entità, è punito con le pene della reclusione da sei mesi a quattro anni e della multa da euro 1.032 a euro 10.329.”.

Per tale motivo, non costituisce reato l’attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica destinate ad uso personale. In questo modo viene superata l’equiparazione tra coltivazione in senso tecnico-agraria e domestica, effettuata in passato sempre dalla Cassazione con la sentenza n. 28605/2008, secondo la quale era da configurare come reato qualsiasi coltivazione non autorizzata di piante dalle quali si potessero estrarre sostanze stupefacenti, anche se desinate all’autoconsumo.

CASSAZIONE PENALE, SEZIONI UNITE, SENTENZA N. 12348/2020 –

 

Concludendo non è punibile chi coltiva cannabis in casa per uso personale qualora, l’esiguità del numero di piantine e prodotto e i mezzi usati, consentano di escludere lo spaccio. E’ quanto hanno deciso le Sezioni Unite Penali della Cassazione con la sentenza del 16 aprile 2020, n. 12348. Devono ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all’ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che, per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore.

Le DIVERSE Specie di Cannabis

Indica e sativa: origine ed evoluzione dei termini

Le parole “indica” e “sativa” sono state introdotte nel XVIII secolo per descrivere diverse specie di cannabis: Cannabis sativa e Cannabis indica. Il termine sativa descrive le piante di canapa presenti in Europa e nell’Eurasia occidentale, dove veniva coltivata per le sue fibre e semi. Cannabis indica si riferisce alle varietà psicoattive scoperte in India, dove è stata raccolta per la produzione di semi, fibre e hashish.

Anche se le varietà di cannabis che consumiamo derivano in gran parte dalla Cannabis indica, entrambi i termini sono usati, anche se erroneamente, per organizzare le migliaia di ceppi che circolano oggi sul mercato.

Ecco come i termini sono cambiati dalle loro prime definizioni botaniche:

“Sativa” si riferisce a varietà di cannabis alte e a foglie strette, che si pensa inducano effetti energizzanti. Tuttavia, queste varietà a foglia stretta (NLD) erano originariamente Cannabis indica ssp. indica.
“Indica” è venuto per descrivere robusto, piante a foglia larga, pensato per fornire effetti sedativi. Queste varietà a foglia larga (BLD) sono tecnicamente Cannabis indica ssp. Afghanica.
“Canapa Ruderalis” si riferisce alle varietà industriali non inquinanti raccolte principalmente per fibre, semi e CBD. Tuttavia, questo è stato originariamente chiamato Cannabis sativa.
Con la commercializzazione di massa della cannabis, le distinzioni tassonomiche tra specie di cannabis e sottospecie si sono capovolte e calcificate. Ma ora che avete capito che c’è di più in una varietà che la sua indica, sativa, o designazione ibrida, vale la pena pensare a come fare acquisti per il giusto ceppo durante la vostra prossima visita in dispensario.

QUALI SONO LE DIFFERENZE TRA CANNABIS INDICA, SATIVA, RUDERALIS E IBRIDA?

 

 

 

Con più di 1.000 ceppi di cannabis allevati negli ultimi decenni, è fondamentale che i pazienti che fanno uso di cannabis siano consapevoli dei diversi tipi di efficacia disponibili in termini di medicina della cannabis. Alcune varietà di cannabis sono più adatte per particolari malattie e disturbi, rispetto ad altre. La scelta del giusto ceppo è fondamentale per garantire che i pazienti ricevano la migliore terapia possibile.

 

Che cosa si dovrebbe cercare per capire gli effetti dei diversi ceppi?

La regola generale, spesso applicata, è che le Sativa sono più tonificanti ed energizzanti, mentre quelle Indica sono più rilassanti e calmanti – ma non è così semplice.
Le singole piante producono effetti diversi, anche tra lo stesso tipo di cannabis. Tutto dipende dalla composizione chimica della pianta e dalla tecnica di coltivazione utilizzata.

Spesso, i tipi di pianta sono suddivisi in ceppi specifici, o razze.
I ceppi si distinguono per il loro contenuto individuale di cannabinoidi e terpene. Questi composti sono ciò che determinano gli effetti complessivi del ceppo.

Le piante di cannabis contengono dozzine di composti chimici chiamati cannabinoidi.
Questi componenti naturali sono responsabili della produzione di molti degli effetti – sia negativi che positivi – dell’uso di cannabis.
I ricercatori ancora non capiscono cosa fanno tutti i cannabinoidi, ma ne hanno identificati due principali – il tetraidrocannabinolo (THC) e il cannabidiolo (CBD) – così come diversi composti meno comuni.

Molta attenzione è dedicata alla quantità di THC e CBD in un dato ceppo, ma ricerche più recenti suggeriscono che i terpeni possono avere lo stesso impatto.
I terpeni sono un altro composto naturale presente nella pianta di cannabis. I terpeni presenti influenzano direttamente l’odore della pianta. Possono anche influenzare gli effetti prodotti da ceppi specifici. Quando si tratta di aromi, le varietà di Indica tendono ad emettere odori ammuffiti, terrosi e puzzolenti, mentre le Sativa hanno un odore dolce, fruttato o piccante. Questa differenza di aroma è il risultato di terpeni, le molecole all’interno della pianta che sono cugine di cannabinoidi come THC e CBD. Mentre queste sostanze chimiche forniscono odori a volte incredibilmente pungenti, il loro più grande beneficio per i pazienti è in realtà la loro efficacia medicinale.

 

 

Analisi delle diverse sottospecie:

 

. INDICA

La differenza più importante tra queste due sottospecie di cannabis, tuttavia, è nei loro effetti medici e come influenzano i livelli di energia e produttività. Le indicazioni tendono a diminuire l’energia e sono migliori per il consumo di sera o di notte, dopo la conclusione del lavoro e delle attività della giornata.

I ceppi di Indica potenti possono dare ad alcuni pazienti che cosa è denominato “couchlock”, una circostanza in cui diventano così distesi che si preoccupano appena alzano dal sofà.

  • Origine: La cannabis sativa si trova principalmente in climi caldi e secchi con lunghe giornate di sole. Questi includono l’Africa, l’America Centrale, l’Asia sudorientale e le parti occidentali dell’Asia.
  • Descrizione della pianta: Le piante Sativa sono alte e sottili con foglie simili a dita. Possono crescere più alti di 12 piedi, e ci mettono più tempo a maturare rispetto ad altri tipi di cannabis.
  • Tipico rapporto tra CBD e THC: la Sativa ha spesso dosi più basse di CBD e dosi più elevate di THC.
  • Effetti d’uso comunemente associati: Sativa produce spesso un “sballo mentale”, o un effetto energizzante che riduce l’ansia. Se si utilizzano varietà a predominanza sativa, ci si può sentire produttivi e creativi, non rilassati e letargici.
  • Uso diurno o notturno: grazie al suo impatto stimolante, è possibile utilizzare Sativa durante il giorno.

 

 

. SATIVA

Le Sativa, d’altra parte, sono edificanti e cerebrali, migliorando la creatività e la produttività. Indicas fornire ciò che è stato chiamato un “corpo alto,” mentre sativa consegnare più di un “mente alta.” Purtroppo, le piante sativa richiedono più tempo per crescere e produrre meno medicina (fiori) rispetto alle varietà indica.Questo è il motivo per cui le varietà indica hanno tradizionalmente dominato quelle disponibili sul mercato nero, dove non vi è alcuna preoccupazione per il bisogno dei pazienti e l’unico obiettivo è il profitto.

  • Origine: Cannabis indica è originaria dell’Afghanistan, India, Pakistan e Turchia. Le piante si sono adattate al clima spesso aspro, secco e turbolento delle montagne Hindu Kush.
  • Descrizione della pianta: Le piante Indica sono corte e tozze, con vegetazione cespugliosa e foglie grosse che crescono larghe e larghe.Crescono più velocemente della Sativa, e ogni pianta produce più germogli.
  • Tipico rapporto tra CBD e THC: i ceppi Indica hanno spesso livelli più alti di CBD e meno THC.
  • Effetti d’uso comunemente associati: Indica è ricercata per i suoi effetti intensamente rilassanti. Può anche ridurre nausea e dolore e aumentare l’appetito.
  • Uso diurno o notturno: grazie ai suoi profondi effetti rilassanti, l’Indica è meglio consumata di notte.

 

 

. RUDERALIS

Le piante di Ruderalis sono piccole e vengono usate relativamente poco in medicina; la fioritura difetta di potenza e non è generalmente attraente ai pazienti. A causa di questo, i ceppi ruderalis sono in genere evitati da allevatori e coltivatori; l’attenzione della comunità della cannabis medica si concentra sulle varietà indica e sativa.

Da sola, la ruderalis non è un’opzione popolare per la cannabis. Tuttavia, i coltivatori di cannabis possono allevare ruderalis con altri tipi di cannabis, tra cui sativa e indica. Il ciclo di crescita rapido della pianta è un attributo positivo per i produttori, quindi potrebbero voler combinare ceppi più potenti con ceppi ruderalis per creare un prodotto più desiderabile.

  • Origine: Le piante di Ruderalis si adattano ad ambienti estremi, come l’Europa orientale, le regioni himalayane dell’India, la Siberia e la Russia. Queste piante crescono rapidamente, che è l’ideale per il freddo, ambienti a bassa luce solare di questi luoghi.
  • Descrizione della pianta: Queste piccole, piante cespugliose raramente crescono più alto di 12 pollici, ma crescono rapidamente. Si può passare dal seme al raccolto in poco più di un mese.
  • Tipico rapporto tra CBD e THC: Questo ceppo ha tipicamente poco THC e quantità maggiori di CBD, ma potrebbe non essere sufficiente a produrre effetti.
  • Effetti di uso comunemente associati: A causa della sua bassa potenza, ruderalis non è usato abitualmente per scopi medicinali o ricreativi.
    Uso diurno o notturno: Questa pianta di cannabis produce pochissimi effetti, quindi può essere usata in qualsiasi momento.

 

 

. IBRIDA

Gli Ibridi sono semplicemente ceppi nuovi e unici che vengono allevati da genetiche di tipi diversi. Un ibrido possiede teoricamente molte o la maggior parte delle proprietà mediche benefiche di entrambi i suoi genitori. Gli allevatori possono “incrociare” i due ceppi che desiderano nel tentativo di creare un nuovo ceppo che offra la migliore efficacia medica possibile, a volte per particolari malattie come il lupus, la sclerosi multipla, la malattia di Crohn e l’epilessia.

  • Origine: Gli ibridi sono tipicamente coltivati in fattorie o serre da una combinazione di varietà sativa e indica.
  • Descrizione della pianta: La comparsa di ceppi ibridi dipende dalla combinazione delle piante madri.
  • Tipico rapporto tra CBD e THC: Molte piante ibride di cannabis sono coltivate per aumentare la percentuale di THC, ma ogni tipo ha un rapporto unico dei due cannabinoidi.
  • Effetti di uso comunemente associati: Agricoltori e produttori selezionano ibridi per i loro impatti unici. Essi possono variare da ridurre l’ansia e lo stress per alleviare i sintomi della chemioterapia o radiazioni.
  • Uso diurno o notturno: dipende dagli effetti predominanti dell’ibrido.

 

CANNABIS NELLA CULTURA ORIENTALE

“Nella costante ricerca di un equilibrio di forze che ci fanno progredire..”

Dagli antichi assiri ai moderni rastafariani, la Cannabis è stata una pianta sacra nelle tradizioni che attraversano millenni. L’uso medicinale della pianta di cannabis in India è stato largamente documentato nel corso dei secoli, diversi testi sacri e manuali ayurvedici la citano nelle sue forme bhang, ganja o charas per innumerevoli trattamenti medicinali. Il padre della medicina cinese, utilizzava, la canapa nella sua Farmacopea personale (testo antico di medicina), dove il primo utilizzo, venne riconosciuto intorno al 270 A.C. Anche la cultura cinese si interessò all’utilizzo di questa pianta dai mille benefici, sia attraverso bevande calde per curare patologie interne all’organismo, che attraverso il fumo e le sue inalazioni, si usava per i dolori ai denti o infezioni che riguardavano il cavo orale. 

 

 

 

 

CannaYIN e CannaYANG

Basato su numerose pratiche cliniche, sotto l’influenza della filosofia dell’antichità, la medicina tradizionale cinese (MTC) è nata circa 3000 anni fa. Riunisce molte modalità che insieme rappresentano un’alternativa terapeutica. Il Tai Chi e l’agopuntura ne sono aspetti, così come la fitoterapia e una linea dietetica e l’uso di svariate erbe per curare il corpo, una delle fondamentali è la cannabis.

La Medicina Tradizionale Cinese considera l’organismo dell’uomo come una versione in miniatura dell’universo circostante. Il suo scopo è quindi quello di raggiungere un equilibrio tra le forze contrapposte ma complementari dello yin e dello yang.

L’effetto psicoattivo della pianta era noto sin dai tempi antichi e che i cinesi erano consapevoli delle insolite proprietà della pianta, indipendentemente dal fatto che ne approvassero o meno l’uso ludico.

In un’epoca in cui la magia delle erbe era molto diffusa e si credeva che gli dei camminassero nel mondo naturale, l’associazione con i “poteri” della canapa alla Dea della guarigione “MAGU” si allineano senza sforzo. Solo una Divinità molto importante e potente sarebbe stata associata all’efficacia di un’erba come la canapa così portentosa e trascendente.

Infine, intorno al 600 a.C. ha iniziato a diffondersi il Taoismo in Cina, una filosofia che cambiò le abitudini dei cinesi con una sorta di “ritorno alla natura” capace di estendere e migliorare la vita. Questo movimento premiava le sostanze ricche di Yang, il principio rinvigorente e negava quelle che contenevano Yin, come la cannabis, poiché indeboliva il corpo quando assunta. Ciononostante, nel primo secolo d.C. i taoisti si interessarono alla magia e all’alchimia raccomandando l’aggiunta di semi di cannabis da bruciare assieme all’incenso per produrre allucinazioni. Una tarda edizione del “Pen Ts’ao” osserva che l’assunzione di troppi semi di marijuana avrebbe indotto a “vedere i demoni”, ma se assunti per molto tempo “potesse far comunicare con gli spiriti”.

 

 

La persona a cui è generalmente attribuito il merito di insegnare ai cinesi il potere delle medicine è un leggendario imperatore, Shen-Nung, che visse intorno al 2700 a.C.

A lui è attribuito il primo “Pen-ts’ao Ching”, una pietra miliare della medicina cinese che elencava centinaia di farmaci derivati da fonti vegetali, animali e minerali.

Indipendentemente dall’esatta origine del volume, questo erbaceo del I secolo d.C. di fatto contiene un riferimento a “Ma”: la cannabis.

“Ma” era una sostanza molto particolare, osserva il testo, poiché possedeva sia una parte di Yin sia una parte di Yang. Queste due forze opposte da cui nasce il principio dualistico taoista, simboleggiano l’influenza femminile, debole, passiva e negativa nella natura (Yin), mentre lo Yang rappresentava la forza maschile forte, attiva e positiva. Quando queste forze erano in equilibrio, il corpo era sano. La cannabis era quindi una droga molto difficile da dosare perché conteneva sia la parte Yin femminile sia quella Yang maschile.

La soluzione di Shen-Nung al problema fu di coltivare esclusivamente piante femminili, ricche di principio attivo con forza Yin che venisse somministrata solamente nei casi legati ad una perdita di Yin, come dolori mestruali, gotta, reumatismi, malaria, beri-beri, stitichezza e distrazione.

 

      

 

 

 

 

CannAYURVEDA

Nei testi vedici la cannabis è chiamata Vijaya o Siddhi. Sebbene abbia molti usi, la cannabis non è considerata innocua, ma piuttosto inebriante e dovrebbe pertanto essere prescritta solo da un medico e utilizzata su base selettiva.

La grande ricchezza di varietà spontanee presenti nell’India settentrionale e in Nepal lungo la catena montuosa Himalayana dimostra che questa regione è stata una delle prime aree in cui la Cannabis sia stata ampiamente utilizzata dall’uomo. 

L’evoluzione di numerose varietà tipiche di questa area è in ogni caso da attribuirsi al lavoro millenario di coltivazione, selezione e ibridazione realizzato dalle popolazioni di questa regione unita alle grandi differenze ecologiche del territorio.

Tradizionalmente, la cannabis è usata, tra le altre cose, per il dolore, l’indigestione, la nausea, l’ansia, la depressione, la cataratta e l’avversione sessuale. Nel frattempo, è anche usato nella medicina ayurvedica come supporto durante la chemioterapia o nei disturbi del sonno e disturbo da stress post-traumatico. A seconda del campo di applicazione, la cannabis si usa sotto forma di Bhang – una bevanda contenente cannabis – Succo di cannabis, usato come polvere, charas o mescolato con tabacco. Tuttavia, non è mai raccomandato come terapia a lungo termine, ma solo per uso a breve termine.

Ci sono tre tradizioni indiane che derivano dall’antico culto vedico del Soma e che si intrecciano nelle pratiche tantriche: l’uso cerimoniale della Cannabis, il concetto di bevanda-veleno come atto divino, e le pratiche yoga.

 

 

Secondo Sharma (1979) diversi testi vedici fanno riferimento all’uso medicinale della cannabis come nella Susrita Samhita, un antico libro sacro appartenente al sistema ayurvedico tradizionale indiano (scritto probabilmente già nell’800 a.C.) che cita la cannabis come cura per liberare dal muco, diarrea e febbre biliare. L’Ashtadhyayi di Panini e la Vartika di Katyayana indicano come la cannabis fosse già conosciuta in India nel IV e III secolo a.C. facendo parte della medicina popolare tradizionale. Affidabili documenti letterari ayurvedici descrivono vari aspetti dell’uso medicinale della cannabis come nel Rajanirghanta (ca. 300 d.C.), Dhanwantari nighantu (VIII secolo d.C.), Sharangadhara Samhita (XIII secolo d.C.), Madanapala nighantu (1374 d.C.), Rajanighantu (1450 d.C.), Dhurtasamagama (ca. 1500 d.C.) e Bhavaprakash (ca. 1600 d.C.).

Secondo l’Ayurveda, l’assunzione prolungata di cannabis provoca lo squilibrio delle tre forze basilari che dominano corpo e mente: vata, pitta e kapha.

Come è stato già evidenziato, l’Ayurveda considera la cannabis una sostanza narcotica, particolarmente la resina, la quale viene utilizzata nella produzione di una sorta di hashish noto come “charas“. Questa però non è l’unica parte della pianta impiegata nella medicina ancestrale indiana, le foglie e gli steli sono altrettanto comuni nelle ricette medicinali volte a stimolare la digestione o ad effetto antidolorifico, sedativo, antispastico e addirittura afrodisiaco.

La cannabis è stata a lungo considerata una panacea in India, comunemente usata come rimedio casalingo per curare i disturbi minori come il sollievo dal dolore fisico e lo stress mentale, infatti, non è un’esagerazione riferirsi alla cannabis come “la penicillina della medicina ayurvedica“.

 

“LA CANNABIS VIENE DEFINITA UN DONO DEGLI DEI”

 

Piuttosto stupefacente il matrimonio della nuova scienza con la medicina indigena.

La canapa è una pianta tanto venerata e la componente di CBD della cannabis aiuta indiscutibilmente così tante persone con dozzine di problemi di salute. Una delle principali aree di studio con la cannabis è nel trattamento di problemi del sistema nervoso e problemi psicologici che possono anche essere visti come squilibri di Vata.

Una pianta olistica dal momento in cui, il suo effetto entourage è estremamente più efficace delle suddette sostante somministrate singolarmente. Una pianta che, se usata consapevolmente, può far cambiare radicalmente lo stile di vita delle persone, conferendo, alle loro esistenze, un “senso” più ampio. Una pianta “data dagli dei”, è scritto nei testi sacri orientali.

Una pianta che, grazie al suo effetto sulla nostra coscienza, può far riscoprire all’essere umano che la somma delle singole attività da lui svolte su questo pianeta può essere priva di significato, quando si è sul punto di lasciarlo. Una pianta benevola sotto tutti gli aspetti che viene, ad oggi, ancora ed immeritatamente, osteggiata e proibita da coloro che “detengono il potere”.

Meditiamo. Hari Om.

 

I VARI USI DEI SEMI DI CANAPA

Semi di Canapa Sativa

Quando pensi alla canapa, pensi all’industria tessile, che dalla canapa ricava vestiti e borse, oltre alla celebre cannabis.Tuttavia esistono molte altre specie di canapa con un contenuto di THC molto ridotto, che permettono di usufruire dei superpoteri di questa pianta anche a livello alimentare.

Per molto tempo, i semi di canapa e i loro benefici nutrizionali sono stati ignorati a causa della relazione botanica della canapa con varietà medicinali di cannabis. Tuttavia, i semi di canapa, ovvero i semi della pianta di Cannabis Sativa, non provocano reazioni psicotrope e possono fornire notevoli benefici per la salute grazie al profilo nutrizionale unico della canapa.

I semi di canapa costituivano un ingrediente tradizionale di molte cucine orientali (ad esempio in Nepal) e di alcune zone della Russia, che li impiegavano in una sorta di farinata, tipicamente nei periodi di carestia. Il seme di canapa infatti fornisce all’uomo un altissimo nutrimento, tanto che poche fonti vegetali possono competere con il suo valore nutrizionale. La farina ricavata dalla macinazione del seme della canapa può essere usata anche per fare una pasta in tutto simile a quella di grano tenero, ma dal colore più scuro.

La composizione proteica del seme di canapa è a ogni modo unica nel regno vegetale, ed è tra le fonti vegetali più ricche di acidi grassi polinsaturi. Il 65% delle proteine sono globuline edestine; il contenuto di edestina, eccezionalmente alto, combinato con l’albumina, altra proteina globulare presente in tutti i semi, rende immediatamente disponibili tutti gli amminoacidi. Le proteine del seme di cannabis permettono poi di ottenere il massimo nutrimento per chi soffre di tubercolosi, e altre malattie che provocano un blocco del sistema digestivo.

Gli estratti di semi di canapa, come quelli di soia, possono essere insaporiti per avere il gusto di pollo, di carne di manzo, o di maiale, e possono essere usati per produrre una sorta di tofu, panna o margarina, a un costo inferiore di quello dei fagioli di soia. La germinazione di qualsiasi seme aumenta il suo valore nutrizionale, e anche il seme di canapa può essere maltato e usato come ogni altro nelle insalate o nelle ricette. Dai semi è possibile ricavarne il latte (con sapore simile alla nocciola) come i fagioli di soia. Possono infine essere macinati e usati come farina, oppure cotti, addolciti e mescolati con il latte per farne una nutriente colazione, simile alle creme di avena o di grano. Questo tipo di farinata è nota come gruel, cioè quasi una farinata d’avena.

 

I semi di canapa sono un superfood! 

 

Contengono:

  • grandi quantità di proteine nobili (ossia raccolgono tutti gli amminoacidi essenziali al corretto funzionamento del corpo umano),
  • numerose vitamine, tra cui A, E, B1, B2, PP, C;
  • sali minerali come ferro, calcio, magnesio, potassio, fosforo.

La maggior parte dei grassi è costituito da omega 3 ed omega 6 e sono presenti anche la lecitina, che aiuta il metabolismo dei grassi e numerosi fitonutrienti.

 

 

Le proprietà terapeutiche dei semi di canapa

 

I semi di canapa hanno incredibili proprietà terapeutiche:

  • posseggono proprietà antinfiammatorie ed antiossidanti,
  • rinforzano il sistema nervoso,
  • combattono diverse malattie respiratorie (asma, sinusite, tracheite), della pelle (eczemi, acne), cardiovascolari, colesterolo, artrosi e arteriosclerosi.

I semi di canapa possono essere consumati crudi e considerati come una sorta di integratore alimentare di origine completamente naturale. Il loro utilizzo più semplice ne prevede l’aggiunta come condimento o ingrediente vero e proprio a piatti come insalate, macedonie e muesli per la colazione o la merenda. Possono essere inoltre utilizzati nella decorazione dei dessert, nella preparazione del pane, dei grissini o di altre pietanze calde, tenendo conto però che il loro valore nutrizionale viene mantenuto intatto soltanto quando essi sono crudi. A crudo possono inoltre essere utilizzati come ingrediente aggiuntivo nella preparazione dei frullati.

Se temi la presenza di THC, considera che per sentirne gli effetti dovresti bere dai 5 ai 9 litri di olio al giorno! Infatti la marjuana contiene cannabinoidi in quantità elevate (intorno al 10-20%) mentre la canapa coltivata per uso alimentare ha un contenuto di THC inferiore allo 0,2%.

I semi di canapa vengono inoltre utilizzati nella preparazione dell’olio di canapa. Si tratta di una tipologia di olio da utilizzare a crudo nel condimento delle pietanze. L’olio di semi di canapa mantiene le proprietà dei semi stessi, risultando altrettanto ricco di acidi grassi essenziali. L’olio di semi di canapa viene spremuto a freddo affinché le sue proprietà non vadano perdute. Esso viene utilizzato in ambito alimentare e risulta molto gradevole grazie al suo sapore di nocciola, proprio dei semi di canapa stessi, ma può essere impiegato anche in ambito cosmetico, per il nutrimento della pelle e per effettuare dei massaggi.

 

Semi di Canapa Indica

                                        

Perché in Italia è possibile comprare semi di cannabis (e quali sono i limiti imposti dalla legge)?

I semi di marijuana sono semplicemente semi e non contengono quindi alcun principio attivo psicotropo. Non sono dunque compresi tra le sostanze stupefacenti proibite dalla legge n. 309/1990.

Ciò significa che possono essere commerciati e acquistati come altri prodotti, ma il loro utilizzo prevede delle grosse limitazioni.

Piantarli, infatti, può portare alla crescita di piantine di cannabis e allo sviluppo di infiorescenze ricche di cannabinoidi. E tra questi principi attivi troviamo ovviamente il THC (tetraidrocannabinolo), ovvero la sostanza che rende la marijuana un prodotto psicotropo.

Grazie alla legge 242/2016 è possibile piantare semi di canapa certificati capaci di generare piante di marijuana light; tali piante producono a loro volta fiori con THC inferiore allo 0,2%, la quantità massima tollerata dalla normativa.

Ma le piantine di cannabis non light producono fiori ad alto contenuto di THC, con percentuali che vanno ben oltre quelle consentite dalla legge.

A questo punto ti starai sicuramente chiedendo: “Ma quindi per quale motivo si vendono i semi di marijuana?”. Ebbene, devi sapere che l’unico utilizzo consentito è quello collezionistico. Puoi solo collezionare semi di cannabis, ma non puoi piantarli né farli germogliare.

Esistono diversi tipi di semi da piantare che si differenziano per la loro struttura genetica e le piante che sbocceranno  dovranno essere trattate in modi differente al fine di massimizzare la loro resa produttiva.

Semi di cannabis Regolari:

Quando su un sito che vende semi di cannabis trovi la scritta “Regolari” o “REG” significa che le piante generate da quei semi potranno essere sia maschio che femmina, con una percentuale non definita.
La sola dicitura “Regolari” o “REG” indica inoltre che le piante saranno stagionali, che vivono dunque di fotoperiodo.

Semi di cannabis Femminizzati:

Se su un Seeds Shop online trovi la scritta “Femminizzati“, “Femminilizzati” o “FEM” significa che stai per acquistare semi di marijuana che generano piante femmine. Per fare i semi femminizzati viene eseguito un pre-trattamento che garantisce al 99,9% che tali semi si svilupperanno in piante femmine. La sola dicitura “Femminizzati”, “Femminilizzati o “FEM” indica inoltre che le piante saranno stagionali, che vivono dunque di fotoperiodo.

Semi di cannabis Autofiorenti regolari:

Quando, su un sito di vendita di semi di canapa da collezione, trovi la scritta “Regolari” o “REG” accompagnata da “Autofiorenti” o sostituita da “AUTOREG” significa che quei semi che stai acquistando saranno regolari (maschi e femmine) ed Autofiorenti, ovvero che crescono e fioriscono indipendentemente dal fotoperiodo e generalmente in un tempo totale compreso tra 2 e 3 mesi.

Semi di cannabis Autofiorenti femminizzati:

Se, acquistando online semi di cannabis da collezione, vedi la scritta “Femminizzati”, “Femminilizzati o “FEM” accompagnata da “Autofiorenti” o sostituita da “AUTOFEM” allora quei semi si svilupperanno in piante femmine ed Autofiorenti, ovvero che crescono e fioriscono indipendentemente dal fotoperiodo e generalmente in un tempo totale compreso tra 2 e 3 mesi.

 

Potete Acquistare Semi di Canapa Sativa anche sul nostro sito web o Semi da collezione nel nostro negozio.

CBD E LAVORO – RISULTA NEI TEST ANTIDROGA?

Le domande più frequenti degli utilizzatori di cannabis light riguardano i livelli di THC contenuti nella marijuana legale e la durata del THC nelle urine e nel sangue. C’è davvero da preoccuparsi o si tratta di timori privi di fondamento?

Va specificato come la sostanza incriminata sia il THC, l’unica rilevabile mediante i test antidroga e soggetta a penalizzazione.

Quali sono i tipi di lavoro soggetti ai test antidroga?

I controlli antidroga sul lavoro coinvolgono soprattutto gli addetti al trasporto e i lavoratori le cui mansioni comportano rischi particolari in tema di sicurezza. Ecco di seguito una lista dei tipi di lavoro soggetti ai test antidroga:

  • I conducenti di veicoli per i quali è richiesta la patente di guida
  • Gli addetti alle macchine impiegate per la movimentazione merci (muletti e simili)
  • Il personale addetto alla lavorazione e alla produzione di materiali o sostanze pericolose
  • Gli infermieri e il personale sanitario impiegato negli ambulatori privati.

Nel caso in cui i risultati fossero positivi, il lavoratore dovrà ritenersi temporaneamente inidoneo al servizio e quindi sospeso dalle sue mansioni. Tuttavia, l’esito positivo dei test antidroga non comporta la risoluzione del rapporto di lavoro: l’azienda, se lo ritiene opportuno, può scegliere di assegnare un incarico diverso al lavoratore.

Gli esami per la ricerca di THC

Purtroppo anche la cannabis legale può esporre a dei rischi perché, sebbene il livello di THC sia relativamente basso, il suo accumulo nel corpo varia moltissimo a causa di fattori personali, come per esempio il metabolismo e il sistema di escrezione.

Il test svolto con più frequenza sul luogo di lavoro per la ricerca di tracce di sostanze stupefacenti è l’esame delle urine, un esame di laboratorio che può rilevare nel campione raccolto la presenza di tracce di THC-COOH, ovvero un catabolita (sostanza di scarto) del THC che permane nel corpo anche diverse settimane dopo l’assunzione di cannabis. Questa sostanza non è psicoattiva e quindi la sua presenza dice solo che in un passato non ben definito la persona ha introdotto nel proprio corpo THC.

A un’eventuale positività la politica aziendale spesso suggerisce un secondo controllo, ovvero gli esami del sangue che sono quelli più attendibili nel rivelare un uso recente di cannabis con accumulo di THC.

Il CBD può essere rilevato? Ha conseguenze legali?

Il CBD non è una sostanza psicotropa (non altera le normali capacità psichiche e fisiche della persona) e, come indicato dalla legge sulla cannabis light, non è in alcun modo vietata. Come anticipato, la presenza di CBD si accompagna spesso con un contenuto minimo di THC, uno dei cannabinoidi più importanti della canapa sativa. Il tetraidrocannabinolo è l’unico protagonista dei test antidroga ed è anche il solo elemento sottoposto a regolamentazione dalla legge italiana.

Per effetto delle recenti disposizioni relative ai prodotti contenti CBD, il contenuto di THC non può superare la soglia dello 0,2% (con una tolleranza massima pari allo 0,6%). Ciò vuol dire che la presenza di valori simili negli esami delle urine o del sangue non sono perseguibili per legge. Tuttavia, un consumo particolarmente elevato e, soprattutto, costante nel tempo, oppure una marcata predisposizione all’accumulo di metaboliti da parte dell’utilizzatore, potrebbero variare l’esito dei controlli.

Per tale motivo, nonostante la cannabis light contenga livelli bassissimi di THC, il consiglio è di essere prudenti e valutare anzitempo l’uso di prodotti legali a base di CBD. In ogni caso, chi ne fa un uso sporadico non dovrà temere alcunché.

Come qualsiasi altra cosa, infatti, canapa legale e derivati andrebbero consumati con parsimonia.

Il CBD non ha alcun effetto psicotropo, ma vanta interessanti proprietà distensive e antinfiammatorie. Inoltre alcuni estratti di CBD puro non contengono alcuna percentuale di THC. Il consumatore può quindi stare tranquillo.

Se il soggetto consuma cannabinoidi non psicoattivi come la cannabis light i test delle urine e del sangue dovrebbero di norma avere esito negativo, ma un consumo molto sostenuto e continuo nel tempo o una predisposizione all’accumulo di cannabinoidi potrebbero variare l’esito in modo infausto per il lavoratore sottoposto a controlli.

Per questo motivo anche se la cannabis light contiene livelli bassi di THC vi consigliamo di essere prudenti e valutare il fatto che, ad un eventuale controllo antidroga, potreste risultare comunque positivi alla ricerca di THC sia negli esami delle urine che in quelli del sangue.

La scienza conduce studi sempre più approfonditi:

Dopo essere risultati positivi ad un primo test antidroga, il campione viene solitamente inviato ad un laboratorio per una seconda analisi di conferma, attraverso un processo chiamato gascromatografia-spettrometria di massa (con la sigla GC-MS). Una volta sottoposto il campione a questo tipo di processo, le analisi non avranno alcun problema a discernere il THC dal CBD.

Tuttavia, il principale problema nell’usare un prodotto a base di CBD prima di passare un test antidroga è che non si può mai essere sicuri dei risultati, a meno che non si abbia totale fiducia nella fonte d’approvvigionamento.

Usando un olio di CBD fatto in casa, puro al 100%, difficilmente riuscirete a superare un test antidroga. Il processo d’estrazione del CBD non può essere realizzato nella cucina di casa vostra. Per cui, se volete assicurarvi di consumare un CBD puro e non contaminato, dovrete procurarvelo da una fonte affidabile.

Di per sé, i test antidroga non sono il vero problema; ciò che invece dovrebbe preoccupare è la fonte da cui proviene il CBD.

In conclusione: scegli sempre prodotti certificati e di qualità!

A oggi, nel nostro paese, le leggi sono ancora poco definite, vista e considerata la “novità” della materia.

Per il momento si può affermare che, per i consumatori di prodotti con CBD, la semplice positività al test non è da considerarsi come indice di colpevolezza.

L’importante è consumare sempre e solo prodotti certificati nel corso di una filiera controllata in ogni sua fase e seguire l’evoluzione, sempre più interessante e promettente, della ricerca scientifica sui principi attivi della pianta di canapa.