OLIO DI CANAPA

olio di canapa alimentare e olio cbd

Differenze, utilizzi e benefici dell’olio di canapa

Partiamo subito specificando che ci sono più tipi di olio di canapa:

Avrete sicuramente sentito parlare di olio di canapa e olio CBD, ma che differenza c’è tra olio di canapa e CBD? Scopriremo in questo articolo le caratteristiche e i diversi utilizzi.

  1. Olio di canapa alimentare
  2. Olio CBD
  3. Olio di canapa ad uso cosmetico (possono essere utilizzati entrambi gli oli sopra citati)

OLIO DI CANAPA ALIMENTARE

L’olio di canapa ad uso alimentare si ricava dalla spremitura dei semi della pianta di canapa. I prodotti di qualità migliore sono non raffinati e ottenuti da spremitura a freddo che consente di mantenere inalterate le proprietà dal punto di vista nutrizionale.

È un prodotto ricco di tantissimi benefici per la nostra salute, per questo possiamo definirlo un integratore alimentare più che un semplice ingrediente.

L’olio di semi di canapa contiene OMEGA 6 e OMEGA 3, ma ciò che lo rende unico è lo speciale equilibrio tra queste due sostanze (in rapporto rispettivamente di 3 a 1). È inoltre una delle poche fonti alimentari di acido alfa linoleico (il più importante acido grasso essenziale della famiglia OMEGA 3).

Nell’olio di canapa sono poi presenti anche fitosteroli e vitamina E che rendono quest’olio particolarmente adatto per il benessere generale di tutto il nostro organismo.

BENEFICI DELL’OLIO DI CANAPA (ALIMENTARE)

La biodisponibilità delle sostanze sopra descritte lo rende utile nel controllo della pressione, nel combattere l’eccesso di grassi nel sangue e nel diminuire in generale il rischio di problemi cardiaci. Ha inoltre proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e stimolanti del sistema immunitario.

L’assunzione di olio di canapa non ha controindicazioni, ma il prodotto non va inteso come sostituto del consumo di pesce per il suo contenuto di omega 3, 6 e 9 (non contiene infatti EPA e DHA in quantità significativa come il pesce).

L’olio di canapa alimentare è completamente privo di CBD e altri cannabinoidi che possiamo invece trovare nell’olio CBD di cui parleremo di seguito.

OLIO CBD – HEMP OIL

olio di cannabis-cbd

L’olio CBD è un prodotto che si ricava dall’estrazione a freddo dei cannabinoidi dalle infiorescenze di Cannabis Sativa. Nello specifico la sigla CBD sta per “cannabidiolo” che è il più abbondante fitocannabinoide presente nelle piante di canapa.

Gli oli che troviamo in commercio sono composti da CBD in concentrazioni variabili (dal 2,5% al 30%) e un cosiddetto olio “vettore” (olio di canapa, di oliva, di cocco ecc.) all’interno del quale il principio attivo viene disciolto.

Il CBD risulta molto interessante anche per il settore medico-scientifico viste le sue proprietà benefiche e la totale assenza di effetti psicoattivi (tipici del cannabinoide più famoso, il THC).

Non tutti sanno che all’interno del nostro corpo è presente un sistema endocannabinoide: si tratta di uno dei più complessi sistemi fisiologici di comunicazione tra cellule che regola moltissime delle funzioni vitali e consente di mantenere l’omeostasi, ovvero l’equilibrio interno che può essere “disturbato” da diverse condizioni.

Recenti studi hanno dimostrato che il sistema endocannabinoide è presente non solo negli esseri umani bensì in tantissime specie diverse: mammiferi, rettili e perfino invertebrati. Tracce di questo di sistema sono state rinvenute in un animale marino risalente ad oltre 600 milioni di anni fa: quindi non solo il sistema endocannabinoide esisteva probabilmente molto prima dell’arrivo della cannabis sulla terra ma è sicuramente un tassello importante dal punto di vista evolutivo (studio pubblicato nel 2008 da John M. McPartland). 

Molto interessante è anche il fatto che i recettori cannabinoidi siano presenti praticamente in tutti gli organi e sistemi del nostro corpo anche se riscontriamo una maggiore concentrazione a livello del sistema nervoso (in particolare nei neuroni, nella corteccia, nell’ippocampo, nell’amigdala, nei gangli e nel cervelletto, che regolano il movimento e le funzioni cognitive complesse, l’apprendimento, la memoria e le emozioni.) 

dove si trovano i recettori cannabinoidi

È quindi ormai chiaro quanto i cannabinoidi endogeni (prodotti nel nostro corpo dal sistema endocannabinoide) siano importantissimi in innumerevoli processi fisiologici di neuroprotezione del sistema nervoso (preservandolo dalla sovrastimolazione) e nei processi di sviluppo neurologico (influenzando la plasticità sinaptica e consentendo di creare nuove connessioni tra i neuroni). Ma la loro funzione è fondamentale anche per il sistema immunitario (azione antinfiammatoria e regolatrice su umore, fame e sonno) e sulle strutture ossee (regolandone la densità). Essendo inoltre presenti recettori anche nelle terminazioni nervose simpatiche la loro attivazione è in grado di alleviare il dolore mediato da questi ultimi.

Ecco perché risulta così interessante che la canapa sia l’unica pianta presente sul nostro pianeta in grado di produrre naturalmente cannabinoidi che possano interagire con questo sistema.

Adesso che sapete tutto questo vi sarà più semplice comprendere quanto l’olio CBD possa essere benefico e terapeutico per innumerevoli fastidi: disturbi del sonno, ansia e stress, dolori di varia natura che spaziano dall’infiammazione muscolare a pazienti affetti da dolori cronici (fibromialgia, spasticità, dolore oncologico).

Come assumere l’olio CBD?

L’olio CBD può essere utilizzato in diversi modi con una conseguente differenza nell’efficacia che varia in base alla biodisponibilità (quantità di principio attivo che raggiunge la circolazione sistemica e che viene assorbita dal nostro corpo): un’elevata biodisponibilità si ottiene con l’assunzione sublinguale. Dato però che in Italia la legge vieta la commercializzazione dell’estratto di CBD per uso alimentare le indicazioni di impiego si riferiscono solitamente al solo uso esterno.

Olio di canapa ad uso cosmetico

cosmetici alla canapa

Ultimo ma non meno importante l’utilizzo nel settore cosmetico. Sono ormai tantissime le aziende che utilizzano estratti della pianta di cannabis nei più svariati prodotti che quindi sono sempre più diffusi in commercio. Grazie alle proprietà lenitive e idratanti l’olio di canapa è infatti utilizzato in creme, unguenti, lozioni e detergenti. Nel nostro shop online potrete trovare una selezione di prodotti di cosmesi naturale di altissima qualità, dai un’occhiata!

Prodotti consigliati:

olio cbd

OLIO CBD – Terapia per il benessere

L’olio di CBD offre un approccio naturale al benessere psico-fisico lavorando insieme all’organismo, non contro di esso. È ben tollerato, non tossico e può essere adattato anche agli stili di vita più esigenti grazie all’abbondanza di prodotti disponibili.

Considerando che i recettori responsabili della promozione dell’equilibrio sono presenti nel nostro cervello, pelle, sistema immunitario, digestivo e nervoso, alcune gocce potrebbero avere un impatto significativo!

CHE COS’È L’OLIO di CBD?

L’olio di CBD è un liquido in flacone che viene generalmente consumato sopra o sotto la lingua. L’ingrediente principale è il CBD (cannabidiolo), un composto organico presente nella canapa, un tipo di Cannabis sativa L. con livelli di THC estremamente bassi, ma può presentare anche, in diverse percentuali, tutti i principi attivi della Canapa.

Una volta estratto il CBD dal materiale vegetale, viene miscelato ad un olio vettore, imbottigliato e venduto come olio di CBD. Il motivo per cui viene miscelato con oli come quello di oliva, canapa, olio di cocco, è quello di migliorare la sua capacità di assorbimento nel corpo, fornendo anche una varietà di benefici nutrizionali complementari.

DA DOVE VIENE ESTRATTO?

L’estrazione del cannabidiolo dalla pianta di cannabis produce un’essenza oleosa. Questa contiene vari cannabinoidi in proporzioni diverse (a seconda del tipo di pianta, del metodo di estrazione, della conservazione e dell’origine).

Attualmente, la fonte più abbondante di CBD sono i fiori di canapa, una pianta selettivamente ibridata per raggiungere quantità elevate di questo cannabinoide. Esistono diversi modi per estrarre il CBD dalla canapa, con alcuni metodi molto più efficienti e sicuri di altri.

La canapa è un bioaccumulatore, un prodotto naturale che assorbe sostanze buone e cattive dall’aria, dall’acqua e dal suolo su cui viene coltivata. È quindi molto importante sapere che l’olio di CBD acquistato provenga da canapa coltivata biologicamente in culture biologiche della Germania, Austria o in altri paesi dell’UE.

COME VIENE PRODOTTO?

Per sfruttare al massimo la vostra esperienza con l’olio di CBD è fondamentale scegliere prodotti di alta qualità testati da laboratori indipendenti. Sapendo ciò che contiene e non contiene ogni flacone, identificherete rapidamente quale tipo d’olio di CBD è più giusto per voi, selezionando i vari ingredienti a seconda delle vostre esigenze e stili di vita.

L’estrazione con CO₂ presenta un grande vantaggio rispetto agli altri metodi di produzione di olio di CBD, ovvero estrazione basica con solvente, o estrazione con olio o a mano. A differenza delle altre tecniche, l’anidride carbonica nel suo stato supercritico si può iniettare attraverso la canapa per raccogliere selettivamente i cannabinoidi e tutti gli altri composti che si vogliono estrarre, lasciandosi dietro tutte le altre parti superflue. Grazie a questo maggiore controllo, l’estrazione con CO₂ è diventata la migliore tecnica per produrre CBD. L’uso della CO₂ come solvente consente di ottenere un prodotto finale privo di sostanze chimiche e contaminanti.

I test sull’olio di CBD migliorano il controllo qualità e aumentano la fiducia del consumatore

COME FUNZIONA?

La cosa più importante per il nostro corpo è quella di essere in equilibrio, in modo tale da essere più sani e felici. Solo quando siamo in equilibrio possiamo dare il meglio. Il sistema endocannabinoide, con i suoi recettori cannabinoidi nel cervello, nel sistema nervoso centrale e periferico, negli organi, nel tessuto connettivo, nelle cellule immunitarie, nelle ghiandole, nel tratto digestivo e anche nella pelle, è responsabile della stabilità all’interno del corpo. Il mantenimento del nostro stato di equilibrio nella medicina viene anche chiamato omeostasi.

I recettori dell’ECS (Endocannabinoid System) dispongono, si potrebbe dire, di una connessione “wireless” con tutto il corpo e cercano costantemente di regolarlo verso una maggiore stabilità, indipendentemente dalle influenze e dalle fluttuazioni a cui è esposto. Il sistema endogeno dei cannabinoidi sostiene così il corpo in una moltitudine di processi fisiologici interni e li aiuta a regolarli. I quattro compiti principali dell’ECS sono: la neuroprotezione (il tentativo di salvare le cellule nervose dalla morte), la rigenerazione da stress, l’equilibrio immunitario e la regolazione omeostatica. Esso aiuta il corpo, tra le altre cose:

  • a migliorare l’umore
  • a migliorare la memoria
  • a migliorare il controllo del corpo
  • a proteggere il sistema immunitario
  • per la riproduzione
  • per ridurre la percezione del dolore
  • a regolare l’appetito
  • a regolare il sonno
  • per lo sviluppo osseo

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto i benefici del CBD, uno dei principali principi attivi della canapa, per combattere i sintomi di:

  • ansia
  • stress
  • ipertensione
  • insonnia
  • dolori cronici
  • spasmi muscolari
  • m. di Parkinson
  • m. di Alzheimer

E’ inoltre un naturale miorilassante molto utile per gli sportivi, per rilassare i muscoli dopo o prima dell’attività, lo Yoga, il pilates e tantissime altre attività. Generalmente non interferisce con i farmaci, è un prodotto organico, naturale e senza particolari controindicazioni. Non è un farmaco, pertanto si consiglia di non interrompere alcuna cura prima di aver interpellato il tuo medico.

OLIO CBD: COME ASSUMERLO?

L’assunzione di CBD per via orale è l’opzione più popolare. Tuttavia, una volta che lo si è assunto, il composto deve affrontare diversi processi biologici prima di poter pervenire al nostro flusso sanguigno. Il sistema digestivo ed i suoi enzimi faranno del loro meglio per diluire la dose di CBD che avete assunto.

A causa del numero di variabili, è praticamente impossibile fornire un’aspettativa esatta della biodisponibilità orale, ma gli scienziati ritengono che sia di circa il 4–20%.

Benché sia molto simile all’assunzione di CBD per via orale, la somministrazione sublinguale si affida ai capillari situati sotto la lingua per far pervenire la sostanza al flusso sanguigno. Ciò si ottiene depositando alcune gocce sotto la lingua, e tenendovele per lasciar le assorbire dalla membrana mucosa.

Secondo resoconti aneddotici, il dosaggio sublinguale del CBD è un modo semplice ed efficace di intensificare la manifestazione degli effetti. Poiché non deve affrontare il passaggio attraverso il fegato ed il tratto gastrointestinale, si presume che il CBD raggiunga il flusso sanguigno con maggior rapidità.

QUANTO CBD ASSUMERE?

Il CBD è sicuro anche a dosi elevate, ma iniziate con cautela e procedete gradualmente.

Il corretto dosaggio di CBD dipende da così tante variabili specifiche che il suo calcolo può creare confusione, specialmente per coloro che sono nuovi a questo tipo di composto terapeutico. Sul dosaggio di questo cannabinoide influiscono diversi fattori, a partire dalla salute fisica, dall’età e dal metabolismo, fino allo specifico disturbo da trattare e al prodotto con CBD che si andrà a somministrare.

La scelta di un marchio di CBD di cui vi potete fidare è fondamentale, non solo al momento di calcolare un dosaggio accurato, ma anche perché vi garantisce di ottenere un prodotto di qualità contenente tutto ciò che dovrebbe avere un articolo di questo genere, senza additivi o prodotti chimici indesiderati.

Canapè offre un prodotto al 10% di CBD Full Spectrum, ovvero indica che che durante l’estrazione si sono mantenuti tutti i principi attivi della canapa a differenza del semplice Olio di CBD in cui viene isolato solo il Cannabidiolo, mentre vanno persi tutti gli altri principi attivi. L’olio al CBD di Canapè è estratto da varietà di canapa da agricoltura biologica coltivata in Italia con elevata concentrazione di CBD, è un prodotto naturale di alta qualità, senza aggiunta di pesticidi o sostanze dannose per la salute, è ecofriendly e pet friendly.

olio cbd canapè: 10% - 20% - 35%

Per aiutarvi a calcolare la quantità di CBD da assumere (in mg), potete usare il seguente esempio come guida:

Olio di CBD 2,5%: 1,15mg di CBD per goccia
Olio di CBD 5%: 2,3mg di CBD per goccia
Olio di CBD 10%: 4,6mg di CBD per goccia

Olio di CBD 15%: 6,9mg di CBD per goccia
Olio di CBD 20%: 9,2mg di CBD per goccia

Olio di CBD 30%: 13,8mg di CBD per goccia
Olio di CBD 40%: 18,4mg di CBD per goccia

Abbiamo affrontato numerose questioni e, sebbene il primo approccio con il dosaggio del CBD possa spaventare, il principale punto da tenere in considerazione dovrebbe sempre essere: ascoltate il vostro corpo. Usando le nostre raccomandazioni come punto di partenza, potrete decidere se aumentare o diminuire le concentrazioni di CBD in base a come vi sentirete. Per capire se l’olio di CBD fa per te, è importante discutere di eventuali dubbi con il tuo medico, in quanto bisogna prendere in considerazione che esistono alcuni effetti collaterali minori. Tuttavia, dovresti sapere che la vera entità dell’olio di CBD rimane oggetto di studio e che c’è ancora molto da imparare su come influenza il corpo umano.

COME TI FA SENTIRE?

Secondo i primi studi, il CBD avrebbe la capacità di aumentare i livelli di anandamide nel corpo. Conosciuta anche come la “molecola della beatitudine”, l’anandamide svolge un ruolo di neurotrasmettitore endocannabinoide. L’accattivante nome di questa sostanza chimica descrive fedelmente la sua capacità di influenzare l’umore.

Oltre ad influenzare il nostro sistema endocannabinoide, il CBD si lega anche ai recettori della serotonina. Ciò mostrerebbe un ulteriore meccanismo attraverso il quale il CBD potrebbe aiutare a sostenere il nostro rilassamento.

Ulteriori ricerche sugli animali suggeriscono che questo stesso meccanismo potrebbe aiutare a trattare lo stress latente associato al disturbo da stress post-traumatico (DPTS).

Una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature riporta un esempio di questi effetti. Lo studio osserva gli effetti del CBD su soggetti con disturbi d’ansia sociale. Tutti i soggetti sono stati sottoposti ad una prova simulata di conversazione in pubblico, ma solo ad un gruppo è stato somministrato CBD (600mg). I ricercatori hanno scoperto che il gruppo trattato con CBD riportava minori livelli di ansia, deficit cognitivo, disagio e prontezza.

L’anandamide si lega ai recettori dei cannabinoidi del nostro sistema endocannabinoide. Questo neurotrasmettitore svolge un ruolo chiave in molti processi fisiologici, tra cui umore, sonno e appetito. E, non meno importante, aiuta a ristabilire gli equilibri quando si tratta di rilassamento e stress.

Tutti i prodotti di CBD avranno esiti, durata degli effetti ed intensità differenti. Il prodotto più efficace dipenderà dalle circostanze individuali e da ciò che si desidera ottenere con il CBD.

Tuttavia, è perfettamente lecito combinare diversi prodotti di CBD per sostenere il tuo benessere da diverse angolazioni. Il CBD ha il potenziale per influenzare i sistemi presenti lungo tutto il corpo, quindi potresti dover sperimentare un po’ per trovare ciò che funziona meglio per te.

L’ordine delle suore della cannabis

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L’ordine delle suore della cannabis

Conosciute come “suore della cannabis” le chiamano “weed nouns”, ma il loro vero nome è “Sisters of the Valley”, le sorelle della valle. Non appartengono a un ordine religioso tradizionale, ma si sono riunite insieme con la missione di guarire il mondo.

Rispettano la Madre Terra e condividono i suoi doni con gli altri. Lavorano insieme, pregano insieme, indossano il velo e producono oli, balsami e unguenti a base di CBD.

Solo nel primo anno sono riuscite a fatturare $ 60.000. Nel 2017 hanno superato il milione. A oggi sono super seguite sui social e continuano imperterrite a fornire un servizio eccezionale!

L’ordine delle suore della cannabis

Ecco le “Sisters of the valley”, le suore hippie che coltivano cannabis in California

Christine Meeusen non è la solita suora. Negli ultimi sei anni, ora si fa chiamare sorella Kate, ha coltivato cannabis su un appezzamento di terreno di un acro a Merced, in California.

La cannabis non è solo un raccolto per Suor Kate, ma un mezzo per fare del bene. Vuole stabilire una religione new age incentrata sulla guarigione con medicine a base vegetale prodotte in modo sostenibile e sollevare le donne dalla povertà.

La sorella ha fondato la sua sorellanza, Sisters of the Valley, nel 2015 dopo una serie di eventi che le cambiano la vita. In primo luogo, ha attraversato quello che dice sia stato un divorzio devastante nel 2008 che l’ha lasciata senza un soldo e per un breve periodo senza casa come madre single che ha cresciuto tre figli. Ha iniziato a coltivare cibo e cannabis nel suo cortile per diventare autosufficiente.

. Nel 2014, ha deciso di produrre tinture e unguenti a base di cannabis per mantenersi. Allo stesso tempo, ha iniziato a partecipare alle proteste del movimento Occupy, indossando un costume da suora.

. Poi, nel 2016, la sorella Kate ha iniziato a coltivare cannabis e a produrre prodotti usando il cannabidiolo, o CBD, come oli e tè nella sua fattoria, sottoscrivendo un codice di valori che, secondo lei, è vagamente basato sugli ordini religiosi delle Beghine del Medioevo. Le Beguine furono uno dei primi esempi di femminismo. Le beghine non rispettavano le regole del tempo che richiedevano alle donne di vivere sotto la tutela di un uomo. Non erano vincolate da voti permanenti come le suore cattoliche, in quanto non facevano parte della Chiesa cattolica. Le donne potevano entrare nel loro ordine con i bambini e andarsene se volevano sposarsi. Vivevano tutti insieme per l’autosufficienza economica e si dedicavano a Dio e ad atti di buon servizio.

L’ordine delle suore della cannabis è sinonimo di unione e amore incondizionato.

L’ordine delle suore della cannabis

“Stiamo camminando e marciando in un mondo in cui avremo suore che diserbano l’erba in ogni provincia del pianeta e in ogni contea e provincia del mondo”, dice suor Kate. “Quando le persone ci vedranno nei nostri veli sapranno cosa rappresentiamo proprio come fanno [quando] un pompiere [è] nella sua uniforme.”

Attualmente, 25 sorelle e cinque fratelli fanno parte di Sisters of the Valley in tutto il mondo, vendendo i loro prodotti in luoghi come la Nuova Zelanda, il Messico, la Danimarca e il Brasile. Per far parte della sorellanza, sorelle e fratelli devono generare entrate dai prodotti. Sono previsti anche circa due anni di formazione, che prevede la partecipazione a un programma di borse di studio, la risposta a un sondaggio di approfondimento e la lettura di una copia del Libro delle Nuove Beghine. Diverse sorelle e fratelli sono coinvolti in vari sforzi di difesa dei diritti delle donne e della legalizzazione della cannabis nelle loro comunità, in modo che possano stabilire le proprie fattorie invece di importare dal raccolto di suor Kate.

. Mentre il COVID-19 ha intaccato le vendite della sorellanza, Sister Kate è fiduciosa che il suo esercito di suore new age possa affrontare la tempesta e uscire come un business migliore quando la pandemia sarà finita. Oltre ad espandere la sua sorellanza, dice che le piacerebbe iniziare a coltivare funghi medicinali e alcuni tipi di radici. Sogna anche di creare una hotline di soccorso per le donne che affrontano senzatetto, abusi o qualsiasi altro tipo di crisi. L’idea è che alla fine le Sisters of the Valley possano fornire anche una serie di servizi sociali.

L’ordine delle suore della cannabis

“Siamo piccole in questo momento, ma abbiamo grandi sogni… Se qualcuno fosse venuto e si fosse preso cura di me, avrebbe fatto una grande differenza per me e per le molte donne che sperimentano l’essere buttate via «donne», dice suor Kate. “Quando dai a una donna una qualità di vita migliore, portano con sé gli uomini. Le donne non lasciano indietro gli uomini come una società patriarcale lascia indietro le donne. Semplicemente non accadrà”.

Legalizzazione e consumo giovanile

legalizzazione della cannabis e consumo giovanile

Legalizzazione e consumo giovanile

Sfatiamo un mito: la legalizzazione NON aumenta il consumo degli adolescenti

Legalizzazione e consumo giovanile

La legalizzazione della cannabis non fa aumentare il consumo tra gli adolescenti. A sfatare il falso mito i dati raccolti nei paesi e negli stati dove l’utilizzo per scopi ricreativi è legale e regolamentato.

Le ricerche che hanno sfatato il mito

Secondo uno studio pubblicato dalla rivista accademica JAMA Network, nei territori statunitensi dove l’uso ricreativo della sostanza è stata regolamentata, il consumo da parte degli adolescenti è diminuito quasi del 10%. In particolare, si è registrato un calo dell’8% nell’uso sporadico e del 9% in quello frequente. La variazione, invece, è risultata appena accennata negli stati che hanno legalizzato al solo uso medico e terapeutico.

L’analisi, condotta da un team di ricercatori provenienti da quattro diverse università americane (la Montana State University, la University of Oregon, la University of Colorado e la San Diego State University) ha dimostrato, dati alla mano, come la legalizzazione abbia avuto un effetto positivo sul consumo giovanile.

Complici, in questo contesto, i punti vendita autorizzati, come Canapè, che possono effettuare maggiori controlli sull’identità richiedendo i documenti e la maggiore età dei propri clienti, e la scomparsa del cosiddetto “effetto tabù” e del suo fascino.

I dati analizzati non sono nuovi a Washington. I valori, infatti, sono stati raccolti attraverso gli Youth Risk Behaviour Surveys (YRBS), ossia le indagini biennali americane promosse dalle agenzie governative e dedicate ai rischi per la salute degli adolescenti. Per questa ricerca, in particolare, sono stati studiati i comportamenti degli studenti delle scuole superiori in un periodo che va dal 1993 al 2017.

Ora che gli Stati Uniti si avviano verso la legalizzazione federale della cannabis, allineandosi con i 14 stati a stelle e strisce dove il consumo è già legale, la situazione economica e sociale del paese potrebbe evolvere ulteriormente.

La legalizzazione e i problemi comportamentali dei giovanissimi

Tra i primi a subire gli effetti positivi della legalizzazione i giovanissimi. Dalle stesse ricerche, infatti, è emerso che l’utilizzo ricreativo della marijuana ha avuto un calo sopra la media tra i più piccoli, ossia tra gli studenti di età compresa tra i 13 e i 14 anni. La riduzione è pari al 25%.

In molti di questi casi, l’utilizzo ricreativo della marijuana è spesso legato alla ricerca di attenzioni e al mettere in atto comportamenti sociali considerati devianti o problematici per definire il proprio status. La legalizzazione, invece, elimina il “fascino del proibito” nonché l’opportunità di sfidare l’autorità, sia essa genitoriale o statale.

La legalizzazione e la criminalità

Non solo la diminuzione dei consumi, la legalizzazione favorisce, sul lungo periodo, anche la riduzione di altri rischi e problemi legati allo spaccio o ai disturbi comportamentali come risse e uso e detenzione illecita di armi.

Dagli Stati Uniti arrivano dati positivi anche in questo contesto. Nei territori dove sono stati legalizzati sia l’utilizzo ricreativo che quello medico si sono infatti registrate sensibili diminuzioni dei reati, in particolare di quelli violenti.

È il caso dello stato di Washington, primo tra i territori a stelle e strisce a legalizzare l’uso ricreativo della sostanza il 6 dicembre 2012. All’interno dei suoi confini, infatti, da quel giorno si è registrato un calo del 30% in termini di stupri e del 20% per quanto riguarda i furti, anche e soprattutto tra i giovani.

A questo si aggiunge l’aspetto economico. A un anno dalla legge, infatti, lo stato di Washington ha incassato oltre 70 milioni in più di tasse. Una crescita che conferma le prospettive di molte altre zone del mondo sempre più vicine alla legalizzazione come il Messico e l’Italia, che, secondo le ultime stime, con la legalizzazione guadagnerebbe almeno 8 miliardi di euro l’anno.

Cannabis light e test antidroga

Cannabis light e test antidroga

Cannabis light e test antidroga

Cannabis light e test antidroga:

La cannabis light può contenere THC e dunque compromettere i risultati del drug test?

Come probabilmente saprai, la canapa legale dovrebbe contenere bassissime quantità di THC, precisamente meno dello 0,4%… ma non tutti i distributori la fanno analizzare per verificare con certezza questo dato.

Effettivamente la cannabis legale proviene da semi certificati, accuratamente selezionati per generare piante con THC quasi nullo, eppure anche la natura ha i suoi limiti e le percentuali di THC potrebbero risultare inaspettatamente più alte.

Se sei un estimatore di canapa light e la utilizzi regolarmente, è possibile che ti stia chiedendo se con l’assunzione di CBD i test antidroga possono risultare positivi e dunque controproducenti in caso di controlli di lavoro, sportivi e altri ancora.

Se assumi erba light non certificata potresti quindi risultare positivo al test antidroga perché oltre al CBD potrebbero esserci tracce di THC superiori allo 0,4%.

Cannabis light e test antidroga

Quindi il CBD non viene rilevato nei test antidroga?

Se si tratta di CBD puro no, ma non possiamo assicurarti che non succeda se fumi cannabis legale, soprattutto se non ha percentuali di THC certificate (e, naturalmente, a norma di legge).

E se acquisti estratti di CBD o prodotti derivati?

Tendenzialmente, il CBD non dovrebbe risultare nei test di rilevamento, ma se non assumi cannabidiolo puro potrebbero esserci tracce di THC nel tuo organismo. Ed è proprio il THC che fa risultare positivi i drug test.

Consigliamo in questo caso di fare delle opportune valutazioni. Per non rischiare ti consigliamo di scegliere prodotti derivati dalla canapa industriale con THC a norma di legge, dunque estratti dalla canapa legale.

È importante precisare che i test antidroga cercano il THC oppure uno dei suoi principali metaboliti, il THC-COOH, rilevabile anche quando il THC non è più in circolo nel sangue ma è ormai stato trasportato nelle cellule.

I drug test danno esito positivo quando il THC e/o il THC-COOH superano una certa soglia chiamata cut-off: i valori inferiori al cut off vengono ignorati dal test, che risulta quindi negativo.

La soglia è in genere diversa in base all’esame: i test di rilevamento delle droghe sono diversi e includono l’analisi delle urine, del sangue, del capello e della saliva. Inoltre il periodo di rilevamento dipende da numerosi fattori, tra cui la quantità di assunzione, la frequenza e l’attività del tuo metabolismo. Se assumi solo cannabis light, che presenta basse percentuali di tetraidrocannabinolo, è molto probabile che il tuo metabolismo smaltisca molto velocemente sia il THC che il suo metabolita.

Cannabis light e test antidroga

. Test antidroga dalle analisi delle urine:

Nell’urina, il metabolita THC-COOH deve avere una concentrazione di almeno 50 ng/ml (nanogrammi per millilitro) affinché il test risulti positivo. Di solito questo esame rileva il THC-COOH nelle urine per un periodo che va da 3 a 15 giorni dopo l’uso di marijuana.

Però se l’assunzione di THC è costante e in grandi quantità, il test delle urine potrebbe rilevare la sua presenza anche per 3 o 4 settimane dopo l’uso di marijuana.

. Test antidroga dalle analisi del sangue:

Il sangue è un trasportatore, dunque il THC permane per pochissimo tempo nel flusso sanguigno: il THC-COOH si rileva fino ad un massimo di una settimana dall’assunzione. Le analisi del sangue hanno un cut-off fissato a 2 ng/ml.

Per via di questa particolarità gli esami del sangue si usano come drug test solo se si ha bisogno di una risposta nell’immediato, ad esempio per verificare la guida sotto effetto di stupefacenti.

. Test antidroga dalle analisi salivari:

La saliva conserva tracce di THC e dei suoi metaboliti per poco tempo, da circa un’ora fino al massimo di un giorno dall’assunzione di cannabis.

Il test della saliva è quindi uno dei meno utilizzati o usato al massimo dalle Forze dell’ordine durante i controlli sui conducenti.

. Test antidroga dalle analisi del capello:

L’analisi del capello è il test antidroga più efficace (anche se poco utilizzato) e consente di rilevare i metaboliti del THC nei capelli per un periodo che arriva addirittura a 90 giorni. 

Tuttavia questi test sono meno pratici perché non rilevano la presenza dei residui psicoattivi di THC, ma può solo dire se la persona è una consumatrice assidua di cannabis.

Infatti una persona che entra in contatto con un consumatore di marijuana e respira fumo passivo potrebbe, teoricamente, risultare positivo ad un test tossicologico del capello.

Cannabis light e test antidroga

In conclusione diciamo anche i risultati dei test antidroga sono molto soggettivi. Cioè dipendono anche dai fattori legati all’organismo come il metabolismo (più è veloce la tua attività metabolica, più breve è il tempo in cui i cannabinodi possono essere rilevati), dal tipo di test eseguito (più è sensibile il test, maggiore è il tempo in cui può rivelare la concentrazione di THC nel tuo corpo) e che frequenza assumi cannabis.

Cannabis Light – Perché meglio legalizzare

L’Europa anche in queste ultime settimane ha dato segnali inequivocabili sulla utilizzazione dei derivati della canapa, ma nel nostro Paese tira ancora un vento contrario e gelido che blocca ogni speranza per tutti quelli del settore di lavorare liberi da pensieri e timori di incappare nella ragnatela che alcuni irresponsabili tutori della legge ha tessuto. Ma la positività che sta alla base dell’idea di Green Economy spinge in molti a resistere e continuare alla lotta per la chiarezza e la legalità.

Cannabis Light - Perché meglio legalizzare

Più cannabis shop, meno mercato nero: la canapa light nuoce alla criminalità organizzata

È questa, in sintesi, la conclusione di uno studio condotto da tre ricercatori italiani e pubblicato sulla rivista European Economic Review, dalla ricerca, la prima di questo tipo nel nostro Paese, emerge che la legalizzazione della  cannabis leggera in Italia ha ridotto nel giro di poco più di un anno la quantità di marijuana spacciata e i relativi ricavi delle organizzazioni criminali.

I ricercatori parlano di un “effetto di sostituzione” inatteso nella domanda tra cannabis light e cannabis illegale. 

Quali sono i motivi del successo della canapa leggera?

Possono essere diversi: dal voler evitare effetti stupefacenti eccessivi, al preferire un prodotto dall’origine controllata. E, molto probabilmente, un ruolo di tutto rispetto è giocato dal non doversi rivolgere al mercato illegale per effettuare l’acquisto.

“La ricerca – spiegano gli autori – ha dimostrato come nelle province con maggiore concentrazione di rivenditori di canapa legale ci sia stata, a parità di operazioni di polizia, una riduzione delle confische di prodotti stupefacenti e una riduzione del numero di arresti per reati di droga”, e ha messo in evidenza che, nel breve arco temporale considerato, la legalizzazione della cannabis light ha portato a una riduzione di circa l’11% dei sequestri di marijuana per ogni cannabis shop.

Una percentuale che, tradotta in chili di cannabis illegale confiscata, sta a significare un calo dei sequestri di marijuana pari a 6,5 chili per ogni negozio specializzato in prodotti a base di cannabis.

Dati statici per fare chiarezza:

I risultati statistici dello studio consentono di calcolare le entrate perdute per le organizzazioni criminali.

Considerando che il numero medio di cannabis shop a livello provinciale è di circa 2,76 e che il prezzo della marijuana è stimato in 7-11 euro al grammo, le nostre stime sulle 106 province considerate implicano che le entrate perdute a causa della liberalizzazione della cannabis light corrispondano – solo per quanto concerne la marijuana, escludendo l’hashish e le piante di cannabis illegali – a circa 200 milioni di euro all’anno”.

I risultati ottenuti in termini di ricavi perduti da parte della criminalità organizzata appaiono invece interessanti se si considera che la cannabis light è un “sostituto” della cannabis illegale, poiché caratterizzata da “effetti ricreativi molto più bassi, dovuti alla percentuale minima di Thc in essa contenuta”, mentre il Thc presente nella marijuana da strada può arrivare a superare il 20%, con il noto “effetto sballo” che ne consegue.

“Questi risultati – scrivono – supportano l’argomentazione secondo cui, anche in un breve periodo di tempo e con un ottimo sostituto, la fornitura di droghe illegali da parte del crimine organizzato viene rimpiazzata dalla presenza di rivenditori ufficiali e legali”.

Cannabis Light - Perché meglio legalizzare

“La cannabis light potrebbe portare quasi un miliardo di euro di entrate in Italia”: le stime del MEF (Ministero dell’Economia e della Finanza).

Ci vorrebbe forse più coraggio, visto che in ormai 3 anni di utilizzo massivo da parte di diverse fasce della popolazione come professionisti, anziani e anche pazienti, non è stato registrato nemmeno un singolo problema di salute pubblica, per cambiare il paradigma e mostrare ai cittadini tutti i vantaggi che deriverebbero da questa operazione, ponendoci tra i principali produttori europei.

Parliamo di quasi un miliardo di euro: soldi che, in questa situazione economica, sarebbero ossigeno puro per gli agricoltori italiani, gli esercizi commerciali, e, appunto, lo Stato. Eppure, nonostante questo, anche l’ennesimo tentativo di regolamentare la filiera della cannabis light, per la quale manca solo la definizione dell’uso umano è saltato, per essere nuovamente riproposto.

La conclusione è che in questa situazione drammatica di emergenza sanitaria, i produttori di canapa non devono solo tenersi ben alla larga dal virus e dalle conseguenze economiche di questa pandemia, ma devono inventarsi soluzioni impossibili per commercializzare i derivati della canapa industriale che una legge (242/2016) gli avrebbe in teoria consentito di poter fare.

Cannabis terapeutica – ridurre i danni del Coronavirus

Il CBD può migliorare la sindrome da

distress respiratorio acuto (ARDS)

Cannabis terapeutica - ridurre i danni del Coronavirus

Nel precedente articolo abbiamo parlato di come il CBD agisce sul nostro sistema immunitario, basandoci su ricerche e studi fatti in America è stato verificato anche che, grazie al Cannabidiolo in forma acida, si riesce a contenere lo sviluppo di ARSD e le sue terribili conseguenze.

La normale influenza stagionale e l’infezione da Sars-Cov-2 (il virus responsabile della pandemia da Covid-19) hanno sia aspetti in comune che differenze, come recentemente sottolineato da un documento stilato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Tra le varie differenze, la principale è forse rappresentata dalla mancanza di terapie e di vaccini efficaci nel caso del Covid-19. Infatti, le situazioni di maggior pericolo sembrano derivare dall’aumento dei ricoveri ospedalieri, con conseguente diminuzione dei posti letto disponibili, soprattuto in terapia intensiva.

Mentre la pandemia da Covid-19 continua ad imperversare dovunque, la ricerca di metodi di cura e prevenzione efficaci prosegue senza sosta. Sono stati svolti molti studi clinici, uno dei quali ha portato a risultati davvero promettenti sull’efficacia del tetraidrocannabinolo (THC) nella sindrome da stress respiratorio acuto (ARDS). Un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del Dental College of Georgia dell’Università di Augusta (Stati Uniti) ha dimostrato che il CBD o cannabidiolo è in grado di invertire le gravi conseguenze dell’ARDS, una complicanza della COVID-19 che provoca danni ai polmoni e morte.

I dati mostrano che il Cannabidiolo (CBD), il principale componente non psicoattivo della Cannabis Sativa, potrebbe migliorare l’infiammazione e i danni respiratori associati al Covid-19. Questo effetto del CBD sembrerebbe il risultato dell’interazione con una molecola presente nel nostro organismo, l’apelina, un peptide endogeno implicato, tra l’altro, nella regolazione dell’immunità centrale e periferica e nella regolazione della pressione sanguigna.

Ridurre i danni del Coronavirus:

STUDI E RICERCHE DEGLI ESPERTI DI CANNABIS

Cannabis terapeutica - ridurre i danni del Coronavirus

Gli scienziati, coordinati dal professor Babak Baban, docente presso il Dipartimento di Biologia Orale e Scienze Diagnostiche, nel precedente studio “Cannabidiol Modulates Cytokine Storm in Acute Respiratory Distress Syndrome Induced by Simulated Viral Infection Using Synthetic RNA” pubblicato sulla rivista scientifica Cannabis and Cannabinoid Research avevano dimostrato l’impatto positivo del CBD in modelli murini (topi) con una forma di ARDS indotta.

Sulla scia dei risultati promettenti, gli scienziati hanno proseguito nelle loro ricerche, nel tentativo di verificare ulteriormente e comprendere il meccanismo d’azione del CBD. In questo nuovo studio, i ricercatori hanno scoperto che l’effetto anti-infiammtorio del CBD potrebbe essere dovuto all’interazione con l’apelina, una molecola normalmente presente nel nostro organismo. L’apelina è un peptide endogeno espresso principalmente nei polmoni, cuore, fegato, intestino, reni e nel Sistema Nervoso Centrale, che sono anche i distretti dell’organismo dove maggiormente è localizzato il Sistema Endocannabinoide.

Questa molecola agisce principalmente attivando il recettore APJ, che induce una diminuzione del fattore di trascrizione Nf-kB, con conseguente diminuzione del rilascio dei mediatori dell’infiammazione e del reclutamento delle cellule immunitarie.

L’apelina induce anche un effetto ipotensivo e questa azione sembra dovuta anche all’interazione con l’enzima ACE-2, espresso sulla superficie di molte cellule, in particolare quelle polmonari. Infatti, l’apelina e l’ACE2 normalmente lavorano insieme per controllare la pressione sanguigna. Quando la pressione sale oltre certi livelli, un aumento di espressione di entrambi può essere utile nel ridurre la pressione sanguigna e l’attività caridaca.

L’ACE-2 è però anche la porta di ingresso del Sars-Cov-2 nel nostro organismo. Il virus, infatti, possiede una proteina glicosilata che si lega all’ACE-2 e consente l’ingresso all’interno delle cellule.

Arrivando a fare un passo in più per spiegare che: “Dato che l’apelina è anche un substrato per l’ACE2, questi risultati possono essere particolarmente rilevanti per la gestione di COVID-19”.

I ricercatori avevano già esplorato le potenzialità della cannabis nel trattamento dell’ARDS studiando però il THC. “Il Δ9-Tetraidrocannabinolo previene la mortalità da Cannabis terapeutica - ridurre i danni del Coronavirussindrome da distress respiratorio acuto attraverso l’induzione dell’apoptosi nelle cellule immunitarie, portando alla soppressione della tempesta di citochine”: è il titolo di una ricerca appena pubblicata sull’International Journal of Molecular Sciences che è stata effettuata dai ricercatori dell’Università del Sud Carolina in Columbia e da quelli del Baylor College of Medicine di Huston. Così i ricercatori hanno scoperto che : “Il trattamento dei topi affetti da ARDS mediato dal SEB con THC ha portato ad una sopravvivenza del 100%, ad una diminuzione dell’infiammazione polmonare e alla soppressione della tempesta di citochine”. Esistono dati sperimentati di uno studio che individua il CBD come un componente efficace nel contrastare la tempesta di citochine causata dal Covid-19. Lo studio dei ricercatori dell’Università di Augusta in Georgia pubblicato su Cannabis & Cannabinoids Research suggerisce che il CBD può avere un impatto positivo sull’ARDS o sulla sindrome da distress respiratorio acuto – un sintomo pericoloso nel COVID-19 causato da una risposta infiammatoria.

Cannabis terapeutica – ridurre i danni del Coronavirus

Una delle complicazioni più serie della COVID-19, l’infezione causata dal coronavirus SARS-CoV-2, è rappresentata da una risposta immunitaria dell’organismo sproporzionata all’invasione delle particelle virali. In parole semplici, viene prodotto un numero enorme di proteine infiammatorie che sono in grado di danneggiare gli organi in modo irreversibile, e determinare così la morte del paziente. Possono essere più letali del coronavirus stesso, quando si innesca questa tempesta di citochine i pazienti presentano un versamento di liquido infiammatorio nei polmoni a causa delle lesioni della parete capillare, che rende necessaria la somministrazione di ossigeno.

Cannabis terapeutica - ridurre i danni del Coronavirus

Il legame tra infezione virale, apelina e CBD è, per ora, solo associativo, non causativo: non si sa se il virus o il CBD agiscano direttamente sull’apelina, o se ciò sia la conseguenza di altri meccanismi, come sottolineato dagli stessi autori della ricerca. In ogni caso, i dati dimostrano che durante un’infezione virale i livelli plasmatici di apelina calano vertiginosamente. Il CBD contrasta questa azione, riportando l’apelina a livelli normali ed  esercitando un forte effetto anti-infiammatorio tale da ridurre i danni polmonari causati dall’infezione virale, come nel caso del Covid-19. L’apelina potrebbe quindi rappresentare un target molecolare del CBD mai considerato prima d’ora. Come indicato, non sono chiari i meccanismi che permettono all’apelina di contrastare l’ARDS nei modelli murini, e non è ancora provato che sia proprio l’infezione virale a determinare il crollo nei livelli di questo peptide o se ci siano altre condizioni di fondo, pertanto dovranno essere condotti studi più approfonditi e naturalmente si dovrà passare alla sperimentazione clinica, cioè ai test sull’uomo. Nel caso arrivassero tutte le conferme del caso, potrebbero essere sviluppati agonisti sintetici in grado di aumentare i livelli di apelina – come quelli basati sul CBD – che potrebbero offrire benefici ai pazienti con COVID-19.

Cannabis terapeutica: il CBD aiuta il sistema immunitario

“Capire ed essere consapevoli che la natura ci ha sempre offerto le soluzioni più adatte ai cambiamenti del corpo umano, sopratutto nel contrastare i fattori negativi che danneggiano le nostre cellule.”

Come possiamo proteggere il nostro sistema

immunitario in questo periodo carico di stress?

Il CBD può aiutare il sistema immunitario modulando la risposta immunitaria e i processi infiammatori.

Cannabis terapeutica: il CBD aiuta il sistema immunitario

Stress ossidativo e lavorativo, provenienti da situazioni e stili di vita difficili da gestire o accettare, sono fattori biologici da non sottovalutare, soprattutto in un periodo di cambiamenti sia meteorologici che sociali. Questi, infatti, vanno a influenzare negativamente lo stato di salute del nostro organismo.

Mal di testa, spossatezza, irritabilità e agitazione, disturbi dell’umore e del sonno sono i sintomi più diffusi e comuni che si possono presentare in tutte le fasce d’età.

Per questo motivo, insieme a tutte le misure precauzionali ormai diventate una nostra buona abitudine (uso di gel igienizzanti, mascherine, mantenimento della distanza di sicurezza), diventa fondamentale dare forza al nostro sistema immunitario, poiché gli stati di stress che la recente pandemia ha amplificato sono responsabili di un ulteriore “carico” per il nostro organismo e per il nostro sistema immunitario.

Ognuno di noi deve essere consapevole di vivere un momento storico difficile e sfidante, dobbiamo riuscire a prenderla anche come un’opportunità per migliorarci riuscendo ad adattarci ai cambiamenti che ci vengono richiesti in questi tempi.

SISTEMA IMMUNITARIO e SISTEMA ENDOCANNABINOIDE

“Il sistema degli endocannabinoidi è presente praticamente in tutti gli organi, i tessuti e in quasi tutte le cellule dei mammiferi e viene alterato in quasi tutte le patologie che sono state studiate finora, almeno in modelli sperimentali”. Sono le parole del dottor Vincenzo Di Marzo, in un’intervista per “Cannabis Terapeutica”: “Si tratta di un sistema di segnali chimici di natura lipidica, derivati dagli acidi grassi, che è stato scoperto in seguito a studi sul THC”. Secondo Di Marzo, per quello che riguarda gli studi effettuati a livello pre-clinico, “su molecole naturali o sintetiche che attivano questo sistema degli endocannabinoidi, sono stati effettuati studi che hanno dato risultati positivi nel dolore, nel cancro, in malattie neurodegenerative o infiammatorie, ma anche nelle patologie legate allo stress come il PTSD o anche ansia e depressione, quindi anche malattie psichiatriche”.

Cannabis terapeutica: I BENEFICI DEL CBDIl nostro sistema immunitario è strettamente connesso con il sistema endocannabinoide, ovvero il “computer” centrale del nostro organismo responsabile della regolazione di numerosi processi fisiologici come il controllo motorio, i processi di memoria e apprendimento, la percezione del dolore e la regolazione dell’equilibrio energetico, i comportamenti come l’assunzione di cibo, la regolazione delle funzioni endocrine, la modulazione del sistema immunitario e la neuroprotezione.

Esso esprime in maniera massiccia i suoi recettori CB2 proprio a livello delle cellule immunitarie. La stimolazione di questi recettori si tramuta in un’azione ANTINFIAMMATORIA e MODULATRICE delle funzioni IMMUNITARIE.

Cannabis terapeutica: il CBD aiuta il sistema immunitario

Il cannabidiolo funge da “modulatore” del sistema endocannabinoide e risulta utile nel modulare la risposta immunitaria e i processi infiammatori che, se cronici, sono alla base dello sviluppo di numerose patologie.
Inoltre, svolge un’effetto ansiolitico, utile in caso di disturbi d’ansia e disordini da stress post-traumatico, favorisce il mantenimento di un umore equilibrato e contrasta gli stati di stress che quotidianamente ci troviamo a dover affrontare.

Inoltre, la cannabis potrebbe essere lo strumento del futuro per superare la resistenza agli antibiotici, un problema che l’OMS ha definito come una delle minacce maggiori alla nostra salute e al nostro sviluppo. I motivi sono diversi: può colpire chiunque, di qualsiasi età, in qualsiasi paese; si verifica naturalmente, anche se l’uso improprio di antibiotici negli esseri umani e negli animali sta accelerando il processo; c’è un numero crescente di infezioni – come la polmonite, la tubercolosi, la gonorrea, la salmonellosi, ecc. – che stanno diventando sempre più difficili da trattare, poiché gli antibiotici diventano meno efficaci; e infine il fatto che la resistenza agli antibiotici porta a lunghe degenze ospedaliere, a costi medici più elevati e a un aumento della mortalità.

Nel futuro un aiuto per ovviare a questo problema, potrebbe arrivare proprio dalla cannabis. Oggi sono ormai diversi gli studi scientifici che hanno identificato proprietà antibiotiche in diversi componenti della pianta di cannabis e li stanno studiando per le applicazioni cliniche di domani.Cannabis terapeutica: il CBD aiuta il sistema immunitario

Numerose sono, anche, le ricerche che in questi ultimi periodi stanno evolvendo nel dimostrare come alcune delle principali molecole della cannabis terapeutica possano contrastare le infezioni virali, come l’infezione da Sars-Cov-2. Per questo motivo, la comunità scientifica è impegnata nello sforzo di trovare rimedi anti-Covid efficaci, soprattutto la “comunità” della Cannabis si è mossa sin dall’inizio in questo senso e i risultati ottenuti sembrano fino ad ora promettenti.

ERBA in CUCINA: CANNACookies

EDIBILITà DELLA CANNABIS:

Un dolce a base di marijuana è sicuramente uno dei modi più divertenti e gustosi per godere delle numerose qualità e benefici della pianta di cannabis light.

Si tratta, indubbiamente, di una delle modalità di assunzione più lente, in quanto per assorbire la marijuana, l’apparato digerente può impiegare dalla mezz’ora alle due ore.

La cannabis passa dallo stomaco per poi essere filtrata nel fegato e, solo alla fine di questo processo, i suoi principi attivi entrano in circolo nel sangue.

La biodisponibilità dei cannabinoidi contenuti in un alimento, invece, si suppone essere prossima al 100%, motivo per cui gli effetti sono esponenzialmente moltiplicati in intensità e si consiglia generalmente cautela nei dosaggi.

Infatti la permanenza maggiore dei cannabinoidi nel sangue, unita a una loro maggiore disponibilità, porteranno il consumatore ad avvertire gli effetti per svariate ore.

I cannabinoidi sono sostanze idrofobe, ovvero non solubili in acqua. Per la preparazione di composti alimentari (snacks e torte), dunque, è necessario che la cannabis rilasci i propri metaboliti in sostanze lipidiche: olio e burro.

DECARBOSSILARE è UN PASSAGGIO FONDAMENTALE:

decarbossilazione

Per questo processo, che servirà poi a creare il burro o l’olio alla cannabis, fondamentale per garantire l’attivazione dei principi attivi, dovrete preriscaldare il forno a 110°C, tritare in modo fine e uniforme la vostra cannabis, stenderla su una teglia foderata di carta da forno e infornare per circa 45 minuti. Con questo riscaldamento della cannabis avete ottenuto l’attivazione dei preziosi cannabinoidi.

Dopo la cottura al forno si procede alla preparazione del composto mettendo il burro o l’olio a bagnomaria in una ciotola, appena questo sarà ben caldo e liquido si aggiunge la cannabis, che rimarrà a bagnomaria per 2 o 3 ore, mescolando ogni 15 min circa.

Quando sarà terminato il tempo basterà lasciare raffreddare il composto, frullare per qualche minuto per amalgamare meglio, per poi trasferirlo in un contenitore chiuso, riporlo dunque in frigorifero e lasciarlo riposare fino a che non si rassodi.

Se preferite un burro o un olio con meno fibra vegetale basterà setacciare il liquido prima di trasferirlo in un contenitore.

RICETTA CANNACOOKIES :

CANNACookies

INGREDIENTI:

300g di farina integrale

120g di farina di mandorle

300g di burro di Cannabis o 320g di olio di Cannabis

160g di gocce di cioccolato extra fondente

400g di zucchero di canna

2 uova

1 pizzico di sale 

1 cucchiaino di estratto di vaniglia

2 cucchiaini di lievito per dolci

CANNACookies

PROCEDIMENTO:

. Prima di tutto riscaldiamo il forno a 175C.

. In una ciotola, uniamo il burro morbido o l’olio di Cannabis con lo zucchero, le uova e l’estratto di vaniglia. Frulliamo a bassa velocità con uno sbattitore per mescolare bene gli ingredienti. In un’altra ciotola, uniamo le due farine, un abbondante pizzico di sale, il lievito setacciato e mescoliamo con una forchetta così da poter eliminare eventuali grumi.

. Aggiungiamo poco per volta il composto secco a quello liquido e infine incorporiamo le gocce di cioccolato. Prepariamo una teglia grande con carta da forno e posizioniamo l’impasto ricordando di lasciare dello spazio tra un biscotto e l’altro. Dovrebbero ammontare più o meno a 24 biscotti.

. Informiamo a forno caldo per 10/12 min, fino a che siano ben dorati.

. Ultimata la cottura, basterà aspettare che si raffreddino e poi gustare la dolcezza di questi ottimi biscottini, magari accompagnati da un’abbondante tazza di té, ideale in queste giornate autunnali.

ENJOY!

biscotti alla cannabis

Tisane e infusi al CBD

L’inverno è alle porte, le temperature si stanno abbassando e le giornate si accorciano sempre di più, ma questo non deve essere un presupposto alla malinconia o allo stress. Approfittiamo e utilizziamo il tempo libero per riconnettere noi stessi alla nostra intimità.
Cerchiamo di creare sensazioni di benessere e pensiamo a godere i benefici del relax, della pace, del caldo tempore di una morbida coperta e perché no di un’ottima
tisana alla Cannabis.
 Consumare un tè alla marijuana legale fatto come si deve può essere un’ottima modalità di assunzione di cannabinoidi rilassanti.

Tisane e infusi al CBD

Tisane e infusi al CBD:

La preparazione di bevande e infusi a base di canapa è una delle più antiche ma, allo stesso tempo, meno utilizzate modalità di assunzione della pianta.

Ciò probabilmente è dovuto al fatto che la tisana alla cannabis richiede tempi di preparazione un po’ più lunghi rispetto ad altre procedure più conosciute, ma molto meno salutari.

Ma, armandoci di un po’ di pazienza, è possibile ottenere una bevanda sana e rilassante, ottima sopratutto per chi soffre di mal di gola o ha a che fare con disturbi respiratori.

La canapa light, si sa, è una pianta dai molteplici benefici, nota principalmente per i suoi effetti analgesici e ansiolitici dati dal cannabidiolo (CBD), il principio attivo della cannabis legale che concilia il sonno e aiuta la digestione, dunque perfetta prima di andare a dormire.

Perché usare la Cannabis:

In tanti si affidano alla creazione di tisane e decotti per assicurarsi una buona digestione o per facilitare il sonno, ma oggi oltre a zenzero, melissa e alloro c’è la possibilità di avere un nuovo ingrediente chiave che può essere consumato come bevanda calda per ottenere un effetto calmante.

Tè e tisane preparate con la cannabis light contengono un dosaggio davvero bassissimo di THC, il principio attivo psicotropo presente nella cannabis che provoca sballo. Invece è garantita la presenza di CBD, il cannabidiolo, molecola della cannabis dalle proprietà curative e rilassanti, la cui assunzione può aiutare chi ha disturbi del sonno, chi soffre di dolori cronici e infiammazioni ma anche favorire il rilassamento per persone ansiose o depresse.

Consumare una tisana a base di cannabis light può essere dunque un’alternativa efficace all’assunzione di farmaci o un ulteriore ausilio per chi non si sente in forma e ha bisogno di una buona dose di relax naturale.

Oltretutto il consumo per ingestione di marijuana light ha in generale effetti diversi rispetto all’assunzione per combustione (che noi di CBWeed non consigliamo), perché quando i cannabinoidi vengono assimilati con la digestione si ha un effetto ritardato (tra 30 minuti e 1 ora) ma decisamente più prolungato nel tempo visto che gli effetti rilassanti di una tazza di tè alla cannabis possono durare anche 8 ore di tempo, l’ideale per una notte di piacevolissimo sonno.

Come fare tisane o infusi con Cannabis light

tisana alla canapaDi seguito suggeriamo due modalità di preparazione della bevanda che si differenziano principalmente per l’intensità di sapore e di effetti desiderati:

* Riempi un pentolino d’acqua fredda e immergi il filtro che hai preparato: il dosaggio dovrà essere di 250 ml di acqua per non più di 200 mg di canapa; successivamente poni il pentolino sul fuoco e, una volta raggiunto il punto di ebollizione, coprilo con un coperchio e lascialo bollire per almeno 15 minuti.

Un consiglio utile è quello di aggiungere sempre un po’ d’acqua durante l’ebollizione, per compensare il quantitativo evaporato.

Dopo aver fatto bollire la nostra tisana alla canapa, aggiungi circa 15 cl di latte, preferibilmente intero. Bisogna ricordare, infatti, che i principi attivi della canapa sono liposolubili e non idrosolubili. Dunque, è necessario usare dei grassi per renderli solubili. Una volta fatto, lasciala sul fuoco per altri 10 minuti, tenendo la fiamma molto bassa. Per chi è intollerante al lattosio basta sostituire il latte con una bevanda vegetale.

Anche senza l’aggiunta di un ingrediente grasso, puoi ottenere comunque la tua tisana alla cannabis, ma occorre tener presente che gli effetti rilassanti e distensivi del CBD saranno molto più blandi.

Dopo averla lasciata raffreddare per alcuni minuti puoi dolcificarla a tuo piacere con miele o zucchero. Una volta fatto, non ti resta che gustare la tua tisana alla canapa e goderti il tuo momento di relax.

Variante della precedente preparazione:

* Un’altra versione semplice e veloce consiste nel cuocere a fiamma bassa cime spezzettate e foglie di cannabis light con burro, o olio, per 15 – 20 minuti (attenzione a non bruciare il composto o distruggerete i preziosi cannabinoidi durante il processo). Una volta ultimata la cottura pestate in un mortaio il composto ottenuto e fatelo raffreddare. A questo punto quando farete il vostro tè o la vostra tisana serale potrete aggiungere un quantitativo a vostro piacere di burro/olio nell’acqua calda per godervi ogni volta che volete una preziosa scorta di tè o tisana alla cannabis.

Le migliori miscele per infusi equilibrati

Marijuana legale, camomilla e melissa:

  • la camomilla stempera il gusto deciso della cannabis con le proprie note dolci, mentre la melissa, con l’aroma limonoso della melissa conferisce al preparato una sua delicata armonia. La camomilla è un eccellente antispasmodico, che va a sommarsi all’azione anticonvulsivante della cannabis, mentre la melissa, un forte antinfiammatorio e carmitivo, rende il preparato oltre che un perfetto rimedio all’insonnia, anche e soprattutto una soluzione ai dolori mestruali o alle infiammazioni;

tisana alla canapaMarijuana legale e karkadè:

  • il karkadè è una pianta della famiglia delle Malvaceae, caratterizzata da proprietà diuretiche e antisettiche delle vie urinarie. Ancora una volta il sapore corposo, caldo e rinfrescante del karkadè va a stemperare il retrogusto amaro della cannabis, rendendo l’infuso una bevanda assai piacevole al palato, oltre che un eccellente rimedio ai problemi urinari;

Marijuana legale, zenzero e liquirizia:

  • lo zenzero è un eccellente anti congestionante, con proprietà analgesiche; la sua azione sul processo digestivo, inoltre, lo rendoe un ottimo rimedio alla nausea. Il connubio di zenzero e liquirizia è da sempre un ottimo rimedio a problemi digestivi o a smaltire pasti particolarmente abbondanti o pesanti. Il gusto amarognolo della canapa stempera le note dolci sia della liquirizia che dello zenzero, mentre i toni pungenti e piccanti dello zenzero conferiscono all’infuso un sapore interessante, estremamente piacevole al palato.

Il tè alla cannabis, una bevanda spirituale

tisana alla canapaLe bevande alla cannabis hanno origini antiche, ma in generale venivano nell’antichità consumate in diverse parti del mondo per scopi di tipo rituale e religioso, ovviamente con dosaggi molto potenti di CBD e THC. La cultura indiana fu tra le prime ad elaborare il proprio personale infuso a base di cannabis, ovvero il noto Bhang, che era un tempo la bevanda spirituale esclusiva di religiosi e sciamani.

Il Bhang consiste in una pasta ottenuta da cime, foglie e semi di piante di canapa che venivano miscelati con latte e ghee (burro chiarificato). Perché l’utilizzo del burro e del latte? Perché già in antichità il popolo indiano aveva scoperto che i cannabinoidi non sono solubili in acqua ed è quindi necessario utilizzare ingredienti dagli alti contenuti di grasso per poter usufruire appieno dei suoi effetti benefici sotto forma di infuso.