Piantare Cannabis in casa – Prima parte

Oggi parliamo di come muovere i primi passi per ottenere una buona resa piantando Marijuana in casa.

Nello specifico vedremo quali sono le giuste mosse per far crescere una bella e sana piantina, così che possa soddisfare le nostre aspettative. Far nascere una pianta non è una passeggiata, ma con i giusti accorgimenti vi appassionerete così tanto da non poterne più fare a meno. L’autoproduzione è semplice e può offrire ottimi raccolti anche a chi non ha esperienza. Le uniche cose di cui avrete bisogno sono un minimo di conoscenza e sufficiente forza di volontà per seguire tutto il piano di coltivazione.

Ciò che veramente conta più di ogni altra cosa è il seme, scegliete la varietà che più vi aggrada a seconda del grado di intensità, delle dimensioni della genetica, della resa finale, del tempo di crescita e soprattutto del gusto. Noi di Canapè abbiamo alcune varietà molto interessanti di ottima qualità, sia autofiorenti che femminizzate regolari.

Il primo passo è scegliere se coltivare al chiuso o all’aperto.  La coltivazione outdoor vale la pena se il clima è caldo e le piante ricevono almeno 8 ore di luce solare diretta al giorno. L’indoor, invece, consente di coltivare 365 giorni all’anno.

Se scegliete di coltivare outdoor dovrete prestare la massima attenzione al clima e alle ore di luce, poiché se seminate troppo tardi i primi freddi invernali potrebbero rovinare le piante ormai vicine al raccolto, se seminate troppo presto le varietà fotoperiodiche cresceranno in fase vegetativa per lunghi periodi di tempo, fino a quando il naturale ciclo giorno-notte si avvicinerà alle 12 ore di luce e 12 di buio, innescando la fioritura. I coltivatori indoor, invece, hanno il totale controllo sui cicli di luce.

Le piante di cannabis hanno bisogno di una forte luce solare. Se piantate in vaso potrete muovere più facilmente le piante in zone più soleggiate, in caso aumentassero le zone in ombra con l’avanzare della stagione. Inoltre, se il tempo dovesse peggiorare potrete riparare le piante al chiuso.

 

  • Lampade per coltivazione indoor:

Le tre parti principali che compongono un tradizionale sistema di illuminazione sono l’alimentatore, la lampada e il riflettore. È essenziale procurarsi un kit di illuminazione e un timer. Le lampade HID sono una fonte di illuminazione affidabile e dai costi ragionevoli. Gli alimentatori digitali dimmerabili da 400W e 600W sono un’ottima scelta se state progettando una coltivazione con un determinato budget, infatti, i micro-coltivatori che usano piccoli armadi o ripostigli dovrebbero accontentarsi di un sistema d’illuminazione da 250W, posizionando un estrattore all’altezza del riflettore per avvicinare la lampada alle piante e ridurre il calore in eccesso mantenendo sotto controllo le bollette della luce.

Le luci a LED sono la tecnologia di illuminazione per i coltivatori indoor del futuro, oggi già disponibili. Purtroppo, i migliori kit a LED sono costosi, ma quelli a spettro completo (Full Spectrum) possono essere usati per l’intero ciclo di vita delle piante di cannabis. Questo sistema di illuminazione di nuova generazione non richiede alimentatori, riflettori o lampade da sostituire tutti gli anni. Tra i loro principali vantaggi, le luci a LED non si surriscaldano e, rispetto alle lampade HID, emettono molta più luce che calore. I kit a LED di ultima generazione hanno un’aspettativa di vita di circa dieci anni e consumano il 50-75% in meno di energia rispetto alle lampade HID. Nel lungo periodo, le luci a LED vi faranno risparmiare sulla bolletta della luce.

Le lampadine CFL sono più indicate come luci supplementari durante la fioritura o come unica fonte d’illuminazione durante la fase vegetativa.  Non si surriscaldano, ma la loro luce non penetra come quella emessa dalle lampade HID o LED. Si possono mantenere molto vicine alle parti apicali per limitare il consumo energetico.

 

  • Substrato ottimale:

Una buona crescita viene definita dalla scelta del terriccio, poiché questo compromette l’iniziale espansione delle radici e la conseguente crescita della pianta. Le piante di cannabis possono crescere nei substrati più diversi. Acquistatene sempre di specifici per la cannabis nei grow shop. I terricci universali a lento rilascio dei centri di giardinaggio non sono adatti per la coltura della cannabis. I terreni sani non sono tutti uguali, ma ognuno ha delle caratteristiche comuni. Un terreno sano ha miliardi di batteri, enormi quantità di ife fungine, migliaia di protozoi e molti nematodi. Tutti questi organismi costituiscono il complesso ecosistema che caratterizza un terreno di alta qualità. La cannabis è come una spugna. Assorbe tutte le impurità nel terreno circostante e proprio per questo motivo, le tecniche di agricoltura biologica sono fondamentali nella produzione di piante consumabili dall’uomo. Noi consigliamo di acquistare un terreno ibrido tra terra, argilla e sabbia in modo da equilibrare l’idratazione e l’areazione del substrato.

Quando si coltiva cannabis, raggiungere il livello ottimale di pH nel terreno diventa essenziale. Le piante di cannabis tendono a dare il meglio di se stesse quando crescono in un terreno leggermente acido, con pH compreso tra 6 e 7. Il pH del vostro terreno può essere aumentato o diminuito aggiungendo materiali di origine organica direttamente nel suolo. Tuttavia, vi consigliamo di farlo al momento di preparare il terreno prima di piantare. Se il vostro terreno è troppo acido, potete usare le pietre calcaree (disponibili in polvere o granuli) o la cenere di legno per aumentare i livelli di pH del vostro terreno. Per diminuire il pH del terreno, provate ad usare lo zolfo. Anche in questo caso, dovrete aggiungerlo al suolo e avere un po’ di pazienza. Lo zolfo può richiedere mesi per abbassare il pH del terreno. Se volete risultati più immediati, usate il solfato di alluminio.

Ricordatevi che la qualità di una pianta di cannabis è sempre proporzionale alla qualità del terreno in cui cresce.

 

  • Germinazione dei semi:

– Esistono diverse tecniche per far germinare i semi di cannabis, come il popolare “metodo del tovagliolo di carta”. Si tratta di posizionare i semi tra un paio di fogli di carta assorbente e umida e chiudere il tutto tra due piatti o in un qualsiasi altro contenitore idoneo. In questo modo, eviterete di esporre i semi alla luce e potrete conservarli in un luogo caldo e buio. Controllate i pezzi di carta assorbente di tanto in tanto. Se si asciugano, inumiditeli con una spruzzata d’acqua. Nel giro di pochi giorni, i vostri semi dovrebbero germinare.

– La germinazione in torba (o dischetti jiffy) è un metodo estremamente valido per avviare lo sviluppo dei semi. Questi dischetti a forma di gettone vengono inumiditi e in pochi secondi si dilatano diventando più grandi e morbidi. La torba di cui sono fatti è tenuta insieme da una rete insolubile. Fate un piccolo buco in superficie e piantate i semi.

– Ma, il modo più semplice ed efficace per far germinare un seme è posizionarlo direttamente nel substrato di coltura. Basta posizionare il seme a circa 0,5cm di profondità nel terreno e coprirlo leggermente. Controllate l’ambiente e tenetelo caldo e umido, la temperatura ideale è a 20°C. Mantenete il terreno umido, ma non saturatelo, poiché il terreno saturo d’acqua può fare più male che bene. È possibile posizionare una lampada sopra il seme per fornire la temperatura adeguata per la germinazione. Non fate l’errore di aggiungere dei fertilizzanti pensando di nutrire meglio i vostri semi, perché il seme ha già in se tutti i valori nutrizionali ottimali per le prime due settimane. Nutrite la vostra piantina con acqua normale, ciò assicurerà lo sviluppo di forti radici e se proprio volete, potete utilizzare uno stimolatore di radici anche se non è assolutamente necessario.

 

Nel prossimo articolo continueremo a scoprire la successive fasi della pianta, dalla fase di crescita fino all’essicazione finale delle cime.

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