CannaMilk – Latte di CANAPA

Molte persone sentono l’esigenza di trovare un sostituto vegetale al classico latte di mucca. I motivi sono molteplici e vanno dalle intolleranze alle prese di posizione dal punto di vista alimentare. Il latte di canapa è un latte vegetale perfetto, facile da preparare in casa e ricco di proprietà nutritive.

 

Fresco, leggero e velocissimo da preparare, Il latte di canapa fatto in casa è ricco di proteine di qualità altamente digeribili.

 

 

Si tratta di un drink vegetale e crudista preparato semplicemente frullando i semi di canapa sativa con l’acqua.

E se vi state chiedendo se si tratta di una bibita stupefacente …beh, assolutamente no: potete stare tranquilli che di stupefacente c’è solo il gusto perché i semi di canapa sativa sono del tutto innocui e non contengono molecole tossiche! 

 

I semi di canapa si possono aggiungere a smoothies, barrette energetiche senza cottura, insalate e quinoa. Inoltre questi semi sono ricchi di grassi vegetali sani, vitamine, fibre, sali minerali, antiossidanti e clorofilla.
I semi di canapa sono una preziosa fonte di proteine vegetali e di acidi grassi essenziali tra i quali anche gli Omega-3 e Omega-6. Non contiene colesterolo ne lattosio.

L’ulteriore presenza di acido gamma-linoleico (GLA) rende i semi di canapa nutrizionalmente superiori rispetto ad altri semi alimentari. Essi contengono anche una levata quantità di Vitamina A, D ed E, ferro, antiossidanti, antinfiammatori, terpeni con funzioni citoprotettive e, in tracce, analgesici naturali. Proprio per le sue proprietà anti infiammatorie, l’apporto proteico completo e  la presenza di tutti gli aminoacidi essenziali, la canapa è molto utilizzata come integratore alimentare per gli sportivi.

Le proprietà del latte di canapa biologico sono tantissime. Sapevate ad esempio che contiene il 46% del calcio che dovremo assumere quotidianamente? Il latte di mucca ne contiene solo il 30%.

A differenza del latte acquistato in commercio, il latte di canapa homemade è molto cremoso, ha un colore verde chiaro ed un sapore fresco, a tratti astringente, e gradevole simile a quello dei semi di girasole o nocciole.

E’ una bevanda energizzante e per tanto dovrebbe essere consumata al mattino come un normale latte, così da avere subito l’effetto saziante e trovare la giusta spinta per affrontare i numerosi impegni della giornata. Un vero SuperFood.

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RICETTA LATTE DI CANAPA (HEMP MILK)

 

INGREDIENTI:

  • 100 g di semi di canapa
  • 1 litro di acqua
  • Q.b. di sale
  • Facoltativo: 1 o 2 cucchiai di sciroppo d’acero

MATERIALE OCCORRENTE:

  • Frullatore
  • Garza
  • Ciotole
  • Colino

PREPARAZIONE:

. In questa ricetta abbiamo utilizzato i semi di canapa integrali (non decorticati): consigliamo l’ammollo per un paio di ore semplicemente per facilitare la successiva frullatura.
Per i semi di canapa decorticati, è possibile ridurre i tempi di ammollo a 15 minuti.

  1. Pesare i semi di canapa, coprirli con 200 ml di acqua fredda e lasciarli in ammollo per un paio di ore.
  2. Riunire i semi di canapa ammorbiditi, insieme all’acqua di ammollo, nel frullatore a bicchiere. Aggiungere a piacere un pizzico di sale e, chi lo desidera, un paio di cucchiai di sciroppo d’agave. Iniziare a frullare e, lentamente, aggiungere l’acqua che rimane. Le dosi suggerite permettono di ottenere un latte di canapa mediamente denso. Per ottenerlo più liquido, sarà sufficiente aumentare la dose di acqua. Viceversa, per ottenere una maggiore densità, si consiglia di aumentare la quantità di semi di canapa.
  3. Preparare un colino capiente e foderarlo con un canovaccio pulito. Collocare il colino sopra ad una ciotola e versare la bevanda attraverso il canovaccio: il latte di canapa verrà raccolto nella ciotola sottostante, mentre nel canovaccio si potrà raccogliere l’okara (semi esauriti, ricchi di fibra  – L’okara può essere utilizzata per preparare pane, polpette o biscotti. – ). Per agevolare lo sgocciolamento, si consiglia di strizzare il fagotto con le mani.
  4. Il latte di canapa si può degustare al naturale oppure si può usare per preparare frullati di frutta o rappresentare la materia prima per la preparazione del Tofu di Canapa.
  5. Il latte di canapa si conserva in frigo per 3-4 giorni. La durata è breve perché il latte è piuttosto delicato, anche per la presenza degli acidi grassi omega 3 e 6.

 

IMPORTATE:

  • Agita bene il barattolo prima di ogni utilizzo: non contenendo conservanti e addensanti, un sottile strato oleoso giallo/verdastro potrebbe salire in sulla superficie ma questo è del tutto normale.
  • Per un miglior risultato, gusta il latte di canapa freddo da frigorifero o lascialo intiepidire a temperatura ambiente.

CANNABIS NELLA CULTURA ORIENTALE

“Nella costante ricerca di un equilibrio di forze che ci fanno progredire..”

Dagli antichi assiri ai moderni rastafariani, la Cannabis è stata una pianta sacra nelle tradizioni che attraversano millenni. L’uso medicinale della pianta di cannabis in India è stato largamente documentato nel corso dei secoli, diversi testi sacri e manuali ayurvedici la citano nelle sue forme bhang, ganja o charas per innumerevoli trattamenti medicinali. Il padre della medicina cinese, utilizzava, la canapa nella sua Farmacopea personale (testo antico di medicina), dove il primo utilizzo, venne riconosciuto intorno al 270 A.C. Anche la cultura cinese si interessò all’utilizzo di questa pianta dai mille benefici, sia attraverso bevande calde per curare patologie interne all’organismo, che attraverso il fumo e le sue inalazioni, si usava per i dolori ai denti o infezioni che riguardavano il cavo orale. 

 

 

 

 

CannaYIN e CannaYANG

Basato su numerose pratiche cliniche, sotto l’influenza della filosofia dell’antichità, la medicina tradizionale cinese (MTC) è nata circa 3000 anni fa. Riunisce molte modalità che insieme rappresentano un’alternativa terapeutica. Il Tai Chi e l’agopuntura ne sono aspetti, così come la fitoterapia e una linea dietetica e l’uso di svariate erbe per curare il corpo, una delle fondamentali è la cannabis.

La Medicina Tradizionale Cinese considera l’organismo dell’uomo come una versione in miniatura dell’universo circostante. Il suo scopo è quindi quello di raggiungere un equilibrio tra le forze contrapposte ma complementari dello yin e dello yang.

L’effetto psicoattivo della pianta era noto sin dai tempi antichi e che i cinesi erano consapevoli delle insolite proprietà della pianta, indipendentemente dal fatto che ne approvassero o meno l’uso ludico.

In un’epoca in cui la magia delle erbe era molto diffusa e si credeva che gli dei camminassero nel mondo naturale, l’associazione con i “poteri” della canapa alla Dea della guarigione “MAGU” si allineano senza sforzo. Solo una Divinità molto importante e potente sarebbe stata associata all’efficacia di un’erba come la canapa così portentosa e trascendente.

Infine, intorno al 600 a.C. ha iniziato a diffondersi il Taoismo in Cina, una filosofia che cambiò le abitudini dei cinesi con una sorta di “ritorno alla natura” capace di estendere e migliorare la vita. Questo movimento premiava le sostanze ricche di Yang, il principio rinvigorente e negava quelle che contenevano Yin, come la cannabis, poiché indeboliva il corpo quando assunta. Ciononostante, nel primo secolo d.C. i taoisti si interessarono alla magia e all’alchimia raccomandando l’aggiunta di semi di cannabis da bruciare assieme all’incenso per produrre allucinazioni. Una tarda edizione del “Pen Ts’ao” osserva che l’assunzione di troppi semi di marijuana avrebbe indotto a “vedere i demoni”, ma se assunti per molto tempo “potesse far comunicare con gli spiriti”.

 

 

La persona a cui è generalmente attribuito il merito di insegnare ai cinesi il potere delle medicine è un leggendario imperatore, Shen-Nung, che visse intorno al 2700 a.C.

A lui è attribuito il primo “Pen-ts’ao Ching”, una pietra miliare della medicina cinese che elencava centinaia di farmaci derivati da fonti vegetali, animali e minerali.

Indipendentemente dall’esatta origine del volume, questo erbaceo del I secolo d.C. di fatto contiene un riferimento a “Ma”: la cannabis.

“Ma” era una sostanza molto particolare, osserva il testo, poiché possedeva sia una parte di Yin sia una parte di Yang. Queste due forze opposte da cui nasce il principio dualistico taoista, simboleggiano l’influenza femminile, debole, passiva e negativa nella natura (Yin), mentre lo Yang rappresentava la forza maschile forte, attiva e positiva. Quando queste forze erano in equilibrio, il corpo era sano. La cannabis era quindi una droga molto difficile da dosare perché conteneva sia la parte Yin femminile sia quella Yang maschile.

La soluzione di Shen-Nung al problema fu di coltivare esclusivamente piante femminili, ricche di principio attivo con forza Yin che venisse somministrata solamente nei casi legati ad una perdita di Yin, come dolori mestruali, gotta, reumatismi, malaria, beri-beri, stitichezza e distrazione.

 

      

 

 

 

 

CannAYURVEDA

Nei testi vedici la cannabis è chiamata Vijaya o Siddhi. Sebbene abbia molti usi, la cannabis non è considerata innocua, ma piuttosto inebriante e dovrebbe pertanto essere prescritta solo da un medico e utilizzata su base selettiva.

La grande ricchezza di varietà spontanee presenti nell’India settentrionale e in Nepal lungo la catena montuosa Himalayana dimostra che questa regione è stata una delle prime aree in cui la Cannabis sia stata ampiamente utilizzata dall’uomo. 

L’evoluzione di numerose varietà tipiche di questa area è in ogni caso da attribuirsi al lavoro millenario di coltivazione, selezione e ibridazione realizzato dalle popolazioni di questa regione unita alle grandi differenze ecologiche del territorio.

Tradizionalmente, la cannabis è usata, tra le altre cose, per il dolore, l’indigestione, la nausea, l’ansia, la depressione, la cataratta e l’avversione sessuale. Nel frattempo, è anche usato nella medicina ayurvedica come supporto durante la chemioterapia o nei disturbi del sonno e disturbo da stress post-traumatico. A seconda del campo di applicazione, la cannabis si usa sotto forma di Bhang – una bevanda contenente cannabis – Succo di cannabis, usato come polvere, charas o mescolato con tabacco. Tuttavia, non è mai raccomandato come terapia a lungo termine, ma solo per uso a breve termine.

Ci sono tre tradizioni indiane che derivano dall’antico culto vedico del Soma e che si intrecciano nelle pratiche tantriche: l’uso cerimoniale della Cannabis, il concetto di bevanda-veleno come atto divino, e le pratiche yoga.

 

 

Secondo Sharma (1979) diversi testi vedici fanno riferimento all’uso medicinale della cannabis come nella Susrita Samhita, un antico libro sacro appartenente al sistema ayurvedico tradizionale indiano (scritto probabilmente già nell’800 a.C.) che cita la cannabis come cura per liberare dal muco, diarrea e febbre biliare. L’Ashtadhyayi di Panini e la Vartika di Katyayana indicano come la cannabis fosse già conosciuta in India nel IV e III secolo a.C. facendo parte della medicina popolare tradizionale. Affidabili documenti letterari ayurvedici descrivono vari aspetti dell’uso medicinale della cannabis come nel Rajanirghanta (ca. 300 d.C.), Dhanwantari nighantu (VIII secolo d.C.), Sharangadhara Samhita (XIII secolo d.C.), Madanapala nighantu (1374 d.C.), Rajanighantu (1450 d.C.), Dhurtasamagama (ca. 1500 d.C.) e Bhavaprakash (ca. 1600 d.C.).

Secondo l’Ayurveda, l’assunzione prolungata di cannabis provoca lo squilibrio delle tre forze basilari che dominano corpo e mente: vata, pitta e kapha.

Come è stato già evidenziato, l’Ayurveda considera la cannabis una sostanza narcotica, particolarmente la resina, la quale viene utilizzata nella produzione di una sorta di hashish noto come “charas“. Questa però non è l’unica parte della pianta impiegata nella medicina ancestrale indiana, le foglie e gli steli sono altrettanto comuni nelle ricette medicinali volte a stimolare la digestione o ad effetto antidolorifico, sedativo, antispastico e addirittura afrodisiaco.

La cannabis è stata a lungo considerata una panacea in India, comunemente usata come rimedio casalingo per curare i disturbi minori come il sollievo dal dolore fisico e lo stress mentale, infatti, non è un’esagerazione riferirsi alla cannabis come “la penicillina della medicina ayurvedica“.

 

“LA CANNABIS VIENE DEFINITA UN DONO DEGLI DEI”

 

Piuttosto stupefacente il matrimonio della nuova scienza con la medicina indigena.

La canapa è una pianta tanto venerata e la componente di CBD della cannabis aiuta indiscutibilmente così tante persone con dozzine di problemi di salute. Una delle principali aree di studio con la cannabis è nel trattamento di problemi del sistema nervoso e problemi psicologici che possono anche essere visti come squilibri di Vata.

Una pianta olistica dal momento in cui, il suo effetto entourage è estremamente più efficace delle suddette sostante somministrate singolarmente. Una pianta che, se usata consapevolmente, può far cambiare radicalmente lo stile di vita delle persone, conferendo, alle loro esistenze, un “senso” più ampio. Una pianta “data dagli dei”, è scritto nei testi sacri orientali.

Una pianta che, grazie al suo effetto sulla nostra coscienza, può far riscoprire all’essere umano che la somma delle singole attività da lui svolte su questo pianeta può essere priva di significato, quando si è sul punto di lasciarlo. Una pianta benevola sotto tutti gli aspetti che viene, ad oggi, ancora ed immeritatamente, osteggiata e proibita da coloro che “detengono il potere”.

Meditiamo. Hari Om.