Tutto ciò che devi sapere sull’HHC

Tutto ciò che devi sapere sull’HHC: Cos’è? Come viene prodotto? Quali sono gli effetti? È dannoso per la salute?

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OLIO DI CANAPA

olio di canapa alimentare e olio cbd

Differenze, utilizzi e benefici dell’olio di canapa

Partiamo subito specificando che ci sono più tipi di olio di canapa:

Avrete sicuramente sentito parlare di olio di canapa e olio CBD, ma che differenza c’è tra olio di canapa e CBD? Scopriremo in questo articolo le caratteristiche e i diversi utilizzi.

  1. Olio di canapa alimentare
  2. Olio CBD
  3. Olio di canapa ad uso cosmetico (possono essere utilizzati entrambi gli oli sopra citati)

OLIO DI CANAPA ALIMENTARE

L’olio di canapa ad uso alimentare si ricava dalla spremitura dei semi della pianta di canapa. I prodotti di qualità migliore sono non raffinati e ottenuti da spremitura a freddo che consente di mantenere inalterate le proprietà dal punto di vista nutrizionale.

È un prodotto ricco di tantissimi benefici per la nostra salute, per questo possiamo definirlo un integratore alimentare più che un semplice ingrediente.

L’olio di semi di canapa contiene OMEGA 6 e OMEGA 3, ma ciò che lo rende unico è lo speciale equilibrio tra queste due sostanze (in rapporto rispettivamente di 3 a 1). È inoltre una delle poche fonti alimentari di acido alfa linoleico (il più importante acido grasso essenziale della famiglia OMEGA 3).

Nell’olio di canapa sono poi presenti anche fitosteroli e vitamina E che rendono quest’olio particolarmente adatto per il benessere generale di tutto il nostro organismo.

BENEFICI DELL’OLIO DI CANAPA (ALIMENTARE)

La biodisponibilità delle sostanze sopra descritte lo rende utile nel controllo della pressione, nel combattere l’eccesso di grassi nel sangue e nel diminuire in generale il rischio di problemi cardiaci. Ha inoltre proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e stimolanti del sistema immunitario.

L’assunzione di olio di canapa non ha controindicazioni, ma il prodotto non va inteso come sostituto del consumo di pesce per il suo contenuto di omega 3, 6 e 9 (non contiene infatti EPA e DHA in quantità significativa come il pesce).

L’olio di canapa alimentare è completamente privo di CBD e altri cannabinoidi che possiamo invece trovare nell’olio CBD di cui parleremo di seguito.

OLIO CBD – HEMP OIL

olio di cannabis-cbd

L’olio CBD è un prodotto che si ricava dall’estrazione a freddo dei cannabinoidi dalle infiorescenze di Cannabis Sativa. Nello specifico la sigla CBD sta per “cannabidiolo” che è il più abbondante fitocannabinoide presente nelle piante di canapa.

Gli oli che troviamo in commercio sono composti da CBD in concentrazioni variabili (dal 2,5% al 30%) e un cosiddetto olio “vettore” (olio di canapa, di oliva, di cocco ecc.) all’interno del quale il principio attivo viene disciolto.

Il CBD risulta molto interessante anche per il settore medico-scientifico viste le sue proprietà benefiche e la totale assenza di effetti psicoattivi (tipici del cannabinoide più famoso, il THC).

Non tutti sanno che all’interno del nostro corpo è presente un sistema endocannabinoide: si tratta di uno dei più complessi sistemi fisiologici di comunicazione tra cellule che regola moltissime delle funzioni vitali e consente di mantenere l’omeostasi, ovvero l’equilibrio interno che può essere “disturbato” da diverse condizioni.

Recenti studi hanno dimostrato che il sistema endocannabinoide è presente non solo negli esseri umani bensì in tantissime specie diverse: mammiferi, rettili e perfino invertebrati. Tracce di questo di sistema sono state rinvenute in un animale marino risalente ad oltre 600 milioni di anni fa: quindi non solo il sistema endocannabinoide esisteva probabilmente molto prima dell’arrivo della cannabis sulla terra ma è sicuramente un tassello importante dal punto di vista evolutivo (studio pubblicato nel 2008 da John M. McPartland). 

Molto interessante è anche il fatto che i recettori cannabinoidi siano presenti praticamente in tutti gli organi e sistemi del nostro corpo anche se riscontriamo una maggiore concentrazione a livello del sistema nervoso (in particolare nei neuroni, nella corteccia, nell’ippocampo, nell’amigdala, nei gangli e nel cervelletto, che regolano il movimento e le funzioni cognitive complesse, l’apprendimento, la memoria e le emozioni.) 

dove si trovano i recettori cannabinoidi

È quindi ormai chiaro quanto i cannabinoidi endogeni (prodotti nel nostro corpo dal sistema endocannabinoide) siano importantissimi in innumerevoli processi fisiologici di neuroprotezione del sistema nervoso (preservandolo dalla sovrastimolazione) e nei processi di sviluppo neurologico (influenzando la plasticità sinaptica e consentendo di creare nuove connessioni tra i neuroni). Ma la loro funzione è fondamentale anche per il sistema immunitario (azione antinfiammatoria e regolatrice su umore, fame e sonno) e sulle strutture ossee (regolandone la densità). Essendo inoltre presenti recettori anche nelle terminazioni nervose simpatiche la loro attivazione è in grado di alleviare il dolore mediato da questi ultimi.

Ecco perché risulta così interessante che la canapa sia l’unica pianta presente sul nostro pianeta in grado di produrre naturalmente cannabinoidi che possano interagire con questo sistema.

Adesso che sapete tutto questo vi sarà più semplice comprendere quanto l’olio CBD possa essere benefico e terapeutico per innumerevoli fastidi: disturbi del sonno, ansia e stress, dolori di varia natura che spaziano dall’infiammazione muscolare a pazienti affetti da dolori cronici (fibromialgia, spasticità, dolore oncologico).

Come assumere l’olio CBD?

L’olio CBD può essere utilizzato in diversi modi con una conseguente differenza nell’efficacia che varia in base alla biodisponibilità (quantità di principio attivo che raggiunge la circolazione sistemica e che viene assorbita dal nostro corpo): un’elevata biodisponibilità si ottiene con l’assunzione sublinguale. Dato però che in Italia la legge vieta la commercializzazione dell’estratto di CBD per uso alimentare le indicazioni di impiego si riferiscono solitamente al solo uso esterno.

Olio di canapa ad uso cosmetico

cosmetici alla canapa

Ultimo ma non meno importante l’utilizzo nel settore cosmetico. Sono ormai tantissime le aziende che utilizzano estratti della pianta di cannabis nei più svariati prodotti che quindi sono sempre più diffusi in commercio. Grazie alle proprietà lenitive e idratanti l’olio di canapa è infatti utilizzato in creme, unguenti, lozioni e detergenti. Nel nostro shop online potrete trovare una selezione di prodotti di cosmesi naturale di altissima qualità, dai un’occhiata!

Prodotti consigliati:

olio cbd

Cannabis light e test antidroga

Cannabis light e test antidroga

Cannabis light e test antidroga

Cannabis light e test antidroga:

La cannabis light può contenere THC e dunque compromettere i risultati del drug test?

Come probabilmente saprai, la canapa legale dovrebbe contenere bassissime quantità di THC, precisamente meno dello 0,4%… ma non tutti i distributori la fanno analizzare per verificare con certezza questo dato.

Effettivamente la cannabis legale proviene da semi certificati, accuratamente selezionati per generare piante con THC quasi nullo, eppure anche la natura ha i suoi limiti e le percentuali di THC potrebbero risultare inaspettatamente più alte.

Se sei un estimatore di canapa light e la utilizzi regolarmente, è possibile che ti stia chiedendo se con l’assunzione di CBD i test antidroga possono risultare positivi e dunque controproducenti in caso di controlli di lavoro, sportivi e altri ancora.

Se assumi erba light non certificata potresti quindi risultare positivo al test antidroga perché oltre al CBD potrebbero esserci tracce di THC superiori allo 0,4%.

Cannabis light e test antidroga

Quindi il CBD non viene rilevato nei test antidroga?

Se si tratta di CBD puro no, ma non possiamo assicurarti che non succeda se fumi cannabis legale, soprattutto se non ha percentuali di THC certificate (e, naturalmente, a norma di legge).

E se acquisti estratti di CBD o prodotti derivati?

Tendenzialmente, il CBD non dovrebbe risultare nei test di rilevamento, ma se non assumi cannabidiolo puro potrebbero esserci tracce di THC nel tuo organismo. Ed è proprio il THC che fa risultare positivi i drug test.

Consigliamo in questo caso di fare delle opportune valutazioni. Per non rischiare ti consigliamo di scegliere prodotti derivati dalla canapa industriale con THC a norma di legge, dunque estratti dalla canapa legale.

È importante precisare che i test antidroga cercano il THC oppure uno dei suoi principali metaboliti, il THC-COOH, rilevabile anche quando il THC non è più in circolo nel sangue ma è ormai stato trasportato nelle cellule.

I drug test danno esito positivo quando il THC e/o il THC-COOH superano una certa soglia chiamata cut-off: i valori inferiori al cut off vengono ignorati dal test, che risulta quindi negativo.

La soglia è in genere diversa in base all’esame: i test di rilevamento delle droghe sono diversi e includono l’analisi delle urine, del sangue, del capello e della saliva. Inoltre il periodo di rilevamento dipende da numerosi fattori, tra cui la quantità di assunzione, la frequenza e l’attività del tuo metabolismo. Se assumi solo cannabis light, che presenta basse percentuali di tetraidrocannabinolo, è molto probabile che il tuo metabolismo smaltisca molto velocemente sia il THC che il suo metabolita.

Cannabis light e test antidroga

. Test antidroga dalle analisi delle urine:

Nell’urina, il metabolita THC-COOH deve avere una concentrazione di almeno 50 ng/ml (nanogrammi per millilitro) affinché il test risulti positivo. Di solito questo esame rileva il THC-COOH nelle urine per un periodo che va da 3 a 15 giorni dopo l’uso di marijuana.

Però se l’assunzione di THC è costante e in grandi quantità, il test delle urine potrebbe rilevare la sua presenza anche per 3 o 4 settimane dopo l’uso di marijuana.

. Test antidroga dalle analisi del sangue:

Il sangue è un trasportatore, dunque il THC permane per pochissimo tempo nel flusso sanguigno: il THC-COOH si rileva fino ad un massimo di una settimana dall’assunzione. Le analisi del sangue hanno un cut-off fissato a 2 ng/ml.

Per via di questa particolarità gli esami del sangue si usano come drug test solo se si ha bisogno di una risposta nell’immediato, ad esempio per verificare la guida sotto effetto di stupefacenti.

. Test antidroga dalle analisi salivari:

La saliva conserva tracce di THC e dei suoi metaboliti per poco tempo, da circa un’ora fino al massimo di un giorno dall’assunzione di cannabis.

Il test della saliva è quindi uno dei meno utilizzati o usato al massimo dalle Forze dell’ordine durante i controlli sui conducenti.

. Test antidroga dalle analisi del capello:

L’analisi del capello è il test antidroga più efficace (anche se poco utilizzato) e consente di rilevare i metaboliti del THC nei capelli per un periodo che arriva addirittura a 90 giorni. 

Tuttavia questi test sono meno pratici perché non rilevano la presenza dei residui psicoattivi di THC, ma può solo dire se la persona è una consumatrice assidua di cannabis.

Infatti una persona che entra in contatto con un consumatore di marijuana e respira fumo passivo potrebbe, teoricamente, risultare positivo ad un test tossicologico del capello.

Cannabis light e test antidroga

In conclusione diciamo anche i risultati dei test antidroga sono molto soggettivi. Cioè dipendono anche dai fattori legati all’organismo come il metabolismo (più è veloce la tua attività metabolica, più breve è il tempo in cui i cannabinodi possono essere rilevati), dal tipo di test eseguito (più è sensibile il test, maggiore è il tempo in cui può rivelare la concentrazione di THC nel tuo corpo) e che frequenza assumi cannabis.

Piantare Cannabis in casa – Prima parte

Piantare Cannabis in casa

Piantare Cannabis in casa:

oggi parleremo di come muovere i primi passi per ottenere una buona resa piantando Marijuana in casa.

come muovere i primi passi per ottenere una buona resa piantando Marijuana in casa.

Nello specifico vedremo quali sono le giuste mosse per far crescere una bella e sana piantina, così che possa soddisfare le nostre aspettative. Far nascere una pianta non è una passeggiata, ma con i giusti accorgimenti vi appassionerete così tanto da non poterne più fare a meno. L’autoproduzione è semplice e può offrire ottimi raccolti anche a chi non ha esperienza. Le uniche cose di cui avrete bisogno sono un minimo di conoscenza e sufficiente forza di volontà per seguire tutto il piano di coltivazione.

Ciò che veramente conta più di ogni altra cosa è il seme, scegliete la varietà che più vi aggrada a seconda del grado di intensità, delle dimensioni della genetica, della resa finale, del tempo di crescita e soprattutto del gusto. Noi di Canapè abbiamo alcune varietà molto interessanti di ottima qualità, sia autofiorenti che femminizzate regolari.

Il primo passo è scegliere se coltivare al chiuso o all’aperto.  La coltivazione outdoor vale la pena se il clima è caldo e le piante ricevono almeno 8 ore di luce solare diretta al giorno. L’indoor, invece, consente di coltivare 365 giorni all’anno.

Se scegliete di coltivare outdoor dovrete prestare la massima attenzione al clima e alle ore di luce, poiché se seminate troppo tardi i primi freddi invernali potrebbero rovinare le piante ormai vicine al raccolto, se seminate troppo presto le varietà fotoperiodiche cresceranno in fase vegetativa per lunghi periodi di tempo, fino a quando il naturale ciclo giorno-notte si avvicinerà alle 12 ore di luce e 12 di buio, innescando la fioritura. I coltivatori indoor, invece, hanno il totale controllo sui cicli di luce.

Le piante di cannabis hanno bisogno di una forte luce solare. Se piantate in vaso potrete muovere più facilmente le piante in zone più soleggiate, in caso aumentassero le zone in ombra con l’avanzare della stagione. Inoltre, se il tempo dovesse peggiorare potrete riparare le piante al chiuso.

Piantare Cannabis in casa: lampade per coltivazione indoor

Coltivare cannabis: lampade per coltivazione indoor

Le tre parti principali che compongono un tradizionale sistema di illuminazione sono l’alimentatore, la lampada e il riflettore. È essenziale procurarsi un kit di illuminazione e un timer. Le lampade HID sono una fonte di illuminazione affidabile e dai costi ragionevoli. Gli alimentatori digitali dimmerabili da 400W e 600W sono un’ottima scelta se state progettando una coltivazione con un determinato budget, infatti, i micro-coltivatori che usano piccoli armadi o ripostigli dovrebbero accontentarsi di un sistema d’illuminazione da 250W, posizionando un estrattore all’altezza del riflettore per avvicinare la lampada alle piante e ridurre il calore in eccesso mantenendo sotto controllo le bollette della luce.

Le luci a LED sono la tecnologia di illuminazione per i coltivatori indoor del futuro, oggi già disponibili. Purtroppo, i migliori kit a LED sono costosi, ma quelli a spettro completo (Full Spectrum) possono essere usati per l’intero ciclo di vita delle piante di cannabis. Questo sistema di illuminazione di nuova generazione non richiede alimentatori, riflettori o lampade da sostituire tutti gli anni. Tra i loro principali vantaggi, le luci a LED non si surriscaldano e, rispetto alle lampade HID, emettono molta più luce che calore. I kit a LED di ultima generazione hanno un’aspettativa di vita di circa dieci anni e consumano il 50-75% in meno di energia rispetto alle lampade HID. Nel lungo periodo, le luci a LED vi faranno risparmiare sulla bolletta della luce.

Le lampadine CFL sono più indicate come luci supplementari durante la fioritura o come unica fonte d’illuminazione durante la fase vegetativa.  Non si surriscaldano, ma la loro luce non penetra come quella emessa dalle lampade HID o LED. Si possono mantenere molto vicine alle parti apicali per limitare il consumo energetico.

Piantare Cannabis in casa: substrato ottimalePiantare Cannabis in casa: substrato ottimale

Una buona crescita viene definita dalla scelta del terriccio, poiché questo compromette l’iniziale espansione delle radici e la conseguente crescita della pianta. Le piante di cannabis possono crescere nei substrati più diversi. Acquistatene sempre di specifici per la cannabis nei grow shop. I terricci universali a lento rilascio dei centri di giardinaggio non sono adatti per la coltura della cannabis. I terreni sani non sono tutti uguali, ma ognuno ha delle caratteristiche comuni. Un terreno sano ha miliardi di batteri, enormi quantità di ife fungine, migliaia di protozoi e molti nematodi. Tutti questi organismi costituiscono il complesso ecosistema che caratterizza un terreno di alta qualità. La cannabis è come una spugna. Assorbe tutte le impurità nel terreno circostante e proprio per questo motivo, le tecniche di agricoltura biologica sono fondamentali nella produzione di piante consumabili dall’uomo. Noi consigliamo di acquistare un terreno ibrido tra terra, argilla e sabbia in modo da equilibrare l’idratazione e l’areazione del substrato.

Quando si coltiva cannabis, raggiungere il livello ottimale di pH nel terreno diventa essenziale. Le piante di cannabis tendono a dare il meglio di se stesse quando crescono in un terreno leggermente acido, con pH compreso tra 6 e 7. Il pH del vostro terreno può essere aumentato o diminuito aggiungendo materiali di origine organica direttamente nel suolo. Tuttavia, vi consigliamo di farlo al momento di preparare il terreno prima di piantare. Se il vostro terreno è troppo acido, potete usare le pietre calcaree (disponibili in polvere o granuli) o la cenere di legno per aumentare i livelli di pH del vostro terreno. Per diminuire il pH del terreno, provate ad usare lo zolfo. Anche in questo caso, dovrete aggiungerlo al suolo e avere un po’ di pazienza. Lo zolfo può richiedere mesi per abbassare il pH del terreno. Se volete risultati più immediati, usate il solfato di alluminio.

Ricordatevi che la qualità di una pianta di cannabis è sempre proporzionale alla qualità del terreno in cui cresce.

Piantare Cannabis in casa: germinazione dei semipiantare cannabis: germinazione dei semi

– Esistono diverse tecniche per far germinare i semi di cannabis, come il popolare “metodo del tovagliolo di carta”. Si tratta di posizionare i semi tra un paio di fogli di carta assorbente e umida e chiudere il tutto tra due piatti o in un qualsiasi altro contenitore idoneo. In questo modo, eviterete di esporre i semi alla luce e potrete conservarli in un luogo caldo e buio. Controllate i pezzi di carta assorbente di tanto in tanto. Se si asciugano, inumiditeli con una spruzzata d’acqua. Nel giro di pochi giorni, i vostri semi dovrebbero germinare.

– La germinazione in torba (o dischetti jiffy) è un metodo estremamente valido per avviare lo sviluppo dei semi. Questi dischetti a forma di gettone vengono inumiditi e in pochi secondi si dilatano diventando più grandi e morbidi. La torba di cui sono fatti è tenuta insieme da una rete insolubile. Fate un piccolo buco in superficie e piantate i semi.

– Ma, il modo più semplice ed efficace per far germinare un seme è posizionarlo direttamente nel substrato di coltura. Basta posizionare il seme a circa 0,5cm di profondità nel terreno e coprirlo leggermente. Controllate l’ambiente e tenetelo caldo e umido, la temperatura ideale è a 20°C. Mantenete il terreno umido, ma non saturatelo, poiché il terreno saturo d’acqua può fare più male che bene. È possibile posizionare una lampada sopra il seme per fornire la temperatura adeguata per la germinazione. Non fate l’errore di aggiungere dei fertilizzanti pensando di nutrire meglio i vostri semi, perché il seme ha già in se tutti i valori nutrizionali ottimali per le prime due settimane. Nutrite la vostra piantina con acqua normale, ciò assicurerà lo sviluppo di forti radici e se proprio volete, potete utilizzare uno stimolatore di radici anche se non è assolutamente necessario.

Piantare Cannabis in casa

Nel prossimo articolo continueremo a scoprire la successive fasi della pianta, dalla fase di crescita fino all’essicazione finale delle cime.

ERBA in CUCINA: POT-Cake

EDIBILITà DELLA CANNABIS:

Un dolce a base di marijuana è sicuramente uno dei modi più divertenti e gustosi per godere delle numerose qualità e benefici della pianta di cannabis light.

Si tratta, indubbiamente, di una delle modalità di assunzione più lente, in quanto per assorbire la marijuana light (e non) l’apparato digerente può impiegare dalla mezz’ora alle due ore.

La cannabis passa dallo stomaco per poi essere filtrata nel fegato e, solo alla fine di questo processo, i suoi principi attivi entrano in circolo nel sangue.

La biodisponibilità dei cannabinoidi contenuti in un alimento, invece, si suppone essere prossima al 100%, motivo per cui gli effetti sono esponenzialmente moltiplicati in intensità e si consiglia generalmente cautela nei dosaggi.

Infatti la permanenza maggiore dei cannabinoidi nel sangue, unita a una loro maggiore disponibilità, condannano il consumatore ad avvertire gli effetti per svariate ore.

I cannabinoidi sono sostanze idrofobe, ovvero non solubili in acqua. Per la preparazione di composti alimentari (snacks e torte), dunque, è necessario che la cannabis rilasci i propri metaboliti in sostanze lipidiche: olio e burro.

DECARBOSSILARE è UN PASSAGGIO FONDAMENTALE:

Per questo processo, fondamentale per garantire l’attivazione dei principi attivi, dovrete preriscaldare il forno a 110°C, tritare in modo fine e uniforme la vostra cannabis, stenderla su una teglia foderata di carta da forno e infornare per circa 45 minuti. Con questo riscaldamento della cannabis avete ottenuto l’attivazione dei preziosi cannabinoidi.

erba in cucina - edibilità della canapa

INGREDIENTI:

200 ml di olio di Cocco

4 g di Cannabis tritata

100 ml di Latte vegetale

3 Uova

200 g di Zucchero di Canna

120 g di Farina integrale

120 g di Farina di tipo 0

120 g di Cacao amaro in polvere

1/2 bustina di Lievito per dolci vanigliato

160 g di Gocce di cioccolato

60 g di Granella di noci o mandorle 

STRUMENTI DA LAVORO:

Pentolino, grinder, frullatore a immersione, 2 ciotole, setaccino, una teglia da forno, preferibilmente una terrina 30x20cm circa e carta forno.

PROCEDIMENTO:

. Come primo passaggio dobbiamo tritare non troppo finemente la cannabis e metterla in un pentolino aggiungendo l’olio di cocco e metà dosaggio del latte vegetale, dopodiché si deve lasciare sobbollire il tutto per 30/45 minuti abbondanti, in modo tale che l’erba rilasci tutti sui oli e profumi.

. Spegniamo il fuoco e lasciamo raffreddare aggiungendo la metà restante del latte vegetale, a tempo debito prescolare il forno a 180° modalità STATICO. Ora prendiamo il frullatore a immersione e frulliamo tutto cercando di ottenere un bel mix verdognolo.

. In una ciotola versare lo zucchero e le uova e montare il più possibile al fine di ottenere una crema spumosa, simile allo zabaione.

. Mettiamo nell’altra ciotola tutti gli elementi secchi, farine, cacao e lievito per dolci, setacciandoli di volta in volta e infine mescolarli uniformemente evitando cosi la creazione di astiosi grumi.

. Ora è il momento di unire le parti liquide, con lo sbattitore elettrico a bassa velocità andiamo a amalgamare bene i due composti, al fine di creare una crema piuttosto liquida.

. Dopodiché andremo ad aggiungere un poco alla volta il composto secco per far si che tutto si unisca perfettamente. Il risultato dovrà essere una impasto cremoso ma non troppo liquido.

. A questo punto uniamo le gocce di cioccolato e mescoliamo con cura con un cucchiaio facendo dei movimenti lenti e cercando di non smontare il composto.

. Prendiamo la teglia dal bordo un pò alto, ci stendiamo un foglio di carta forno e adagiamo l’impasto spianandolo, donandogli una superficie regolare. Infine aggiungere sopra la granella di noci o mandorle e infornare, lasciando cuocere per 30 minuti circa.

ATTENZIONE A NON CUOCERE TROPPO, il risultato sarà diverso.

. A fine cottura lasciare raffreddare, tagliare e servire a piacimento con una spolverata di zucchero a velo o una salsina di accompagnamento, e ovviamente GODETEVI tutti i benefici di questa ricetta, dal gusto alla pace interiore.

erba in cucina - edibilità della canapa

CBD E LAVORO – RISULTA NEI TEST ANTIDROGA?

cbd e lavoro: risulta nei test antidroga?

Una delle domande più frequenti tra gli utilizzatori di cannabis light riguarda i livelli di THC contenuti nella marijuana legale e la durata della permanenza del THC nelle urine e nel sangue. Un’altro quesito che i consumatori si pongono è se il CBD risulta nelle analisi che vengono effettuate per la patente o sul lavoro. C’è davvero da preoccuparsi o si tratta di timori privi di fondamento?

Specifichiamo innanzi tutto che la sostanza “incriminata” è il THC, l’unica rilevabile mediante i test antidroga e soggetta a penalizzazione.

Quali sono i tipi di lavoro sottoposti ai test antidroga?

I controlli antidroga sul lavoro coinvolgono soprattutto gli addetti al trasporto e i lavoratori le cui mansioni comportano rischi particolari in tema di sicurezza. Ecco di seguito una lista dei tipi di lavoro soggetti ai test antidroga:

  • I conducenti di veicoli per i quali è richiesta la patente di guida
  • Gli addetti alle macchine impiegate per la movimentazione merci (muletti e simili)
  • Il personale addetto alla lavorazione e alla produzione di materiali o sostanze pericolose
  • Gli infermieri e il personale sanitario impiegato negli ambulatori privati.

Nel caso in cui i risultati fossero positivi, il lavoratore dovrà ritenersi temporaneamente inidoneo al servizio e quindi sospeso dalle sue mansioni. Tuttavia, l’esito positivo dei test antidroga non comporta la risoluzione del rapporto di lavoro: l’azienda, se lo ritiene opportuno, può scegliere di assegnare un incarico diverso al lavoratore.

la cannabis light con cbd risulta nelle analisi delle urine?

Gli esami per la ricerca di THC

Purtroppo anche la cannabis legale può esporre a dei rischi perché, sebbene il livello di THC sia relativamente basso, il suo accumulo nel corpo varia moltissimo a causa di fattori personali, come per esempio il metabolismo e il sistema di escrezione.

Il test svolto con più frequenza sul luogo di lavoro per la ricerca di tracce di sostanze stupefacenti è l’esame delle urine, un esame di laboratorio che può rilevare nel campione raccolto la presenza di tracce di THC-COOH, ovvero un catabolita (sostanza di scarto) del THC che permane nel corpo anche diverse settimane dopo l’assunzione di cannabis. Questa sostanza non è psicoattiva e quindi la sua presenza dice solo che in un passato non ben definito la persona ha introdotto nel proprio corpo THC.

A un’eventuale positività la politica aziendale spesso suggerisce un secondo controllo, ovvero gli esami del sangue che sono quelli più attendibili nel rivelare un uso recente di cannabis con accumulo di THC.

CBD E LAVORO - RISULTA NEI TEST ANTIDROGA?

Il CBD risulta nelle analisi delle urine?

Ha conseguenze legali?

Il CBD non è una sostanza psicotropa (non altera le normali capacità psichiche e fisiche della persona) e, come indicato dalla legge sulla cannabis light, non è in alcun modo vietata. Come anticipato, la presenza di CBD si accompagna spesso con un contenuto minimo di THC, uno dei cannabinoidi più importanti della canapa sativa. Il tetraidrocannabinolo è l’unico protagonista dei test antidroga ed è anche il solo elemento sottoposto a regolamentazione dalla legge italiana.

Per effetto delle recenti disposizioni relative ai prodotti contenti CBD, il contenuto di THC non può superare la soglia dello 0,2% (con una tolleranza massima pari allo 0,6%). Ciò vuol dire che la presenza di valori simili negli esami delle urine o del sangue non sono perseguibili per legge. Tuttavia, un consumo particolarmente elevato e, soprattutto, costante nel tempo, oppure una marcata predisposizione all’accumulo di metaboliti da parte dell’utilizzatore, potrebbero variare l’esito dei controlli.

Per tale motivo, nonostante la cannabis light contenga livelli bassissimi di THC, il consiglio è di essere prudenti e valutare anzitempo l’uso di prodotti legali a base di CBD. In ogni caso, chi ne fa un uso sporadico non dovrà temere alcunché.

Come qualsiasi altra cosa, infatti, canapa legale e derivati andrebbero consumati con parsimonia.

Il CBD non ha alcun effetto psicotropo, ma vanta interessanti proprietà distensive e antinfiammatorie. Inoltre alcuni estratti di CBD puro non contengono alcuna percentuale di THC. Il consumatore può quindi stare tranquillo. CBD E LAVORO - RISULTA NEI TEST ANTIDROGA?

Se il soggetto consuma cannabinoidi non psicoattivi come la cannabis light i test delle urine e del sangue dovrebbero di norma avere esito negativo, ma un consumo molto sostenuto e continuo nel tempo o una predisposizione all’accumulo di cannabinoidi potrebbero variare l’esito in modo infausto per il lavoratore sottoposto a controlli.

Per questo motivo anche se la cannabis light contiene livelli bassi di THC vi consigliamo di essere prudenti e valutare il fatto che, ad un eventuale controllo antidroga, potreste risultare comunque positivi alla ricerca di THC sia negli esami delle urine che in quelli del sangue.

La scienza conduce studi sempre più approfonditi:

Dopo essere risultati positivi ad un primo test antidroga, il campione viene solitamente inviato ad un laboratorio per una seconda analisi di conferma, attraverso un processo chiamato gascromatografia-spettrometria di massa (con la sigla GC-MS). Una volta sottoposto il campione a questo tipo di processo, le analisi non avranno alcun problema a discernere il THC dal CBD.

Tuttavia, il principale problema nell’usare un prodotto a base di CBD prima di passare un test antidroga è che non si può mai essere sicuri dei risultati, a meno che non si abbia totale fiducia nella fonte d’approvvigionamento.

Usando un olio di CBD fatto in casa, puro al 100%, difficilmente riuscirete a superare un test antidroga. Il processo d’estrazione del CBD non può essere realizzato nella cucina di casa vostra. Per cui, se volete assicurarvi di consumare un CBD puro e non contaminato, dovrete procurarvelo da una fonte affidabile.

Di per sé, i test antidroga non sono il vero problema; ciò che invece dovrebbe preoccupare è la fonte da cui proviene il CBD.

CBD E LAVORO - RISULTA NEI TEST ANTIDROGA?

In conclusione: scegli sempre prodotti certificati e di qualità!

A oggi, nel nostro paese, le leggi sono ancora poco definite, vista e considerata la “novità” della materia.

Per il momento si può affermare che, per i consumatori di prodotti con CBD, la semplice positività al test non è da considerarsi come indice di colpevolezza.

L’importante è consumare sempre e solo prodotti certificati nel corso di una filiera controllata in ogni sua fase e seguire l’evoluzione, sempre più interessante e promettente, della ricerca scientifica sui principi attivi della pianta di canapa.

Come aprire un negozio di cannabis

Quanto costa e come aprire un cannabis shop?

Guida utile che ti spiegherà quali sono i requisiti, i costi e come aprire un negozio di canapa/cannabis legale

In seguito all’approvazione della legge 242 del 2016 che tutela e incentiva la coltivazione e la lavorazione della canapa, il mercato della cannabis in Italia ha visto “fiorire” migliaia di aziende con non poche soddisfazioni. Aprire un negozio di cannabis può infatti diventare un’attività molto redditizia e ti può far guadagnare dei bei soldi. Chiunque abbia compiuto 18 anni può diventare imprenditore nel mercato della canapa.

Ci sono fondamentalmente tre modi per aprire un cannabis shop: 

  1. In autonomia (da zero)
  2.  In franchising
  3. Formula intermedia

1) Aprire un negozio di prodotti di canapa legale da zero. 

Questa è sicuramente la via più complicata ma che può dare diverse soddisfazioni ad un imprenditore. Non esiste nulla della vostra azienda, sarete voi a doverla creare da zero, passo dopo passo.

Dovrete quindi:

  • fare una ricerca di mercato
  • stilare un business plan con degli obiettivi e delle previsioni per il rientro dell’investimento (ROI)
  • Trovare i fondi da investire
  • Aprire la partita iva creando un’azienda su misura (ditta individuale o società) con l’ausilio di un commercialista
  • trovare il posto giusto dove sorgerà il negozio
  • ristrutturarlo o arredarlo per farlo diventare funzionale al vostro scopo
  • trovare un nome 
  • creare il marchio
  • Creare un immagine aziendale e una strategia di Marketing
  • Cercare e comparare tra loro i fornitori
  • Scegliere ed acquistare i prodotti da rivendere
  • Investire in comunicazione e pubblicità per promuovere il Brand

Il costo  per aprire il proprio negozio di commercio al dettaglio di prodotti di canapa da zero va indicativamente  dai 30.000  ai 50.000

Pro: 

  • Scelta autonoma del nome, dei prodotti e  dei fornitori.
  • Totale indipendenza dell’azienda
  • Maggiori profitti qualora l’azienda dovesse ingrandirsi negli anni

Contro: 

  • Costi di apertura elevati
  • Maggiori rischi di impresa
  • Maggiori sforzi in termini di tempo e risorse per creare e far conoscere un nuovo Brand e posizionarsi sul mercato (all’inizio non sei letteralmente nessuno).
  • Lunghi tempi per l’apertura del negozio

Canapè emporio della canapa - negozio

2) Aprire un cannabis shop in Franchising

Una scelta che puoi fare è quella di aprire la tua azienda, il tuo negozio, affidandoti ad un Marchio già esistente e conosciuto nel mercato. Il nome, il marchio, i prodotti ti verranno forniti direttamente dalla azienda “madre” con la quale continuerai ad avere rapporti commerciali dettati da un contratto che vincolerà le due parti. 

Il costo per aprire un negozio di cannabis in Franchising si aggira intorno ai 20.000/25.000 €

Pro:

  • Costi di investimento iniziali leggermente inferiori 
  • Marchio già conosciuto e inserito nel mercato
  • Tempi di apertura più rapidi
  • Formazione e affiancamento iniziali

Contro:

  • totale dipendenza dall’azienda “madre” nelle scelte aziendali.
  • Spese di affiliazione.
  • Royalty (percentuale sul fatturato da corrispondere al franchisor/affiliante).
  • Poca flessibilità.
  • Diritti pubblicitari da riconoscere al Franchisor

Maggiori informazioni per aprire in Franchising

cannabis shop

3) Aprire un cannabis shop con Formula intermedia

Un ottimo compromesso tra aprire la propria azienda da zero e il Franchising è la formula intermedia. In questo caso un marchio già esistente mette a disposizione il suo Know how, Il Logo, le grafiche, i prodotti, la formazione iniziale e affiancamento per l’avvio di impresa. A differenza del franchising è però molto flessibile. Posso quindi scegliere anche solo alcune delle componenti offerte dal Brand “genitore”. C’è la possibilità per esempio di scegliere il proprio nome aziendale, Logo ecc. Verrete quindi seguiti per le pratiche di apertura, eventuali finanziamenti pubblici se presenti, allestimento negozio, approvvigionamento prodotti ec nc.

Il Costo per aprire un Cannabis Shop con formula intermedia varia da 5.000 a 20.000 €

Pro:

  • totale elasticità (posso scegliere se farmi seguire totalmente o solo riguardo determinati ambiti).
  • Costi iniziali inferiori.
  • Formazione e affiancamento iniziali.
  • Nessuna commissione sul venduto.
  • Buoni margini di guadagno.
  • Tempi brevi per l’apertura.

Contro:

  • dipendenza dall’azienda “madre” nelle fasi iniziali.
  • Limitati poteri decisionali riguardo le scelte aziendali.