Eco-arredo in Canapa

Vivere secondo uno stile ecologico è una richiesta che oggi fanno molti consumatori: l’eco arredo è una delle risposte, quasi immediata, perfettamente ai nostri bisogni.

Per risparmiare e salvare la Natura si può dunque decidere di acquistare per la propria casa un arredamento green.

Negli ultimi anni sempre più le aziende produttrici d’arredamento hanno scelto di realizzare una linea di prodotti ecologici, nel rispetto dei valori ambientali.

Storicamente, la canapa è stata utilizzata per scopi industriali tra cui corde, reti, carta, stoffa, vele e petrolio e, in base a studi recenti, l’uso dei tessuti di canapa nel mercato dell’arredamento è in aumento, considerando anche che durante la produzione di fibre sintetiche come nylon o poliestere i solventi che contribuiscono all’inquinamento di acqua e aria vengono rilasciati nell’atmosfera.

Oltre alle sue caratteristiche tessili, la canapa è inoltre spesso elogiata come straordinaria coltura a rotazione che richiede poco uso di pesticidi.

I mobili in canapa durano a lungo e possono sopportare l’usura in modo sorprendente. In America sono stati certificati e realizzati prototipi di bio-plastiche alla canapa e di un compensato chiamato “HempWood”, che dimostrano essere una vantaggiosissima alternativa all’inquinamento ambientale! Sono materiali naturali che posso essere utilizzati in qualsiasi modo, dall’arredo, ai pavimenti, alle decorazioni per la casa, agli utensili di svariato genere. Esistono, addirittura, filamenti in fibra di canapa per stampanti 3-D. Tantissimi oggetti potrebbero essere creati con questi materiali innovativi che aiutano l’uomo e l’ambiente.

 

 

Perché acquistare mobili che non dureranno a lungo quando puoi acquistare mobili realizzati con materiali sostenibili che sembrano incredibilmente eleganti.

I mobili ecologici in canapa resisteranno alla prova del tempo e il tessuto su un divano, una sedia o una poltrona di canapa sarà resistente e facile da pulire. Le fibre diventano più morbide con l’avanzare dell’età, ma non si consumano.

La stoffa canapa è uno dei tessuti più ecologici oggi presenti sul mercato: la produzione di mobili con tessuti di canapa è tipicamente organica – quel che più conta è che non sono necessarie tonnellate di sostanze chimiche dannose per creare canapa di alta qualità – e anche i telai in legno possono essere realizzati con materiali ecologici come il legno riciclato o il bambù.

 

L’eco-arredo con tessuti di canapa si basa su stile, durata, sostenibilità.

                  

I mobili con tessuti di canapa non sono propriamente economici, in ragione appunto dell’alta qualità della stoffa canapa e dei costi di produzione.

Ma se consideri che i tessuti di canapa sono tra i migliori materiali organici e sostenibili, noterai che il loro prezzo è migliore rispetto ad altri mobili più ecologici o più rari da trovare.

La canapa è un’ottima fibra per abbigliamento, tessuti e eco-arredo: la stoffa canapa è, infatti, elegante, duratura, antibatterica.

Vantaggi dei tessuti in canapa: sono molto resistenti, assorbono l’umidità del corpo e disperdono il calore. Non sono soggetti ad acari, muffe e tarme e hanno una maggiore protezione ai raggi UV. Il tessuto crea, a contatto con la pelle, un micromassaggio che favorisce la circolazione sanguigna. Resta morbido quando si lava in lavatrice, non fa grinze e non si stira!

 

LEGALIZZAZIONE DELLA CANNABIS IN ITALIA

Tutto quel che c’è da sapere sulla cannabis legale in Italia, e le ultime notizie sullo stato della legalizzazione di droghe leggere nel nostro Paese.

 

 

 

  • Al di là di quanto sarà più o meno veloce il percorso che condurrà a una rivisitazione della legge sulla coltivazione e sul consumo di cannabis in Italia, e nonostante un atteggiamento mediatico spesso “denigratorio”, cui fa seguito qualche uscita poco felice da parte di alcuni schieramenti politici sulla marijuana in Italia, una cosa è però già certa: la vendita di cannabis light in Italia non solo è un business completamente legale, ma si dimostra un settore in piena fase di espansione. Secondo l’Associazione italiana cannabis light infatti, il giro di fatturato è già pari a circa 80 milioni di euro e sta cavalcando ritmi di sviluppo in doppia cifra particolarmente confortanti, che dovrebbero portare a una piena maturazione del comparto. Ricordiamo anche che comprare marijuana italiana light è un’operazione consentita solo a maggiorenni, e che tutti i prodotti che hanno questa denominazione sono caratterizzati da una percentuale molto bassa di THC, inferiore al limite di legge dello 0,6%.
  • Produttori e negozianti che coltivano e commercializzano la canapa light erano finiti nella bufera politica per le parole di Matteo Salvini da ministro dell’Interno e hanno lavorato negli ultimi anni in un quadro normativo non chiaro che aveva finito per coinvolgere le sezioni unite della Cassazione che, lo scorso maggio, avevano spiegato che resta reato la vendita della cannabis, anche nella sua forma “light”, se “in concreto” ha un effetto drogante.“La coltivazione della cannabis e la commercializzazione dei prodotti da essa ottenuti, quali foglie, inflorescenze, olio e resina, in assenza di alcun valore soglia preventivamente individuato dal legislatore penale rispetto alla percentuale di Thc, precisava la Cassazione, rientrano nell’ambito di applicazione del testo unico sugli stupefacenti, con la sola “eccezione” riguardante la canapa coltivata esclusivamente per la produzione di fibre o per altri usi industriali”. Tutti problemi ora superati dall’emendamento emesso in Aprile 2020.

 

 

  • La cannabis light sarà legale grazie a un emendamento alla legge di Bilancio. Finisce il braccio di ferro – che era arrivato fino alle sezioni unite della Cassazione – sulla canapa con un basso contenuto di Thc, il principio attivo che procura effetti psicotropi. Il testo inserito nel pacchetto di emendamenti approvati in commissione Bilancio recita: “L’uso della canapa composta dall’intera pianta di canapa o di sue parti come biomassa è consentito in forma essiccata, fresca, trinciata o pellettizzata ai fini industriali, commerciali ed energetici”.

 

 

  • Commercializzazione della cannabis: le ultime sentenze

In tema di sostanze stupefacenti, è lecita la commercializzazione di inflorescenze di “cannabis sativa L.” proveniente da coltivazioni consentite dalla l. 2 dicembre 2016, n. 242, a condizione che i prodotti commercializzati presentino un principio attivo di THC non superiore allo 0.5%.

In motivazione, la Corte ha precisato che la legge n. 242 del 2016 si limita a disciplinare la coltivazione della canapa, senza menzionare la successiva commercializzazione dei prodotti ottenuti da tale attività, in quanto trova applicazione il principio generale che consente la commercializzazione di un bene che non presenti intrinseche caratteristiche di illiceità.

Cassazione penale sez. VI, 29/11/2018, n.4920 –

La legge 2 dicembre 2016, n. 242, stabilendo la liceità, a determinate condizioni, della coltivazione della cannabis sativa L., ha reso lecita anche la commercializzazione dei prodotti di tale coltivazione costituiti dalle infiorescenze (marijuana) e dalla resina (hashish), in quanto la cannabis sativa con THC inferiore a 0,5% non rientra più nell’ambito di applicazione del testo unico sulle sostanze stupefacenti e psicotrope di cui al d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309.

Cassazione penale sez. VI, 29/11/2018, n.4920 –

 La commercializzazione al pubblico di cannabis stativa c.d. « light » e, in particolare, di foglie, infiorescenze, olio e resina, ottenuti dalla coltivazione della predetta varietà di canapa, non rientra nell’ambito di applicabilità della legge che qualifica come lecita unicamente l’attività di coltivazione di canapa delle varietà ammesse e iscritte nel catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, ai sensi della direttiva n. 2002/53/CE e che elenca tassativamente i derivati dalla predetta coltivazione che possono essere commercializzati; pertanto, la cessione, la vendita e, in genere, la commercializzazione al pubblico dei derivati della coltivazione di cannabis sativa c.d. « light », quali foglie, inflorescenze, olio e resina, sono condotte che integrano un fatto di reato anche a fronte di un contenuto di THC inferiore ai valori indicati dalla legge, salvo solamente che tali derivati siano, in concreto, privi di ogni efficacia drogante o psicotropa, secondo il principio di offensività.

T.A.R. Bologna, (Emilia-Romagna) sez. I, 19/08/2019, n.661 –

 Per le Sezioni Unite: non è reato coltivare in casa qualche piantina ad uso personale. La Cassazione con la SU n. 12348/2020 annulla la sentenza limitatamente al reato di coltivazione, ritenendo il ricorso parzialmente fondato, alla luce della soluzione fornita alla questione di diritto sollevata dalla terza Sezione della Corte.

“Il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, essendo sufficienti la conformità del tipo botanico e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente; devono però ritenersi escluse, in quanto non riconducibili nell’ambito della norma penale: le attività di coltivazioni di minime dimensioni svolte in forma domestica, che per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore.”

La Cassazione tiene pertanto a precisare che :

  • sono lecite e non punibili per mancanza di tipicità, le coltivazioni domestiche minime effettuate con strumenti e modalità rudimentali, da cui si ricava una quantità minima di sostanza destinata ad un uso esclusivamente personale;
  • è invece soggetta al regime sanzionatorio di tipo amministrativo previsto dall’art. 75 del d.P.R n. 309/1990 la detenzione di sostanza stupefacente destinata in via esclusiva al consumo personale anche se ottenuta con una coltivazione domestica lecita;
  • alla coltivazione di piante penalmente illecita è possibile applicare l’art. 131 bis c.p., ed escludere quindi la punibilità per particolare tenuità del fatto;
  • alla coltivazione di piante penalmente illecita si può infine applicare l’art. 73 comma 5 del d.P.R, il quale dispone che: “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque commette uno dei fatti previsti dal presente articolo che, per i mezzi, la modalità o le circostanze dell’azione ovvero per la qualità e quantità delle sostanze, e’ di lieve entità, è punito con le pene della reclusione da sei mesi a quattro anni e della multa da euro 1.032 a euro 10.329.”.

Per tale motivo, non costituisce reato l’attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica destinate ad uso personale. In questo modo viene superata l’equiparazione tra coltivazione in senso tecnico-agraria e domestica, effettuata in passato sempre dalla Cassazione con la sentenza n. 28605/2008, secondo la quale era da configurare come reato qualsiasi coltivazione non autorizzata di piante dalle quali si potessero estrarre sostanze stupefacenti, anche se desinate all’autoconsumo.

CASSAZIONE PENALE, SEZIONI UNITE, SENTENZA N. 12348/2020 –

 

Concludendo non è punibile chi coltiva cannabis in casa per uso personale qualora, l’esiguità del numero di piantine e prodotto e i mezzi usati, consentano di escludere lo spaccio. E’ quanto hanno deciso le Sezioni Unite Penali della Cassazione con la sentenza del 16 aprile 2020, n. 12348. Devono ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all’ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che, per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell’ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all’uso personale del coltivatore.

OLIO CBD – Terapia per il benessere

L’olio di CBD offre un approccio naturale al benessere psico-fisico lavorando insieme all’organismo, non contro di esso. È ben tollerato, non tossico e può essere adattato anche agli stili di vita più esigenti grazie all’abbondanza di prodotti disponibili.

Considerando che i recettori responsabili della promozione dell’equilibrio sono presenti nel nostro cervello, pelle, sistema immunitario, digestivo e nervoso—alcune gocce potrebbero avere un impatto significativo!

CHE COS’è L’OLIO di CBD?

L’olio di CBD è un liquido in flacone che viene generalmente consumato sopra o sotto la lingua. L’ingrediente principale è il CBD (cannabidiolo), un composto organico presente nella canapa, un tipo di Cannabis sativa L. con livelli di THC estremamente bassi, ma può presentare anche, in diverse percentuali, tutti i principi attivi della Canapa.

Una volta estratto il CBD dal materiale vegetale, viene miscelato ad un olio vettore, imbottigliato e venduto come olio di CBD. Il motivo per cui viene miscelato con oli come quello di oliva, canapa, olio di cocco, è quello di migliorare la sua capacità di assorbimento nel corpo, fornendo anche una varietà di benefici nutrizionali complementari.

DA DOVE PROVIENE?

L’estrazione del cannabidiolo dalla pianta di cannabis produce un’essenza oleosa. Questa contiene vari cannabinoidi in proporzioni diverse (a seconda del tipo di pianta, del metodo di estrazione, della conservazione e dell’origine).

Attualmente, la fonte più abbondante di CBD sono i fiori di canapa, una pianta selettivamente ibridata per raggiungere quantità elevate di questo cannabinoide. Esistono diversi modi per estrarre il CBD dalla canapa, con alcuni metodi molto più efficienti e sicuri di altri.

La canapa è un bioaccumulatore, un prodotto naturale che assorbe sostanze buone e cattive dall’aria, dall’acqua e dal suolo su cui viene coltivata. È quindi molto importante sapere che l’olio di CBD acquistato provenga da canapa coltivata biologicamente in culture biologiche della Germania, Austria o in altri paesi dell’UE.

COME VIENE PRODOTTO?

Per sfruttare al massimo la vostra esperienza con l’olio di CBD è fondamentale scegliere prodotti di alta qualità testati da laboratori indipendenti. Sapendo ciò che contiene e non contiene ogni flacone, identificherete rapidamente quale tipo d’olio di CBD è più giusto per voi, selezionando i vari ingredienti a seconda delle vostre esigenze e stili di vita.

L’estrazione con CO₂ presenta un grande vantaggio rispetto agli altri metodi di produzione di olio di CBD, ovvero estrazione basica con solvente, o estrazione con olio o a mano. A differenza delle altre tecniche, l’anidride carbonica nel suo stato supercritico si può iniettare attraverso la canapa per raccogliere selettivamente i cannabinoidi e tutti gli altri composti che si vogliono estrarre, lasciandosi dietro tutte le altre parti superflue. Grazie a questo maggiore controllo, l’estrazione con CO₂ è diventata la migliore tecnica per produrre CBD. L’uso della CO₂ come solvente consente di ottenere un prodotto finale privo di sostanze chimiche e contaminanti.

 

 

I test sull’olio di CBD migliorano il controllo qualità e aumentano la fiducia del consumatore

 

COME FUNZIONA?

La cosa più importante per il nostro corpo è quella di essere in equilibrio, in modo tale da essere più sani e felici. Solo quando siamo in equilibrio possiamo dare il meglio. Il sistema endocannabinoide, con i suoi recettori cannabinoidi nel cervello, nel sistema nervoso centrale e periferico, negli organi, nel tessuto connettivo, nelle cellule immunitarie, nelle ghiandole, nel tratto digestivo e anche nella pelle, è responsabile della stabilità all’interno del corpo. Il mantenimento del nostro stato di equilibrio nella medicina viene anche chiamato omeostasi.

I recettori dell’ECS (Endocannabinoid System) dispongono, si potrebbe dire, di una connessione “wireless” con tutto il corpo e cercano costantemente di regolarlo verso una maggiore stabilità, indipendentemente dalle influenze e dalle fluttuazioni a cui è esposto. Il sistema endogeno dei cannabinoidi sostiene così il corpo in una moltitudine di processi fisiologici interni e li aiuta a regolarli. I quattro compiti principali dell’ECS sono: la neuroprotezione (il tentativo di salvare le cellule nervose dalla morte), la rigenerazione da stress, l’equilibrio immunitario e la regolazione omeostatica. Esso aiuta il corpo, tra le altre cose:

  • a migliorare l’umore
  • a migliorare la memoria
  • a migliorare il controllo del corpo
  • a proteggere il sistema immunitario
  • per la riproduzione
  • per ridurre la percezione del dolore
  • a regolare l’appetito
  • a regolare il sonno
  • per lo sviluppo osseo

 

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto i benefici del CBD, uno dei principali principi attivi della canapa, per combattere i sintomi di:

  • ansia
  • stress
  • ipertensione
  • insonnia
  • dolori cronici
  • spasmi muscolari
  • m. di Parkinson
  • m. di Alzheimer

E’ inoltre un naturale miorilassante molto utile per gli sportivi, per rilassare i muscoli dopo o prima dell’attività, lo Yoga, il pilates e tantissime altre attività. Generalmente non interferisce con i farmaci, è un prodotto organico, naturale e senza particolari controindicazioni. Non è un farmaco, pertanto si consiglia di non interrompere alcuna cura prima di aver interpellato il tuo medico.

COME ASSUMERLO?

L’assunzione di CBD per via orale è l’opzione più popolare. Tuttavia, una volta che lo si è assunto, il composto deve affrontare diversi processi biologici prima di poter pervenire al nostro flusso sanguigno. Il sistema digestivo ed i suoi enzimi faranno del loro meglio per diluire la dose di CBD che avete assunto.

A causa del numero di variabili, è praticamente impossibile fornire un’aspettativa esatta della biodisponibilità orale, ma gli scienziati ritengono che sia di circa il 4–20%.

Benché sia molto simile all’assunzione di CBD per via orale, la somministrazione sublinguale si affida ai capillari situati sotto la lingua per far pervenire la sostanza al flusso sanguigno. Ciò si ottiene depositando alcune gocce sotto la lingua, e tenendovele per lasciar le assorbire dalla membrana mucosa.

Secondo resoconti aneddotici, il dosaggio sublinguale del CBD è un modo semplice ed efficace di intensificare la manifestazione degli effetti. Poiché non deve affrontare il passaggio attraverso il fegato ed il tratto gastrointestinale, si presume che il CBD raggiunga il flusso sanguigno con maggior rapidità.

 

QUANTO CBD ASSUMERE?

Il CBD sembra sicuro anche a dosi elevate, ma iniziate con cautela e procedete gradualmente

Il corretto dosaggio di CBD dipende da così tante variabili specifiche che il suo calcolo può creare confusione, specialmente per coloro che sono nuovi a questo tipo di composto terapeutico. Sul dosaggio di questo cannabinoide influiscono diversi fattori, a partire dalla salute fisica, dall’età e dal metabolismo, fino allo specifico disturbo da trattare e al prodotto con CBD che si andrà a somministrare.

La scelta di un marchio di CBD di cui vi potete fidare è fondamentale, non solo al momento di calcolare un dosaggio accurato, ma anche perché vi garantisce di ottenere un prodotto di qualità contenente tutto ciò che dovrebbe avere un articolo di questo genere, senza additivi o prodotti chimici indesiderati.

Canapè offre un prodotto al 10% di CBD Full Spectrum, ovvero indica che che durante l’estrazione si sono mantenuti tutti i principi attivi della canapa a differenza del semplice Olio di CBD in cui viene isolato solo il Cannabidiolo, mentre vanno persi tutti gli altri principi attivi. Olio di CBD di Canapè è estratto da varietà di canapa coltivata in Italia con elevata concentrazione di CBD, è un prodotto naturale di alta qualità, senza aggiunta di pesticidi o sostanze dannose per la salute, è ecofriendly e pet friendly.

Per aiutarvi a calcolare la quantità di CBD da assumere (in mg), potete usare il seguente esempio come guida:

Olio di CBD 2,5%: 1,15mg di CBD per goccia
Olio di CBD 5%: 2,3mg di CBD per goccia
Olio di CBD 10%: 4,6mg di CBD per goccia

Olio di CBD 15%: 6,9mg di CBD per goccia
Olio di CBD 20%: 9,2mg di CBD per goccia

Olio di CBD 30%: 13,8mg di CBD per goccia
Olio di CBD 40%: 18,4mg di CBD per goccia

Abbiamo affrontato numerose questioni e, sebbene il primo approccio con il dosaggio del CBD possa spaventare, il principale punto da tenere in considerazione dovrebbe sempre essere: ascoltate il vostro corpo. Usando le nostre raccomandazioni come punto di partenza, potrete decidere se aumentare o diminuire le concentrazioni di CBD in base a come vi sentirete. Per capire se l’olio di CBD fa per te, è importante discutere di eventuali dubbi con il tuo medico, in quanto bisogna prendere in considerazione che esistono alcuni effetti collaterali minori. Tuttavia, dovresti sapere che la vera entità dell’olio di CBD rimane oggetto di studio e che c’è ancora molto da imparare su come influenza il corpo umano.

COME TI FA SENTIRE?

Secondo i primi studi, il CBD avrebbe la capacità di aumentare i livelli di anandamide nel corpo. Conosciuta anche come la “molecola della beatitudine”, l’anandamide svolge un ruolo di neurotrasmettitore endocannabinoide. L’accattivante nome di questa sostanza chimica descrive fedelmente la sua capacità di influenzare l’umore.

Oltre ad influenzare il nostro sistema endocannabinoide, il CBD si lega anche ai recettori della serotonina. Ciò mostrerebbe un ulteriore meccanismo attraverso il quale il CBD potrebbe aiutare a sostenere il nostro rilassamento.

Ulteriori ricerche sugli animali suggeriscono che questo stesso meccanismo potrebbe aiutare a trattare lo stress latente associato al disturbo da stress post-traumatico (DPTS).

Una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature riporta un esempio di questi effetti. Lo studio osservò gli effetti del CBD su soggetti con disturbi d’ansia sociale. Tutti i soggetti furono sottoposti ad una prova simulata di conversazione in pubblico, ma solo ad un gruppo fu somministrato CBD (600mg). I ricercatori scoprirono che il gruppo trattato con CBD riportava minori livelli di ansia, deficit cognitivo, disagio e prontezza.

L’anandamide si lega ai recettori dei cannabinoidi del nostro sistema endocannabinoide. Questo neurotrasmettitore svolge un ruolo chiave in molti processi fisiologici, tra cui umore, sonno e appetito. E, non meno importante, aiuta a ristabilire gli equilibri quando si tratta di rilassamento e stress.

Tutti i prodotti di CBD avranno esiti, durata degli effetti ed intensità differenti. Il prodotto più efficace dipenderà dalle circostanze individuali e da ciò che si desidera ottenere con il CBD.

Tuttavia, è perfettamente lecito combinare diversi prodotti di CBD per sostenere il tuo benessere da diverse angolazioni. Il CBD ha il potenziale per influenzare i sistemi presenti lungo tutto il corpo, quindi potresti dover sperimentare un po’ per trovare ciò che funziona meglio per te.

 

 

 

SOSTITUIRE IL FUMARE CON IL VAPORIZZARE

PERCHE’ SAREBBE MEGLIO VAPORIZZARE INVECE CHE FUMARE?

 

 

Le persone che scelgono di utilizzare il vaporizzatore stanno aumentando sempre più in Italia. Questo significa che il vaporizzatore oltre che decisamente più salutare della sigaretta, può essere utilizzato anche da chi non fuma tabacco e lo utilizza per altri scopi(aromaterapia e fitoinalazione).

 

 

Perché in Italia, vaporizzare è una novità che solo adesso sta acquistando popolarità, e molte persone non gli danno fiducia. I sostenitori delle più tradizionali forme di consumo di erbe, ovvero i fumatori, sicuramente sosterranno che la vaporizzazione è senza senso perché “agisce più debolmente”. Questo non è vero! Inoltre, esistono svariati motivi , per cui la vaporizzazione è una metodo migliore rispetto al fumo per assimilarne le proprietà curative.

Questo è possibile perché i vaporizzatori permettono di massimizzare gli effetti degli olii essenziali e delle erbe sprigionando unicamente i principi attivi.

Se per consumare abitualmente le tue erbe usi il fumo, devi sapere che questo è un grande errore! Esistono svariati motivi, per cui la vaporizzazione è una soluzione decisamente migliore rispetto al fumare. 

Alcuni sostengono che non si può paragonare il vapore delle erbe al fumo di sigaretta, perché, solitamente, se ne fuma molte di più. Il fumo è dannoso – raccoglie infatti non solo catrame, ma anche tossine e sostanze cancerogene, che sono prodotte durante il processo di combustione. L’alta temperatura provoca il danneggiamento delle cellule,  le sostanze catramose che attaccano i polmoni peggiorando il loro funzionamento, inoltre inalare il fumo provoca una mancata ossigenazione del cervello, qualsiasi tipo di fumo è dannoso per il nostro organismo.

Invece il vapore, che inaliamo durante la vaporizzazione, è tutta un’ altra storia. La vaporizzazione implica, che le erbe siano solamente vaporizzate e non bruciate. Grazie a questo processo, quello che inaliamo è solo vapore acqueo oppure sostanza attiva contenuta nelle erbe evaporate. Questo vapore è libero da sostanze dannose cancerogene, inoltre se la temperatura della vaporizzazione non supera i 220 gradi, il vapore è completamente libero da sostanze catramose. Studi approfonditi dimostrano, che la vaporizzazione è la soluzione più salutare  – prendendo in esame un campione di persone si notano risultati  già dopo un solo un mese dal cambio di approccio nell’utilizzo delle erbe.

 

Vaporizzare erbe aromatiche oltre alla Cannabis light offre una deliziosa esperienza aromatica e, seppur in minima parte, alcune di queste hanno leggeri effetti psicoattivi. Sono tutte erbe completamente legali e  facilmente reperibili.

 

 

 

 

 

 

QUALI ERBE AROMATICHE SI POSSONO VAPORIZZARE?

Molte di queste vengono usate da molto tempo dai praticanti erboristi per le proprietà terapeutiche:

DAMIANA (vaporizzata a 190°C), viene spesso usata per rafforzare il sistema nervoso, aiutare a risolvere problemi di infezioni urinarie, ridurre i crampi da mestruazione ed agisce anche come antidepressivo; VALERIANA (a 235°C), è molto famosa per essere un’erba sedativa, aiuta chi ha problemi di insonnia; CAMOMILLA (a 190°C), pare agisca come rilassante, conciliante del sonno e stimolante per il sistema immunitario; TÈ VERDE (a 178°C), ha un effetto molto stimolante, simile a quello della caffeina; SALVIA (a 190°C), ha effetti antisettici e estrogeni; YERBA MATE (da 150 – 190°C), ha proprietà diuretiche, svolge un’azione antiossidante ed anche un ottimo anti-fame; CALEA ZACATECHICHI (a 190°C), viene usata tradizionalmente come aiuto per indurre ed aumentare i sogni lucidi; MENTA PIPERITA (a 166°C), allevia gli spasmi muscolari ed agisce come un antisettico; TIMO (a 190°C), potente digestivo e carminativo, è efficace contro le infezioni alle vie urinarie e le infiammazioni dell’apparato respiratorio ed è un ottimo rimedio contro la tosse, asma, bronchite e raffreddore per le sue proprietà balsamiche e fluidificanti.

Il vapore non puzza!

 

E’ decisamente un odore meno intenso, non emana odore di bruciato, ma tutt’al più un piacevole aroma di erbe riscaldate. Questo ci permette di uscire dalla situazione per cui i nostri vestiti, i capelli e l’ alito siano impregnati dall’odore di bruciato, percepito dalle altre persone. Lo stesso vale per i luoghi chiusi – l’odore del vapore sparisce dopo pochi minuti anche senza dover arieggiare, il solo aprire la finestra si traduce nel fatto che possiamo eliminare l’odore in meno di un minuto. Nel caso del fumo, invece, non solo rimane più a lungo, ma è anche molto più intenso, penetra nei mobili, nelle pareti…

Il fatto che il vapore non puzzi permette anche un notevole stato di discrezione  – il fumo delle erbe all’aria aperta è percepibile anche da una considerevole distanza, mentre l’odore del vapore sparisce immediatamente, nessuno nelle immediate vicinanze può percepirlo.

 

 

 

 

COME FUNZIONA UN VAPORIZZATORE?

Il vaporizzatore per erba è uno strumento per inalare il vapore creato dal riscaldamento dell’erba essiccata. In pratica la nostra erba viene portata alla temperatura che coincide con il punto di evaporazione del principio attivo, senza raggiungere la temperatura di combustione. Tutti i vaporizzatori sono dotati di una caldaia in grado di portare le sostanze al punto di riscaldamento richiesto per il rilascio delle sostanze attive, attraverso la produzione di vapore.

Godendo del vapore di erba essiccata totalmente pura. Niente più cartine, filtri, cenere, posa ceneri, sporcizia e quant’altro.

Le temperature non raggiungono mai il livello di combustione e non si forma mai fumo ma solo vapore. Il risultato è quello di una fumata fresca ma soprattutto una fumata pulita. Il vaporizzatore può essere utilizzato con il tabacco o molte tipologie di erbe secche.

I vaporizzatori hanno fatto esordio con la cannabis legale e CBD ma in realtà la maggior parte sono progettati con l’impostazione della temperatura e si adattano alle esigenze delle piante medicinali / “artigianali” e rendono più efficace, pratica ed economica la fitoterapia in generale e non solo i cannabinoidi.

E’ molto veloce da preparare basta munirsi di un grinder (macinino trita erbe) un piccolo dosatore con il quale riempirete la camera di una quantità limitatissima di prodotto. Naturalmente si presterà particolare attenzione alla qualità delle nostre erbe medicinali, preferendo quelle di origine controllata e bio e le conserveremo negli appositi barattoli con la massima cura.

L’erba vaporizza ad una temperatura che va dai 180° ai 220°, a seconda dell’umidità contenuta in essa. Dai 230°C in poi l’erba rischia la combustione. Ma qual’è la giusta temperatura? In media l’utilizzo del vaporizzatore va dai 185° ai 190°.

A questa temperatura l’erba da effetti a livello cerebrale. Sopra questa temperatura, gli effetti sono anche corporei e non solo cerebrali. Inoltre un vantaggio intrinseco del vaporizzatore rispetto ai metodi tradizionali, è la capacità di utilizzare al 100% l’erba che abbiamo caricato, rendendo possibile fare delle sessioni di vaporizzazione discretamente lunghe anche a dispetto delle piccole quantità che si utilizzano: infatti raramente la camera di riscaldamento di un vaporizzatore portatile arriva a contenere più 1 g di erba essiccata.

 

 

 

 

COME FUNZIONANO I VAPORIZATORI?

Non tutti i vaporizzatori sono uguali, infatti ci sono due tipi con funzionalità diverse:

A CONDUZIONE:

I vaporizzatori a conduzione utilizzano una fonte di calore per portare le molecole di cannabis allo stato di vaporizzazione.
Tuttavia c’è la possibilità che la nostra erba raggiunga quasi la temperatura di combustione, eliminando così alcuni degli effetti positivi del vero e proprio processo di vaporizzazione. Ovviamente sono i più economici, adatti a chi vuole affacciarsi al mondo della vaporizzazione.

 

 

A CONVEZIONE:

I vaporizzatori a convezione utilizzano un vapore caldo che, attraversando l’erba, la porta alla temperatura esatta da permettere alle molecole di cannabis di attivarsi. L’erba è posta su una grata direttamente sopra alla fonte di calore, in modo da non far entrare in contatto la nostra cara erba con la fonte di calore, poiché sarà il vapore stesso a salire verso di essa, rilasciando un vapore più corposo e di miglior sapore, rispetto alla controparte a conduzione.

 

Breve storia della Cannabis in Italia

Veniva utilizzata per realizzare tessuti dai Mongoli, dai Tartari e dai Giapponesi già prima dell’avvento del cotone e della seta. Già 8000 anni fa veniva usata in Cina per la produzione di tessuti e per uso medico. 

Diverse ricerche sostengono che alcune piante di canapa sono arrivate in Europa moltissimi anni fa: la sua diffusione è quasi sicuramente legata agli spostamenti delle tribù nomadi, almeno 500 anni prima di Cristo, in quanto a Berlino è stata ritrovata un’urna contenente foglie e semi di cannabis risalente a 2.500 anni fa. 

In Italia la canapa è stata usata per millenni. In pipe preistoriche ritrovate nel Canavese sono state riscontrate alcune tracce. La regione ai piedi delle Alpi prende il nome di Canavese proprio dalla Canapa. 

In Italia, l’uso della canapa per produrre filati di altissima qualità con metodi industriali risale alla fine del 1700.

A poco a poco la canapa ha acquisito sempre maggiore fama, vista la sua versatilità e i suoi tanti utilizzi, era definita la regina delle piante da fibra, usata spesso per la realizzazione di vestiti e per costruire le reti dei pescatori perché resistente all’acqua salata, soprattutto in Veneto.

Nel 1923 molte famose industrie tessili che occupavano un importante ruolo nell’economia italiana  producevano filati greggi e candeggiati di Canapa per tessitura, tappeti, spaghi e corde, vele e sacchi, filati per cucire suole e per la pesca, cordame per marina e per ponteggi, gru, montacarichi, trasmissioni, cordicelle per tende, tende, forniture per marina, esercito, ferrovie, poste, tabacchi, ospedali.

Con una produttività così ben organizzata è evidente come l’Italia potesse essere la seconda al mondo per quantità di filati prodotti e la prima per la qualità, con quasi 1000 ettari di terreni coltivati, e primo fornitore della Marina Britannica.

All’epoca, la coltura della canapa tessile era legata alle Repubbliche Marinare. Durante i secoli delle conquiste marittime europee, la richiesta di talee e cordami creò un vero e proprio business intorno alla pianta. 

L’Italia, in particolare, si distingueva per la qualità della fibra, specie in città come Bologna e Ferrara, divenute famose grazie alle estese coltivazioni di canapa tessile di ottima qualità. 

Le navi britanniche, ad esempio, avevano gli alberi delle vele, i ciondoli, le vele stesse, la stoppa, le carte delle mappe, tutte realizzate in fibra di canapa coltivata, raccolta, lavorata e tessuta in Italia ed erano considerate tra le  imbarcazioni più sicure e perforanti dell’epoca.

Fu negli anni trenta che il regime fascista dichiarò l’hashish, un derivato ricreazionale, nemico della razza e droga da “negri”, nonostante che la coltivazione della canapa fosse studiata nelle scuole agrarie con tanto di manuali, portando così alle falsificazioni e alle mistificazioni odierne riguardo a questo vegetale.

Durante la Seconda Guerra Mondiale però, la produzione medioeuropea e mediterranea tornava ad aumentare velocemente, perchè le fibre tessili e gli oli sativi diventavano più costosi. In più, esisteva l’esigenza di materie prime contenenti molta cellulosa da cui poter ricavare esplosivi ottenuti producendo nitrocellulosa.

Il rifiuto delle faticose tecniche di macerazione, insieme allo sviluppo dell’industria delle fibre sintetiche, all’aumento del costo del lavoro, ma soprattutto all’applicazione dell’art. 26 del D.L.gs 309/90 (Legge antidroga Jervolino-Vassalli), hanno decretato la fine della canapicoltura in Italia. 

In realtà non è stato tanto il Decreto, quanto la difficoltà degli organismi di controllo di distinguere morfologicamente le diverse varietà Indica e Sativa, e per anni hanno trovato legittimo sequestrare, sanzionare e incriminare non solo chi era e chi è colpevole di reato, ma anche gli agricoltori che, a loro spese, hanno riprodotto con pazienza ed abnegazione le vecchie varietà.

E pensare che le sementi italiane erano considerate le migliori dagli agronomi e dai tecnici del settore.

Nel 1994 e 1995 la sola canapa coltivata ufficialmente in Italia, sotto lo stretto controllo delle forze dell’ordine, è stata quella presso l’ENEA (Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente), organismo di ricerca statale. Tentativi di ricerca a scopo didattico (in Emilia e in Valle d’Aosta) sono stati repressi.

Nel 1997 la Comunità europea stabilisce la reintroduzione della Canapa ad uso industriale e grazie ad alcuni regolamenti, nascono i primi negozi italiani tematici sulla Canapa. 

Nel nostro paese ancora una volta però i governi che si succedono, di qualsiasi schieramento, agiscono in modo negativo e per il vantaggio economico di pochi privilegiati, senza produrre una politica globale su questo vegetale.

Questo giro di affari che si è venuto a creare si è prodotto nel giro di un anno e mezzo dall’entrata in vigore della legge che ne permette la coltivazione, quella numero 242 del 2016, che regola la coltivazione della cannabis light.

 

Le coltivazioni di cannabis negli ultimi anni sono cresciute a dismisura. 

 

I dati registrati passano dai 400 ettari di coltivazioni registrati 4 anni fa, nel 2014, ai 4 mila attuali e non è previsto nessun divieto di vendita del prodotto al momento, a tutte le attività in regola e che rispettano i requisiti di vendita.

Come aprire un negozio di cannabis

Quanto costa e come aprire un cannabis shop?

Guida utile che ti spiegherà quali sono i requisiti, i costi e come aprire un negozio di canapa/cannabis legale

In seguito all’approvazione della legge 242 del 2016 che tutela e incentiva la coltivazione e la lavorazione della canapa, il mercato della cannabis in Italia ha visto “fiorire” migliaia di aziende con non poche soddisfazioni. Aprire un negozio di cannabis può infatti diventare un’attività molto redditizia e ti può far guadagnare dei bei soldi. Chiunque abbia compiuto 18 anni può diventare imprenditore nel mercato della canapa.

Ci sono fondamentalmente tre modi per aprire un cannabis shop: 

  1. In autonomia (da zero)
  2.  In franchising
  3. Formula intermedia

1) Aprire un negozio di prodotti di canapa legale da zero. 

Questa è sicuramente la via più complicata ma che può dare diverse soddisfazioni ad un imprenditore. Non esiste nulla della vostra azienda, sarete voi a doverla creare da zero, passo dopo passo.

Dovrete quindi:

  • fare una ricerca di mercato
  • stilare un business plan con degli obiettivi e delle previsioni per il rientro dell’investimento (ROI)
  • Trovare i fondi da investire
  • Aprire la partita iva creando un’azienda su misura (ditta individuale o società) con l’ausilio di un commercialista
  • trovare il posto giusto dove sorgerà il negozio
  • ristrutturarlo o arredarlo per farlo diventare funzionale al vostro scopo
  • trovare un nome 
  • creare il marchio
  • Creare un immagine aziendale e una strategia di Marketing
  • Cercare e comparare tra loro i fornitori
  • Scegliere ed acquistare i prodotti da rivendere
  • Investire in comunicazione e pubblicità per promuovere il Brand

Il costo  per aprire il proprio negozio di commercio al dettaglio di prodotti di canapa da zero va indicativamente  dai 30.000  ai 50.000

Pro: 

  • Scelta autonoma del nome, dei prodotti e  dei fornitori.
  • Totale indipendenza dell’azienda
  • Maggiori profitti qualora l’azienda dovesse ingrandirsi negli anni

Contro: 

  • Costi di apertura elevati
  • Maggiori rischi di impresa
  • Maggiori sforzi in termini di tempo e risorse per creare e far conoscere un nuovo Brand e posizionarsi sul mercato (all’inizio non sei letteralmente nessuno).
  • Lunghi tempi per l’apertura del negozio

2) Aprire un cannabis shop in Franchising

Una scelta che puoi fare è quella di aprire la tua azienda, il tuo negozio, affidandoti ad un Marchio già esistente e conosciuto nel mercato. Il nome, il marchio, i prodotti ti verranno forniti direttamente dalla azienda “madre” con la quale continuerai ad avere rapporti commerciali dettati da un contratto che vincolerà le due parti. 

Il costo per aprire un negozio di cannabis in Franchising si aggira intorno ai 20.000/25.000 €

Pro:

  • Costi di investimento iniziali leggermente inferiori 
  • Marchio già conosciuto e inserito nel mercato
  • Tempi di apertura più rapidi
  • Formazione e affiancamento iniziali

Contro:

  • totale dipendenza dall’azienda “madre” nelle scelte aziendali.
  • Spese di affiliazione.
  • Royalty (percentuale sul fatturato da corrispondere al franchisor/affiliante).
  • Poca flessibilità.
  • Diritti pubblicitari da riconoscere al Franchisor

Maggiori informazioni per aprire in Franchising

3) Aprire un cannabis shop con Formula intermedia

Un ottimo compromesso tra aprire la propria azienda da zero e il Franchising è la formula intermedia. In questo caso un marchio già esistente mette a disposizione il suo Know how, Il Logo, le grafiche, i prodotti, la formazione iniziale e affiancamento per l’avvio di impresa. A differenza del franchising è però molto flessibile. Posso quindi scegliere anche solo alcune delle componenti offerte dal Brand “genitore”. C’è la possibilità per esempio di scegliere il proprio nome aziendale, Logo ecc. Verrete quindi seguiti per le pratiche di apertura, eventuali finanziamenti pubblici se presenti, allestimento negozio, approvvigionamento prodotti ec nc.

Il Costo per aprire un Cannabis Shop con formula intermedia varia da 5.000 a 20.000 €

Pro:

  • totale elasticità (posso scegliere se farmi seguire totalmente o solo riguardo determinati ambiti).
  • Costi iniziali inferiori.
  • Formazione e affiancamento iniziali.
  • Nessuna commissione sul venduto.
  • Buoni margini di guadagno.
  • Tempi brevi per l’apertura.

Contro:

  • dipendenza dall’azienda “madre” nelle fasi iniziali.
  • Limitati poteri decisionali riguardo le scelte aziendali.