Canapa: cura per la psoriasi

La cannabis può aiutare a curare la psoriasi?

Molte persone pensano alla cannabis come una droga ricreativa, ma, negli ultimi anni, molti scienziati hanno esaminato come potrebbe essere benefica per la salute delle persone.

I princìpi attivi della cannabis, noti come cannabinoidi, sono responsabili dei suoi benefici per la salute.

La cannabis contiene oltre 120 princìpi attivi e tutti hanno proprietà diverse. Ciò rappresenta una sfida per i ricercatori interessati ai benefici per la salute della cannabis, poiché devono capire in che modo ogni sostanza può influenzare il nostro corpo.

Questo articolo discute le prove scientifiche sui benefici per la salute della cannabis per la psoriasi. Osserva anche i possibili rischi dell’uso di cannabis per trattare questa condizione.

 

Cos’è la psoriasi?

La psoriasi è una condizione della pelle pruriginosa e dolorosa. Un problema con il sistema immunitario provoca lo sviluppo di troppe cellule della pelle, che si accumulano in superficie prima che maturino. Queste cellule della pelle formano chiazze rosse con una copertura di squame argentee.

A volte i cerotti possono screpolarsi e sanguinare. Le persone con psoriasi possono anche presentare infiammazione e gonfiore in altre parti del loro corpo.

Secondo la National Psoriasis Foundation, fino al 30 percento delle persone con psoriasi sviluppa artrite psoriasica, che porta a articolazioni rigide e infiammate.

Al momento non esiste una cura per la psoriasi, ma il trattamento giusto può aiutare le persone a gestire i sintomi.

Alcuni trattamenti hanno effetti collaterali mentre altri diventano meno efficaci nel tempo. Di conseguenza, gli scienziati sono sempre alla ricerca di nuovi modi per gestire questa condizione.

Cannabis e Psoriasi

La cannabis contiene sostanze chimiche chiamate cannabinoidi. Il corpo umano produce naturalmente alcuni cannabinoidi.

Nel corpo, i messaggeri chimici chiamati endocannabinoidi svolgono un ruolo in molte funzioni, tra cui:

immunità
infiammazione
appetito
umore
fertilità
pressione oculare

Quando una persona usa la cannabis, i cannabinoidi nel farmaco possono influenzare alcune di queste funzioni corporee.

I ricercatori ritengono che alcuni cannabinoidi possano offrire diversi possibili benefici per la salute. Questi includono i seguenti:

Ridurre l’infiammazione

L’infiammazione è un sintomo sia della psoriasi che dell’artrite psoriasica.

Uno studio del 2009 ha scoperto che alcuni dei cannabinoidi presenti nella cannabis, tra cui alcune forme di THC, potrebbero aiutare a regolare il sistema immunitario e ridurre l’infiammazione.

Nel 2016, la ricerca ha suggerito che alcuni cannabinoidi potrebbero avvantaggiare le persone con psoriasi influenzando l’interazione tra il sistema immunitario e il sistema nervoso.

Rallentamento della crescita cellulare

Nelle persone con psoriasi, le cellule della pelle si riproducono troppo rapidamente. I cannabinoidi possono rallentare la crescita delle cellule della pelle e ridurne l’accumulo sulla superficie della pelle.

Nel 2007, uno studio ha scoperto che i cannabinoidi delta-9-tetraidrocannabinolo, cannabidiolo, cannabinolo e cannabigerolo sembravano rallentare la crescita di cellule chiamate cheratinociti nello strato esterno della pelle. I ricercatori sostengono che queste sostanze potrebbero svolgere un ruolo fondamentale nel trattamento della psoriasi

Ridurre il prurito

I cannabinoidi nella cannabis possono alleviare il prurito che si verifica con determinate condizioni della pelle, inclusa la psoriasi.

Una recensione del 2017 che esplora la rilevanza della cannabis nella dermatologia ha osservato che una crema contenente palmitoiletanolamide (PEA), che colpisce i recettori dei cannabinoidi di tipo 1, sembra ridurre il prurito nelle persone con prurigo, lichen simplex e prurito.

Gli autori hanno suggerito che i cannabinoidi potrebbero svolgere un ruolo nel ridurre il prurito.

Ferite curative

Uno dei sintomi più dolorosi della psoriasi è la rottura della superficie cutanea e il conseguente sanguinamento dei cerotti cutanei interessati.

Uno studio del 2016 sui topi ha scoperto che i recettori dei cannabinoidi svolgono un ruolo nella riparazione delle ferite. Gli scienziati hanno anche identificato alcune azioni antinfiammatorie dei cannabinoidi.

In futuro, i trattamenti che coinvolgono i cannabinoidi potrebbero aiutare a guarire le piaghe aperte causate dalla psoriasi.

Psoriasi e salute mentale

La psoriasi è una condizione a lungo termine che attualmente non ha una cura nota. Nel tempo, può avere un impatto negativo sul benessere mentale di una persona.

Lo stress può essere un fattore scatenante per le riacutizzazioni della psoriasi. Esistono anche legami tra psoriasi e depressione e, più in generale, tra depressione e infiammazione.

È scientificamente provato che Il CBD aiuti a curare Ansia, stress, ipertensione 

 

fonte: https://www.medicalnewstoday.com/articles/320086.php#potential-benefits-of-cannabis-for-psoriasis

Cannabis Italia: la situazione attuale

Aggiornamenti sulla regolamentazione del mercato della canapa

I senatori Matteo Mantero e Francesco Mollame del M5S, sono riusciti a veicolare i due emendamenti sfruttando la grande opportunità economica della canapa industriale, stabilendo dei limiti chiari e precisi incentivando così un mercato fermo senza una ragione ben chiara.

Francesco Mollame e Matteo Mantero del M5S
Francesco Mollame e Matteo Mantero del M5S

Una grande vittoria sia dal punto di vista economico che da quello sociale, ma nonostante fosse proprio la Corte di Cassazione a chiedere alla politica di intervenire e normare il settore, dopo l’approvazione dell’emendamento che era stato proposto da M5S, PD e LEU, è stato ritenuto inammissibile dalla presidente del Senato Casellati, rigettando l’intero settore nel panico.

Secondo l’art. 128 del regolamento del Senato, sono “inammissibili gli emendamenti d’iniziativa sia parlamentare che governativa, al disegno di legge di bilancio che rechino disposizioni contrastanti con le regole di copertura o estranee all’oggetto della legge di bilancio in base dalla legislazione vigente, ovvero volte a modificare le norme in vigore in materia di contabilità generale dello Stato”.

Questo emendamento era assolutamente compatibile con le esigenze produttive, industriali e quindi finanziarie tipiche di una legge di bilancio, e quindi la presidente Casellati ha fatto un’interpretazione sostanzialmente politica e non tecnica. É evidentemente che, per chi si è opposto a questo emendamento è più importante mantenere la situazione italiana in questo stallo di regresso culturale e sociale. Non sono stati pochi i politici in prima linea che si sono espressi su questo emendamento, Il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri per esempio afferma chiaramente il suo punto di vista:

 “I grillini, in totale malafede, continuano a difendere la loro fallita offensiva sulla droga. Il loro emendamento, sostenuto insieme al Pd, puntava a ripristinare la possibilità di vendere, per consumo umano, cannabis light con un Thc fino allo 0,5%. Quindi non dicano che si occupavano della produzione agricola o di attività industriale”. 

 

 

Non solo anche l’ex Ministro dell’Interno Matteo Salvini si è espresso sull’argomento: 

“Ci tengo a ringraziare tecnicamente il presidente del Senato a nome di tutte le comunità di recupero dalle dipendenze che lavorano in tutta Italia e a nome delle famiglie italiane per aver evitato la vergogna dello Stato spacciatore di droga prevista in una manovra economica di questo Paese”.

Dichiarazione smentita il giorno dopo dal Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) :

Salvini sulla cannabis light non ci rappresenta. Il leader della Lega non cerchi di farci passare per suoi complici in una guerra alla droga fallimentare e dannosa.”

E ancora : “Sono ben altri i problemi che il sistema dei servizi deve affrontare,” dichiara Riccardo De Facci, presidente del CNCA, “questioni che si sono aggravate durante il periodo in cui Salvini ha fatto parte del governo: l’aumento del consumo di eroina, delle morti per overdose e le decine di nuove sostanze che hanno inondato il mercato. Noi crediamo in una politica sulle droghe radicalmente diversa da quella espressa dal leader della Lega.”

Anche il ministro dell’istruzione Lorenzo Fioranvanti si è espresso tramite un post su Facebook riguardo la decisione della Presidente del Senato Casellati, ricordando che il settore della Cannabis  “occupa oltre 12 mila persone, 1500 imprese ed ha un fatturato di centinaia di milioni di euro”.

“Non è il mio stile quello di rivendicare crudi dati economici per giustificare o meno scelte politiche – aggiunge – ma siccome mi viene spesso rinfacciato di mettere a rischio posti di lavoro ed imprese con le mie proposte per uno sviluppo davvero sostenibile (che invece generebbero miliardi di nuove opportunità professionali), allora mi aspetto che almeno i miei detrattori siano coerenti: se sono così interessati a mantenere posti di lavoro e sostenere imprese, anche quando mettono a rischio la salute delle persone e l’ambiente come nel caso di Ilva e dei combustibili fossili, allora avrebbero dovuto votare compattamente a favore di questo emendamento”.

“I crudi dati economici devono valere sempre. Non solo quando conviene alle lobby”, conclude.

Senza contare i tanti personaggi noti dello spettacolo che hanno dimostrato il loro sostegno per l’emendamento Mollame-Montero. 

La persona che avrebbe potuto trovare qualche falla in questo emendamento è la Ministra delle Politiche Agricole Teresa Bellanova che non ha detto una parola in merito. Eppure gli agricoltori del settore si sarebbero aspettati che la “loro” ministra prendesse le difese dei 12.000 italiani che hanno investito in questo mercato aprendo una partita IVA agricola, pagando le tasse, messo in piedi aziende per la trasformazione, la distribuzione e la vendita dei prodotti (che principalmente riguardano la produzione di cosmetici, alimenti e bioedilizia) si sono ritrovati ancora una volta senza risposte o addirittura chiamati spacciatori.

Ad inizio ottobre la ministra Teresa Bellanova intervenendo a Futura, la scuola di formazione politica di Italia Viva – aveva dichiarato di aver dato mandato ai tecnici del Ministero di predisporre la redazione di un dossier perché voleva “avere chiaro il quadro” sulla canapa industriale. 

 

 

Nonostante le polemiche e i silenzi imbarazzanti di alcune forze politiche, per la produzione e la vendita di cannabis light di fatto non cambia nulla.

A tal proposito riportiamo quanto dichiarato dall’avv. Carlo Alberto Zaina: “Dobbiamo concentrarci sul fatto che la canapa light non è illecita come vogliono farci credere. La presunta inammissibilità dell’emendamento è concepita esclusivamente per indurre falsamente a credere che la cannabis light non sia commerciabile, mentre lo è ancora nei limiti sanciti dalla Corte di Cassazione”. 

Infatti l’associazione dei magistrati si è espressa favorevolmente rispetto alla legalizzazione e alla depenalizzazione della cannabis e lo ha reso noto attraverso un editoriale sul sito Questione Giustizia, l’organo ufficiale di Magistratura Democratica, che manifesta l’urgenza di un dibattito serio nel nostro Paese.

“Bisogna imporre nel dibattito pubblico il tema della legalizzazione delle droghe leggere e, più in genere, della depenalizzazione delle condotte di minore offensività in materia di stupefacenti” si legge infatti nel testo pubblicato su Questione Giustizia on line.

“È un lavoro difficile – continua l’editoriale – perché si muove in direzione contraria rispetto alle ragioni mondane del proibizionismo, dalla passione contemporanea per il punire alla perdurante egemonia di quell’approccio farmacologico – ormai smentito dai più approfonditi studi scientifici – per il quale vi sarebbe una connessione diretta tra assunzione delle sostanze e propensione al crimine, senza peraltro distinguere tra assunzione di droghe leggere e assunzione di quelle pesanti.”

“In tempi in cui si discute di diritto penale minimo, confinandolo però in una prospettiva utopica, il ripensamento della politica criminale in materia di stupefacenti ci appare una via da percorrere per innalzare il livello di tutela della salute pubblica, per restituire al diritto penale efficacia selettiva e capacità di orientamento e al processo ragionevole durata e, non ultimo, per togliere “fette di mercato” alla criminalità organizzata.

Questa vuole essere una sintesi di quello che è successo nelle ultime settimane, ora non ci resta che aspettare ( ancora! ) e sperare di poter avere delle risposte chiare al riguardo il prima possibile.

Come detto poche righe fa, per la produzione e la vendita di cannabis light di fatto non cambia, ma per molti produttori e commercianti non è possibile stare sempre sul filo del rasoio e troppo spesso i piccoli e medi imprenditori si trovano costretti a chiudere le proprie attività

Intanto possiamo continuare a sostenerci e a questo proposito vi invito a cliccare sulla pagina di CANNABIS FOR FUTURE 

https://www.cannabisforfuture.it

É un gruppo di attivisti sparsi per tutta l’Italia con l’obbiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e la classe politica sui grandi benefici che può portare la legalizzazione della Cannabis e l valorizzazione di tutti i suoi utilizzi. 

Questa pianta è una risorsa, non un nemico.

Lavorare nel mondo della canapa

Lavorare nel mondo della canapa

Il boom del mercato della Canapa Legale è in forte espansione sia in Europa sia nel resto del mondo, lo dicono i numeri, le statistiche ma ce ne siamo resi conto anche solo passeggiando per le nostre città, visti i numerosi nuovi negozi di GrowShop e vendita al dettaglio.

Quali opportunità di lavoro offre il mercato della canapa?

Moltissime, considerando che è un mercato in costante evoluzione e che di conseguenza ha sempre più bisogno di nuovi professionisti.
Difficili da trovare al momento, per questo le università italiane stanno muovendo i primi passi verso il mercato della cannabis.
All’università La Sapienza di Roma, a fine ottobre è iniziato all’interno del corso di laurea magistrale in scienze sociali applicate, un laboratorio di ‘ Analisi socio-economica’ del mercato della cannabis. L’idea è di Marco Rossi, professore di Economia Politica e attivo ricercatore sui modelli economici legati a questo mercato.
Non solo Roma ma anche all’interno dell’università degli studi di Padova è partito il primo corso dedicato, che si chiama ‘ Cannabis medicinale : aspetti agro-produttivi, botanici, medici, legali e sociali’.
Lavorare con la canapa
Un trimmer al lavoro: selezionatore e potatore di infiorescenze di Cannabis

Come posso lavorare nel mondo della canapa?

Attualmente le aziende non cercano specifici professionisti ma appassionati capaci di trasferire le proprie competenze all’interno di questo mercato, quindi per intenderci spazio ai coltivatori e produttori di semi, ai commessi, ai riders per la consegna a domicilio ma anche videomaker, fotografi, esperti di siti web e marketing, scrittori e copywriter.. la lista è lunga, ma sono molte le competenze richieste per questo settore in forte espansione.

Nozze di Canapa

C’è anche chi è riuscito a rivoluzionare il proprio lavoro grazie alla Canapa, un’esempio è la Wedding Planner toscana Sabrina Roghi che, durante una ricerca di materiali particolari per un matrimonio, casualmente si imbatte in un corredo della nonna fatto interamente di Canapa.
Sabrina ha capito subito quanto questa pianta sia versatile, può essere usata per la produzione  ad esempio di candele, tessuti, cibi, bevande, carta per gli inviti e così via. Così nel gennaio 2019 nasce ‘Nozze di Canapa’ che collaborando con diversi professionisti italiani del settore è in grado di di offrire un’alternativa green e sostenibile ai suoi clienti.
Sabrina Roghi oltre ad essere un’imprenditrice è anche una mamma, come spiega nell’intervista realizzata da CANAPA SOCIALE .
Matrimonio di Canapa, nozze di Canapa
Particolari di decorazioni fatte in canapa
Racconta come ancora ci sia poca informazione e consapevolezza sull’argomento Canapa ed è per questo che tra i suoi obbiettivi c’è anche quello di creare una filiera a cielo aperto, simile a uno street food con stand alimentari, birre artigianali, tessuti, cosmetica e tutto quello che si può realizzare con questa pianta per osteggiare l’incertezza e lo scetticismo intorno a questo argomento.
Sembra che per il momento serva più spirito di adattamento che vere e proprie competenze strettamente collegate alla canapa, quindi le possibilità sono infinite, sicuramente serve passione e tanta voglia di imparare, perché il bello è proprio questo, scoprire nuovi modi di usare questa pianta che abbiamo dimenticato negli anni.

Investire nel mercato della canapa

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Il mercato della cannabis light in Italia

FOTOGRAFIA DELLA SITUAZIONE DELLA CANNABIS LIGHT IN ITALIA

“L’indagine è stata condotta dallo spin-off universitario Eng4Life (www.eng4life.it) nell’ambito del progetto Microexativa (http://www.eng4life.it/progetto-microexativa/). Progettazione, esecuzione ed analisi dei dati sono stati a cura della dott.ssa Alessia Cuoco, la responsabilità scientifica è del prof. Gaetano Lamberti, presidente di Eng4Life e professore all’Università degli Studi di Salerno”.

La rilevazione è avvenuta tramite la metodologia Cawi (Computer assisted web interview), il periodo di rilevazione dell’indagine è stato dal 5 agosto 2019 al 23 settembre 2019.

I risultati sono stati elaborati sulla base delle autodichiarazioni delle imprese italiane operanti nel settore della Cannabis Light che hanno partecipatoall’indagine online nel periodo indicato.

Il numero delle interviste corrisponde al 10% delle circa 1.500 imprese contattate per mezzo posta elettronica certificata.

CORE BUSINESS DELLE IMPRESE INTERVISTATE

Dall’indagine emerge che le imprese italiane operanti nel settore della Cannabis Light ritengono che il loro core business nel 58% dei casi è il commercio al dettaglio, in particolare di queste il 15% sono attive nel commercio online e l’85% nel commercio offline. Il 39% delle imprese si definisce coltivatore, mentre solo il 3% delle imprese del panorama imprenditoriale italiano si identifica come produttore.

Del 39% delle imprese che hanno dichiarato la coltivazione come il proprio core business, il 62,7% svolge solo questa attività, mentre il 37,3% oltre all’attività della coltivazione si divide in:  22% delle imprese che svolge anche attività di commercio al dettaglio,  6,8% che produce anche prodotti a base di Canapa mentre l’8,5% delle imprese coltivatrici copre l’intera filiera produttiva.

Del 3% delle imprese del settore che si identifica come produttore solo il 25% svolge altre attività all’interno della filiera produttiva della Cannabis Light.

Del 58% delle imprese che definisce il proprio core business nel commercio al dettaglio oltre il 90% svolge solo tale attività, il 5,7% si occupa anche della produzione dei prodotti a base di canapa, mentre solo il 2,3% si occupa anche della coltivazione.

DATI SULLA COLTIVAZIONE DELLA CANAPA IN ITALIA

LA COLTIVAZIONE

I prodotti principali proposti dai coltivatori della Cannabis Light sono le infiorescenze (90,5%), seguite dalle piante (27%) e dai semi (17,5%). Le infiorescenze sono il prodotto principe per i coltivatori, nel 2018 è stato il prodotto più venduto, responsabile di oltre il 75% del fatturato.

LA PRODUZIONE

Più variegata l’offerta dei produttori, i quali si concentrano in misura maggiore nella produzione dell’olio a base di CBD, segue la produzione di alimenti a base di canapa e l’olio di semi di canapa. Poco diffuse invece sono le produzioni delle capsule al CBD e degli indumenti (realizzabili anche con altre tipologie di canapa).

Nello scenario produttivo solo il 15,8% delle imprese ha registrato un brevetto ma oltre la metà di esse (il 52,6%) ha svolto attività di ricerca e sviluppo. Il 42% delle imprese di produzione negli ultimi 3 anni ha fatto innovazione di processo o di prodotto. Il 32% nessuna innovazione, si fa presente che la maggior parte delle imprese del settore è nata nel 2018.

IL COMMERCIO AL DETTAGLIO DELLA CANAPA LEGALE

Le imprese che comprendono tra le loro attività il commercio al dettaglio sono la fetta più consistente del settore oggetto di indagine, la maggior parte di esse ha dichiarato di vendere i propri prodotti attraverso il canale di vendita offline. Il prodotto più venduto risulta, anche per questa tipologia di imprese, l’infiorescenza, seguita dai prodotti per fumatori ed e- liquid per le sigarette elettroniche. Il 17,3% delle imprese intervistate ha dichiarato di far parte di una catena di franchising, formula della vendita al dettaglio.

IL FATTURATO GLOBALE DEL MERCATO DELLA CANNABIS IN ITALIA

Dalle autodichiarazioni delle imprese emerge che il fatturato dell’intero indotto si aggira intorno ai 147 milioni di €, le imprese del centro Italia sembrano essere quelle che hanno registrato complessivamente il fatturato più elevato nel 2018.

Globalmente le imprese del settore della Cannabis Light in Italia hanno avuto un fatturato contenuto, ma molte delle imprese sono nate nel 2018, quindi il fatturato dichiarato risente del breve periodo di attività. Tuttavia il 26% delle imprese intervistate ha superato i 100 mila € di fatturato nel 2018.

 

 

I dati del presente report sono stati presi dall’indagine del professor Gaetano Lamberti dell’Università degli studi di Salerno condivisi con le imprese che hanno contribuito all’indagine.

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Come aprire un negozio di cannabis

Quanto costa e come aprire un cannabis shop?

Guida utile che ti spiegherà quali sono i requisiti, i costi e come aprire un negozio di canapa/cannabis legale

In seguito all’approvazione della legge 242 del 2016 che tutela e incentiva la coltivazione e la lavorazione della canapa, il mercato della cannabis in Italia ha visto “fiorire” migliaia di aziende con non poche soddisfazioni. Aprire un negozio di cannabis può infatti diventare un’attività molto redditizia e ti può far guadagnare dei bei soldi. Chiunque abbia compiuto 18 anni può diventare imprenditore nel mercato della canapa.

Ci sono fondamentalmente tre modi per aprire un cannabis shop: 

  1. In autonomia (da zero)
  2.  In franchising
  3. Formula intermedia

1) Aprire un negozio di prodotti di canapa legale da zero. 

Questa è sicuramente la via più complicata ma che può dare diverse soddisfazioni ad un imprenditore. Non esiste nulla della vostra azienda, sarete voi a doverla creare da zero, passo dopo passo.

Dovrete quindi:

  • fare una ricerca di mercato
  • stilare un business plan con degli obiettivi e delle previsioni per il rientro dell’investimento (ROI)
  • Trovare i fondi da investire
  • Aprire la partita iva creando un’azienda su misura (ditta individuale o società) con l’ausilio di un commercialista
  • trovare il posto giusto dove sorgerà il negozio
  • ristrutturarlo o arredarlo per farlo diventare funzionale al vostro scopo
  • trovare un nome 
  • creare il marchio
  • Creare un immagine aziendale e una strategia di Marketing
  • Cercare e comparare tra loro i fornitori
  • Scegliere ed acquistare i prodotti da rivendere
  • Investire in comunicazione e pubblicità per promuovere il Brand

Il costo  per aprire il proprio negozio di commercio al dettaglio di prodotti di canapa da zero va indicativamente  dai 30.000  ai 50.000

Pro: 

  • Scelta autonoma del nome, dei prodotti e  dei fornitori.
  • Totale indipendenza dell’azienda
  • Maggiori profitti qualora l’azienda dovesse ingrandirsi negli anni

Contro: 

  • Costi di apertura elevati
  • Maggiori rischi di impresa
  • Maggiori sforzi in termini di tempo e risorse per creare e far conoscere un nuovo Brand e posizionarsi sul mercato (all’inizio non sei letteralmente nessuno).
  • Lunghi tempi per l’apertura del negozio

2) Aprire un cannabis shop in Franchising

Una scelta che puoi fare è quella di aprire la tua azienda, il tuo negozio, affidandoti ad un Marchio già esistente e conosciuto nel mercato. Il nome, il marchio, i prodotti ti verranno forniti direttamente dalla azienda “madre” con la quale continuerai ad avere rapporti commerciali dettati da un contratto che vincolerà le due parti. 

Il costo per aprire un negozio di cannabis in Franchising si aggira intorno ai 20.000/25.000 €

Pro:

  • Costi di investimento iniziali leggermente inferiori 
  • Marchio già conosciuto e inserito nel mercato
  • Tempi di apertura più rapidi
  • Formazione e affiancamento iniziali

Contro:

  • totale dipendenza dall’azienda “madre” nelle scelte aziendali.
  • Spese di affiliazione.
  • Royalty (percentuale sul fatturato da corrispondere al franchisor/affiliante).
  • Poca flessibilità.
  • Diritti pubblicitari da riconoscere al Franchisor

Maggiori informazioni per aprire in Franchising

3) Aprire un cannabis shop con Formula intermedia

Un ottimo compromesso tra aprire la propria azienda da zero e il Franchising è la formula intermedia. In questo caso un marchio già esistente mette a disposizione il suo Know how, Il Logo, le grafiche, i prodotti, la formazione iniziale e affiancamento per l’avvio di impresa. A differenza del franchising è però molto flessibile. Posso quindi scegliere anche solo alcune delle componenti offerte dal Brand “genitore”. C’è la possibilità per esempio di scegliere il proprio nome aziendale, Logo ecc. Verrete quindi seguiti per le pratiche di apertura, eventuali finanziamenti pubblici se presenti, allestimento negozio, approvvigionamento prodotti ec nc.

Il Costo per aprire un Cannabis Shop con formula intermedia varia da 5.000 a 20.000 €

Pro:

  • totale elasticità (posso scegliere se farmi seguire totalmente o solo riguardo determinati ambiti).
  • Costi iniziali inferiori.
  • Formazione e affiancamento iniziali.
  • Nessuna commissione sul venduto.
  • Buoni margini di guadagno.
  • Tempi brevi per l’apertura.

Contro:

  • dipendenza dall’azienda “madre” nelle fasi iniziali.
  • Limitati poteri decisionali riguardo le scelte aziendali.

 

Ricetta: come fare burro alla marijuana

Come fare in casa burro di cannabis

Ingrediente essenziale per realizzare Muffin alla cannabis, space cake,  biscotti alla marijuana

Per realizzare in casa burro alla cannabis non servono strumenti particolari o procedimenti complicati, ecco di seguito tutto quello di cui ti devi servire per realizzare un meraviglioso burro alla canapa.

Ingredienti: 450g di burro (non salato), 7 g di fiori di cannabis

Preparazione: 1) macinare la cannabis grossolanamente (come origano)

2)Posizionare in un pentola di dimensioni medie il burro e due tazze d’acqua. Accendere a fuoco medio, appena il burro inizia a sciogliersi aggiungi il trito di cannabis.

3)Portare la fiamma al minimo e lasciar cuocere lentamente (fino a 2 ore), qualora la temperatura superasse i 120° aggiungere dell’acqua per tenere la temperatura tra i 90 e i 120°.

4)Posiziona un setaccio sopra una ciotola di vetro e rivestilo con una garza. Versa il burro fuso attraverso il setaccio e quando tutto il burro sarà filtrato chiudi la garza a sacchetto e con una spatola spremi la garza estraendo il burro rimasto ed eliminando la parte solida. Copri la ciotola e lascia riposare in frigo per tutta la notte.

 

5)L’indomani elimina il liquido rimasto nella ciotola, tampona con un fazzoletto la superficie del burro per evitare che rimanga dell’umidità. Avvolgi il burro con della pellicola trasparente e riponilo in un contenitore a chiusura ermetica dentro al frigorifero. Ricordati di consumarlo entro 1 mese se lo mantieni in frigorifero, 3 mesi se decidi di congelarlo.

Ora non ti rimane altro che usare il burro per creare qualsiasi tipo di dolce ti venga in mente (in cui ci sia burro tra gli ingredienti): muffin, space cake, biscotti alla marijuana, ciambellone, crostata alla cannabis etc.

 

Come fare olio di Cannabis

Come fare olio di marijuana fatto in casa

Per fare olio di canapa hai bisogno di pochi strumenti che troverai sicuramente in casa: una casseruola/pentola di medie dimensioni, setaccio in acciaio, garza/panno a maglia fine.

ingredienti: 2 tazze di olio extravergine di oliva (in alternativa olio di cocco o di vinacciolo), 7g di fiori di Cannabis

Preparazione: 1) Macinare la cannabis con un grinder fino a farla diventare delle dimensioni dell’origano macinato, se non si dispone di un grinder si può effettuare un trito con coltello e tagliere.

2)Posizionare olio ed erba in una casseruola di medie dimensioni, accendere a fuoco medio, l’olio non deve mai diventare bollente ma deve essere caldo.

3)Ridurre al minimo la fiamma, mantieni l’olio tra i 90 e i 110°, mescolando di tanto in tanto, fino a che lo strato superficiale non passi dall’essere acquoso a denso  e lucido (1,5 h circa)

4) Posizionare un setaccio su una ciotola e rivestirlo con una garza a maglie abbastanza fini. Versa l’olio attraverso garza e setaccio e lascia riposare finché tutto l’olio non sarà filtrato. Chiudi la cannabis dentro la garza e spremila affinché esca tutto l’olio trattenuto.

5) A questo punto non ti rimane che trasferire l’olio setacciato in un barattolo di vetro, mantenendolo in frigo al massimo per un paio di mesi…ma siamo certi che non durerà così a lungo.

Comprare erba legale online

L’erba legale (anche detta marijuana light) è semplicemente cannabis light così definita poiché contiene una percentuale di principio attivo minore dello 0,5% ed è acquistabile facilmente in moltissimi siti come QUESTO

Come posso acquistare erba legale on-line.

Per acquistare cannabis light o Marijuana light on-line devi innanzitutto essere maggiorenne e devi sapere che, in Italia, tra le destinazioni d’uso delle le cime di erba legale non c’è l’ assunzione per combustione (non sarebbe permesso fumarla). Una volta che sai questo ti basta cliccare QUI, scegliere la varietà che più ti ispira e aspettare 1 o 2 giorni che quello che hai scelto arrivi a casa tua!

Buddha Cannabis Light Canape
Cannabis Light varietà AC-DC marca Canapè

Quale erba legale comprare.

Le varietà di Cannabis sono decine e come per qualsiasi cosa i gusti sono soggettivi. Secondo un sondaggio svolto tra acquirenti assidui ed esperti di cannabis light le nostre migliori varietà di marijuana legale sono risultate essere:

  1. Mango Haze
  2. Amnesia
  3. AC-DC

Cosa fare con la Cannabis light.

Come preannunciato, in Italia la vendita di infiorescenze di canapa non può avvenire per utilizzo a scopo ricreativo ne a scopo ludico.

Dopo averla acquistata, ognuno è libero di farne l’uso che tecnicamente ritiene più opportuno.  E’ proprio l’utilizzo dei termini “uso tecnico” che ha creato l’ambiguità sui cui la legge 242 del 2016 è stata scritta.

Cos’è o cosa si intende per uso tecnico della cannabis?

Il dubbio è che nemmeno coloro che hanno scritto la legge sappiano esattamente cosa si intenda per uso tecnico. C’è chi scrive sugli imballi “profumatore di ambienti”, “prodotto da collezione”, “biomassa di canapa” e chi più ne ha più ne metta, altri si limitano ad indicare “prodotto tecnico non destinato al consumo umano”.

E’ evidente che la maggior parte delle persone che acquista  cannabis lo fa a scopo di assunzione (fumando sigarette alla cannabis o ingerendola tramite preparati fatti in casa) ad ogni modo la legge ad oggi permette la detenzione (il possesso), l’acquisto, la produzione (aziende florovivaistiche che utilizzano sementi certificate)  di prodotti derivati dalla canapa purchè questi siano privi di efficacia drogante.

Ora, anche definire che cosa sia effettivamente e cosa no è compito arduo.

Anche la noce moscata se assunta in quantità > di 40g/persona può essere allucinogena. In generale si considerano privi di effetti droganti tutti i prodotti che abbiano una percentuale di principio attivo (THC) inferiore allo 0,5 %.

Chi può produrre erba legale.

Secondo la legge 242 del 2016 che regola il sostegno e la promozione della coltivazione della canapa in Italia, non c’è una restrizione di alcuna categoria per la coltivazione della canapa. Chiunque è libero di coltivarla senza avere l’obbligo di farne denuncia alle FFOO purché i semi utilizzati facciano parti della lista delle sementi certificate dall’UE.

Dove comprare i semi di cannabis light?

Se vuoi acquistare semi di erba legale puoi farlo tranquillamente QUI

Devi sapere che per poter coltivare legalmente devi avere il cartellino originale (certificato UE) e mantenerlo per almeno un anno dall’acquisto. E’ fondamentale la tracciabilità della pianta quindi bisogna sempre indicare per ogni pianta il lotto dei semi di provenienza e numerarle con un codice identificativo.

Cannabis: sit-in al ministero “vogliamo delle risposte”

Vengono da tutta Italia, sono coltivatori, distributori, commercianti e imprenditori, coloro che questa mattina (11 giugno) si sono riuniti davanti al Ministero dello Sviluppo Economico per chiedere chiarezza a seguito della sentenza della Cassazione dello scorso 30 Maggio, che ha di fatto creato enorme ambiguità e incertezza riguardo la liceità  del commercio dei prodotti  derivati della cannabis:

“..integrano il reato di cui all’art. 73, commi 1 e 4, d.P.R. n. 309/1990, le condotte di cessione di vendita e, in genere, la commercializzazione al pubblico, a qualsiasi titolo, dei prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis sativa L., salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante.”

Come si stabilisce se un prodotto sia privo o meno di efficacia drogante?

Proprio qui sta la zona d’ombra della norma. A seguito di sequestri preventivi  da parte delle FF.OO, dissequestri, chiusure di negozi ora gli imprenditori del settore esigono chiarezza:

Quali sono i limiti di principio attivo? (prima della sentenza<0,5% THC)

Qual’è la quantità massima di infiorescenze di cannabis industriale che si può vendere?

Cosa è opportuno inserire nelle etichette?

L’ex viceministro Fassina che si è prestato a colloquio con alcuni manifestanti, sostiene che una soluzione ci potrebbe essere ed anche in tempi brevi: in queste ore infatti la commissione bilancio e finanze sta discutendo il Decreto Crescita. L’idea del deputato Leu sarebbe quella di far presentare un emendamento al decreto crescita da parte dei rappresentanti della maggioranza Lega e Movimento 5 stelle che andrebbe poi al voto la prossima settimana in cui vengano esposte tutte le lacune che attualmente gravitano attorno alla legge 242 del 2016.

Mentre stiamo scrivendo una delegazione è a colloquio con alcuni parlamentari che stanno richiedendo documentazione per censire tutto il movimento cannabis in Italia, il fatturato e l’indotto per calcolare a quanto ammonterebbe il danno economico e quanto invece è stato ad oggi sottratto al mercato nero.

Quel che è certo è che migliaia di lavoratori e di famiglie non possono vivere in questo stato di incertezza, senza sapere se poter investire ulteriori risorse in quello che si sta dimostrando essere uno dei mercati più in crescita del nostro paese.

Chissà che non sia la volta buona per una definitiva regolamentazione dell’intero settore della Cannabis?