Il mercato della cannabis light in Italia

FOTOGRAFIA DELLA SITUAZIONE DELLA CANNABIS LIGHT IN ITALIA

Il professor Gaetano Lamberti dell’Università degli studi di Salerno ha svolto una indagine sul mercato attuale della cannabis light in Italia, i cui risultati sono di seguito riportati.

La rilevazione è avvenuta tramite la metodologia Cawi (Computer assisted web interview), il periodo di rilevazione dell’indagine è stato dal 5 agosto 2019 al 23 settembre 2019.

I risultati sono stati elaborati sulla base delle autodichiarazioni delle imprese italiane operanti nel settore della Cannabis Light che hanno partecipatoall’indagine online nel periodo indicato.

Il numero delle interviste corrisponde al 10% delle circa 1.500 imprese contattate per mezzo posta elettronica certificata.

CORE BUSINESS DELLE IMPRESE INTERVISTATE

Dall’indagine emerge che le imprese italiane operanti nel settore della Cannabis Light ritengono che il loro core business nel 58% dei casi è il commercio al dettaglio, in particolare di queste il 15% sono attive nel commercio online e l’85% nel commercio offline. Il 39% delle imprese si definisce coltivatore, mentre solo il 3% delle imprese del panorama imprenditoriale italiano si identifica come produttore.

Del 39% delle imprese che hanno dichiarato la coltivazione come il proprio core business, il 62,7% svolge solo questa attività, mentre il 37,3% oltre all’attività della coltivazione si divide in:  22% delle imprese che svolge anche attività di commercio al dettaglio,  6,8% che produce anche prodotti a base di Canapa mentre l’8,5% delle imprese coltivatrici copre l’intera filiera produttiva.

Del 3% delle imprese del settore che si identifica come produttore solo il 25% svolge altre attività all’interno della filiera produttiva della Cannabis Light.

Del 58% delle imprese che definisce il proprio core business nel commercio al dettaglio oltre il 90% svolge solo tale attività, il 5,7% si occupa anche della produzione dei prodotti a base di canapa, mentre solo il 2,3% si occupa anche della coltivazione.

DATI SULLA COLTIVAZIONE DELLA CANAPA IN ITALIA

LA COLTIVAZIONE

I prodotti principali proposti dai coltivatori della Cannabis Light sono le infiorescenze (90,5%), seguite dalle piante (27%) e dai semi (17,5%). Le infiorescenze sono il prodotto principe per i coltivatori, nel 2018 è stato il prodotto più venduto, responsabile di oltre il 75% del fatturato.

LA PRODUZIONE

Più variegata l’offerta dei produttori, i quali si concentrano in misura maggiore nella produzione dell’olio a base di CBD, segue la produzione di alimenti a base di canapa e l’olio di semi di canapa. Poco diffuse invece sono le produzioni delle capsule al CBD e degli indumenti (realizzabili anche con altre tipologie di canapa).

Nello scenario produttivo solo il 15,8% delle imprese ha registrato un brevetto ma oltre la metà di esse (il 52,6%) ha svolto attività di ricerca e sviluppo. Il 42% delle imprese di produzione negli ultimi 3 anni ha fatto innovazione di processo o di prodotto. Il 32% nessuna innovazione, si fa presente che la maggior parte delle imprese del settore è nata nel 2018.

IL COMMERCIO AL DETTAGLIO DELLA CANAPA LEGALE

Le imprese che comprendono tra le loro attività il commercio al dettaglio sono la fetta più consistente del settore oggetto di indagine, la maggior parte di esse ha dichiarato di vendere i propri prodotti attraverso il canale di vendita offline. Il prodotto più venduto risulta, anche per questa tipologia di imprese, l’infiorescenza, seguita dai prodotti per fumatori ed e- liquid per le sigarette elettroniche. Il 17,3% delle imprese intervistate ha dichiarato di far parte di una catena di franchising, formula della vendita al dettaglio.

IL FATTURATO GLOBALE DEL MERCATO DELLA CANNABIS IN ITALIA

Dalle autodichiarazioni delle imprese emerge che il fatturato dell’intero indotto si aggira intorno ai 147 milioni di €, le imprese del centro Italia sembrano essere quelle che hanno registrato complessivamente il fatturato più elevato nel 2018.

Globalmente le imprese del settore della Cannabis Light in Italia hanno avuto un fatturato contenuto, ma molte delle imprese sono nate nel 2018, quindi il fatturato dichiarato risente del breve periodo di attività. Tuttavia il 26% delle imprese intervistate ha superato i 100 mila € di fatturato nel 2018.

 

 

I dati del presente report sono stati presi dall’indagine del professor Gaetano Lamberti dell’Università degli studi di Salerno condivisi con le imprese che hanno contribuito all’indagine.

Olio di Canapa per Cani, Gatti e altri animali

Olio di cannabis per animali domestici.

Negli ultimi 2 anni si è largamente diffuso l’utilizzo tra gli esseri umani di oli di cannabis CBD per la cura dei sintomi di moltissime patologie, soprattutto neurologiche o neurodegenerative. 

Persino l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto i benefici dell’olio di canapa CBD per il trattamento dei sintomi di: epilessia, morbo di Parkinson, Alzheimer, SLA, fibromialgia, sclerosi multipla oltre alle già note ansia, stress, ipertensione e insonnia. 

I benefici degli oli CBD o Fullspectrum (che contengono l’intero spettro di principi attivi della canapa) si possono avere (anche in misura maggiore)  sui nostri amici a 4 zampe. 

Cani, gatti, conigli, criceti, cavalli, uccelli ecc. 

Per quali patologie l’olio di cannabis può essere utile al mio animale?

I benefici del CBD e degli altri principi attivi della canapa sono utilissimi ai nostri animali domestici per:

  • alleviare dolori cronici dovuti ad operazioni chirurgiche, infortuni
  • alleviare dolori dovuti alla presenza di masse tumorali
  • epilessia
  • calmarli quando subiscono stress, traumi (es rumore fuochi d’artificio)
  • allentare le tensioni muscolari 
  • come antinfiammatorio naturale
  • combattere l’insonnia

Alcuni studi effettuati sui topi sostengono che l’utilizzo prolungato di olio di canapa prevenga persino la formazione di cellule tumorali.

L’olio di canapa è anche utilissimo per la prevenzione dell’osteoporosi, regola i livelli di zucchero nel sangue ed è un ottimo antinfiammatorio naturale.

Quale olio di canapa comprare per il mio cane o gatto?

Talvolta anche i veterinari che hanno iniziato a prescrivere olio di cannabis/olio CBD a cani e gatti, non sanno bene che olio, che % di CBD consigliare e quante gocce prescrivere. 

Tenete conto che un uomo adulto di 70 kg, tendenzialmente si approccia all’olio di canapa con una percentuale di CBD 5 o 10% per arrivare al 20-30% per patologie più gravi o per aumentare gli effetti benefici. 

Per un cane di piccola taglia, un gatto, un coniglio o animali di simili dimensioni, è consigliabile partire con Olio CBD con 3% di principio attivo. L’olio CBD Enecta è uno dei pochi oli con quantità certificata di principio attivo, ad un prezzo ragionevole.

Per animali di taglia media o grande è consigliabile Olio Enecta CBD 10%  o meglio ancora Olio Full spectrum.

Clicca qui per sapere dove comprare Olio CBD  e olio full spectrum certificati.

Quante gocce di olio di canapa devo somministrare al mio animale?

Il consiglio è di partire con 3/4 gocce per poi salire in caso l’animale ne abbia necessità, l’olio non ha effetti collaterali negativi. 

Possiamo somministrare ai nostri animali gocce di Olio di cannabis con regolarità (se il problema è di tipo patologico e continuativo) anche 2/3 volte al giorno oppure  all’occorrenza, solo quando si presenta una particolare necessità (ad esempio quando l’animale sembra soffrire particolarmente oppure per calmarlo quando è agitato per qualcosa in particolare).

Come somministrare olio di canapa ad un animale?

Il metodo più comodo è sicuramente aggiungere le gocce di olio CBD nel cibo, questo vi assicurerà che l’animale assuma l’intera quantità di olio desiderata.

Per un effetto più immediato ed efficace potete somministrarlo direttamente  in bocca all’animale, assicurandovi che non lo rigetti sprecando il preziosissimo olio.

Prodotti naturali per cani

Sono presenti in commercio delle linee di prodotti naturali a base di olio di canapa dedicate ai nostri animali domestici. Verdesativa è un azienda Certificata, che da anni utilizza l’olio di canapa e altri prodotti naturali come base per la produzione di:

  • antiparassitari naturali
  • shampoo pelo corto
  • shampoo pelo lungo
  • acqua profumata per lui e per lei
  • saponi sbiancanti
  • burro lenitivo per polpastrelli e calli

Per ulteriori informazioni non esitare a contattarci.

Come aprire un negozio di cannabis

Quanto costa e come aprire un cannabis shop?

Guida utile che ti spiegherà quali sono i requisiti, i costi e come aprire un negozio di canapa/cannabis legale

In seguito all’approvazione della legge 242 del 2016 che tutela e incentiva la coltivazione e la lavorazione della canapa, il mercato della cannabis in Italia ha visto “fiorire” migliaia di aziende con non poche soddisfazioni. Aprire un negozio di cannabis può infatti diventare un’attività molto redditizia e ti può far guadagnare dei bei soldi. Chiunque abbia compiuto 18 anni può diventare imprenditore nel mercato della canapa.

Ci sono fondamentalmente tre modi per aprire un cannabis shop: 

  1. In autonomia (da zero)
  2.  In franchising
  3. Formula intermedia

1) Aprire un negozio di prodotti di canapa legale da zero. 

Questa è sicuramente la via più complicata ma che può dare diverse soddisfazioni ad un imprenditore. Non esiste nulla della vostra azienda, sarete voi a doverla creare da zero, passo dopo passo.

Dovrete quindi:

  • fare una ricerca di mercato
  • stilare un business plan con degli obiettivi e delle previsioni per il rientro dell’investimento (ROI)
  • Trovare i fondi da investire
  • Aprire la partita iva creando un’azienda su misura (ditta individuale o società) con l’ausilio di un commercialista
  • trovare il posto giusto dove sorgerà il negozio
  • ristrutturarlo o arredarlo per farlo diventare funzionale al vostro scopo
  • trovare un nome 
  • creare il marchio
  • Creare un immagine aziendale e una strategia di Marketing
  • Cercare e comparare tra loro i fornitori
  • Scegliere ed acquistare i prodotti da rivendere
  • Investire in comunicazione e pubblicità per promuovere il Brand

Il costo  per aprire il proprio negozio di commercio al dettaglio di prodotti di canapa da zero va indicativamente  dai 30.000  ai 50.000

Pro: 

  • Scelta autonoma del nome, dei prodotti e  dei fornitori.
  • Totale indipendenza dell’azienda
  • Maggiori profitti qualora l’azienda dovesse ingrandirsi negli anni

Contro: 

  • Costi di apertura elevati
  • Maggiori rischi di impresa
  • Maggiori sforzi in termini di tempo e risorse per creare e far conoscere un nuovo Brand e posizionarsi sul mercato (all’inizio non sei letteralmente nessuno).
  • Lunghi tempi per l’apertura del negozio

2) Aprire un cannabis shop in Franchising

Una scelta che puoi fare è quella di aprire la tua azienda, il tuo negozio, affidandoti ad un Marchio già esistente e conosciuto nel mercato. Il nome, il marchio, i prodotti ti verranno forniti direttamente dalla azienda “madre” con la quale continuerai ad avere rapporti commerciali dettati da un contratto che vincolerà le due parti. 

Il costo per aprire un negozio di cannabis in Franchising si aggira intorno ai 20.000/25.000 €

Pro:

  • Costi di investimento iniziali leggermente inferiori 
  • Marchio già conosciuto e inserito nel mercato
  • Tempi di apertura più rapidi
  • Formazione e affiancamento iniziali

Contro:

  • totale dipendenza dall’azienda “madre” nelle scelte aziendali.
  • Spese di affiliazione.
  • Royalty (percentuale sul fatturato da corrispondere al franchisor/affiliante).
  • Poca flessibilità.
  • Diritti pubblicitari da riconoscere al Franchisor

Maggiori informazioni per aprire in Franchising

3) Aprire un cannabis shop con Formula intermedia

Un ottimo compromesso tra aprire la propria azienda da zero e il Franchising è la formula intermedia. In questo caso un marchio già esistente mette a disposizione il suo Know how, Il Logo, le grafiche, i prodotti, la formazione iniziale e affiancamento per l’avvio di impresa. A differenza del franchising è però molto flessibile. Posso quindi scegliere anche solo alcune delle componenti offerte dal Brand “genitore”. C’è la possibilità per esempio di scegliere il proprio nome aziendale, Logo ecc. Verrete quindi seguiti per le pratiche di apertura, eventuali finanziamenti pubblici se presenti, allestimento negozio, approvvigionamento prodotti ec nc.

Il Costo per aprire un Cannabis Shop con formula intermedia varia da 5.000 a 20.000 €

Pro:

  • totale elasticità (posso scegliere se farmi seguire totalmente o solo riguardo determinati ambiti).
  • Costi iniziali inferiori.
  • Formazione e affiancamento iniziali.
  • Nessuna commissione sul venduto.
  • Buoni margini di guadagno.
  • Tempi brevi per l’apertura.

Contro:

  • dipendenza dall’azienda “madre” nelle fasi iniziali.
  • Limitati poteri decisionali riguardo le scelte aziendali.

 

Curare l’ansia con la canapa

A livello globale, si stima che il 3,6% della popolazione soffra di disturbi d’ansia. Come la depressione anche questi sono più diffusi tra le femmine rispetto ai maschi, 4,6% contro 2,6%. Non si sono, invece, riscontrate grosse variazioni nelle diverse fasce di età, anche se tra gli anziani l’incidenza appare più bassa. Più in generale, nel mondo, soffrono di disturbi d’ansia 264 milioni di persone, con un aumento, in 10 anni, dal 2005 al 2015, del 14,9%. Dal momento che molti individui soffrono di questi disturbi in associazione alla depressione, le due patologie insieme possono fornire un identikit dei cosiddetti disturbi mentali comuni.

I sintomi dell’ansia

Quali sono i sintomi dell’ansia? I sintomi dell’ansia posso essere suddivisi in tre categorie:

  • sintomi psicologici dell’ansia: forte preoccupazione non commisurata alla portata dell’evento reale, nervosismo, alterazione della memoria e della concentrazione, timore, insicurezza e preoccupazione.
  • sintomi fisici dell’ansia: dovuti a una iperattivazione neurovegetativa, sono costituiti da palpitazioni, tachicardia, ipersudorazione, spasmi alla gola, dispnea, vertigini, bisogno frequente di urinare, sintomi gastroenterici, insonnia con difficoltà ad addormentarsi e risvegli frequenti;
  • tensione motoria: tremori, irrequietezza, agitazione, facilità a sussultare, contratture muscolari, cefalea tensiva.

I disturbi d’ansia

Nell’ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (quinta edizione; DSM–5; American Psychiatric Association, 2013) vengono classificati come disturbi d’ansia i seguenti disturbi:

È possibile diagnosticare un disturbo d’ansia solo quando si è accertato che i sintomi di ansia non sono attribuibili agli effetti fisiologici di una sostanza o farmaco o a un’altra condizione medica, oppure non sono meglio spiegati da un altro disturbo mentale.

Come curare l’ansia

Rimedi naturali per ansia e panico

Negli ultimi anni, l’olio CBD (cannabidiolo) è diventato un rimedio molto diffuso per l’ansia. Non è un farmaco e non ha controindicazioni. Mentre alcuni individui assumono olio CBD per lenire le loro preoccupazioni quotidiane, altri lo usano per trattare condizioni più gravi come il disturbo d’ansia generalizzato.

L’organizzazione mondiale della sanità ha riconosciuto come l’olio CBD sia un efficace trattamento dei sintomi da ansia, panico, disturbi post traumatici.

Un’ottima alternativa all’olio CBD sono le Compresse CBD.

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            Olio CBD Enecta 10% (1000 mg CBD)

Dove comprare olio CBD

L’olio CBD è facilmente acquistabile in negozi specializzati senza il bisogno di prescrizione medica.

Gli oli CBD si differiscono per percentuale di principio attivo (CBD), esistono inoltre oli CBD Full Spectrum ovvero che presentano l’intero spettro dei principi attivi.

CONFEZIONE OLIO CBD 3% (300mg), 10 ML

CONFEZIONE OLIO CBD 10% (1000mg), 10 ML

CONFEZIONE OLIO CBD 24% (2400mg), 10 ML

CONFEZIONE OLIO CBD FULL SPECTRUM

Come e quanto olio CBD assumere

Gli oli CBD sono distribuiti in flaconi solitamente da 10 ml con appositi contagocce. Le gocce sono sublinguali (da introdurre direttamente sotto la lingua). Il dosaggio è relativo al fruitore (sesso, età, grado della patologia)

In generale si consiglia di iniziare con 2/3 gocce di olio al 10 % per poi regolarsi man mano che si prende confidenza.

 

 

Bibliografia

  • American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Washington, DC: Author.
  • Cassano, G.B. (2006). Psicopatologia e clinica psichiatrica. UTET, Torino.
  • Sassaroli, S., Lorenzini, R., Ruggiero, G.M. (a cura di) (2006). Psicoterapia cognitiva dell’ansia. Rimuginio, controllo, evitamento. Raffaello Cortina Editore, Milano.
  • Wells, A., (2012). Terapia metacognitiva dei disturbi d’ansia e della depressione. Eclipsi, Firenze.
  • Sareen, J., Jacobi, F., Cox, B. J., Belik, S. L., Clara, I. & Stein, M. B. (2006). Disability and poor quality of life associated with comorbid anxiety disorders and physical conditions. Archives of Internal Medicine, 166(19), 2109-2116.
  • Dugas, M. J., & Robichaud, M. (2007). Cognitive-behavioral treatment for generalized anxiety disorder: From science to practice. New York/London: Routledge

 

Cos’è il CBD (cannabidiolo)

Definizione di CBD data dall’organizzazione mondiale della sanità

Il cannabidiolo (CBD) è uno dei cannabinoidi presenti in natura nelle piante di cannabis. È un composto terpenofenolico a 21 atomi di carbonio che si forma in seguito alla decarbossilazione da un precursore dell’acido cannabidiolico, sebbene possa anche essere prodotto sinteticamente.

Il CBD può essere convertito in tetraidrocannabinolo (THC) in condizioni sperimentali; tuttavia, questo non sembra verificarsi per alcun effetto significativo nei pazienti sottoposti a trattamento CBD.
Negli esseri umani, il CBD non mostra effetti indicativi di alcun potenziale di abuso o dipendenza.
Il CBD è stata dimostrato essere un trattamento efficace dell’epilessia in diversi studi clinici, con un prodotto di CBD puro (Cristalli) attualmente in Fase di studio. Esistono anche prove preliminari che il CBD può essere un trattamento utile per un certo numero di altre condizioni mediche.
Vi è inoltre un uso medico (non autorizzato ma efficace ndr) dei prodotti a base di CBD con oli, integratori, gomme e estratti ad alta concentrazione disponibili online per il trattamento di molti disturbi.

  Olio CBD Enecta 1000 mg (10%)

Il CBD è generalmente ben tollerato con un buon profilo di sicurezza.
Diversi paesi hanno modificato i loro controlli nazionali per accogliere la CBD come medicinale.
Ad oggi, non vi sono prove di uso ricreativo della CBD o di problemi relativi alla salute pubblica associati all’uso del puro CBD.

Farmacologia generale del CBD

 Capsule di CBD da 1000 mg

Negli studi clinici e negli studi di ricerca, il CBD viene generalmente somministrato per via orale come capsula o disciolto in una soluzione oleosa (ad esempio olio di oliva, cocco, semi di canapa). Può anche essere somministrato per via sublinguale o per via intranasale. Una vasta gamma di dosi orali è stata riportata in letteratura, con la maggior parte da 100 a 800 mg / giorno.

Tossicologia del CBD

In generale, è stato riscontrato che la CBD ha una tossicità relativamente bassa, sebbene non tutti gli effetti potenziali siano stati esplorati. Di seguito sono riportati alcuni dei risultati rilevanti ottenuti dagli studi in vitro e sugli animali:
La CBD influisce sulla crescita delle linee cellulari tumorali, ma non ha alcun effetto sulla maggior parte delle cellule non tumorali. Tuttavia, nei linfociti è stato osservato un effetto pro-apoptotico.
Non ha alcun effetto sullo sviluppo embrionale
• La prova dei potenziali cambiamenti ormonali è mista, con alcune evidenze
possibili effetti e altri studi che suggeriscono alcun effetto, a seconda del
metodo usato e il particolare ormone
Non ha effetto su un’ampia gamma di parametri fisiologici e biochimici o effetti significativi sul comportamento degli animali a meno che non vengano somministrate dosi estremamente elevate (ad esempio, superiore a 150 mg / kg  come dose acuta o superiore a 30 mg / kg per via orale per 90 giorni nelle scimmie)

 

 

CANNABIDIOL (CBD)

Pre-Review Report Agenda Item 5.2

 Expert Committee on Drug Dependence Thirty-ninth Meeting

Geneva, 6-10 November 2017

Come fare olio di Cannabis

Come fare olio di marijuana fatto in casa

Per fare olio di canapa hai bisogno di pochi strumenti che troverai sicuramente in casa: una casseruola/pentola di medie dimensioni, setaccio in acciaio, garza/panno a maglia fine.

ingredienti: 2 tazze di olio extravergine di oliva (in alternativa olio di cocco o di vinacciolo), 7g di fiori di Cannabis

Preparazione: 1) Macinare la cannabis con un grinder fino a farla diventare delle dimensioni dell’origano macinato, se non si dispone di un grinder si può effettuare un trito con coltello e tagliere.

2)Posizionare olio ed erba in una casseruola di medie dimensioni, accendere a fuoco medio, l’olio non deve mai diventare bollente ma deve essere caldo.

3)Ridurre al minimo la fiamma, mantieni l’olio tra i 90 e i 110°, mescolando di tanto in tanto, fino a che lo strato superficiale non passi dall’essere acquoso a denso  e lucido (1,5 h circa)

4) Posizionare un setaccio su una ciotola e rivestirlo con una garza a maglie abbastanza fini. Versa l’olio attraverso garza e setaccio e lascia riposare finché tutto l’olio non sarà filtrato. Chiudi la cannabis dentro la garza e spremila affinché esca tutto l’olio trattenuto.

5) A questo punto non ti rimane che trasferire l’olio setacciato in un barattolo di vetro, mantenendolo in frigo al massimo per un paio di mesi…ma siamo certi che non durerà così a lungo.

Cannabis: sit-in al ministero “vogliamo delle risposte”

Vengono da tutta Italia, sono coltivatori, distributori, commercianti e imprenditori, coloro che questa mattina (11 giugno) si sono riuniti davanti al Ministero dello Sviluppo Economico per chiedere chiarezza a seguito della sentenza della Cassazione dello scorso 30 Maggio, che ha di fatto creato enorme ambiguità e incertezza riguardo la liceità  del commercio dei prodotti  derivati della cannabis:

“..integrano il reato di cui all’art. 73, commi 1 e 4, d.P.R. n. 309/1990, le condotte di cessione di vendita e, in genere, la commercializzazione al pubblico, a qualsiasi titolo, dei prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis sativa L., salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante.”

Come si stabilisce se un prodotto sia privo o meno di efficacia drogante?

Proprio qui sta la zona d’ombra della norma. A seguito di sequestri preventivi  da parte delle FF.OO, dissequestri, chiusure di negozi ora gli imprenditori del settore esigono chiarezza:

Quali sono i limiti di principio attivo? (prima della sentenza<0,5% THC)

Qual’è la quantità massima di infiorescenze di cannabis industriale che si può vendere?

Cosa è opportuno inserire nelle etichette?

L’ex viceministro Fassina che si è prestato a colloquio con alcuni manifestanti, sostiene che una soluzione ci potrebbe essere ed anche in tempi brevi: in queste ore infatti la commissione bilancio e finanze sta discutendo il Decreto Crescita. L’idea del deputato Leu sarebbe quella di far presentare un emendamento al decreto crescita da parte dei rappresentanti della maggioranza Lega e Movimento 5 stelle che andrebbe poi al voto la prossima settimana in cui vengano esposte tutte le lacune che attualmente gravitano attorno alla legge 242 del 2016.

Mentre stiamo scrivendo una delegazione è a colloquio con alcuni parlamentari che stanno richiedendo documentazione per censire tutto il movimento cannabis in Italia, il fatturato e l’indotto per calcolare a quanto ammonterebbe il danno economico e quanto invece è stato ad oggi sottratto al mercato nero.

Quel che è certo è che migliaia di lavoratori e di famiglie non possono vivere in questo stato di incertezza, senza sapere se poter investire ulteriori risorse in quello che si sta dimostrando essere uno dei mercati più in crescita del nostro paese.

Chissà che non sia la volta buona per una definitiva regolamentazione dell’intero settore della Cannabis?

 

 

 

Nel 1998 Salvini era a favore della legalizzazione delle droghe leggere

“Noi ci rapportiamo alle tematiche classiche della sinistra, dalla forte presenza statale alla liberalizzazione delle droghe leggere”.

Così dichiarava nel 1998 l’attuale ministro degli interni Matteo Salvini  al giornale Il sole delle Alpi.

 

 

Matteo Salvini al tempo dei Comunisti Padani

L’allora venticinquenne Salvini aveva appena terminato una delle sue prime esperienze politiche come consigliere comunale nella giunta Formentini. Nel 1994, fu proprio in qualità di consigliere che pronunciò il suo primo discorso pubblico: prese posizione a difesa del centro sociale Leoncavallo il cui sgombero era stato disposto dal sindaco leghista Marco Formentini.

In epoca ben più recente, nel 2014 invece, nel corso di un dibattito avvenuto alla trasmissione Coffee Break su La7 si disse aperto ad una discussione sulla Legalizzazione: “Parliamone”.

 

Il proibizionismo ha sempre fallito tutte le sue battaglie: droghe, alcol, prostituzione. Proibire non è mai la risposta. Bisogna innanzitutto educare, ma prima di farlo bisogna informarsi. Le droghe non sono tutte uguali. Diffondere il messaggio opposto, mettendo sullo stesso piano Cannabis, eroina, cocaina anfetamine ecc,  significherebbe inculcare nella testa degli adolescenti e dei ragazzi che una vale l’altra.

Secondo l’Istituto di Fisiologia clinica del Cnr di Pisa, in Italia uno studente su quattro (580 mila) ha fumato una “canna” almeno una volta nella vita.  Se quello stesso studente dovesse ritenere che l’effetto e le conseguenze della cannabis non siano poi così pericolose, potrebbe pensare che, visto che le droghe sono tutte uguali, anche le altre non siano pericolose. Per questo è fondamentale distinguere e informare. Come sosteneva il Dottor Veronesi, medico oncologo ex direttore dell’Istituto europeo di oncologia, scomparso nel 2016.

Ci auguriamo che l’ex “compagno” Salvini rinsavisca e concentri le proprie energie nella lotta ai veri problemi che attanagliano il nostro paese.

La migliore Cannabis Light

Come riconoscere una buona qualità di Cannabis light

I fattori che determinano la qualità di una determinata varietà di Cannabis light sono diversi:

Il colore – il colore delle infiorescenze varia a seconda della genetica e del tipo di Canapa. In genere se le infiorescenze  presentano sfumature di verde più acceso e vivo significa che tutto sommato non sono troppo vecchie e non hanno subito muffe e umidità nello stadio dell’essiccazione. Talvolta possiamo incappare in cime dal colore più tendente al marrone, di solito significa che le cime sono un po’ datate ma non necessariamente da scartare.

 La consistenza della cima deve essere quanto più possibile compatta e provando a stringerla tra due dita deve scrocchiare ma non sfarinarsi. (se una cima si polverizza troppo facilmente significa che ha subito un processo di essiccazione troppo veloce o ha raggiunto livelli di umidità troppo bassi)

 

L’odore non può che essere uno dei migliori indicatori per riconoscere una buona varietà di cannabis light. Se l’odore non è fresco e pungente ma stantio o ricorda addirittura il fieno, significa che le cime possono aver sviluppato muffe a causa della troppa umidità in fase di concia.

 

 

La cannabis light non avendo alti quantitativi di Thc è anche caratterizzata dalla minor presenza di resina appiccicosa che copre le cime. Tuttavia quando la cima è più fresca è possibile osservare da vicino la presenza di Tricomi, piccoli peletti bianchi ricoperti di resina. Tanti più tricomi resinosi possiamo trovare quanto più intensi saranno aroma e gusto.

In Italia le aziende produttrici di Cannabis light di qualità sono decine. Secondo un sondaggio effettuato nel 2019 su un campione di 100 persone alla domanda: “Qual’è la miglior cannabis light qualità/prezzo? ” la maggior parte ha nominato la Mango Haze, una varietà di altissima qualità coltivata indoor tra le colline  Toscane, dall’intenso odore tipico delle Haze.

 

Chiuderanno i cannabis store?

Chiuderanno i negozi di Cannabis light?

Le dichiarazioni fatte a Pesaro dal ministro Salvini in cui si è detto intenzionato a “chiudere uno per uno tutti i negozi che commerciano infiorescenze di Canapa” hanno creato non poco scompiglio nel mercato della cannabis light e in generale della canapa sativa in Italia.

Queste dichiarazioni assieme alla discussione attesa per il 30 Maggio che si terrà nella aula sovrana della corte di legittimità hanno portato a chiedersi se chiuderanno i negozi di cannabis light? o chiuderanno i negozi che commerciano canapa?

Secondo il Guru dei legali difensori che hanno sposato la battaglia pro mercato della Canapa Sativa in Italia, l” No. 

In un articolo di Dolcevita l’avvocato spiega infatti che la Quarta Sezione della Corte di Cassazione ha già evitato di schierarsi nettamente rimandando la decisione alle Sezioni Unite.

“in caso di pronunzia di adesione sostanziale alla linea tracciata con la sent. 4920/19 della Sesta Sezione, favorevole al commercio delle infiorescenze, non potrebbe essere giustificato alcun tipo di deroga che potesse rimettere in discussione quanto sostenuto dalle SSUU, tanto è netto tale indirizzo, diverso discorso si deve svolgere nel caso opposto.”

Pertanto sono tanto ingiustificate quanto inutili le minacce del ministro Salvini riguardo la chiusura dei negozi di cannabis light. 

Anzi, il 30 Maggio potremmo assistere  ad una svolta epocale ed a un primo passo in direzione della legalizzazione.

Quel che è certo è che le migliaia di persone che dal 2016 hanno trovato lavoro e investito milioni di Euro in questo mercato non se ne rimarranno a guardare con le mani in mano.