Piantare Cannabis in casa – Prima parte

Piantare Cannabis in casa – Prima parte

Oggi parliamo di come muovere i primi passi per ottenere una buona resa piantando Marijuana in casa.

Nello specifico vedremo quali sono le giuste mosse per far crescere una bella e sana piantina, così che possa soddisfare le nostre aspettative. Far nascere una pianta non è una passeggiata, ma con i giusti accorgimenti vi appassionerete così tanto da non poterne più fare a meno. L’autoproduzione è semplice e può offrire ottimi raccolti anche a chi non ha esperienza. Le uniche cose di cui avrete bisogno sono un minimo di conoscenza e sufficiente forza di volontà per seguire tutto il piano di coltivazione.

Ciò che veramente conta più di ogni altra cosa è il seme, scegliete la varietà che più vi aggrada a seconda del grado di intensità, delle dimensioni della genetica, della resa finale, del tempo di crescita e soprattutto del gusto. Noi di Canapè abbiamo alcune varietà molto interessanti di ottima qualità, sia autofiorenti che femminizzate regolari.

Il primo passo è scegliere se coltivare al chiuso o all’aperto.  La coltivazione outdoor vale la pena se il clima è caldo e le piante ricevono almeno 8 ore di luce solare diretta al giorno. L’indoor, invece, consente di coltivare 365 giorni all’anno.

Se scegliete di coltivare outdoor dovrete prestare la massima attenzione al clima e alle ore di luce, poiché se seminate troppo tardi i primi freddi invernali potrebbero rovinare le piante ormai vicine al raccolto, se seminate troppo presto le varietà fotoperiodiche cresceranno in fase vegetativa per lunghi periodi di tempo, fino a quando il naturale ciclo giorno-notte si avvicinerà alle 12 ore di luce e 12 di buio, innescando la fioritura. I coltivatori indoor, invece, hanno il totale controllo sui cicli di luce.

Le piante di cannabis hanno bisogno di una forte luce solare. Se piantate in vaso potrete muovere più facilmente le piante in zone più soleggiate, in caso aumentassero le zone in ombra con l’avanzare della stagione. Inoltre, se il tempo dovesse peggiorare potrete riparare le piante al chiuso.

 

  • Lampade per coltivazione indoor:

Le tre parti principali che compongono un tradizionale sistema di illuminazione sono l’alimentatore, la lampada e il riflettore. È essenziale procurarsi un kit di illuminazione e un timer. Le lampade HID sono una fonte di illuminazione affidabile e dai costi ragionevoli. Gli alimentatori digitali dimmerabili da 400W e 600W sono un’ottima scelta se state progettando una coltivazione con un determinato budget, infatti, i micro-coltivatori che usano piccoli armadi o ripostigli dovrebbero accontentarsi di un sistema d’illuminazione da 250W, posizionando un estrattore all’altezza del riflettore per avvicinare la lampada alle piante e ridurre il calore in eccesso mantenendo sotto controllo le bollette della luce.

Le luci a LED sono la tecnologia di illuminazione per i coltivatori indoor del futuro, oggi già disponibili. Purtroppo, i migliori kit a LED sono costosi, ma quelli a spettro completo (Full Spectrum) possono essere usati per l’intero ciclo di vita delle piante di cannabis. Questo sistema di illuminazione di nuova generazione non richiede alimentatori, riflettori o lampade da sostituire tutti gli anni. Tra i loro principali vantaggi, le luci a LED non si surriscaldano e, rispetto alle lampade HID, emettono molta più luce che calore. I kit a LED di ultima generazione hanno un’aspettativa di vita di circa dieci anni e consumano il 50-75% in meno di energia rispetto alle lampade HID. Nel lungo periodo, le luci a LED vi faranno risparmiare sulla bolletta della luce.

Le lampadine CFL sono più indicate come luci supplementari durante la fioritura o come unica fonte d’illuminazione durante la fase vegetativa.  Non si surriscaldano, ma la loro luce non penetra come quella emessa dalle lampade HID o LED. Si possono mantenere molto vicine alle parti apicali per limitare il consumo energetico.

 

  • Substrato ottimale:

Una buona crescita viene definita dalla scelta del terriccio, poiché questo compromette l’iniziale espansione delle radici e la conseguente crescita della pianta. Le piante di cannabis possono crescere nei substrati più diversi. Acquistatene sempre di specifici per la cannabis nei grow shop. I terricci universali a lento rilascio dei centri di giardinaggio non sono adatti per la coltura della cannabis. I terreni sani non sono tutti uguali, ma ognuno ha delle caratteristiche comuni. Un terreno sano ha miliardi di batteri, enormi quantità di ife fungine, migliaia di protozoi e molti nematodi. Tutti questi organismi costituiscono il complesso ecosistema che caratterizza un terreno di alta qualità. La cannabis è come una spugna. Assorbe tutte le impurità nel terreno circostante e proprio per questo motivo, le tecniche di agricoltura biologica sono fondamentali nella produzione di piante consumabili dall’uomo. Noi consigliamo di acquistare un terreno ibrido tra terra, argilla e sabbia in modo da equilibrare l’idratazione e l’areazione del substrato.

Quando si coltiva cannabis, raggiungere il livello ottimale di pH nel terreno diventa essenziale. Le piante di cannabis tendono a dare il meglio di se stesse quando crescono in un terreno leggermente acido, con pH compreso tra 6 e 7. Il pH del vostro terreno può essere aumentato o diminuito aggiungendo materiali di origine organica direttamente nel suolo. Tuttavia, vi consigliamo di farlo al momento di preparare il terreno prima di piantare. Se il vostro terreno è troppo acido, potete usare le pietre calcaree (disponibili in polvere o granuli) o la cenere di legno per aumentare i livelli di pH del vostro terreno. Per diminuire il pH del terreno, provate ad usare lo zolfo. Anche in questo caso, dovrete aggiungerlo al suolo e avere un po’ di pazienza. Lo zolfo può richiedere mesi per abbassare il pH del terreno. Se volete risultati più immediati, usate il solfato di alluminio.

Ricordatevi che la qualità di una pianta di cannabis è sempre proporzionale alla qualità del terreno in cui cresce.

 

  • Germinazione dei semi:

– Esistono diverse tecniche per far germinare i semi di cannabis, come il popolare “metodo del tovagliolo di carta”. Si tratta di posizionare i semi tra un paio di fogli di carta assorbente e umida e chiudere il tutto tra due piatti o in un qualsiasi altro contenitore idoneo. In questo modo, eviterete di esporre i semi alla luce e potrete conservarli in un luogo caldo e buio. Controllate i pezzi di carta assorbente di tanto in tanto. Se si asciugano, inumiditeli con una spruzzata d’acqua. Nel giro di pochi giorni, i vostri semi dovrebbero germinare.

– La germinazione in torba (o dischetti jiffy) è un metodo estremamente valido per avviare lo sviluppo dei semi. Questi dischetti a forma di gettone vengono inumiditi e in pochi secondi si dilatano diventando più grandi e morbidi. La torba di cui sono fatti è tenuta insieme da una rete insolubile. Fate un piccolo buco in superficie e piantate i semi.

– Ma, il modo più semplice ed efficace per far germinare un seme è posizionarlo direttamente nel substrato di coltura. Basta posizionare il seme a circa 0,5cm di profondità nel terreno e coprirlo leggermente. Controllate l’ambiente e tenetelo caldo e umido, la temperatura ideale è a 20°C. Mantenete il terreno umido, ma non saturatelo, poiché il terreno saturo d’acqua può fare più male che bene. È possibile posizionare una lampada sopra il seme per fornire la temperatura adeguata per la germinazione. Non fate l’errore di aggiungere dei fertilizzanti pensando di nutrire meglio i vostri semi, perché il seme ha già in se tutti i valori nutrizionali ottimali per le prime due settimane. Nutrite la vostra piantina con acqua normale, ciò assicurerà lo sviluppo di forti radici e se proprio volete, potete utilizzare uno stimolatore di radici anche se non è assolutamente necessario.

 

Nel prossimo articolo continueremo a scoprire la successive fasi della pianta, dalla fase di crescita fino all’essicazione finale delle cime.

Autocoltivazione Cannabis

Autocoltivazione Cannabis – Continua la strada alla decriminalizzazione della coltivazione domestica.

 

Consentire ai consumatori di non rivolgersi alla criminalità, liberare forze dell’ordine e tribunali da inutili procedimenti,

separare il mercato della cannabis dalla altre sostanze stupefacenti e permettere anche a chi non riesce a ottenere la

terapeutica di potersi curare.

 

 

È passato ormai un anno da quando le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno dichiarato come non punibile penalmente l’auto coltivazione di cannabis quando questa è fatta con metodi rudimentali e per uso personale, ma una sentenza non basta per tutelare i nostri diritti, ancora rischiamo anni di processi. Alla camera dei deputati, tra gli esperti, è intervenuto anche il procuratore nazionale antimafia, Roberto Cafiero De Raho, il quale ha detto che:” Permettere l’auto coltivazione di cannabis toglierebbe un importante fetta del mercato delle organizzazioni criminali.”

Al contrario, tutti gli auditi hanno sollevato preoccupazioni rispetto al disegno di legge Molinari e alle prospettive di uno scenario in cui le sanzioni sarebbero inasprite. Si stima che oggi siamo in 100.000 a coltivare in Italia e lo facciamo per la nostra sicurezza e per la garanzia di consumare una cannabis di qualità.

Purtroppo, in questo lungo anno, il Parlamento non ha fatto nulla per recepire le indicazioni molto chiare che venivano dalla Corte di Cassazione ed è anche per questo che insieme a molte associazioni,  IOCOLTIVO.UE, una campagna di disobbedienza civile sull’autocoltivazione di cannabis, ha deciso di lanciare un appello al presidente della commissione giustizia, Mario Perantoni, e ai membri di quella commissione affinché facciano tutto il possibile per portare al voto, entro questa legislatura, un disegno di legge che è lì depositato ed è in discussione.

Il disegno di legge parla proprio di decriminalizzare la coltivazione di cannabis per uso personale. L’hanno depositato parlamentari di gruppi diversi, la prima firma è quella di Riccardo Magi, ed è un disegno di legge che potrebbe far cambiare subito alcune cose.

Prima di tutto che chi coltiva per il proprio uso personale non dovrà rispondere di accuse penali e amministrative, poi che il mercato delle droghe pesanti si separerebbe da quello delle droghe leggere, inoltre si alleggerirebbe le forze dell’ordine tribunale di moltissimi procedimenti inutili, ed infine, anche chi coltiva per alleviare i dolori delle proprie patologie, non dovrà rispondere come Walter de Benedetto, davanti ai tribunali, visto che il sistema sanitario nazionale non è ancora in grado di garantire a tutti la terapia di cui hanno bisogno.

È una grande occasione in questa legislatura per fare un passo avanti..

In Italia ci sono oltre 6 MILIONI DI COSNUMATORI di cannabis, di questi ben 100.00 decidono ogni anno di piantare un seme sul proprio balcone o all’interno del proprio giardino. Soltanto nel 2018 sono state sequestrate 532.176 piantine, il doppio dell’anno precedente. La regione con più sequestri è la Sicila, probabilemente per il clima particolarmente adatto alla coltivazione domestica di cannabis.

Cosa si intende per uso personale? 

Con la stessa decisione i giudici precisano che il reato di coltivazione di stupefacenti scatta a prescindere dalla quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza, essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente. Tuttavia le Sezione unite fanno un distinguo proprio per la coltivazione domestica escludendo che questa rientri, alle condizioni ricordate, nell’ambito di applicazione della legge penale.

ERBA IN CUCINA – Cracker Cuor di Canapa

ERBA IN CUCINA – Cracker Cuor di Canapa

Facilissimi da realizzare. Buonissimi da gustare da soli come uno spuntino o condivisi in un aperitivo. Ho ideato questa ricetta per chi come me adora sgranocchiare e gustarsi un momento di sano benessere.

I cracker sono dei validi sostituti di prodotti da forno come il pane, per la colazione insieme a un poco di marmellata, per accompagnare secondo piatti, contorni, zuppe e salse. Solitamente vengono preferiti per la loro croccantezza, leggerezza e praticità. Sono più digeribili perché non contengono lieviti e si mantengono per molti giorni se posti in appositi contenitori ermetici a temperatura ambiente.

Le versioni industriali che si acquistano nei super mercati contengono una elevata quantità di sale e grassi idrogenati, perciò dopo alcune ricette trovate sul web ho deciso di farmene una propria con farine integrali, olio extravergine di oliva, semi di lino e la mia amatissima Farina di Canapa. 

Ovviamente, essendo vicini alla più romantica delle feste, ho deciso di dare la forma e chiamare questi cracker Cuor di Canapa, perfetti per un momento di amore e condivisione. Possono essere accompagnati da qualsiasi pietanza dolce o salata, proprio perché la quantità di sale si combina così bene in entrambi i casi esaltandone i sapori.

Inoltre per chi segue un regime alimentare vegano, vegetariano o proteico, deve saper che la farina di canapa (Cannabis Sativa) ottenuta dalla macinazione dei semi di canapa consente di apportare una notevole quantità di fibre (33%), proteine (28%) ed una minor quota di carboidrati (-44%) rispetto alle classiche farine integrali o di differenti cereali.

INGREDIENTI PER 10 PORZIONI:

  • 140 g di farina di farro
  • 140g di farina integrale
  • 70 g di farina di semi di canapa
  • 60g di olio extravergine di oliva (per un sapore meno inteso si può optare per l’olio di semi di girasole)
  • 20 g di semi di lino
  • 150 g di acqua
  • 2 cucchiaini di sale

PROCEDURA:

In una ciotola bella capiente unire tutte le farine, i semi e il sale. Mescolare bene fino ad ottenere una miscela omogenea.

Aggiungere l’olio e impastare aggiungendo un poco alla volta dell’acqua tiepida fino ad ottenere un impasto liscio, morbido ma non appiccicoso.

Lasciare riposare in una ciotola coperta con pellicola per almeno 30 min, a temperatura ambiente.

Stendere l’impasto a spessore di 3 mm circa con un matterello, su un piano di lavoro infarinato, o tra due fogli di carta forno per far si che non si attacchi al matterello.

A questo punto entra in gioco la vostra fantasia!

Date la forma che più vi piace e posizionate i vari tagli su delle teglie con carta forno cercando di mantenere una distanza tra un cracker e l’altro. Spennellare la superficie con un po di olio per far si che formino una crosticina ancora più croccante.

Cuocere a 170° C per 15-20 min a forno ventilato e far raffreddare bene prima di servire.

 

VALORI NUTRIZIONALI A PORZIONE:

  • 145 Kcal 
  • 21 g Carboidrati
  • 5 g Grassi
  • 3 g Proteine

 

 

Canaplastica – sostituto della plastica

E’ chiaro che il nostro uso eccessivo di plastica nella vita di tutti i giorni sta avendo un impatto devastante sul nostro pianeta. La maggior parte delle materie plastiche prodotte oggi sono prodotte utilizzando composti a base di petrolio che rilasciano gas nocivi nell’atmosfera. Le soluzioni per i rifiuti sono inefficienti e i sottoprodotti dannosi intossicano la nostra terra, l’acqua e la fauna selvatica. In un momento di cambiamenti climatici senza precedenti e di accelerazione del rischio di estinzione, dobbiamo stabilire approcci ecocompatibili alla plastica per contribuire a ridurre la nostra impronta negativa su questo pianeta.

 

 

 

Una normativa europea impone una drastica riduzione, in tempi brevi, dell’uso di plastica usa e getta. La canapa è già una valida alternativa per passare dalle parole ai fatti. Da tener ben presente che a partire dal primo gennaio 2021 nell’Unione europea entrerà in vigore il divieto all’utilizzo delle stoviglie in plastica monouso e di altri prodotti in plastica e quindi le stoviglie biodegradabili in canapa e la bioplastica più in generale, potrebbero diventare una valida alternativa.

 

Insomma, una soluzione pronta, pulita ed economica esiste già e risolverebbe non pochi problemi. Quando si parla di ambiente, inquinamento, clima, spesso si sentono pronunciare tante belle parole, ma si fatica a vedere i fatti. Forse sarebbe ora che qualcuno si svegliasse e desse seguito ai buoni propositi.

La canapa è lì, ansiosa di dare una mano al nostro pianeta. 

Le bioplastiche non richiedono né nuove infrastrutture né lo sviluppo di nuove tecnologie. La legalizzazione della canapa industriale renderebbe disponibile una gran quantità di materie prime per produrre le bioplastiche rinnovabili.

Queste, infatti, sono sviluppate per funzionare con le attrezzature esistenti per lo stampaggio in 3D ad iniezione. Possiedono la versatilità delle materie plastiche a base di petrolio. Possono formare praticamente qualsiasi tipo di imballaggio, pezzo di arredamento, prodotti usa e getta, attrezzatura medica, scocche, strumenti musicali e altro ancora. Si tratta di un composto di cellulosa, olio, fibre naturali completamente biodegradabile, riciclabile ed esente da tossine.

La bioplastica di canapa è quindi già una realtà, e non solo nei grandi Paesi industrializzati come Canada e Stati Uniti, ma anche qui in Italia. Nel 2015, in Sicilia, è stata fondata una piccola impresa, la Kanesis, creata da uno studente di Ingegneria, Giovanni Milazzo, che ha brevettato un materiale plastico simile al polipropilene, ricavato dagli scarti di lavorazione della canapa. Il risultato è un composto di fibre naturali biodegradabile, riciclabile ed esente da tossine, prodotto a prezzi concorrenziali rispetto alla comune plastica.

Per ora l’azienda ha sviluppato un filamento in HempBioPlastic (Hbp) ad hoc per le stampanti 3D con tecnologia Fdm (Fused deposition modeling). “Il filamento in Hbp presenta notevoli vantaggi se paragonato ai diretti concorrenti nel settore quali l’Abs (Acrilonitrile Butadiene Stirene) e il Pla (Acido polilattico). Oltre al favorevole rapporto peso/volume (peso specifico inferiore), il filamento si presta agli utilizzi con tecnologia Fdm: i microgranuli di origine vegetale annegati nella resina termoplastica permettono infatti una migliore fusione e l’aderenza dei singoli strati di stampa”. Il pezzo tridimensionale stampato risulterebbe così più resistente, leggero e forse anche economico. Sempre che l’Italia torni a credere in una cultura come la canapa definita “la pianta dai mille utilizzi, dotata di importanti caratteristiche a livello micro strutturale”.

 

BioPlastica di Canapa:

L’attenzione verso la sostenibilità e la canapa è sempre maggiore da qualche anno a questa parte, complice il boom del mercato della cannabis light e i cambiamenti climatici che rendono necessario un cambio di rotta verso uno stile di vita più sostenibile. Grazie a questo, seppur lento, cammino verso la tutela dell’ambiente e la riscoperta della canapa in Italia stanno crescendo molte aziende e iniziative che incentivano a percorrere questa strada.

La canapa bioplastica è un composito di fibre naturali a prezzi accessibili che può essere utilizzato per sostituire i materiali a base di petrolio. Biodegradabile, riciclabile ed esente da tossine – la bioplastica della canapa può aiutare ad affrontare molti problemi ambientali urgenti.

Le persone stanno sostenendo l’uso di questi additivi plastici ecologici per i suoi usi sostenibili, rinnovabili e in alcuni casi compostabili. Ci vogliono solo 3-6 mesi perché la plastica a base di canapa si decomponga rispetto ai 450 anni necessari per la plastica che troviamo nelle bottiglie d’acqua.

La plastica di canapa può essere cinque volte più rigida e 2,5 volte più resistente della plastica in polipropilene (PP). Inoltre, non pone i rischi per la salute e la sicurezza associati a determinate materie plastiche rinforzate con fibre di vetro.

Le materie plastiche della canapa sono ricavate dal gambo della pianta.

Il gambo fornisce un elevato numero di cellulosa che è necessario per la costruzione in plastica, fornendo sia la forza e la flessibilità. La cellulosa è il polimero organico più abbondante presente sulla Terra e svolge un ruolo fondamentale nelle pareti cellulari delle piante e in molte specie di alghe.

Aziende come Kanesis (Italia) e Zeoform (Australia) sottolineano alcune delle possibilità di utilizzo della canapa nella produzione di bioplastiche. Le loro tecniche innovative dimostrano la versatilità e le proprietà estetiche delle bioplastiche di canapa, sfruttando al contempo le proprietà ecologiche delle piante. Speriamo che continuino a spianare la strada a un maggior numero di aziende che vogliano costruire su questa visione.

 

BioCarburante alla Canapa

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“Perché esaurire le foreste che sono nate attraverso i secoli e le miniere che necessitano di molti anni per formarsi, se possiamo ottenere l’equivalente di una foresta e dei prodotti minerari attraverso la coltivazione annua dei campi di canapa?”

BioCarburante alla Canapa

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. La nascita dei biocarburanti:

 Fino alla fine del 1800 in America il combustibile più utilizzato era un derivato dell’olio di canapa. Non produceva scorie e le famiglie potevano produrlo in autonomia per alimentare le proprie lampade. In funzione della sua alta resa in massa vegetale, la canapa è considerata ideale per la produzione di combustibili da biomasse come l’etanolo, considerato il carburante del futuro. Questo tipo di carburante alternativo al petrolio può essere prodotto su larga scala attraverso processi di pirolisi o fermentazione, in assenza di ossigeno.

. Sono passati più di 70 anni da quando Henry Ford creò la Hemp Body Car:

La Prima automobile realizzata con carrozzeria in fibra di canapa ed alimentata con etanolo derivato sempre dalla canapa. Era il 1941 e il proibizionismo imperante ha provato a nascondere per quasi un secolo le virtù di questa pianta che erano già sotto gli occhi di tutti.

Oggi un’altra hemp car è tornata a sfrecciare sulle strade americane: è stata creata da un’azienda con sede in Florida, la Renew sport car. Si tratta di un’auto sportiva con la scocca realizzata al 100% in fibre di canapa e che può essere alimentata da biodiesel o etanolo e che quindi unisce la sostenibilità ad ottime prestazioni per quanto riguarda il motore e la velocità.

 

. Come si ottiene il biocarburante:

Dalla canapa è possibile ottenere anche una sorta di biodiesel di origine naturale che può essere sostitutivo parziale e per intero agli odierni gasoli, nafte e derivati. Il biodiesel deriva dalla transesterificazione degli oli vegetali effettuata con alcol etilico e metilico: ne risulta un combustibile puro, rinnovabile a bassissimo impatto ambientale, come per l’ etanolo.

Il suo rendimento per ettaro è, infatti, il più elevato tra le varie colture (in Italia, intorno alle 20 tonnellate in quattro mesi) anche in caso di condizioni climatiche sfavorevoli, e con un alto rendimento di biomassa.

. Vantaggi dei Biocarburanti:

Grazie alla sua elasticità e la capacità di inserirsi nelle colture esistenti in rotazione, la canapa ha una resa superiore rispetto alle altre colture energetiche. Uno tra i vantaggi offerti dalla canapa – oltre alla sua grande versatilità e la sua capacità di dare origine ad alimenti, tessuti e tanti altri prodotti naturali – è la capacità di crescere in un terreno meno fertile e su quei terreni definiti marginali, ovvero considerati qualitativamente inferiori. Una caratteristica considerata estremamente importante e per questo molto apprezzata.

La canapa richiede una fertilità del suolo che corrisponde all’incirca a quella del mais per poter crescere bene. Tuttavia, sia durante che dopo sia il suo ciclo di crescita, il 70% del fabbisogno dei nutrienti sarà riconsegnato al suolo e questo comporta una drastica riduzione di fertilizzanti necessari sul lungo periodo.

. La bioenergia: 

è attualmente la fonte più rapida di approvvigionamento di energia rinnovabile. Può diminuire la dipendenza dalle risorse fossili e può mitigare il cambiamento climatico. Ma alcune colture di biocarburanti hanno effetti ambientali sfavorevoli: usano troppa acqua e possono creare più emissioni di quante ne riducano. Questo ha portato ad una domanda di colture ad alto rendimento energetico e basso impatto ambientale. La produzione di biodiesel da olio di semi di canapa ha dimostrato avere un impatto ambientale globale molto inferiore rispetto al gasolio fossile.

 

 

 

 

 

Gli appassionati hanno promosso l’uso della canapa industriale per la produzione di bioenergia da molto tempo ormai. Con il suo potenziale alto rendimento di biomassa e la sua idoneità a inserirsi in rotazione nelle colture esistenti, la canapa potrebbe non solo essere complementare, ma superare le altre colture energetiche attualmente disponibili.

La produzione di etanolo è possibile da tutta la pianta della canapa e il biodiesel può essere prodotto da olio spremuto dai semi di canapa. L’utilizzo dell’etanolo comporta anche una sensibile diminuzione delle patologie che si possono ricondurre all’inquinamento.

In questo modo le coltivazioni – ma soprattutto l’atmosfera – ne traggono un enorme beneficio.

. Il biodiesel di canapa è uno dei combustibili più ecologici:

che siano mai stati prodotti: è biodegradabile, non contiene zolfo e in caso di combustione non produce le sostanze tossiche tipiche invece dei combustibili fossili. Essendo di origine vegetale non contribuisce quindi all’emissione di CO2 nell’atmosfera: potrebbe essere preso seriamente in considerazione come sostituto del diesel attualmente in uso, confermando ancora una volta le doti della canapa nel combattere l’inquinamento.

Immaginiamo un mondo senza petrolio. Un mondo senza plastica, asfalto, gasolio, benzina e tutti gli altri prodotti ottenuti mediante la raffinazione del petrolio. Un mondo basato sulle soluzioni, ecologiche, basato su menti ed intelletti nuovi, basato sulla libertà di pensiero.

Oggi assistiamo ad una progressiva riabilitazione della  canapa. Sempre più persone riconoscono nella canapa una risorsa naturale e sostenibile sulla quale oggi il mondo potrebbe basare una nuova economia.

. Verso un futuro e un mondo più sano:

Grazie al continuo supporto per la legalizzazione della canapa, insieme a una cultura che sta sempre più accettando la pianta di cannabis, stiamo assistendo all’inizio della rivoluzione della canapa.

Mentre il biocarburante di canapa non può risolvere l’intera crisi energetica (riteniamo che la risposta a questo problema richiederà molteplici soluzioni), può fornirci una grande fonte di combustibile rinnovabile oltre alle sue già utili applicazioni. L’unico vero inconveniente della canapa come biocarburante è la sua mancanza di competitività economica, a causa della sua ridotta scala di produzione.

Ma questo aspetto negativo si sta superando, mano a mano che nel mondo si sta cercando di legalizzare la cannabis, si rende anche la canapa industriale molto più accessibile. È la più economicamente efficiente e preziosa coltura energetica di cui disponiamo. Abbiamo una ottima soluzione a portata di mano per fermare la distruzione del nostro pianeta!

 

Cannabis Light – Perché meglio legalizzare

L’Europa anche in queste ultime settimane ha dato segnali inequivocabili sulla utilizzazione dei derivati della canapa, ma nel nostro Paese tira ancora un vento contrario e gelido che blocca ogni speranza per tutti quelli del settore di lavorare liberi da pensieri e timori di incappare nella ragnatela che alcuni irresponsabili tutori della legge ha tessuto. Ma la positività che sta alla base dell’idea di Green Economy spinge in molti a resistere e continuare alla lotta per la chiarezza e la legalità.

 

 

Più cannabis shop, meno mercato nero: la canapa light nuoce alla criminalità organizzata

 

È questa, in sintesi, la conclusione di uno studio condotto da tre ricercatori italiani e pubblicato sulla rivista European Economic Review, dalla ricerca, la prima di questo tipo nel nostro Paese, emerge che la legalizzazione della  cannabis leggera in Italia ha ridotto nel giro di poco più di un anno la quantità di marijuana spacciata e i relativi ricavi delle organizzazioni criminali.

I ricercatori parlano di un “effetto di sostituzione” inatteso nella domanda tra cannabis light e cannabis illegale. 

Quali sono i motivi del successo della canapa leggera?

Possono essere diversi: dal voler evitare effetti stupefacenti eccessivi, al preferire un prodotto dall’origine controllata. E, molto probabilmente, un ruolo di tutto rispetto è giocato dal non doversi rivolgere al mercato illegale per effettuare l’acquisto.

“La ricerca – spiegano gli autori – ha dimostrato come nelle province con maggiore concentrazione di rivenditori di canapa legale ci sia stata, a parità di operazioni di polizia, una riduzione delle confische di prodotti stupefacenti e una riduzione del numero di arresti per reati di droga”, e ha messo in evidenza che, nel breve arco temporale considerato, la legalizzazione della cannabis light ha portato a una riduzione di circa l’11% dei sequestri di marijuana per ogni cannabis shop.

Una percentuale che, tradotta in chili di cannabis illegale confiscata, sta a significare un calo dei sequestri di marijuana pari a 6,5 chili per ogni negozio specializzato in prodotti a base di cannabis.

Dati statici per fare chiarezza:

I risultati statistici dello studio consentono di calcolare le entrate perdute per le organizzazioni criminali.

Considerando che il numero medio di cannabis shop a livello provinciale è di circa 2,76 e che il prezzo della marijuana è stimato in 7-11 euro al grammo, le nostre stime sulle 106 province considerate implicano che le entrate perdute a causa della liberalizzazione della cannabis light corrispondano – solo per quanto concerne la marijuana, escludendo l’hashish e le piante di cannabis illegali – a circa 200 milioni di euro all’anno”.

I risultati ottenuti in termini di ricavi perduti da parte della criminalità organizzata appaiono invece interessanti se si considera che la cannabis light è un “sostituto” della cannabis illegale, poiché caratterizzata da “effetti ricreativi molto più bassi, dovuti alla percentuale minima di Thc in essa contenuta”, mentre il Thc presente nella marijuana da strada può arrivare a superare il 20%, con il noto “effetto sballo” che ne consegue.

“Questi risultati – scrivono – supportano l’argomentazione secondo cui, anche in un breve periodo di tempo e con un ottimo sostituto, la fornitura di droghe illegali da parte del crimine organizzato viene rimpiazzata dalla presenza di rivenditori ufficiali e legali”.

 

 

 

“La cannabis light potrebbe portare quasi un miliardo di euro di entrate in Italia”: le stime del MEF (Ministero dell’Economia e della Finanza).

Ci vorrebbe forse più coraggio, visto che in ormai 3 anni di utilizzo massivo da parte di diverse fasce della popolazione come professionisti, anziani e anche pazienti, non è stato registrato nemmeno un singolo problema di salute pubblica, per cambiare il paradigma e mostrare ai cittadini tutti i vantaggi che deriverebbero da questa operazione, ponendoci tra i principali produttori europei.

Parliamo di quasi un miliardo di euro: soldi che, in questa situazione economica, sarebbero ossigeno puro per gli agricoltori italiani, gli esercizi commerciali, e, appunto, lo Stato. Eppure, nonostante questo, anche l’ennesimo tentativo di regolamentare la filiera della cannabis light, per la quale manca solo la definizione dell’uso umano è saltato, per essere nuovamente riproposto.

La conclusione è che in questa situazione drammatica di emergenza sanitaria, i produttori di canapa non devono solo tenersi ben alla larga dal virus e dalle conseguenze economiche di questa pandemia, ma devono inventarsi soluzioni impossibili per commercializzare i derivati della canapa industriale che una legge (242/2016) gli avrebbe in teoria consentito di poter fare.

PIZZANAPA – Pizza alla Canapa

L’impasto di farina di Canapa

è molto più leggero e digeribile degli impasti tradizionali!

 

 

La farina di canapa è ottenuta dalla macinazione dei semi per cui la dicitura corretta è farina di semi di canapa.

E’ caratterizzata da preziose proprietà:

  • contiene tutti gli amminoacidi essenziali;
  • non contiene glutine;
  • è ricca di acidi grassi omega 6 e omega 3;
  • ricca di fibre;
  • è ricca di sali minerali e vitamine.

Svolge un’azione protettiva e di rinforzo nei confronti dei sistemi immunitario, ormonale e nervoso e pertanto viene assimilata ad un “vaccino nutrizionale“.

La caratteristica da tenere sempre ben presente quando si utilizza la farina di canapa negli impasti è la sua percentuale. Infatti, ne basta davvero pochissima, circa il 10-15% di farina di canapa, per rendere l’impasto di colore più scuro ed il suo caratteristico sapore rustico nocciolato. Per esempio su 500 grammi di farina senza glutine per pane o pizza, bastano 50 o al massimo 70 grammi di farina di canapa.

 

 

Ingredienti per la ricetta pizza alla farina di Canapa: 

  • 500 gr di farina forte (tipo 00)
  • 60/70 gr di farina di canapa
  • Mezzo panetto di lievito di birra
  • ½ cucchiaino di zucchero
  • 10 gr di sale fino
  • 300ml di acqua tiepida
  • 2 cucchiai di olio di semi di canapa

Il procedimento è valido sia per preparare il pane sia per preparare la pizza, panzerotti, focacce e torte salate.

L’impasto ottenuto avrà un colore leggermente più scuro del normale, ed un sapore con un deciso retrogusto simile alla nocciola: un elemento da considerare quando si tratterà di decidere il condimento.

 

 

Preparazione dell’impasto:

Per iniziare, setacciare la farina con un setaccio o un colino. In questo modo, eviteremo la formazione di grumi.

Aggiungere il sale e mescolare. Preparare un vulcano con la farina all’interno di un recipiente capiente.

Riscaldare leggermente l’acqua in un pentolino o al microonde.

Quando l’acqua sarà tiepida, sciogliere all’interno il lievito. Dopo aver sciolto completamente il lievito, aggiungerci un cucchiaio da caffè di zucchero o miele, per far attivare meglio il lievito. Poi aggiungere l’acqua alla farina e mescolare.

Unire l’olio, mescolare molto bene fino a far assorbire tutta l’acqua e fino a che il composto non sia più liquido.

Infarinare un piano o una superficie di lavoro e continuare a impastare fino a ottenere un composto compatto che non si attacca alle mani. Per ottenere un impasto elastico, tirarlo lungo il piano di lavoro e poi lavorare nuovamente l’impasto. Ripetere l’operazione diverse volte.

Quando l’impasto è pronto, formare una palla, cospargerla leggermente d’olio (per evitare che la superficie si asciughi troppo), metterla in una ciotola, ricoprirla con un panno da cucina umido e farla riposare per 2 ore, fino a far raddoppiare il volume. Per una pizza dal cuore più soffice e una crosta croccante consiglio di impastare nuovamente e avviare una seconda lievitazione e ricordate più la lasciate lievitare più sarà buona! C’è chi la fa lievitare per 24 ore!

Passato il tempo della seconda lievitazione, foderare con carta forno una teglia e ungerla con l’olio. Riempire una ciotola con dell’acqua per bagnarvi le mani per stendere l’impasto. Versare il contenuto del boccale sulla teglia e con le mani bagnate stendere l’impasto in modo da coprire tutta la superficie della placca. Lascialo riposare altri 10 min e poi farcisci la pizza a tuo piacimento. Dopodiché basterà infornare la pizza e cuocerla in forno già caldo a 200° per i primi 10 minuti nel ripiano basso del forno poi nella parte alta del forno per altri 15-20 minuti, sempre a 200°, fino alla completa doratura.
Sfornare e servire calda.

 

 

Per un effetto da sballo si consiglia di condire la pizza in pre-cottura con una discreta dose di olio di Cannabis! La bontà di questa pizza vi stupirà. Buon appetito.

 

 

 

Cannabis terapeutica – ridurre i danni del Coronavirus

 

Il CBD può migliorare la sindrome da

distress respiratorio acuto (ARDS)

 

 

Nel precedente articolo abbiamo parlato di come il CBD agisce sul nostro sistema immunitario, basandoci su ricerche e studi fatti in America è stato verificato anche che, grazie al Cannabidiolo in forma acida, si riesce a contenere lo sviluppo di ARSD e le sue terribili conseguenze.

La normale influenza stagionale e l’infezione da Sars-Cov-2 (il virus responsabile della pandemia da Covid-19) hanno sia aspetti in comune che differenze, come recentemente sottolineato da un documento stilato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Tra le varie differenze, la principale è forse rappresentata dalla mancanza di terapie e di vaccini efficaci nel caso del Covid-19. Infatti, le situazioni di maggior pericolo sembrano derivare dall’aumento dei ricoveri ospedalieri, con conseguente diminuzione dei posti letto disponibili, soprattuto in terapia intensiva.

Mentre la pandemia da Covid-19 continua ad imperversare dovunque, la ricerca di metodi di cura e prevenzione efficaci prosegue senza sosta. Sono stati svolti molti studi clinici, uno dei quali ha portato a risultati davvero promettenti sull’efficacia del tetraidrocannabinolo (THC) nella sindrome da stress respiratorio acuto (ARDS). Un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del Dental College of Georgia dell’Università di Augusta (Stati Uniti) ha dimostrato che il CBD o cannabidiolo è in grado di invertire le gravi conseguenze dell’ARDS, una complicanza della COVID-19 che provoca danni ai polmoni e morte.

I dati mostrano che il Cannabidiolo (CBD), il principale componente non psicoattivo della Cannabis Sativa, potrebbe migliorare l’infiammazione e i danni respiratori associati al Covid-19. Questo effetto del CBD sembrerebbe il risultato dell’interazione con una molecola presente nel nostro organismo, l’apelina, un peptide endogeno implicato, tra l’altro, nella regolazione dell’immunità centrale e periferica e nella regolazione della pressione sanguigna.

 

STUDI E RICERCHE DEGLI ESPERTI DI CANNABIS:

 

 

Gli scienziati, coordinati dal professor Babak Baban, docente presso il Dipartimento di Biologia Orale e Scienze Diagnostiche, nel precedente studio “Cannabidiol Modulates Cytokine Storm in Acute Respiratory Distress Syndrome Induced by Simulated Viral Infection Using Synthetic RNA” pubblicato sulla rivista scientifica Cannabis and Cannabinoid Research avevano dimostrato l’impatto positivo del CBD in modelli murini (topi) con una forma di ARDS indotta.

Sulla scia dei risultati promettenti, gli scienziati hanno proseguito nelle loro ricerche, nel tentativo di verificare ulteriormente e comprendere il meccanismo d’azione del CBD. In questo nuovo studio, i ricercatori hanno scoperto che l’effetto anti-infiammtorio del CBD potrebbe essere dovuto all’interazione con l’apelina, una molecola normalmente presente nel nostro organismo. L’apelina è un peptide endogeno espresso principalmente nei polmoni, cuore, fegato, intestino, reni e nel Sistema Nervoso Centrale, che sono anche i distretti dell’organismo dove maggiormente è localizzato il Sistema Endocannabinoide.

Questa molecola agisce principalmente attivando il recettore APJ, che induce una diminuzione del fattore di trascrizione Nf-kB, con conseguente diminuzione del rilascio dei mediatori dell’infiammazione e del reclutamento delle cellule immunitarie.

L’apelina induce anche un effetto ipotensivo e questa azione sembra dovuta anche all’interazione con l’enzima ACE-2, espresso sulla superficie di molte cellule, in particolare quelle polmonari. Infatti, l’apelina e l’ACE2 normalmente lavorano insieme per controllare la pressione sanguigna. Quando la pressione sale oltre certi livelli, un aumento di espressione di entrambi può essere utile nel ridurre la pressione sanguigna e l’attività caridaca.

L’ACE-2 è però anche la porta di ingresso del Sars-Cov-2 nel nostro organismo. Il virus, infatti, possiede una proteina glicosilata che si lega all’ACE-2 e consente l’ingresso all’interno delle cellule.

Arrivando a fare un passo in più per spiegare che: “Dato che l’apelina è anche un substrato per l’ACE2, questi risultati possono essere particolarmente rilevanti per la gestione di COVID-19”.

I ricercatori avevano già esplorato le potenzialità della cannabis nel trattamento dell’ARDS studiando però il THC. “Il Δ9-Tetraidrocannabinolo previene la mortalità da sindrome da distress respiratorio acuto attraverso l’induzione dell’apoptosi nelle cellule immunitarie, portando alla soppressione della tempesta di citochine”: è il titolo di una ricerca appena pubblicata sull’International Journal of Molecular Sciences che è stata effettuata dai ricercatori dell’Università del Sud Carolina in Columbia e da quelli del Baylor College of Medicine di Huston. Così i ricercatori hanno scoperto che : “Il trattamento dei topi affetti da ARDS mediato dal SEB con THC ha portato ad una sopravvivenza del 100%, ad una diminuzione dell’infiammazione polmonare e alla soppressione della tempesta di citochine”. Esistono dati sperimentati di uno studio che individua il CBD come un componente efficace nel contrastare la tempesta di citochine causata dal Covid-19. Lo studio dei ricercatori dell’Università di Augusta in Georgia pubblicato su Cannabis & Cannabinoids Research suggerisce che il CBD può avere un impatto positivo sull’ARDS o sulla sindrome da distress respiratorio acuto – un sintomo pericoloso nel COVID-19 causato da una risposta infiammatoria.

Una delle complicazioni più serie della COVID-19, l’infezione causata dal coronavirus SARS-CoV-2, è rappresentata da una risposta immunitaria dell’organismo sproporzionata all’invasione delle particelle virali. In parole semplici, viene prodotto un numero enorme di proteine infiammatorie che sono in grado di danneggiare gli organi in modo irreversibile, e determinare così la morte del paziente. Possono essere più letali del coronavirus stesso, quando si innesca questa tempesta di citochine i pazienti presentano un versamento di liquido infiammatorio nei polmoni a causa delle lesioni della parete capillare, che rende necessaria la somministrazione di ossigeno.

 

 

Il legame tra infezione virale, apelina e CBD è, per ora, solo associativo, non causativo: non si sa se il virus o il CBD agiscano direttamente sull’apelina, o se ciò sia la conseguenza di altri meccanismi, come sottolineato dagli stessi autori della ricerca. In ogni caso, i dati dimostrano che durante un’infezione virale i livelli plasmatici di apelina calano vertiginosamente. Il CBD contrasta questa azione, riportando l’apelina a livelli normali ed  esercitando un forte effetto anti-infiammatorio tale da ridurre i danni polmonari causati dall’infezione virale, come nel caso del Covid-19. L’apelina potrebbe quindi rappresentare un target molecolare del CBD mai considerato prima d’ora. Come indicato, non sono chiari i meccanismi che permettono all’apelina di contrastare l’ARDS nei modelli murini, e non è ancora provato che sia proprio l’infezione virale a determinare il crollo nei livelli di questo peptide o se ci siano altre condizioni di fondo, pertanto dovranno essere condotti studi più approfonditi e naturalmente si dovrà passare alla sperimentazione clinica, cioè ai test sull’uomo. Nel caso arrivassero tutte le conferme del caso, potrebbero essere sviluppati agonisti sintetici in grado di aumentare i livelli di apelina – come quelli basati sul CBD – che potrebbero offrire benefici ai pazienti con COVID-19.

Cannabis Terapeutica – il CBD Migliora le Difese

“Capire ed essere consapevoli che la natura ci ha sempre offerto le soluzioni più adatte ai cambiamenti del corpo umano, sopratutto nel contrastare i fattori negativi che danneggiano le nostre cellule.”

 

COSA FARE PER PROTEGGERE IL NOSTRO SISTEMA

IMMUNITARIO IN QUESTO PERIODO CARICO DI STRESS?

 

 

 

Stress ossidativo e lavorativo, provenienti da situazioni e stili di vita difficili da gestire o accettare, sono fattori biologici da non sottovalutare, soprattutto in un periodo di cambiamenti, sia meteorologici che sociali. Questi, infatti, vanno a influenzare negativamente lo stato di salute del nostro organismo.

Mal di testa, spossatezza, irritabilità e agitazione, disturbi dell’umore e del sonno sono i sintomi più diffusi e comuni che si possono presentare in tutte le fasce d’età.

Per questo motivo, insieme a tutte le misure precauzionali ormai diventate una nostra buona abitudine (uso di gel igienizzanti, mascherine, mantenimento della distanza di sicurezza), diventa fondamentale dare forza al nostro sistema immunitario, poiché gli stati di stress che la recente pandemia ha amplificato sono responsabili di un ulteriore “carico” per il nostro organismo e per il nostro sistema immunitario.

Ognuno di noi deve essere consapevole di vivere un momento storico difficile e sfidante, dobbiamo riuscire a prenderla anche come un’opportunità di migliorarsi sapendosi adattare ai cambiamenti che ci vengono richiesti in questi tempi.

 

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SISTEMA IMMUNITARIO E Sistema Endocannabinoide 

“Il sistema degli endocannabinoidi è presente praticamente in tutti gli organi, i tessuti e in quasi tutte le cellule dei mammiferi e viene alterato in quasi tutte le patologie che sono state studiate finora, almeno in modelli sperimentali”. Sono le parole del dottor Vincenzo Di Marzo, in un’intervista per “Cannabis Terapeutica”: “Si tratta di un sistema di segnali chimici di natura lipidica, derivati dagli acidi grassi, che è stato scoperto in seguito a studi sul THC”. Secondo Di Marzo, per quello che riguarda gli studi effettuati a livello pre-clinico, “su molecole naturali o sintetiche che attivano questo sistema degli endocannabinoidi, sono stati effettuati studi che hanno dato risultati positivi nel dolore, nel cancro, in malattie neurodegenerative o infiammatorie, ma anche nelle patologie legate allo stress come il PTSD o anche ansia e depressione, quindi anche malattie psichiatriche”.

 

 

Il nostro sistema immunitario è strettamente connesso con il sistema endocannabinoide, ovvero il “computer” centrale del nostro organismo responsabile della regolazione di numerosi processi fisiologici come il controllo motorio, i processi di memoria e apprendimento, la percezione del dolore e la regolazione dell’equilibrio energetico, i comportamenti come l’assunzione di cibo, la regolazione delle funzioni endocrine, la modulazione del sistema immunitario e la neuroprotezione.

Esso esprime in maniera massiccia i suoi recettori CB2 proprio a livello delle cellule immunitarie. La stimolazione di questi recettori si tramuta in un’azione ANTINFIAMMATORIA e MODULATRICE delle funzioni IMMUNITARIE.

Il cannabidiolo funge da “modulatore” del sistema endocannabinoide e risulta utile nel modulare la risposta immunitaria e i processi infiammatori che, se cronici, sono alla base dello sviluppo di numerose patologie.
Inoltre, svolge un’effetto ansiolitico, utile in caso di disturbi d’ansia e disordini da stress post-traumatico, favorisce il mantenimento di un umore equilibrato e contrasta gli stati di stress che quotidianamente ci troviamo a dover affrontare.

 

Inoltre, la cannabis potrebbe essere lo strumento del futuro per superare la resistenza agli antibiotici, un problema che l’OMS ha definito come una delle minacce maggiori alla nostra salute e al nostro sviluppo. I motivi sono diversi: può colpire chiunque, di qualsiasi età, in qualsiasi paese; si verifica naturalmente, anche se l’uso improprio di antibiotici negli esseri umani e negli animali sta accelerando il processo; c’è numero crescente di infezioni – come la polmonite, la tubercolosi, la gonorrea, la salmonellosi, ecc. – che stanno diventando sempre più difficili da trattare, poiché gli antibiotici diventano meno efficaci; e infine il fatto che la resistenza agli antibiotici porta a lunghe degenze ospedaliere, a costi medici più elevati e a un aumento della mortalità.

Nel futuro un aiuto per ovviare a questo problema, potrebbe arrivare proprio dalla cannabis. Oggi sono ormai diversi gli studi scientifici che hanno identificato proprietà antibiotiche in diversi componenti della pianta di cannabis e li stanno studiando per le applicazioni cliniche di domani.

 

 

Numerose sono, anche, le ricerche che in questi ultimi periodi stanno evolvendo nel dimostrare come alcune delle principali molecole della cannabis terapeutica possano contrastare le infezioni virali, come l’infezione da Sars-Cov-2. Per questo motivo, la comunità scientifica è impegnata nello sforzo di trovare rimedi anti-Covid efficaci, soprattutto la “comunità” della Cannabis si è mossa sin dall’inizio in questo senso e i risultati ottenuti sembrano fino ad ora promettenti.

 

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ERBA in CUCINA: CANNACookies

EDIBILITà DELLA CANNABIS:

Un dolce a base di marijuana è sicuramente uno dei modi più divertenti e gustosi per godere delle numerose qualità e benefici della pianta di cannabis light.

Si tratta, indubbiamente, di una delle modalità di assunzione più lente, in quanto per assorbire la marijuana, l’apparato digerente può impiegare dalla mezz’ora alle due ore.

La cannabis passa dallo stomaco per poi essere filtrata nel fegato e, solo alla fine di questo processo, i suoi principi attivi entrano in circolo nel sangue.

La biodisponibilità dei cannabinoidi contenuti in un alimento, invece, si suppone essere prossima al 100%, motivo per cui gli effetti sono esponenzialmente moltiplicati in intensità e si consiglia generalmente cautela nei dosaggi.

Infatti la permanenza maggiore dei cannabinoidi nel sangue, unita a una loro maggiore disponibilità, porteranno il consumatore ad avvertire gli effetti per svariate ore.

I cannabinoidi sono sostanze idrofobe, ovvero non solubili in acqua. Per la preparazione di composti alimentari (snacks e torte), dunque, è necessario che la cannabis rilasci i propri metaboliti in sostanze lipidiche: olio e burro.

 

DECARBOSSILARE è UN PASSAGGIO FONDAMENTALE:

Per questo processo, che servirà poi a creare il burro o l’olio alla cannabis, fondamentale per garantire l’attivazione dei principi attivi, dovrete preriscaldare il forno a 110°C, tritare in modo fine e uniforme la vostra cannabis, stenderla su una teglia foderata di carta da forno e infornare per circa 45 minuti. Con questo riscaldamento della cannabis avete ottenuto l’attivazione dei preziosi cannabinoidi.

Dopo la cottura al forno si procede alla preparazione del composto mettendo il burro o l’olio a bagnomaria in una ciotola, appena questo sarà ben caldo e liquido si aggiunge la cannabis, che rimarrà a bagnomaria per 2 o 3 ore, mescolando ogni 15 min circa.

Quando sarà terminato il tempo basterà lasciare raffreddare il composto, frullare per qualche minuto per amalgamare meglio, per poi trasferirlo in un contenitore chiuso, riporlo dunque in frigorifero e lasciarlo riposare fino a che non si rassodi.

Se preferite un burro o un olio con meno fibra vegetale basterà setacciare il liquido prima di trasferirlo in un contenitore.

 

RICETTA CANNACOOKIES :

INGREDIENTI:

300g di farina integrale

120g di farina di mandorle

300g di burro di Cannabis o 320g di olio di Cannabis

160g di gocce di cioccolato extra fondente

400g di zucchero di canna

2 uova

1 pizzico di sale 

1 cucchiaino di estratto di vaniglia

2 cucchiaini di lievito per dolci

 

 

PROCEDIMENTO:

. Prima di tutto riscaldiamo il forno a 175C.

. In una ciotola, uniamo il burro morbido o l’olio di Cannabis con lo zucchero, le uova e l’estratto di vaniglia. Frulliamo a bassa velocità con uno sbattitore per mescolare bene gli ingredienti. In un’altra ciotola, uniamo le due farine, un abbondante pizzico di sale, il lievito setacciato e mescoliamo con una forchetta così da poter eliminare eventuali grumi.

. Aggiungiamo poco per volta il composto secco a quello liquido e infine incorporiamo le gocce di cioccolato. Prepariamo una teglia grande con carta da forno e posizioniamo l’impasto ricordando di lasciare dello spazio tra un biscotto e l’altro. Dovrebbero ammontare più o meno a 24 biscotti.

. Informiamo a forno caldo per 10/12 min, fino a che siano ben dorati.

. Ultimata la cottura, basterà aspettare che si raffreddino e poi gustare la dolcezza di questi ottimi biscottini, magari accompagnati da un’abbondante tazza di té, ideale in queste giornate autunnali.

 

ENJOY!